Su George R.R. Martin e The Winds of Winter

Volevate un aggiornamento su The Winds of Winter. Ecco l’aggiornamento. Non vi piacerà.

Queste, più o meno, le parole con cui il 2 gennaio George R.R. Martin ha introdotto il suo lungo messaggio sullo stato dei lavori del sesto romanzo di Le cronache del ghiaccio e del fuoco: http://grrm.livejournal.com/465247.html.

Prima di vedere le sue parole, e di aggiungere i miei commenti, faccio un breve riepilogo delle date.

1996: Martin pubblica A Game of Thrones (Il trono di spade, 1999, e Il grande inverno, 2000). Su questo romanzo si basa, con un numero di modifiche tutto sommato ridotto, la prima stagione di Il trono di spade, trasmesso negli Stati Uniti nella primavera del 2011 e in Italia nell’autunno del 2011.

1999: Martin pubblica A Clash of Kings (Il regno dei lupi, 2001, e La regina dei draghi, 2001). Su questo romanzo si basa, con un numero di modifiche più elevato, la seconda stagione di Il trono di spade, trasmessa negli Stati Uniti e in Italia nella primavera del 2012.

2000: Martin pubblica A Storm of Swords (Tempesta di spade, 2002, I fiumi della guerra, 2002, e Il portale delle tenebre, 2003). Questo romanzo è confluito in gran parte nella terza stagione di Il trono di spade, trasmessa nella primavera del 2013. Parte della trama è confluita nella quarta e parte nella quinta stagione della serie televisiva, le modifiche alla trama sono diventate consistenti anche se la storia rimane riconoscibile.

2005: Martin pubblica A Feast for Crows (Il dominio della regina, 2006, e L’ombra della profezia, 2007). La quarta stagione di Il trono di spade, trasmessa nella primavera del 2014, riprende alcune trame di A Storm of Swords e una parte consistente di A Feast for Crows, anche se alcune trame dei romanzi sono state totalmente cancellate dalla produzione televisiva con la soppressione di determinati personaggi – anche alcuni punti di vista – e la scelta di far compiere ad alcuni dei personaggi portati in scena azioni molto diverse da quelle narrate dai romanzi. Una delle trame narra tutti gli eventi relativi al suo protagonista fino ad A Dance with Dragons compreso, con la conseguenza che il personaggio rimarrà fuori dalla quinta stagione della serie televisiva.

2011: nel mese di luglio Martin pubblica A Dance with Dragons (I guerrieri del ghiaccio, 2011, I fuochi di Valyria, 2012, e La danza dei draghi, 2012). Alcuni mesi prima, in aprile, HBO aveva trasmesso la prima stagione di A Game of Thrones, che in italiano diventerà Il trono di spade. Su quanto rimasto non narrato da A Storm of Swords e A Feast for Crows e sulla gran parte di A Dance with Dragons si basa la quinta stagione di Il trono di spade, trasmessa nella primavera del 2015. La serie narra anche alcuni eventi non ancora avvenuti nei romanzi, e se in alcuni casi è evidente che le due trame divergono in altri esiste il forte sospetto che la serie televisiva abbia fatto spoiler sui romanzi non ancora pubblicati.

2016: il 2 gennaio Martin rivela quello che tutti sapevamo già: The Winds of Winter non è ancora terminato. Lo sapevamo per il semplice fatto che George ha sempre detto che non appena avesse ultimato il romanzo lo avrebbe comunicato ai suoi fan sul proprio blog, blog che io controllo quotidianamente. Nessuna notizia significava romanzo non completato, non c’era nemmeno bisogno di dirlo, perché malgrado quello che sembrano pensare in molti Martin non è tipo da aspettare una data particolare per fare un annuncio a effetto. Visto che il romanzo non è ancora finito non c’è nessuna possibilità che possa essere pubblicato prima della trasmissione della sesta stagione, che quindi farà spoiler sulla storia stessa. La previsione di Paul and Storm, che all’epoca in cui ho sentito la loro canzone mi pareva esagerata, si è avverata. Già che ci siamo risentiamoli, che a me mettono sempre allegria:

Fine delle divagazioni, torniamo al messaggio di Martin.

“Credetemi, non sono felice di scrivere queste parole. Voi siete delusi, e non siete i soli. I miei editor e i miei editori sono delusi, HBO è delusa, i miei agenti ed editori stranieri e traduttori sono delusi… ma nessuno può essere più deluso di me.”

Pensiamoci.

Pensiamoci davvero. The Winds of Winter non è finito e non sarà finito domani, o la prossima settimana. Certo, Martin ha già scritto molte cose, centinaia di pagine, dozzine di capitoli, ma molto ancora deve scrivere. Sono mesi di lavoro, e questo se tutto fila liscio, cosa che a volte accade e a volte no, e accanto alla scrittura vera e propria c’è la riscrittura – e Martin è uno di quegli autori che riscrivono molto – e ci sono la rifinitura del testo e alcune importanti revisioni dell’intera struttura. Per chi non lo sapesse Martin ha l’abitudine di scrivere diversi capitoli consecutivi dedicati allo stesso punto di vista, poi, quando è andato abbastanza avanti, passa a un altro personaggio. L’ordine dei capitoli viene modificato più volta durante la stesura del romanzo, e a volte lo spostamento di un capitolo determina la riscrittura di una sua parte, o di parte di qualche altro capitolo a esso collegato. Solo alla fine la struttura del romanzo diventa quella definitiva.

Dopo aver mancato chissà quante date di consegna di A Feast For Crows – romanzo che in teoria non sarebbe neppure dovuto esistere e che è nato dalla necessità di pubblicare qualcosa, oltre che di contenere in un numero ragionevole di pagine la storia che stava scrivendo – Martin ha smesso di aggiornare i lettori sui suoi progressi e si è limitato a dire che sta ancora lavorando sul romanzo, sia esso A Dance with Dragons, fino al 2011, sia The Winds of Winter ora. Ogni messaggio divideva i commenti fra coloro che gli manifestavano il loro sostegno e coloro che lo criticavano, e se all’inizio aveva provato a spiegare le sue ragioni alla fine ha capito che era meglio smettere di perdere tempo perché non sarebbe approdato a nulla. In misura minore è successo anche a me, mi sono scontrata su internet con una persona di cui non faccio il nome perché non voglio più averci a che fare, e ogni mio tentativo di spiegare cosa pensavo e perché la pensavo a quel modo si risolveva in un suo accusarmi di pensare ben altro. Questo tizio insomma sapeva meglio di me quel che pensavo io al punto da offendersi per i miei (presunti) pensieri e da non voler accettare spiegazioni che a suo dire erano menzogne. Dopo diversi tentativi di dialogo finiti nel vuoto ho lasciato perdere, cedendogli l’ultima parola perché lui non si sarebbe mai fermato. E io ho avuto discussioni con una persona sola, come si può sentire una persona che si trova sistematicamente a essere messo sotto accusa da centinaia di altre persone? Ho letto commenti ai miei articoli – non qui, sul forum di FantasyMagazine – di persone che dichiaravano di non leggere più Martin da anni ma che si prendevano la briga di entrare nell’articolo per criticare lo scrittore. Si possono non apprezzare i suoi romanzi, ciascuno ha i suoi gusti ed è giusto che sia così, si può anche non apprezzare l’atteggiamento di una persona, ma se a me un autore non piace non vado a leggermi articoli che parlano di lui per il semplice gusto di criticarlo. E se a me hanno dato fastidio alcuni commenti critici del tutto gratuiti che ho visto in coda ai miei articoli ma che non erano rivolti a me personalmente, quante critiche, e di quale tenore, può aver letto lui? Per questo ha smesso di parlare di quel che sta scrivendo, per non perdere tempo e non prendersi altre arrabbiature. Avrebbe fatto ancora così se non fosse che ora c’è di mezzo HBO. La sesta stagione di Il trono di spade arriverà in primavera, e anche se sappiamo tutti chi sia la mamma di Jon Snow anche se lui non lo ha ancora scritto chiaramente, ci sono un bel po’ di cose che potrebbero essere rivelate dalla serie televisiva. Che saranno rivelate dalla serie televisiva.

