Brandon Sanderson da The Bands of Mourning a Calamity

Brandon Sanderson è afflitto da una preoccupazione che raramente affligge gli scrittori. Certo non quelli che io leggo di più, con la sua sola eccezione. Teme infatti che la pubblicazione di The Bands of Mourning possa far passare inosservata la pubblicazione di Calamity. Il primo è stato pubblicato il 26 gennaio, il secondo sarà pubblicato il 16 febbraio. Quanti sono gli scrittori capaci di pubblicare due libri a così breve distanza di tempo l’uno dall’altro? Che Sanderson lavori contemporaneamente su diversi progetti lo sapevamo da tempo, ma qui ha davvero esagerato. O no? Se la qualità rimane quella di ciò che ho letto fino a ora, per me non ha affatto esagerato.

Per chi segue lo scrittore solo in italiano ricordo che The Bands of Mourning appartiene alla serie Mistborn. Dopo la trilogia epica composta da L’ultimo impero, Il pozzo dell’Ascensione e Il Campione delle Ere Sanderson si è spostato di 300 anni e ha creato la storia di sapore steampunk La legge delle Lande. I due nuovi protagonisti sono Wax e il suo amico Wayne, e dopo aver visto in azione le possibilità di allomanzia, feruchemia ed emalurgia qui compaiono i duomanti. Per i dettagli della magia però vi lascio alla lettura, io ho apprezzato davvero tanto la resa che ne ha dato Sanderson.

Fin qui i libri sono stati tutti tradotti in italiano. In seguito Sanderson ha iniziato una trilogia incentrata ancora su Wax e Wayne, i cui titoli sono The Shadows of Self (2015), questo The Bands od Mourning e The Lost Metal, che sarà pubblicato in un imprecisato futuro. La definizione di trilogia non è mia ma dello Stesso Sanderson, che ha pure indicato La legge delle Lande come un romanzo autoconclusivo anche se gli stessi personaggi compaiono in tutte e quattro le opere. Di possibili traduzioni per ora non se ne sa nulla.

Restando sempre nel mondo di Mistborn Sanderson ha appena pubblicato in formato ebook un racconto, Mistborn: The Secret History, che è legato alla prima trilogia, ma visto che in futuro intende ripubblicarlo insieme ad altri testi sarà quello il libro (o l’ebook) che comprerò. E poi ci saranno altre storie epiche in quel mondo, ma al momento l’autore ha rivelato solo di avere in mente questo progetto.

Quanto a Calamity, si tratta del romanzo conclusivo della saga per adolescenti degli Eliminatori. I primi due romanzi, Steelheart e Firefight, sono già stati tradotti, il racconto che si colloca fra di loro, Mitosis, no, ed è un peccato perché secondo me con poca spesa Fanucci avrebbe potuto metterlo come bonus nel secondo volume, prima del romanzo, e avrebbe fatto felici i lettori.

Calamity dunque è la fine della storia, e per sottolineare l’importanza che il libro ha per lui Sanderson ha spiegato (https://www.facebook.com/BrandSanderson/posts/10153285300910009) che percepisce sempre le conclusioni come qualcosa di agrodolce. Dolce perché ama davvero le conclusioni, e la conclusione di una serie ha sempre una forza molto maggiore rispetto alla conclusione di un singolo volume, e come esempio ha citato Il Campione delle Ere e Memoria di luce.

Agro, naturalmente, perché il viaggio è finito e quel libro è l’ultima opportunità di trascorrere del tempo con quei personaggi. Sentimento in cui mi ritrovo pienamente perché ne ho parlato proprio durante la lettura di Memoria di luce, anzi, di A Memory of Light, quando per l’ultima volta stavo vivendo nuove avventure insieme ai personaggi creati da Robert Jordan.

Ma nonostante la malinconia dell’addio un’opera d’arte non può davvero mostrare quello che vale fino a quando non è finita. E, aggiungo io, anche nel volutamente non-finito, l’arte trova la sua compiutezza. È solo nell’interruzione, nell’opera incompiuta per motivi indipendenti dalla volontà dell’artista, che l’arte non riesce a esprimersi al meglio.

