Brandon Sanderson: Infinity Blade: Awakening

Quello di Infinity Blade non è un mondo creato da Brandon Sanderson. Si tratta invece, come mi informa la wikipedia in lingua inglese, di storie basate sull’action role-playing iOS video game Infinity Blade, sviluppate da Chair Entertainment e Epic Games. Ho lasciato deliberatamente i link per un motivo molto semplice: di videogiochi, giochi di ruolo e affini non so nulla perciò è inutile che mi facciate domande a cui non saprei rispondere. Se siete più curiosi di me sull’argomento potete cliccare sui link e leggere testi che, proprio perché non mi interessano, ho ignorato totalmente anche se magari mi avrebbero aiutata a capire qualcosa di più. Ma magari anche no, vai a sapere se c’è qualche termine tecnico che non avrei capito.

Il mondo quindi non l’ha creato Sanderson, lui ci si è solo infilato dentro (su richiesta di chi quel mondo lo aveva creato). Non che la cosa fosse per lui nuova, pure La Ruota del Tempo non è creazione di Sanderson ma di Robert Jordan, e Brandon ci si è infilato dentro senza problemi portandola a un ottimo (non perfetto) compimento.

Va bene, fra una frase e l’altra ho cliccato sul link relativo al gioco. Un personaggio senza nome combatte una serie di duelli individuali in castelli semidistrutti contro the God King, il dio-re. Dopo ogni duello lo scontro ricomincia, con il nuovo personaggio che è un discendente diretto del giocatore precedente, con le stesse abilità e lo stesso livello di esperienze.

Se questa è l’ossatura, e ho cliccato sul link proprio per vedere questo dettaglio, il lavoro realizzato da Sanderson è ottimo. All’inizio in effetti le cose sembrano piuttosto semplici, con una focalizzazione della storia sugli scontri piuttosto che sull’approfondimento del mondo e del personaggio. Sanderson è sempre stato abile nel descrivere scene di duelli mozzafiato, e questa storia non fa eccezione anche se non c’è dietro un sistema magico elaborato come possono essere quelli di Mistborn o di Le cronache della folgoluce. Però, ora della fine della storia, si scopre che le cose non sono semplici come apparivano a prima vista. Le certezze di Siris – per scrivere una storia Sanderson ha dovuto iniziare dando un nome al protagonista della vicenda – si sono sgretolate, il fantasy si è mescolato con la fantascienza e nella storia ha fatto capolino qualche personaggio in più. I duelli fra le rovine e i combattenti che fanno parte di una precisa discendenza sono comunque riconoscibili, ma il tocco di Sanderson ha saputo arricchirli in maniera notevole. In fondo se in un gioco il combattimento può essere fine a sé stesso in una narrazione il personaggio deve avere un passato e – se sopravvive – anche un futuro. Certo deve avere delle motivazioni per combattere, e per continuare a farlo. Infinity Blade: Awakening è stato concepito come un ponte fra la prima e la seconda edizione del gioco ma è molto di più: è un lungo e godibilissimo racconto che fornisce anche interessanti spunti di riflessione. Infinity Blade: Redemption, che ho appena comprato ma che non leggerò subito (solo in fase di rilettura leggo due o più libri dello stesso autore di fila, in prima lettura intervallo sempre le diverse opere di ogni autore con molte altre cose), si colloca fra il secondo e il terzo gioco, quindi ci sono cose che accadono fuori scena, almeno per me. Ma conoscendo Sanderson sono sicura che troverà il modo di spiegarmi tutto e di farmi apprezzare anche quella lettura.

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2 risposte a Brandon Sanderson: Infinity Blade: Awakening

  1. Cepino ha detto:

    Purtroppo non ho letto i libri perché non amo particolarmente leggere in inglese – probabilmente non lo conosco così bene da apprezzarne tutte le sfaccettature – però qualche anno fa ho giocato tanto ai giochi e ti assicuro che la mano di Sanderson, nell’ambientazione, nei personaggi e anche nei pochi dialoghi si sente tanto 🙂

    • Io ho deciso anni fa che fra perdere alcune sfaccettature e non leggere un libro che mi attira preferisco perdere alcune sfaccettature. E più passano gli anni (e i libri) più la lettura è fluida: fatico meno e capisco di più. Alcuni dei miei libri preferiti di sempre ho potuto leggerli solo in inglese, se avessi rinunciato alla lettura per paura di non capire qualcosa avrei perso davvero tanto.
      Io con i giochi ero un impiastro già ai tempi di packman, a un certo punto ho semplicemente smesso di giocare (non che prima giocassi tanto), perciò non ho idea di come funzionino e anche se ricevessi una spiegazione non ho le basi per capirla. Però non avevo dubbi sul fatto che la mano di Sanderson si sentisse, è sempre più presente man mano che la storia procede. Infatti mi sono divertita, e ho già comprato l’ebook della seconda storia.

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