Tralascio i commenti di Martin sulle date di consegna non rispettate e sulla volontà degli editori di stampare il romanzo nel più breve tempo possibile, se volete li potete leggere sul suo blog. Di fatto né la prima data, fissata per Halloween, né la seconda, fissata per Capodanno, sono state rispettate.

“Sfortunatamente, la scrittura non è andata avanti così velocemente, o così bene, come avrei voluto.” Le cose da biasimare per questo potrebbero essere tante, i viaggi, il blog, gli altri progetti in cui è impegnato, il Cocteau – lo sapete che anni fa ha comprato un cinema-teatro dismesso, che lo ha rimesso in funzione e che questo è uno dei progetti a cui tiene di più ultimamente? Non per il guadagno che potrebbe derivargli, ma per il piacere di fare qualcosa per la cultura e per la città in cui vive – la sua età. Tutte cose che potrebbero aver avuto un impatto, ma “se devo dire la verità, a volte la scrittura va bene e a volte non lo fa, e questo era vero per me anche quando avevo vent’anni. E mentre la primavera diventava estate, io ho avuto più giornate negative che giornate positive”. Semplice, e doloroso.

Più su ho scritto di pensare a quelle parole, “nessuno può essere più deluso di me.” Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono la sua creazione. Non la sola, io ho letto anche i suoi romanzi, In fondo il buio (Dying of the Light), Il pianeta dei venti (Windhaven), Il battello del delirio (Fevre Dream), Armageddon Rag (The Armageddon Rag), Fuga impossibile (Hunter’s Run), Il drago di ghiaccio (The Ice Dragon), i racconti, Il viaggio di Tuf (Tuf Voyaging), Il cavaliere dei Sette Regni (A Knight of the Seven Kingdoms) e una buona parte di quelli contenuti in Dreamsongs (mi mancano quelli più horror perché ho paura di leggerli. Già Re della sabbiaSankings – è stato impegnativo nonostante il fatto che sia bello, e ce ne sono quattro a cui non riesco ad accostarmi) oltre a qualcun altro trovato altrove, più i primi otto volumi delle Wild Cards e il graphic novel Doorways. Ha scritto un bel po’ di altre cose George, e io ho amato- amo – quasi tutto. Ma se mai il suo nome entrerà nei libri di letteratura sarà per Le cronache del ghiaccio e del fuoco, non per il resto, anche se tutti i romanzi contengono pagine straordinarie, compreso quel The Armageddon Rag che ha quasi stroncato la sua carriera.

“Siamo qui, all’inizio di gennaio. Il romanzo non è finito, non è stato consegnato. Nessuna parola può cambiare questo fatto. Ho provato, ve lo assicuro. Ho fallito.”

Quanto può essere stato doloroso per lui scrivere parole come queste? L’ammissione di un fallimento non è mai facile, l’ammissione davanti a milioni di persone del fallimento di qualcosa in cui si è messa l’anima è qualcosa che faccio fatica anche a immaginare. Eppure è qui. HBO ha dato notorietà all’opera, ha accostato chissà quante persone all’autore e al genere, ma ha anche caricato un peso enorme sulle spalle dello scrittore perché lo ha portato al centro dell’attenzione. Ben pagata, spesso gradita, quando Game of Thrones ha vinto l’Emmy per la miglior serie televisiva drammatica – ironicamente nella sua stagione peggiore – per lui è stata una grande festa. Ma l’attenzione porta aspettative, e con le aspettative arrivano le difficoltà.

Sapete chi è Patrick Rothfuss? Nel 2007, da perfetto sconosciuto, ha pubblicato The Name of the Wind (Il nome del vento). Il romanzo ha sfiorato la top 10 nelle classifiche di vendita del New York Times, e quel successo lo ha colpito così tanto da rendergli semplicemente impossibile sedersi al computer per scrivere il secondo romanzo della saga. Le aspettative così alte lo avevano terrorizzato. Ne avevo parlato a suo tempo, all’epoca della pubblicazione di The Wise Man’s Fear (2011, diventato in italiano La paura del saggio): http://www.fantasymagazine.it/14241/patrick-rothfuss-conquista-i-lettori-americani. Il successo, le aspettative altissime da parte di un numero di fan impressionante, ma non solo.

“Ho sempre avuto problemi con le date di consegna. Per chissà quale ragione non reagisco bene a loro. […] Ho scritto il mio primo romanzo, In fondo il buio, senza un contratto e senza una scadenza. Nessuno ha saputo che stavo scrivendo il romanzo fino a quando non l’ho inviato a Kirby [il suo agente] per venderlo. Ho scritto Il battello del delirio allo stesso modo. Ho scritto Armageddon Rag allo stesso modo. Nessun contratto, nessuna scadenza, nessuno che stava aspettando. Scrivere alla mia velocità e consegnare il testo quando ho finito. Questo è quello che mi mette più a mio agio, anche adesso.

Ma non intendo cercare scuse. Non ci sono scuse. Nessun altro è da biasimare. Non i miei editor e i miei editori, non HBO, non David & Dan [David Benioff e D.B. Weiss]. Dipende da me. Ho provato, e sto ancora provando. Ho lavorato sul romanzo un paio di giorni fa, rivedendo un capitolo di Theon e aggiungendo un po’ di materiale nuovo, e vi lavorerò ancora domani. Ma no, non posso dirvi quando finirò, o quando il libro sarà pubblicato.”

Ammissione dolorosa e probabilmente necessaria ma non sorprendente. Io non ne sono stata sorpresa, mi sarei stupita del contrario. E per quanto riguarda la questione spoiler è da un po’ che ci ragiono sopra. Martin parla dell’effetto farfalla, del fatto che per molti versi romanzi e serie televisiva sono diversi, del fatto che alcuni presunti spoiler dello show in realtà non saranno spoiler perché le trame seguiranno percorsi differenti, ma ciò non toglie che ci saranno spoiler. E, a questo proposito, faccio quello che ha già fatto lui:

SE NON AVETE VISTO TUTTE E CINQUE LE STAGIONI E LETTO TUTTI I E CINQUE I ROMANZI FERMATEVI QUI!

