J.K. Rowling: Harry Potter e il calice di fuoco

Harry Potter e il Calice di fuoco è il libro della svolta. Come molti altri autori J.K. Rowling ha strutturato la sua saga in modo da dargli due tipi di trame, una a breve termine e una a lungo termine. Quella a breve termine si risolve nel libro che il lettore sta leggendo. In Harry Potter e la pietra filosofale Harry, dopo aver scoperto di essere un mago e aver iniziato a esplorare un mondo a lui (e al lettore) del tutto sconosciuto deve impedire che un misterioso nemico metta le mani sulla pietra filosofale. In Harry Potter e la camera dei segreti deve scoprire l’identità di colui che sta terrorizzando Hogwarts con continue aggressioni, aggressioni che solo per una serie di casi fortuiti non fanno vittime come invece era accaduto ai tempi di Mirtilla Malcontenta, e venire a patti con una voce che solo lui può sentire. In Harry Potter e il prigioniero di Azkaban Harry deve guardarsi le spalle da un pericoloso evaso. Tutte queste trame si risolvono all’interno del libro che pone il problema, e ogni libro svolge anche la funzione di far conoscere meglio il mondo dei maghi e di portare in scena nuovi personaggi. Ma tutti i libri sono attraversati da una trama a lungo termine, e a questo punto è ormai evidente che quel problema, il ritorno di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato, sarà risolto nel settimo e ultimo libro, quando finalmente Harry Potter e Voldemort si affronteranno. Non è uno spoiler il fatto che il confronto ci sarà, è evidente dalla struttura stessa della storia, uno spoiler sarebbe parlare della modalità dello scontro, anche se sono parecchi anni che le vicende di Harry sono note a tutti gli appassionati.

La trama a lungo termine ci dice che all’inizio della saga Lily Potter è morta per proteggere il figlio, e che il suo sacrificio ha indebolito talmente Voldemort da relegarlo in un limbo di semi-esistenza. Limbo da cui vuole tornare, e al cui scopo usa vari strumenti quali il professor Raptor, il diario di Tom Riddle o Peter Minus. E, ovviamente, qualcun altro in Harry Potter e il calice di fuoco. La struttura non cambia, cambiano altri elementi. In primo luogo la lunghezza, anche senza aprire il libro si vede che si passa dalle circa 300 pagine dei primi romanzi (293, 307 e 366 nelle edizioni che ho io) a una storia lunga il doppio (623 pagine), il che presuppone più tempo da dedicare alla lettura e anche una capacità di lettura migliore.

Harry Potter e la pietra filosofale è stato presentato dalla Rowling a colui che sarebbe diventato il suo agente e poi alle case editrici e al pubblico come un libro per bambini. La sua pubblicazione risale al 1997 nell’edizione originale, al 1998 in quella italiana. Harry Potter e la camera dei segreti è apparso rispettivamente nel 1998 e 1999, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban nel 1999 e 2000. Harry Potter e il calice di fuoco è del 2000 (2001 in traduzione), ed è il libro con cui mi sono accorta che esisteva una serie di libri dedicata a un personaggio di nome Harry Potter. Ho iniziato a lavorare in libreria a fine 2001, internet era molto meno diffuso e per me qualcosa di totalmente sconosciuto, ho impiegato un po’ a notare i romanzi. Comunque con il trascorrere degli anni da un lato la Rowling sapeva che i suoi lettori, almeno quelli che avevano iniziata a leggerla fin dall’inizio, stavano crescendo, e dall’altro si è resa conto che anche molti adulti leggevano i suoi romanzi. Quanto è stato consapevole il cambiamento, voluto per adeguarsi al pubblico, e quanto legato alla trama stessa della storia?

In Harry Potter e il calice di fuoco entra in scena la morte. Sì, abbiamo sempre saputo della morte di James e Lily Potter, ma è una morte avvenuta fuori scena, in un tempo passato, così come tutte le morti che si dice siano da addebitarsi a Voldemort e ai suoi seguaci. Qui vediamo la morte in presa diretta, e la vediamo colpire all’improvviso. Nel primo capitolo Voldemort uccide il giardiniere di casa Riddle, e se del personaggio sappiamo poco e non avendo fatto in tempo ad affezionarci a lui siamo solo genericamente dispiaciuti per quanto accade, a livello di trama ci dice che ora il pericolo è concreto e immediato. Chiunque può morire, e infatti di personaggi più o meno importanti che moriranno nella saga ce ne saranno parecchi. La trama è più cupa, e anche più complicata. Quella che abbiamo fra le mani non è più una storia per bambini, anche se chi conosce la saga solo di fama non se ne rende conto. Non solo, la nascita del C.R.E.P.A. porta in primo piano tematiche sociali molto importanti, e se i bambini percepiscono certe cose come ingiustizie, determinate situazioni risuonano in modo molto più forte per gli adulti. Ne ho parlato anche a Novegro qualche giorno fa, quando Pia Ferrara, Marina Lenti, Chiara Segré e io abbiamo presentato un’antologia di saggi sulla narrativa per ragazzi di cui siamo co-autrici, insieme ad altri sei autori, che uscirà a breve. Cos’hanno da dire queste storie per ragazzi agli adulti? Al di là di tutto il resto di cui abbiamo parlato io ho citato L’ultimo elfo di Silvana De Mari, saga che nel nostro libro è stata trattata da Marina. Marina ha spiegato la situazione terribile in cui si sono trovati gli elfi della De Mari, e io ho aggiunto che se un bambino vede l’ingiustizia e prova tristezza, un adulto vede la Shoah. Tornando alla Rowling il C.R.E.P.A. parla ai bambini, e a maggior ragione parla anche a noi, e a noi parlano anche i seguitissimi articoli di Rita Skeeter.

Nel complesso alcuni punti del libro mi convincono poco, ma la storia si legge che è un piacere (anche se la prima volta ho faticato con la Coppa del mondo di quidditch) e l’intera saga acquista molto in profondità. Quelli di Harry Potter da qui in poi non sono più libri per bambini.

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