La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 36: Tyrion

L’ultima volta che lo avevamo visto Tyrion era fuori dalle mura di Approdo del Re, nel bel mezzo di una battaglia che sembrava persa e con un Pod nelle vesti di salvatore da un tentato omicidio a opera di ser Mandon Moore della Guardia reale.

Che la Battaglia delle Acque Nere si fosse conclusa con il trionfo dei Lannister lo sapevamo già, quello che ci mancava era scoprire, nel mezzo di tutto questo giubilo, cosa ne fosse stato del Folletto. Dolore, incubi, un mondo privo di colori e di suoni, morti ammazzati… per distinguere fra visioni indotte dalle droghe e una realtà difficile da capire a Tyrion serve un po’ di tempo, ma mentre galleggia in tempi e luoghi lontani e confusi ricompare lo spettro di Tysha. George R.R. Martin ne aveva già parlato nel 13° capitolo proprio di questo La regina dei draghi, ma altri accenni c’erano stati in passato, per una vicenda che ha segnato profondamente l’animo di Tyrion. Peccato che David Benioff e D.B. Weiss, dopo aver accennato – mi pare nella prima stagione di Il trono di spade – al fatto che Tyrion fosse stato sposato, poi hanno lasciato perdere qualcosa che evidentemente secondo loro era un elemento trascurabile e che invece definisce un personaggio. Martin magari scrive poche righe per volta, ma semina i dettagli in così tanti punti da rendere lungo il lavoro di ricostruzione della storia, ma anche appagante. In genere è solo alla fine che scopriamo come ogni dettaglio si incastri alla perfezione con gli altri, e come certe cose avremmo pure potuto capirle prima, se solo fossimo stati capaci di ricordare tutti i dettagli o di combinarli in modo corretto. Poi per forza che è lento a scrivere, dietro ogni pagina c’è un lavoro incredibile.

Pian piano però le cose cambiano, Tysha svanisce nel passato insieme alle sue dichiarazioni d’amore e noi ci ritroviamo in un presente tutt’altro che piacevole. Ser Mandon Moore ha fatto proprio un bel danno portandosi via la maggior parte del naso di Tyrion, e l’episodio merita alcune considerazioni.

Negli anni ’80 Martin ha lavorato come sceneggiatore per Ai confini della realtà. Quando la produzione stava girando un duello per un episodio basato su una sua sceneggiatura, uno degli attori ha sbagliato un movimento. È andato a destra quando sarebbe dovuto andare a sinistra, o viceversa, e lui (o chi lo fronteggiava, dal brano che ho letto il dettaglio non è chiaro, magari lo stesso Martin non lo ricorda) è stato colpito da un’arma di scena. Un po’ mi fa pensare a me, quando dimentico la sequenza dei movimenti che devo fare, anche se la spiegazione mi era sembrata chiara nel momento in cui l’avevo ascoltata, e faccio partire un colpo prima del tempo direttamente contro la mia insegnante di karate. Noi siamo a mani nude, ci muoviamo lentamente perché io sto imparando (più o meno) e non dobbiamo fare finta che sia un vero scontro, perciò non è mai successo nulla. Quegli attori però erano impegnati in un duello che agli spettatori doveva sembrare vero e uno dei due si è ritrovato senza naso. Non sto scherzando, è successo davvero. Non so chi fosse l’attore in questione, suppongo una controfigura, e non so se sia stato possibile fare qualcosa per quel naso, ma l’episodio ha lasciato una traccia profonda in Martin, così come il fatto che suo padre fosse uno scaricatore di porto. Il padre di Martin, per quante precauzioni poteva prendere, lavorava con le mani, e troppo spesso si faceva male. Chi fa un lavoro manuale corre continuamente questo rischio, io che faccio un lavoro più tranquillo mi taglio comunque piuttosto spesso con la carta (maledette fascette, le responsabili sono quasi sempre loro!) e piuttosto spesso lascio un pezzo d’unghia fra uno scaffale e l’altro.

Martin conosceva i rischi di infortuni, in particolare per chi va in guerra senza elmo, come in quell’episodio di Ai confini della realtà, o per chi se lo toglie, come Tyrion. Infatti una delle divergenze d’opinione maggiori che ha avuto con Benioff e Weiss, almeno per quanto ne so, riguarda proprio gli elmi, che gli attori in Game of Thrones quasi non portano. In televisione sono dannosi perché impediscono una vera recitazione. Come può un attore far capire ciò che prova se ha il volto coperto? Come potrebbe qualcuno accorgersi quando Stannis passa a un volto corrucciato dal precedente sorriso… no, va bene, qui sto scherzando. Stannis non sorride per definizione perché Stannis è Stannis. Però Stephen Dillane, o Liam Cunningham (Davos), sanno interpretare i loro ruoli, a patto di poterli vedere in viso. E quindi niente elmi, anche se nella realtà sarebbe stato un suicidio andare in guerra in quelle condizioni.

La ferita sul volto di Peter Dinklage è molto più piccola di quella descritta da Martin, e per ottimi motivi. Per gli addetti di trucco ed effetti speciali sarebbe stato più lungo e difficile lavorare con una ferita più vistosa, così come recitare per Dinklage con il volto seminascosto da un trucco molto invasivo. Rory McCann, l’attore che interpreta Sandor Clegane, lo fa, ed è bravissimo nel suo ruolo, ma certo la vita è più semplice per chi non deve sottoporsi a sessioni di trucco lunghissime il cui risultato non è facile da portare. E Dinklage, che ha già avuto il volto quasi completamente nascosto da una folta barba quanto ha interpretato il nano Trumpkin in Il principe Caspian, deve essere stufo di trucchi pesanti. Non dimentichiamo che quando è stato contattato dai produttori per interpretare il ruolo di un nano in una serie fantasy di prossima realizzazione la sua prima domanda ha riguardato la lunghezza della barba: se fosse stata eccessiva lui avrebbe rifiutato il ruolo. Per fortuna i nani di Martin non appartengono a una razza diversa ma sono persone normalissime al di là della malattia che le affligge. In più per gli spettatori vedere costantemente in scena la ferita quale è stata descritta da Martin non sarebbe stato un bello spettacolo, e Il trono di spade nonostante la violenza di certe scene non è una serie horror.

Dopo aver scoperto cosa è successo al suo volto, comunque mai troppo bello neanche prima, Tyrion scopre di aver perso anche il potere che deteneva in precedenza. Tywin è tornato, e le cose hanno già iniziato a cambiare. Ora bisognerà vedere come se la caverà Tyrion in un ambiente che non lo ha mai amato particolarmente, sapendo che forse può contare solo sulla fedeltà di Pod e su quella a pagamento di ser (!) Bronn.

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2 risposte a La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 36: Tyrion

  1. Davide ha detto:

    Sto “leggendo” con piacere questa tua rilettura anche se sono solo a metà del primo libro, speravo tu fossi più avanti, ma questo è un altro discorso…
    Ho letto in un tuo articolo la tua intenzione di leggere il ciclo di Ambra di Zelazny, volevo sapere se ci sei riuscita ? Hai trovato i libri ? Penso che un’appassionata come te non debba fare a meno di quel ciclo.
    Davide

    • La rilettura personale l’ho completata da un pezzo, sono solo i commenti che arrivano con calma perché non sono riuscita a far andare in parallelo le due attività.
      No, non ho ancora letto Ambra. L’intenzione c’è ma i libri sono fuori catalogo, il che significa che devo decidermi ad andare a cercarli in biblioteca. Purtroppo i libri che vorrei leggere sono così tanti che a volte i tempi si dilatano a dismisura.

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