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Per la verità io non ho visto tutte e cinque le stagioni, dell’ultima ho solo letto i riassunti della trama di alcuni degli episodi. Ho anche iniziato un lungo articolo sullo stupro che chissà quando finirò, ma fa niente. Tanto per me ormai lo show conta poco, più si allontana dai romanzi e più lo trovo inconsistente, anche se alcune divergenze erano necessarie, perciò non mi sono preoccupata nel leggere delle discutibili scelte di Benioff e Weiss. La trama di Sansa su tutte, perché cambiare l’identità del personaggio, far vivere a Sansa le vicende di qualcun altro, non è una cosa di poco conto. Ma torniamo a Martin, e al suo esempio di spoiler/non spoiler.

Come ci ricorda, Mago, Irri, Rakharo, Xaro Xhoan Daxos, Pyat Pree, Pyp, Grenn, ser Barristan Selmy, la regina Selyse, la principessa Shireen, la principessa Myrcella, Mance Rayder e re Stannis sono tutti morti nella serie televisiva, vivi nei romanzi. Su quanto a lungo possa vivere Myrcella io non scommetterei un soldo bucato, Maggy la Rana ha profetizzato a una giovane Cersei che avrebbe visto morire tutti i suoi figli, e anche se non possiamo fidarci del fatto che Martin faccia sempre avverare le profezie (ricordate lo Stallone che Monta il Mondo?) in questo caso io sono propensa a credere a Maggy. Poveri Myrcella e Tommen, anche se la vera Ellaria Sand, ben diversa dalla creatura vendicativa tratteggiata da Benioff e Weiss, nella loro morte non avrà parte alcuna. Martin ci ricorda che alcuni di loro moriranno anche nei romanzi ma non tutti, e che alcuni potrebbero morire in modi diversi. Vero Myrcella? Quanto a ser Barristan, se morirà la sua sarà certamente una morte diversa, e questo vale non solo per lui. D’altra parte Balon Greyjoy, morto nei romanzi, è ancora vivo nella serie televisiva, e i suoi fratelli Euron Occhio di Corvo e Victarion non sono (ancora?) mai apparsi nella serie. Stesso discorso per Jhiqui, Aggo, Jhogo, Jeyne Poole (per la verità lei nella prima stagione c’era, poi ne abbiamo perse le tracce), Dalla e il suo bambino, sua sorella Val, la principessa Ariane Martell, il principe Quentyn Martell, Willas Tyrell, ser Garlan il Galante, lord Wyman Manderly, il Testarasata, la Grazia Verde, Ben Plumm il Marrone, il Tattered Prince (ma come si chiama in italiano? non lo ricordo e ora non ho voglia di fare la ricerca), Meris la Bella, Bloodbeard (idem), Griff e il Giovane Griff, assenti nella serie televisiva anche se alcuni di loro nei romanzi sono punti di vista. E anche chi non è un punto di vista potrebbe avere un ruolo importante in The Winds of Winter e A Dream of Springs.

E questo è un modo più lungo per ripetere la vecchia domanda: quanti figli ha Rossella O’Hara? Io non ho né letto il romanzo di Margaret Mitchell né visto il film Via col vento, perciò per avere le due diverse risposte a questa domanda dovrei consultare internet. Il punto che Martin vuole sottolineare è che sono vere entrambe le risposte, e che entrambe fanno parte della cultura popolare. Al di là del fatto che si possono tranquillamente apprezzare le due diverse versioni di una stessa storia. Io, per esempio, so di amare sia il film di Ridley Scott Blade Runner che il romanzo di Philip K. Dick Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, che ho letto dopo aver visto il film.

Il messaggio di Martin si chiude con la speranza che i lettori possano apprezzare lo show e il suo romanzo, sul quale sta ancora continuando a lavorare, un capitolo alla volta, una pagina alla volta, una parola alla volta.

E io?

E noi?

Non so come avete reagito voi al suo messaggio, io so come ho reagito io.

Leggere le parole di Martin non è stata una sorpresa. Gradualmente, mentre il tempo passava, mi sono resa conto che la serie televisiva sarebbe finita prima dei romanzi. Ho avuto tempo per abituarmi all’idea, per accettarla, il che significa che ho letto le parole di Marin con una certa serenità, anche se con dispiacere. L’ho scritto più in su, io sono una fan dello scrittore, non della saga. Le cronache del ghiaccio e del fuoco mi piacciono, sono l’opera con cui ho scoperto Martin, ma non mi sono fermata lì. The Armageddon Rag è un romanzo straordinario. Devo ancora commentare la seconda parte dell’antologia I canti del sogno, e se anche Mondadori ha trattato l’antologia originale Dreamsongs in modo molto poco simpatico spezzandola in un numero infinito di volumi e non traducendo alcune parti quel libro è straordinario. Varianti perdenti (Unsound Variations) e I ritratti dei suoi bambini (Portraits of His Children), soprattutto quest’ultimo, mi hanno fatto venire i brividi.

Brandon Sanderson, dopo aver ultimato Presagi di tempesta (The Gathering Storm), ha spiegato che per i due successivi volumi di La Ruota del Tempo avrebbe lavorato con un ritmo un po’ più ridotto perché lui aveva anche i suoi lettori, quelli che lo seguivano da prima che Harriet McDougal lo scegliesse per ultimare l’opera lasciata incompiuta da Robert Jordan, e che doveva anche proseguire le vecchie storie per loro, per chi già lo leggeva. Avendo letto i suoi romanzi, tutti quelli tradotti in italiano e qualche racconto in inglese, sono perfettamente d’accordo sul fatto che dovesse proseguire anche quelle storie. I suoi lettori erano certo meno di quelli di Jordan ma non poteva abbandonare totalmente gli altri progetti per pensare solo a La Ruota del Tempo.

Anche Martin ha altri progetti. La serie Wild Cards è arrivata in libreria per la prima volta nel 1987, quindi ci sono lettori che seguono quelle storie quando ancora i meta-lupi non avevano fatto capolino nella mente di Martin. La prima idea, il ritrovamento dei cuccioli nella neve dopo la decapitazione, è del 1991. A me delle Wild Cards sono piaciuti i primi sette volumi, anche dove a scrivere non era Martin, e se anche l’ottavo non mi è piaciuto con la conseguenza che non ho ancora letto il nono, che ho comprato quasi un anno fa, ci sono lettori che stanno andando avanti e vogliono nuove storie. Martin ora è solo l’editor? Anche questo richiede tempo, dovreste vedere me quando rivedo qualcosa di molto più semplice come una recensione scritta da qualche collaboratore di FantasyMagazine. La leggo, poi l’accantono, poi la rileggo, poi attacco a correggere, poi correggo le mie correzioni… a seconda del testo che ricevo posso dedicargli anche qualche ora. A una recensione di una pagina, mica a un intero romanzo. Martin ha altri progetti, e in genere mi piacciono pure, vedi l’antologia Dangerous Women diventata da noi La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose e La ragazza nello specchio e nuove storie di donne pericolose. E se lui non riesce a tenere la mente su un progetto solo, non ci riesco nemmeno io. Dovreste vedere i file incompiuti che ho nel computer. Per la verità un paio ve li ho già mostrati, ma solo un paio, e c’è roba che finisco davvero molto tempo dopo averla iniziata e voi non saprete mai per quanto me la sono trascinata dietro.