La storia degli Eliminatori è finita, e se mai Sanderson dovesse tornarci sarebbe perché gli è venuta qualche nuova idea in grado di trasformare completamente il mondo, come è avvenuto a quello dei Mistborn nel passaggio da Vin a Wax. Atteggiamento che ha tutta la mia approvazione, la tentazione di narrare sempre la stessa storia fino all’esaurimento perché i lettori conoscono quel mondo e compreranno comunque i libri è forte, ma quando un autore cade in questa trappola quello che produce è solo aria fritta.

Sono solo un paio di considerazioni fatte dall’autore in un breve momento fra il lancio di un libro e quello di un altro, e infatti subito dopo il testo di Sanderson fornisce alcuni dettagli per chi vuole preordinare il libro o incontrare l’autore nel tour promozionale, però i discorsi sulla fine e sulle trasformazioni di un mondo mi toccano molto da vicino e ho voluto condividerli con voi.

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10 risposte a Brandon Sanderson da The Bands of Mourning a Calamity

  1. Raffaello ha detto:

    Perché non affidare a Sanderson una nuova serie ambientata in RandLand? Secondo me ci sarebbero ancora molte storie da raccontare!!

    • Anche secondo me ci sarebbe molto da raccontare, Robert Jordan ha creato un intero mondo e in un mondo c’è sempre posto per nuove storie. Però questo è qualcosa che non avverrà mai.
      Già in tempi non sospetti Sanderson aveva dichiarato che la sua collaborazione a La Ruota del Tempo sarebbe terminata con A Memory of Light. Se per Sanderson completare la saga di Jordan è stata un’enorme opportunità perché gli ha dato una notorietà in precedenza imprevedibile, è anche vero che lui ha i suoi fan e le sue storie da scrivere, ed è giusto che si occupi di quelle. Ha ritardato gli altri suoi progetti perché a livello professionale la proposta di completare la saga era una di quelle che uno scrittore poco noto quale era lui all’epoca non rifiuterebbe mai, ma anche perché La Ruota del Tempo era probabilmente la saga a cui era più legato da un punto di vista emotivo. Però ora la storia è finita, e lui sta giustamente andando avanti con i suoi progetti.
      E poi sono arrivate le dichiarazioni di Harriet McDougal, la vedova di Jordan. In primo luogo Jordan non ha lasciato quali nulla sulle storie che stava ideando ma che erano al di fuori del filone che conduceva a Tarmon gai’don, giusto un paio di frasi, troppo poco per costruire qualsiasi cosa. E poi c’è un discorso di rispetto nei confronti delle volontà dello stesso Jordan, che di Randland era il Creatore. Jordan ha sempre dichiarato che voleva che la sua storia giungesse alla conclusione. Ha lasciato gli appunti su cui poi ha lavorato Sanderson per questo, per dare una fine ai lettori. Ma non ha mai detto di volere che venissero narrate altre storie nel suo mondo da persone diverse da lui, ed Harriet non vuole sfruttare il mondo creato dal marito semplicemente per motivi economici. Non ha bisogno di soldi, e può permettersi di lasciare che le cose rimangano così. A meno di adattamenti in altre forme artistiche l’Enciclopedia ha scritto la parole fine su La Ruota del Tempo, e secondo me è giusto così.

      • Raffaello ha detto:

        Certo, è giusto. Ma ciò che è giusto non sempre è il meglio nel cuore di un innamorato😉 sarebbe così bello tornare alla Torre Bianca per un nuovo giro della Ruota!😛

        • Se Jordan fosse stato ancora vivo anch’io avrei voluto leggere altre storie del suo mondo. Così… sto leggendo, con calma, l’enciclopedia, e ho detto che leggere Memoria di luce era bello perché finalmente arrivava la conclusione ma mi rendeva anche triste perché non avrei avuto più nulla da scoprire. Però non credo che potrei davvero amare ulteriori racconti scritti da altri. Magari mi divertirei, ma nella mia mente resterebbe sempre un piccolo tarlo a rodere perché l’autore non è Jordan. C’è già ora, e sono convinta che Sanderson abbia fatto un ottimo lavoro con il materiale a sua disposizione, mi sono divertita nella lettura e so che Jordan voleva che noi leggessimo la fine della storia. Altri libri li leggerei, ma mi darebbero comunque l’impressione di essere qualcosa di forzato.

