Pat O’Shea: La pietra del vecchio pescatore

Ho letto questo libro un bel po’ di anni fa, troppi per ricordarlo davvero. Ricordo che mi ero divertita, e che la storia aveva un’atmosfera diversa rispetto a quella dei libri che leggevo di solito. Più… gaelica. Per scrivere La pietra del vecchio pescatore Pat O’Shea ha impiegato ben 13 anni, poi non venite a dirmi che George R.R. Martin è lento. In lingua inglese il romanzo, The Hounds of Morrigan, è considerato un classico per ragazzi, in italiano è fuori catalogo. Io lo avevo letto non so quanti anni fa prendendolo in prestito in biblioteca e quando, qualche anno fa, l’ho trovato in vendita su una bancarella non mi sono fatta sfuggire l’occasione e l’ho comprato.

Notato il titolo originale? C’è Morrigan! Già solo con questo nome io inizio a fare balletti di gioia, e nel prologo che ho trascritto incontriamo pure Macha. E più avanti ci sono la dea Brigida e il Dagda, la dea corvo (come la vogliamo chiamare? Bobdh, come fa la O’Shea? Babd? Badhbh? Badbh Catha? quello che è, comunque è una dea della guerra capace di assumere la forma del corvo e che forma un notevole terzetto con Macha e Morrigan), san Patrizio, Cu Chulainn, e c’è pure una conversazione segreta portata avanti con i biscotti. No, se non avete letto il libro non potete capire, né sapere perché amo i disegni che compaiono su alcune delle pagine. Purtroppo Pat ha pubblicato solo un altro libro per bambini, Finn McColl and the Small Men of Deeds, che narra storie riprese dal folclore e che, a quanto ne so non è mai stato tradotto, prima di morire nel 2007 a 76 anni.

Quello che segue è il prologo di La pietra del vecchio pescatore:

LEVANDOSI in alto, su su, salirono in cielo e volarono. Da ovest e oltre l’ovest, controvento e col vento, sorpassarono innumerevoli lune e soli. Una rise e, brevemente,
portò fra i capelli un diadema di gocce di pioggia iridate. Poi diede malignamente un
calcetto a una nube e provocò una pioggia, che riempì d’acqua una barca.
A volte, si tuffavano entro la scia della luna sulla cupa superficie del mare e, aperte le bocche, ne inghiottivano l’argento. A volte, planavano sul luccicante strascico del sole
nell’oceano verde-blu e, spalancate le bocche, ne trincavano l’oro.
Invisibili sempre; tranne una volta, allorché calarono in picchiata su uno squalo che si crogiolava a fior d’acqua e, facendogli boccacce, lo istupidirono dallo spavento. Poi gli
mostrarono la loro vera faccia e allora quello si inabissò e, nel fondo del suo mondo, stette ore a tremare a verga a verga.
Silenziose sempre; tranne quando picchiavano con l’unghia sui denti, ed erano lampi; o quando ridevano di gioia, e causavano tuoni.
Erano state zitte tanto a lungo! Silenti, mentre le generazioni si susseguivano come piccole vampe di vita.

La prima edizione di questo libro è del 1985, e ora l’editore per venderlo lo accosta a Harry Potter! Inutile dire che i due libri non hanno quasi niente in comune.

Risero, adesso, quando sorvolarono Connemara, la provincia irlandese sull’Atlantico selvaggio, le cui avide onde danno azzurri morsi alle sue verdi coste; e quella risata bastò
a distruggere un campo di spighe dorate, rendendole grigiocenere.
Raggiunsero la città di Galway, e per burla, infransero il muro del suono tre volte, provocando tre boati, sicché tutta la gente corse in strada e, naso in aria, cercava un aeroplano che non c’era. Poi, virando sulla sinistra, volteggiarono nei pressi del lago Corrib, finché raggiunsero un certo segnale stradale, ordinario e disadorno, e, soffiandoci su, lo fecero vorticare a lungo su se stesso, quindi andarono a posarsi dietro una collinetta. Qui sostarono e presero forma, comparendo alla vista: due strane donne in arcioni a una possente motocicletta.
Tutto il tempo, le seguivano i loro segugi.
Conversando, si chiamavano per nome e l’una era Macha,* l’altra Bodbh: erano giunte in avanscoperta, e aspettavano l’avvento di una terza donna – la Morrigan – che è la Grande Regina. Dopo un po’ si diressero verso un luogo chiamato Kyledove e, strada facendo, cambiarono nome e carattere…
Tutto questo, perché un ragazzo si accingeva a comprare un certo libro in una libreria di libri usati, nella piccola grigia città di Galway.

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2 risposte a Pat O’Shea: La pietra del vecchio pescatore

  1. Raffaello ha detto:

    La frase iniziale del tuo articolo è il primo pensiero che ho avuto leggendo il titolo. Non ricordo quasi nulla di questo libro, se non che da ragazzino mi era piaciuto molto. Peccato che sia caduto vittima del successo di Harry Potter e ormai dimenticato.

    • A me è spiaciuto molto quando ho visto che era andato fuori catalogo. Nel momento in cui ho iniziato a lavorare in libreria era già un libro vecchio e quindi non vendeva più di tanto, ma la sua piccola vendita l’aveva e aveva ancora senso tenerlo in negozio. Purtroppo l’ottica editoriale è sempre più volta ai grandi numeri, e questo romanzo evidentemente non li faceva anche se io ne ho un bellissimo ricordo. Vorrei proprio rileggerlo, ma chissà quando troverò il tempo: non solo la lista delle letture ma anche quella delle riletture è infinita.
      Il successo di Harry Potter ha dato spazio sia alla narrativa per ragazzi che al fantasy, ha consentito a molti libri di essere pubblicati, ma a me spiace vedere che un libro valido, e che non ha nulla a che vedere con un grande successo commerciale se non il fatto che appartengono allo stesso genere, debba essere pubblicizzato con l’associazione al prodotto più famoso nel tentativo di vendere qualche copia in più. Va bene fare paragoni fra romanzi per aiutare i lettori a orientarsi, ma la frase che compare sulla copertina dell’edizione in inglese non è un paragone che spiega, è uno slogan pubblicitario e basta.
      Magari prima o poi troverò il tempo per fare, nel mio piccolo, qualcosa in più.

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