Mi piacciono anche le altre opere di Martin e visto che pure io, nel mio piccolo, faccio come lui, non posso certo criticarlo. Piuttosto lo capisco. E visto che mi piace come scrive tendo ad essere empatica con lui.

Non solo, sono anche abituata ad aspettare.

Ho letto per la prima volta Il Drago rinato di Robert Jordan nel 1995. Il quarto romanzo di La Ruota del Tempo, L’ascesa dell’Ombra, è stato tradotto solo nel 2004. C’era stata una questione di editore sull’orlo del fallimento – Leonardo – che non sto a ripetere qui perché mi porterebbe troppo fuori tema. Fatto sta che visto che all’epoca io non ero in grado di leggere in inglese – ho studiato la lingua nel 2002 – ho aspettato il romanzo per nove anni. Vero, avrei potuto leggere il romanzo in inglese almeno un anno prima rispetto alla sua traduzione, ma visto che proprio nel 2002 Fanucci aveva iniziato una nuova edizione mi sono detta che non valeva la pena faticare così tanto per almeno sette libri di grosse dimensioni che prima o poi avrei potuto leggere nella mia lingua. Perciò, come dico a volte, se sono sopravvissuta ai tempi di traduzione degli editori italiani posso sopravvivere pure a uno scrittore lento. Sei anni per A Dance with Dragons? Ho aspettato di più!

Ho letto La Ruota del Tempo per 21 anni, dal 1992 al 2013, e fin da quando la serie di Jordan è finita ho iniziato a dire che quella di Martin sarebbe durata di più. E, per quanto a qualcuno questo possa sembrare strano, io ne sono felice. Quando stavo leggendo A Memory of Light (ho letto gli ultimi tre romanzi prima in inglese e poi in italiano) ero felice perché finalmente avrei conosciuto la fine della storia, ma ero anche triste perché quella sarebbe stata l’ultima volta in cui avrei potuto scoprire qualcosa di nuovo riguardo a quel mondo e a quei personaggi. Con Le cronache del ghiaccio e del fuoco sarà lo stesso. Leggere A Dream of Spring mi renderà felce e triste allo stesso tempo perché sono cresciuta con quei personaggi, mi hanno accompagnata per una parte importante della mia vita, e anche se io voglio conoscere la fine della storia i suoi protagonisti mi mancheranno. Il bastardo di Bolton no, lui lo vorrei morto subito, ma quasi tutti gli altri mi mancheranno.

L’ho già detto, Martin dice spesso che i libri sono i libri e la serie è la serie. Io me ne sono resa conto fin dal primo episodio della prima stagione. Ricordate Eddard e Benjen Stark che parlano degli Estranei? Nonostante questo, nonostante il fatto che il disertore avesse fatto un discorso coerente invece di essere il folle descritto dal romanzo e che i due fratelli non sembrano pensare che gli Estranei siano solo vecchie leggende, nessuno dei due fa nulla per la minaccia incombente, anzi, Eddard parte per il Sud, addirittura di sua volontà invece di essere spronato da Catelyn. E quando Eddard e Jaime fanno gli sbruffoni parlando dei tornei? L’Eddard di Martin non si sarebbe mai comportato così, perciò sapevamo fin da subito che le due opere erano diverse e che si sarebbero allontanate sempre più. Certo, ci sono ottimi attori, bellissime scenografie, potremmo andare avanti per un bel po’ a parlare delle qualità di una serie che ha ricevuto numerosi premi, a dimostrazione della considerazione degli addetti ai lavori, ma la storia di Martin è quella narrata nei romanzi, non quella rivista e corretta da Benioff e Weiss.

HBO spoilererà la conclusione della saga? Sì, e no. Non ci saranno spoiler sulla mamma di Jon Snow, anche se in televisione la rivelazione verrà fatta prima, perché tutti conosciamo la sua vera identità. Non ci sono dubbi nemmeno sul fatto che ancora per un po’ avremo in giro lo stesso Jon Snow, malgrado la scena da cesaricidio di cui è stato involontario protagonista. Non avrebbe avuto senso, per Martin, montare tutto quel castello di indizi e rivelazioni riguardo a sua madre se questo dettaglio non fosse stato importante almeno per un singolo episodio della storia. Quest’episodio non c’è ancora stato, perciò Jon Snow non può essere morto, o almeno non può essere morto n modo definitivo. Magari morirà più avanti, non ho idea di chi sopravviverà alla storia, ma per Jon non è ancora arrivato il momento di morire. Che Kit Harington sia stato visto aggirarsi nei pressi del set, che i suoi capelli siano di nuovo lunghi, è solo una conferma di quel che già sapevamo. Come sopravviverà… questo davvero potrebbe essere uno spoiler, così come ce ne saranno altri. Il nome di chi alla fine siederà sul Trono di spade, per esempio. Io sono convinta che sarà la stessa persona nelle due diverse versioni della storia, anche se non ho idea della sua identità. E quindi, al di là delle divergenze, cosa accadrà con quelli che saranno davvero degli spoiler?

Nel 2010 ho scoperto un blog interessantissimo dedicato ai libri di Jordan, il 13depository: http://13depository.blogspot.it/. Poco dopo averlo iniziato a leggere – malgrado l’indicazione bella chiara relativa alla presenza di spoiler su tutti i romanzi pubblicati in inglese fino a quel momento (11, in Italia eravamo al 10) – ho subìto uno spoiler su Knife of Dreams. Al primo istante ci sono rimasta male, poi mi sono detta che tanto lo spoiler l’avevo subìto e che non potevo farci nulla e sono andata avanti. E ho subìto un secondo spoiler, e poi un terzo, e un quarto, e un altro ancora… A quel punto conoscevo il rischio, ma gli articoli erano così interessanti che non riuscivo a smettere di leggerli. Quando, qualche mese dopo, La lama dei sogni è stato tradotto in italiano, io conoscevo già ogni colpo di scena e ogni svolta della trama.

Ho amato ugualmente il romanzo.

Io non leggo solo per la storia. Certo, mi interessa, ma se leggessi solo per la storia potrebbe bastarmi un riassunto. Quello che mi interessa è il viaggio. Per questo lo stesso Martin ha deciso di narrare il viaggio di Tyrion verso Meereen che Benioff e Weiss hanno deciso di sopprimere: il viaggio può essere importante e, se narrato nel modo giusto, può essere davvero affascinante. Non solo. Io non sono solo una forte lettrice, sono anche una forte rilettrice. Anche quando so in anticipo che un personaggio che amo morirà non posso fare a meno di tifare per lui, e alla fine di piangere per lui. La conoscenza non cancella le emozioni.