  2. Simone Fileni ha detto:

    Riguardo Mistborn mi sembra di aver letto che quella di Wax e Wayne è una sorta di spin-off di 4 libri, spiega anche il fatto che siano piuttosto brevi, se comparati alla prima trilogia; le vere e proprie trilogie dovrebbero essere una ambientata negli anni ’80 e una futuristica.

    • Sì, i personaggi gli sono venuti in mente da soli, su Mistborn pensava già di scrivere altre storie quando Wax e Wayne hanno richiesto la sua attenzione. Io sono contenta che abbia scritto La legge delle Lande perché mi sono divertita molto, ma questo è una specie di intermezzo prima di quello che sta progettando già da anni. E un intermezzo ben strutturato: si dovrebbero aggiungere nuove storie a un mondo solo se si ha qualcosa da dire, altrimenti è meglio evitare (ma non tutti lo fanno).

  3. Daniele ha detto:

    Più persone hanno chiesto alla Fanucci quando tradurranno i seguiti di Mistborn, e la risposta è stata che al momento non sanno nulla, ma che entro l’anno uscirà “the Rithmatist”. Questa è almeno una buona notizia, ma la vedo dura per Mistborn… quando uscì “la legge delle lande” ristamparono la prima trilogia, ma non hanno intenzione di ristampare ancora. A questo punto non avrebbe molto senso fare uscire il secondo libro di una seconda trilogia, chi lo comprerebbe, eccetto gli affezionati? Tu che ne pensi?

    • Penso che la logica commerciale di Fanucci sia incomprensibile. Ma ne ha una? Se si tiene una saga in catalogo la si tiene tutta, altrimenti arrivati ai libri mancanti i lettori si bloccano. E se i libri che mancano sono i primi di lettori nuovi non se ne conquistano più. Ma quante spesso Fanucci ha lasciato che i singoli libri delle saghe che pubblica sparissero dalla circolazione una volta esaurita la tiratura iniziale? E sì che mi hanno detto che con le moderne tecniche di stampa si possono fare anche tirature ridotte di un libro a prezzo contenuti, perciò una volta che un editore ha acquistato i diritti di un libro e ha pagato tutte le altre persone coinvolte nella sua pubblicazione – traduttore, impaginatore, copertinista e via dicendo – una ristampa non è un grosso impegno. Va pagata la stamperia, ma tutti gli altri costi non ci sono più.
      Comunque negli anni ho visto fin troppo spesso Fanucci annunciare la pubblicazione di libri che poi non ha pubblicato, non ristampare libri richiesti dai lettori o mandare fuori catalogo libri anche pubblicati da poco tempo per stupirmi più di qualcosa. Mi cascano le braccia e basta.
      Personalmente aspetterò un po’ prima di decidere di passare, eventualmente, alla lettura in inglese. Al momento di Sanderson ho letto in originale una manciata di racconti, e qualcun altro l’ho già comprato ed è lì che aspetta che venga il suo turno, sa se Fanucci dovesse abbandonare l’autore io non mi farei problemi ad andare avanti. Però sarebbe un vero peccato per chi non è in grado di leggere in lingua originale.

      • Daniele ha detto:

        È quello che mi chiedo pure io. Vorrei tanto mandare loro una mail con tutte queste considerazioni, ma poi penso che il mondo dell’editoria è un mondo che non conosco, quindi non posso capire le scelte che stanno dietro questo modo di fare…
        In effetti hanno appena ristampato l’Apprendista Assassino in un formato piccolo (altezza più o meno dell’edizione economica dei libri di Martin) a 9,90€… forse vogliono sondare un po’ il terreno? La gestione delle serie fantasy non sembra facile, ma con loro in particolare vi è una certa difficoltà. Le tirature sono così modeste che i libri spariscono subito dal mercato (per esempio, sono finite le copie in commercio de il nome del vento e de la paura del saggio… come possono pubblicare così il terzo libro di Rothfuss quando uscirà?). Perché se un titolo è così richiesto e ha successo, non diventa un titolo di punta della casa editrice? Ad esempio la Armenia, dopo aver esaurito la nuova edizione del primo libro di Malazan, ha subito ristampato… c’è qualcosa che mi sfugge, perché tutte le altre case editrici sono felici se un libro vende così tanto in modo che lo ristampino, e la Fanucci no…