HBO mi spoilererà il finale? Ok, HBO mi spoilererà il finale, anche se io preferirei non sapere nulla. Ma non posso smettere di usare il computer e rintanarmi da qualche parte per evitare che le notizie mi raggiungano. Quello che posso fare è aspettare, ed è esattamente quello che farò. Io non voglio un libro ora, non mi interessa avere qualsiasi cosa pur di evitare spoiler. Io voglio il miglior libro che Martin possa scrivere, e questo solo lui può farlo e solo seguendo i suoi ritmi. Ora George si troverà a dover fronteggiare una terribile pressione, anche se i suoi fan gli hanno manifestato la loro solidarietà. 1018 commenti raggiunti dal suo messaggio in pochissimo tempo, e se non ce ne sono altri è perché lui ha bloccato la possibilità di postare qualcosa di nuovo, sopraffatto dai messaggi che ha ricevuto. Fra l’altro ha bloccato pure me, che non sono riuscita a esprimergli la mia solidarietà e il mio affetto. Ma non ha importanza, non volevo apparire sul suo blog tanto per apparire ma dirgli che per quanto per lui questo sia un momento difficile ci sono ancora persone che amano quello che sta creando. Altri lo hanno fatto al posto mio, e lui li ha letti e ci ha ringraziati tutti: http://grrm.livejournal.com/465494.html. Sicuramente ci sarà chi lo criticherà, un paio di commenti li ho visti senza neppure andarli a cercare. Molti fan saranno arrabbiati, sentimento che in questo caso, a differenza della tristezza, non riesco a capire. Non io, a me basta che lui abbia la serenità per continuare a scrivere al meglio delle sue possibilità. Se qualcosa durerà, sarà in contenuto dei libri, non il tempo che ha impiegato a scriverli.

Mentre scrivevo mi sono imbattuta in un interessante articolo sugli scrittori che, per qualche motivo, non riescono a terminare i loro libri, ma visto che ho già scritto fin troppo non riesco a commentarlo. Se volete leggerlo il link è questo: http://www.theguardian.com/books/2016/jan/05/george-rr-martin-when-writers-cant-finish-books.

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29 risposte a Su George R.R. Martin e The Winds of Winter

  1. Daniele ha detto:

    Ho dovuto saltare le parti spoilerose. Odio farlo, e ho pure intravisto Sanderson e Kay. Uff. Devo proprio continuare questa saga…

    Trovo interessante che i primi tre romanzi li abbia scritti a poca distanza l’uno dall’altro, e poi per gli altri due si sia preso tutto questo tempo. Così come ci sono “scrittori rapidi” (Sanderson), ci sono anche “scrittori lenti” (Rothfuss). Ma forse bisogna considerare Sanderson la classica eccezione..

    Trovo oltremodo interessante che una serie tv diventi più avanti del libro. Non sai quante volte mi sono sentito dire “eh finalmente potrò spoilerarti io qualcosa!” Sarà dura sul web evitare gli spoiler…

    • Per Sanderson e Kay non devi preoccuparti, di Sanderson ho detto qualcosa sul suo modo di gestire il lavoro ma nulla sui libri, Kay non l’ho neppure citato anche se ho messo la foto di un suo libro quando parlavo di scene che mi fanno piangere anche se so già in anticipo cosa avverrà perché le ho già lette almeno una volta. Gli unici spoiler sono relativi a Martin, e quelli ci sono davvero visto che cito chiaramente un episodio che si svolge in uno degli ultimi capitoli di La danza dei draghi.
      Sanderson secondo me è davvero un’eccezione per la sua rapidità, Martin è lento ma secondo me neanche più di tanto, se scrivesse libri di 200-300 pagine, come fanno tanti altri autori, ne pubblicherebbe molti di più. Lui invece opta per i mattoni da 900 pagine, e una trama complessa è più difficile da gestire di tante trame più semplici.
      Se non ci fosse internet non me ne importerebbe nulla che la serie tv lo stia per superare, stando così le cose so già che subirò spoiler. Non li andrò a cercare, ma non ho dubbi che arriveranno lo stesso. Pazienza, se una storia è scritta bene, se i personaggi mi piacciono, l’apprezzo anche se so già cosa sta per accadere.

  2. Nicholas ha detto:

    Gli Spoiler e le attese non mi spaventano. Seguo una serie Sci-Fi tratta da wargames in cui conosco da prima ogni dettaglio e mi godo il viaggio comunque.
    Spero solo che i libri di Martin restino sette, quello mi fa paura.

  3. Simone Fileni ha detto:

    Il mio hype per il sesto libro si è inabissato ormai, quando uscirà, uscirà, non è ammissibile che una serie di libri che fanno parte di un’unica storia abbia un’attesa così lunga tra un libro e l’altro. Di per sé non è neanche una saga così complessa come tanti vogliono far credere, solo che l’esagerato numero di personaggi e POV ha fatto arenare Martin che non riesce più a gestirli; anche Steven Erikson con Malazan ha creato una saga ben più complessa e strutturata ma si vede che l’aveva già pianificata a grandi linee, con il ritmo di 1-2 anni tra un libro e l’altro.

  4. Stefano ha detto:

    A me Martin ha rovinato il piacere della lettura. E in casa mia siamo in due. Ma lo ha rovinato in un modo beffardo, in un modo talmente perfetto e a cui non posso controbattere.
    Sapete come? Semplice, scrivendo in modo sublime, in un modo talmente magistrale, per i miei canoni, che nonostante l’inevitabile storpiatura compiuta dalla traduzione (qua vado controcorrente però, “chapeau” ad Altieri) non riesco a non amare…
    Leggo per relax e non per mestiere e ci ho messo un paio d’anni circa a leggere tutti quelli pubblicati (mancava solo ADWD quando ho iniziato, arrivato in tempo per me), e da allora non ho ancora trovato qualcuno con cui sostutuirlo. L’unica dose di metadone è stato il “Cavaliere dei Sette Regni” 😀
    Da allora non c’è niente da fare: potrei fare il critico letterario ora, tanto leggendo qua e la i personaggi mi paiono sempre bidimensionali o ancor peggio stereotipati, le trame hanno buchi paurosi o, peggio ancora, talmente prevedibili che se non avessi il Kindle userei il libro per accendere la stufa. Una noia incredibile insomma. E mi spiace dirlo Jordan compreso, molto amato qua dentro, di cui ho letto solo il primo però. Mi è parso parecchio infantile, a mo di favoletta, magari se lo avessi letto 30 anni fa sarebbe stato diverso.
    Ho letto altro di Martin ma non mi è piaciuto granché, (Cavaliere dei sette regni escuso), “Il Viaggio di Tuf” non sono riuscito a finirlo, “Wild Cards” ho iniziato il primo ma niente di che. A parte il racconto scritto da Martin che ho riconosciuto nello stile dopo il primo paragrafo ovviamente. Proverò anche Armageddon Rag, di cui però devo trovare la versione eBook se esite.
    Ora questa notizia del ritardo di TWOW non mi sorprende più di tanto, la serie televisiva ho smesso di guardarla quando ho capito che sarebbe andata oltre i libri, quindi nessun problema. Peccato però accidenti, la delusione è tanta anche se onestamente non sto a fare “refresh” sul blog di Martin per sapere quando uscirà, tando dovrò comunque aspettare la traduzione del buon Altieri per non dire la suddivisione in almeno tre libri spalmati in un altro annetto supplementare…
    Dura la vita del fan… 😀

    • Armageddon Rag in ebook in italiano non esiste, a meno che qualcuno non lo abbia fatto in versione pirata.
      Controllo il blog di Martin perché le notizie su The Winds of Winter non sono l’unica cosa che mi interessa, e scrivendo articoli a volte Martin mi fornisce ottimo materiale per i miei testi. Il romanzo, e questo lo sappiamo da un pezzo, uscirà quando uscirà.

      • Stefano ha detto:

        Spero tu non abbia frainteso il mio riferimento al “Refresh”, Martina, non voglio criticare il tuo lavoro, figurati, altrimenti non sarei qua a leggere e sopratutto commentare… 😉
        Buon lavoro!

        • Tranquillo, ho spiegato perché io controllo il blog di Martin, ma il fatto che io abbia un’abitudine non significa che debbano averla altri. Ci vuole ben altro per infastidirmi.
          Ed è vero che anche leggere la notizia non significa avere il libro in mano, quindi è normale che altri siano meno assidui di me. Però ricordo la fretta con cui ho scritto la notizia relativa al completamento di A Dance with Dragons, incastrata in pochissimo tempo fra la fine di una festa di compleanno a cui era stata invitata mia figlia e l’inizio del lavoro (nell’occasione facevo il turno serale). E per fortuna che nell’occasione la notizia me l’aveva segnalata Emanuele via sms, altrimenti quel giorno non avrei neppure acceso il computer.

    • Raffaello ha detto:

      Prova a prendere in mano Steven Erikson. I personaggi non sono bidimensionali, la trama è pura complessità, la scrittura è matura e non scontata (soprattutto dal secondo in poi). Lettura molto più complessa di Martin, ma ne vale davvero la pena.

      • Stefano ha detto:

        Ti riferisci al ciclo di Malazan? Non sei il primo che me lo consiglia, quindi se è vero che due indizi fanno una prova lo proverò sicuramente. Grazie dell’aiuto 😉

        • Complesso è complesso, Erikson ha le idee chiare ed è stato abile nel costruire il suo mondo. A me il suo stile annoia, ho letto con fatica due romanzi e poi l’ho abbandonato. Però un tentativo ci sta: se ti piace hai per le mani una saga epica. Chi ama il mondo di Malazan lo ama davvero.

      • Stefano ha detto:

        Lo so che non sei d’accordo Martina… ma viva Kindle e gli eBook. Ho preso il primo intanto vediamo com’è.
        Comunque per apprezzare o meno lo stile non serve leggere 1000 pagine. Bastano poche righe. Ad esempio qualcuno potrebbe scrivere:

        “Il vecchio Segnavento di Mock strideva ad ogni folata di vento.”

        Invece Erikson comincia così:

        “Le macchie di ruggine sembravano disegnare mari di sangue sulla superficie nera e bucherellata del Segnavento di Mock. Vecchio di un secolo, stava accoccolato sulla punta di un’antica picca attaccata in cima alla parete della Roccaforte. Mostruoso, deforme, era stato forgiato a martellate in un demone alato con i denti scoperti in un ghigno beffardo, e si agitava con uno stridio di protesta a ogni folata.”

        Scusate l’OT, per un parere sull’opera… mi ci vorrà di più… 😀

        • A me gli ebook non piacciono, ma è una cosa personale. Mica nessuno li deve comprare perché non piacciono a me. Vantaggi negli ebook ce ne sono tanti: nessun ingombro in casa, nessun problema nel portarsi dietro anche un’intera libreria quando si va in vacanza, prezzo inferiore, disponibilità immediata in qualsiasi momento… Tempo fa volevo assolutamente citare una frase di Shakespeare per un articolo da pubblicare il giorno dopo ma non avevo l’opera in questione, era tardi e le biblioteche erano chiuse. Con l’acquisto dell’ebook il problema è sparito.
          Semplicemente io amo troppo i miei libri di carta, mi piace guardare la parete su cui si trova la libreria, sottolineare e prendere appunti con la matita, e ricordo di più quello che leggo se leggo sulla carta piuttosto che sull’ebook. Infatti in ebook leggo pochissime novità, a parte quelle esistenti solo in formato digitale, e ho acquistato per lo più libri che già possiedo in cartaceo per averli a disposizione anche quando sono in vacanza.
          L’antipatia vera è con Amazon, che secondo me fa concorrenza sleale – basta dire che paga le tasse in Lussemburgo per pagare solo il 3%, mentre le cifre per i rivenditori italiani sono ben altre – e che sfrutta troppo i lavoratori. Non solo, temo che diventerà un monopolista, e dare il monopolio a qualcuno non è mai una bella cosa.

      • Stefano ha detto:

        Per Amazon la situazione fiscale era vergognosa, ma ora non è più così. Infatti emette regolare fattura italiana con tanto di IVA per gli acquisti e bla bla. Sul discorso “monopolista” sono d’accordo con te. In più Amazon è quasi uno stalker informatico da quanto ti sta col fiato sul collo anche se solo fai una ricerca sul sito. Francamente stanno esagerando.
        Sui vantaggi dell’eBook aggiungerei il piccolo particolare che secondo me si legge molto di più (abbiamo Kindle “personali” in casa) e che si può restituire il libro entro 24 ore se non piace. Non è da sottovalutare.
        Poi anche a me piacciono quelli di carta, per carità, ma in genere li acquisto dopo oppure anche al volo se mi “perdo” in qualche libreria. “Il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco” non si può certo prendere in eBook diamine 😉

      • Carnivoro ha detto:

        L’IVA pesa sul consumatore finale… Comunque la capogruppo paga le tasse in lussemburgo, ma questo è un problema di tutte le multinazionali. Trovo che gli ebook siano comodi, li ho e li compro. Ma compro anche i libri cartacei perché adoro vederli nella libreria. Inoltre, un vantaggio degli ebook è che, se sei come mio nonno che non vede più tanto bene, puoi modificare il carattere, regolare la luminosità e riuscire a leggerti un libro.

        • L’IVA pesa sul consumatore finale fino a un certo punto. Cioè, è vero che a pagare è l’acquirente, ma non tutti guadagnano allo stesso modo.
          I libri, e sospetto pure gli ebook, sono un articolo a prezzo imposto, il che significa che il prezzo lo fa l’editore in modo da calcolare il suo guadagno al netto dell’IVA. Ma se un venditore paga un’IVA più bassa ha un guadagno maggiore, guadagno che può sfruttare per fare promozioni (ora solo fino al 15%, ma fino al 2011 non c’erano limiti) ai clienti, uccidendo di fatto la concorrenza. E dopo che l’ha uccisa può fare tutto quello che vuole.
          Poi la preferenza fra libro di carta o ebook rientra nei gusti personali, possono essere tante le motivazioni che portano a fare una scelta piuttosto che un’altra.