        • Una mail con le tue considerazioni la puoi sempre mandare, anche se poi non so quanto ti ascoltano. C’è stato un periodo in cui io ho dato al rappresentante della casa editrice alcuni plichi contenenti gli errori di stampa che io avevo trovato negli ultimi libri Fanucci che avevo letto. Le mie indicazioni erano precise: dopo il numero di pagina e della riga riportavo la frase errata con sottolineato l’errore, e se era il caso spiegavo anche come avrebbe dovuto essere fatta la correzione. Gli errori erano un’infinità, per alcuni ne ho trovati in media uno ogni dieci pagine! Il rappresentante, sconvolto dalla pessima qualità editoriale dei libri, mi ha ringraziata e mi ha assicurata che avrebbe fatto avere i miei fogli in casa editrice, e in seguito mi ha confermato di averli effettivamente dati.
          A volte io sono un tipo davvero puntiglioso, e nel momento in cui Fanucci ha pubblicato le edizioni economiche di alcuni di quei libri ho controllato il loro operato. Circa la metà delle correzioni che avevo indicato erano state fatte, l’altra metà no. Questo significa che avevano fatto dare un rapido sguardo a qualcuno, che aveva trovato un po’ di errori (erano così tanti che non trovarne era difficile) ma che non avevano usato i miei fogli. Visto che le indicazioni che avevo fornito (indicazioni precise e date gratis) non sono state considerate, ho smesso di mandargliele. Perciò… quanto viene ascoltata la nostra voce?
          D’altra parte è anche vero che dopo anni di lamentele da parte dei fan la traduzione di La Ruota del Tempo è stata in parte rivista.
          Ogni tanto Fanucci (e non solo Fanucci) cambia le edizioni dei libri. È un modo per dargli nuova vita: se generalmente della saga della Hobb io tenevo una sola copia per volume di costa a scaffale, e quindi era poco visibile, la nuova edizione (non una semplice ristampa) a livello editoriale è una novità, il che significa che il mio responsabile ne ha ordinato un numero di copie più alto e ora il libro è ben visibile di faccia. Le sue probabilità di vendita in questo modo sono aumentate a dismisura, ma io mi chiedo quante vendite si sono perse nel periodo in cui non ho potuto vendere il libro, e come la prenderanno quei lettori che hanno iniziato l’acquisto in un formato e saranno costretti a cambiarlo perché l’editore ha deciso di cambiare l’aspetto grafico della saga.
          Ho l’impressione che Fanucci faccia tirature davvero ridotte, giusto una manciata di copie in più rispetto all’ordine iniziale che riceve come prenotazione dalle librerie, io ho in vendita parecchie serie di cui dopo aver finito un volume non sono più riuscita ad avere il rifornimento. Per Rothfuss sospetto che avremo una nuova edizione dei primi due romanzi al momento della pubblicazione del terzo.
          In fatto che sia un libro di punta è qualcosa davvero da vedere, bisognerebbe poter guardare i conti dell’editore e questo è qualcosa che non avverrà mai. So anch’io che Armenia ha ringraziato per il grande successo della nuova edizione di Malazan e ha annunciato la ristampa, ma io vorrei davvero vedere i numeri perché la mia impressione è che abbia venduto molto poco e che la tiratura iniziale sia stata esaurita solo perché si trattava di una cifra bassa. Poi con serietà l’editore ha deciso di fare una ristampa, ma non credo che Malazan in Italia sia questo gran successo, specie non ora. Armenia è stata completamente rivoluzionata negli ultimi tempi, e credo che per ora siano attentissimi su tutto perché devono far quadrare un bilancio davvero a rischio, mi sa che in Fanucci quest’attenzione non c’è. Purtroppo spesso gli editori, non solo Fanucci, sono più attenti a cercare nuove proposte che a mantenere vivo il catalogo. Certo, quando trovi il best seller che in poco tempo vende tantissime copie ti solleva il bilancio molto più di libri che ormai hanno esaurito la spinta iniziale e vendono con notevole calma, ma se non curi il catalogo prima o poi la paghi.

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