  5. daniele ha detto:

    Ho letto qualche mese fa una dichiarazione di GRRM e ciò che ricordo in sostanza è , con parole mie: ” Ho pensato a una linea di sviluppo molto importante, diversa da quella della serie e da quello che io stesso avevo in mente prima. Sto valutando e sono propenso a intraprendere questo cammino. La serie non può farlo perche’ lì, a differenza del libro, il personaggio, finora del tutto secondario, da cui avrà inizio è morto.”
    L’ ho interpretata come l’esigenza di prendere sempre più le distanze dalla serie per togliere o diminuire vincoli e pressioni che impediscono la serenità necessaria a scrivere.
    Se questo è vero, il cambiamento è importante e assorbirà molto tempo in più.
    D’altra parte è peggio scrivere in condizioni psicologiche avverse, perché può avere conseguenze negative non solo sui tempi, ma anche sulla qualità dell’opera…
    (Purtroppo non ricordo dove ho trovato l’informazione per verificarla con maggiore sicurezza)

    • Ricordo anch’io il suo commento relativo al fatto che gli era venuta una nuova idea impossibile per la serie televisiva proprio perché Benioff e Weiss avevano già ucciso qualcuno legato a quella possibile trama.
      Martin è uno scrittore esperto, perciò penso che sarà in grado di fare le sue valutazioni indipendentemente dalle pressioni esterne relative alla trama. Già in passato aveva dichiarato che visto che alcuni fan avevano intuito lo svolgimento futuro si era chiesto sull’opportunità di fare modifiche per sorprenderli e poi aveva deciso che un cambiamento di questo tipo avrebbe reso meno solido tutto quanto ed è rimasto sulla vecchia trama. Ha sicuramente valutato un cambiamento venutogli in mente alcuni mesi fa, ovviamente non ho idea di quale strada possa aver scelto ma è anche ovvio che una nuova idea gli ha portato via tempo, sia che l’abbia seguita sia che l’abbia sviscerata, trovata debole in qualche elemento non visibile al primo sguardo e poi scartata.
      Ha anche dichiarato che se la sua opera sarà ricordata in futuro sarà per quello che vale, non perché lui ha rispettato le date di scadenza.
      Ora si è creata una situazione particolare, con la serie televisiva che lo sta per scavalcare, e questa è una cosa che deve aver caricato su di lui una notevole pressione. Secondo me il fatto che i fan abbiano reagito in modo così immediato e compatto esprimendogli il suo sostegno a livello di stato d’animo deve averlo aiutato molto, magari ora sentirà meno pressione e questa è sempre una cosa positiva.

  6. Carnivoro ha detto:

    Dico la mia: sono molto d’accordo con quello che dici. Il lavoro dello scrittore non deve essere facile e non sono d’accordo con chi lo critica aspramente. Però è pur sempre un lavoro e, se passano tutti questi anni da un libro ad un altro, c’è qualcosa che non va. Per esempio, io seguo moltissimo lo sport, e sai quanti atleti che sono promettenti come raggiungono una elevata notorietà smettono di rendere?! Se ne contano tantissimi ogni anno. Magari non c’entra niente ed ho detto una stupidata, ma qui è accaduto un blocco psicologico però non lo conosco di persona e non saprei minimamente cosa fare se fossi al suo posto. Certo però il suo messaggio potrebbe confermare questa tesi.
    Ultimamente sono usciti un sacco di libri che riportano il suo nome, fatti al solo scopo di vendere e basta ma, se ti va bene, all’interno del libro ci sono solo un paio di suoi racconti (non sto criticando i libri, che magari sono anche belli, ma l’eccessivo sfruttamento del marchio Martin). Non trovo giusto sfruttare il suo nome così, perché è una presa in giro per i fans e per chi li compra. Ciò, secondo me, aumenta la “voglia” esagerata di TWOW e questo, a mio avviso, non fa bene.
    La serie a me piace molto proprio perché si discosta molto dai libri. Ormai non la guardo più pensando: “eh ma questo non c’è nei libri” ma la vedo come una cosa separata, per questo l’ultima stagione mi è piaciuta molto. Certo però ci sono delle scelte orribili da parte degli autori. Paura degli spoiler?! no, assolutamente!!! Ho letto i primi due libri delle Cronache dopo aver visto le prime due stagioni e sono riuscito ugualmente a divertirmi.
    A chi, invece, non vede l’ora che esca il nuovo libri ed inveisce contro GRRM dico di leggersi: la ruota del tempo, Shannara (che a gennaio uscirà la serie tv su sky), malazan, mistborn, folgoluce, ecc… così il tempo passa molto meglio che ad incavolarsi sul suo blog.

    • Sicuramente la serie televisiva ha avuto un forte impatto su Martin. Gli ha dato notorietà e soldi ma gli ha preso tempo, pensiamo al fatto che almeno una volta è andato sul set, e lui non riesce a scrivere se non è a casa attaccato al suo vecchio computer, a quante interviste in più gli sono state chieste, ai riconoscimenti che gli sono stati assegnati e che lui è andato a ritirare, al semplice aumentare dei contatti con i fan sul suo blog, e anche rispondere su un blog prende tempo… E poi ci sono state le sceneggiature che ha scritto per le prime quattro stagioni, e se calcoliamo anche solo un mese a sceneggiatura sono quattro mesi che se ne vanno, i contatti con Benioff e Weiss e con gli attori, ricordiamo che all’inizio per esempio visionava i provini di molti di loro… Game of Thrones gli ha portato via un bel po’ di tempo e lo ha anche caricato di una pressione che non gradisce e che ha faticato a fronteggiare.
      Secondo me uno dei problemi è che ha troppe idee, troppe cose che vorrebbe fare, e fatica a imbrigliarle. Le cronache del ghiaccio e del fuoco ormai hanno così tanti personaggi, sparsi in così tanti luoghi diversi, che tenerli assieme dev’essere una bella impresa.
      I libri che riportano il nome di Martin sono colpa degli editori che cercano di agganciare i lettori. Secondo me in alcuni casi questo è un suicidio: se fai credere a qualcuno di vendergli un prodotto e poi gli vendi tutt’altro quando questo se ne accorge si arrabbia. Certo, la prima volta lo hai fregato, però poi da te non torna più.
      In Italia in questi anni sono stati pubblicati vecchi libri di Martin che non erano mai stati tradotti, o che erano andati fuori catalogo, e molti di loro negli Stati Uniti erano sempre stati disponibili, perciò noi abbiamo avuto un’invasione maggiore. Invasione rafforzata dal fatto che a volte quello è un unico libro da noi si è trasformato in una serie di due-tre libri. E poi abbiamo avuto le copertine ingannevoli, pensa al confronto fra queste: http://www.georgerrmartin.com/grrm_book/dangerous-women/
      e http://www.librimondadori.it/libri/la-ragazza-nello-specchio-george-r-r-martin-gardner-dozois
      La prima è la copertina originale di Dangerous Women, con il titolo scritto più in grande dei nomi dei curatori, e l’unica enfasi che c’è sul nome di Martin rispetto a quello di Dozois è che è scritto prima. E sotto ci sono i nomi di buona parte degli altri autori presenti nel libro. La seconda è la copertina della seconda metà dell’edizione italiana, seconda metà che non comprende il racconto di Martin apparso invece nella prima. Il nome di Martin è scritto in rosso, in modo da farlo risaltare di più, e i due nomi sono più grandi del titolo. I nomi di tutti gli altri autori non ci sono. Questa sì è una copertina ingannevole, anche se (in piccolo) c’è scritto “presentano”. Però un lettore esperto dovrebbe provare a guardare il libro e non acquistarlo a scatola chiusa. Leggere il risvolto di copertina e l’indice prima di decidere, altrimenti le delusioni se le va a cercare.
      La voglia esagerata di un prodotto la gente se la fa indurre, pensa alle file lunghissime che fanno molte persone quando vengono lanciati determinati prodotti nuovi. Ricordo quando doveva uscire uno degli Harry Potter, con apertura straordinaria del negozio oltre la mezzanotte per iniziare a venderlo il prima possibile. La gente telefonava per chiedere se saremmo stati aperti oltre la mezzanotte – io ero in turno quella sera, e alla fine del mio turno me ne sono andata regolarmente senza fare un solo minuto di straordinario. La notte voglio dormire, e già finire a mezzanotte per me è tardi, altro che assecondare queste fissazioni assurde – e quando io spiegavo che sì, saremmo stati aperti, ma che il libro comunque non sarebbe finito e che lo avrebbe potuto comprare tranquillamente anche il giorno dopo mi dicevano che loro lo volevano subito. Perché? Era una medicina, che morivano se non la prendevano? O contavano di leggere tutte le centinaia di pagine del romanzo della Rowling subito altrimenti non sarebbero riusciti ad addormentarsi? Era ovvio che vista l’ora al massimo avrebbero letto un paio di capitoli, specie i geni che venivano da lontano, e poi sarebbero andati a letto. E allora cosa gli costava aspettare? Ecco, se le persone si fanno manipolare così con il volere tutto e subito anche questa è colpa loro.
      A me la serie non piace non perché si discosta dai libri, ma perché a livello narrativo molte delle scelte di Benioff e Weiss mi sembrano assurde o di pessimo gusto e rendono la storia molto meno solida. Capisco che fosse necessario tagliare e fare un bel po’ di modifiche, ma secondo me in troppi casi hanno preso la decisione sbagliata.
      Subirò spoiler? Quasi certamente sì, basta un deficiente che venga sul mio blog a scrivere uno spoiler senza avviso in un commento perché io lo legga. Poi non supererebbe la mia moderazione, o la supererebbe con l’avviso di spoiler aggiunto da me, ma intanto io lo avrei subito. E di deficienti con la brutta abitudine di fare spoiler per rovinare il divertimento agli altri ne ho vista, ancora non qui ma altrove ne ho vista.
      Sull’ultima frase mi trovi totalmente d’accordo: non c’è The Winds of Winter? Non c’è problema, con tutte le cose che vorrei leggere non c’è rischio che io rimanga senza libri. Leggo altro, quando potrò andare avanti con Le cronache del ghiaccio e del fuoco lo farò.

      • Simone Fileni ha detto:

        Finora la ladrata peggiore che ho visto su Martin è stata 12 euro per un libricino grande quanto un cd con le massime di Tyrion, una pagina si e una no. Una visita su wikiquote e fai prima (giusto per dire un modo legale). Quando vedo queste cose non mi lamento più dei 35 euro di Parole Di Luce.

        • Sì, quel libretto è davvero caro oltre che inutile. Almeno fossero belle le illustrazioni, invece l’artista prescelto non mi piace particolarmente. Nel prezzo ci sarà anche una percentuale riservata ai diritti per Jonty Clark che, a parte chi ha scelto le frasi e gli addetti di stamperia, distribuzione e vendita, è l’unico che ha realmente lavorato su questo libro, ma davvero in questo caso secondo me il libro non vale il prezzo. Infatti consiglio, se proprio non si riesce a evitare l’acquisto, di aspettare almeno la campagna Oscar, in modo da pagarlo 3,00 € in meno.
          Quanto ai 35,00 € di Parole di luce non li ho mai trovati esagerati, anche se capisco che per molti una spesa così può essere impegnativa. Però se consideriamo la lunghezza quel libro corrisponde a 3-4 libri di lunghezza media, che magari costano 19,00 €, perciò Sanderson è più economico. Nel prezzo ci sono i diritti d’autore, e il tempo che lo scrittore ha impiegato per scrivere, ma anche il tempo necessario al traduttore per tradurre un testo così lungo, e cose come la stampa – carta, inchiostro e corrente, e ne servono di più rispetto a quanti non ne servano per un libro più breve – e la distribuzione, e provate a immaginare l’ingombro. Nella classica scatola da libri Fanucci riuscirà a mettere sei copie di quel romanzo, Sellerio ne mette un’ottantina. Le spese di magazzino e spedizione crescono in proporzione.

          • Stefano ha detto:

            Lo so sono monotono. Ma il prezzo sicuramente dipende moltissimo da stampa, logistica e distribuzione. Non il resto altrimenti non si spiega il perché su Amazon “Parole di Luce” costi 30€ il formato cartaceo e 10€ in eBook…

  7. Stefania ha detto:

    Ciao a tutti,io sono una vorace lettrice, in particolare di Fantasy ma per me esiste il “prima” “Ruota del tempo” e il “dopo”: mi spiego subito… Per anni ho seguito i miei autori comprando i libri man mano che uscivano nell’edizione da me preferita (quando posso mi piace avere i libri tutti uguali) ma la morte di Jordan oltre al dispiacere umano verso l’artista e scrittore mi ha portata una enorme delusione per la quale Sanderson è risultato essere solo un palliativo. Pur contenta di aver avuto un finale ho avvertito il passaggio dalla scrittura di Jordan a quella di Sanderson come uno stridio su una lavagna e sono rimasta delusa….non mi dilungo oltre….
    Il punto è che non compro più serie non concluse perchè garanzie che venga finita non le può dare nessuno e io non voglio riprovare quella sensazione di incompiutezza.
    Ho letto un tuo articolo dove sottolineavi che se tutti facessero così le serie lunghe non potrebbero esistere perchè con poche vendite libri e autori vengono abbandonati dagli editori (il senso era quello) ma Martin ha così tanti progetti in cantiere da non aver bisogno di me che per il momento seguo senza problemi la serie tv, il tuo blog e mi godo gli spoiler che leggo con piacere facendo capolino in quel mondo che mi auguro di poter conoscere un giorno.
    Sono prolissa lo so, ma le pagine trasmettono emozioni forti e io un pò come in amore, dopo una delusione ci sto attenta.
    Un saluto.
    ps: mi piace tantissimo leggerti!

    • Se tu sei prolissa io cosa dovrei dire?
      Martin ormai ha risolto i suoi problemi economici di un pezzo, ma per la maggior parte degli scrittori le cose stanno in modo molto diverso, e anche gli editori sono interessati a pubblicare libri solo fino a quando quei libri vendono.
      Io ho deciso di apprezzare quello che ho in mano. Non ho nessuna garanzia per il futuro, ma se baso il mio divertimento su cosa potrebbe accadere potrei finire con il non divertirmi mai. Ora ho un libro che mi incuriosisce? Lo leggo (a meno che non ce ne sia un altro che mi incuriosisce di più). All’eventuale seguito penserò poi.
      Se anche La Ruota del Tempo non avesse avuto una conclusione io mi sarei comunque divertita con i volumi precedenti. In quei nove anni trascorsi fra Il Drago rinato e L’ascesa dell’Ombra io ho riletto i romanzi, sapendo che probabilmente non avrei mai conosciuto la fine della storia (all’epoca non conoscevo l’inglese e Fanucci non aveva ancora iniziato la sua pubblicazione) ma sapendo che quei tre libri mi erano piaciuti. Non avevo la fine, ma avevo comunque diverse centinaia di pagine di emozioni.
      Rinunciare a leggere qualcosa di non ancora finito per me significa privarsi di tantissime opportunità.
      Poi a me è andata bene che per lo più ho apprezzato il lavoro svolto da Sanderson, ma anche se le cose fossero andate male non avrei cambiato il mio modo di scegliere i libri.
      Ciao

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