Kazuo Ishiguro: Il gigante sepolto

Quando un autore che la critica riconosce come importante si dedica alla narrativa di genere, il particolare se il genere è fantasy, io sono sempre interessata. È più forte di me. Non che io non ami gli scrittori di genere – non tutti, alcuni semplicemente non rientrano nei miei gusti mentre altri scrivono vere e proprie schifezze – ma l’autore mainstream, “letterario”, è qualcosa di diverso. Per quanti articoli io possa scrivere sulla complessità di determinate opere, sulla loro capacità di sviscerare temi importanti e di spingere il lettore a porsi domande, per la maggior parte delle persone io non sono nessuno. Ok, non è che sia chissà chi, scrivo per un giornale di genere e porto avanti un piccolo blog, perciò è assolutamente normale che quasi nessuno sappia della mia esistenza, piuttosto mi stupirei del contrario. Il problema è che se persone non appassionate di narrativa genere dovessero casualmente imbattersi nei miei scritti non li considererebbero con serietà a priori, a causa del soggetto di cui si occupano, e non per eventuali carenze mie.

Ecco da dove nasce la curiosità verso il mainstream che sconfina nel fantastico. Non che io legga solo romanzi di genere, o anche che legga solo romanzi, ma un autore “colto” che entra nel nostro campo… beh, lui è diverso. Lui ha una credibilità che io e gli appassionati come me non avremo mai, perciò se scrive fantasy forse la critica è costretta ad accorgersi che non siamo solo fanatici che leggono romanzetti da quattro soldi, fanno partite usando dadi multifacce e passeggiano nei boschi dopo aver indossato un bel paio di orecchie a punta. Per inciso io non ho mai fatto nessuna delle ultime due cose, mentre mi è tristemente capitato di imbattermi in qualche romanzetto da quattro soldi e a volte sono pure stata così testona da non aver voluto interrompere la lettura.

C’è il rischio che se l’autore importante sconfini nel genere la critica si impegni a dimostrare come in realtà si tratta di un romanzo serio, solo mascherato da romanzo fantastico. Francesco Guglieri commentando La strada di Cormac McCarthy per L’indice dei libri del mese in un testo poi ripreso da ibs.it, ha scritto


La strada
potrebbe essere quasi catalogato come un’opera di fantascienza, ben piantata nella solida tradizione del filone catastrofico-apocalittico, se non fosse anche il romanzo di McCarthy più intenso, visionario e definitivo, oltre che uno dei più belli e struggenti che il nuovo secolo ci abbia, per ora, offerto. Un romanzo enigmatico, misterioso, che da una parte spinge il lettore a cercare una chiave che ne risolva il segreto, dall’altra resta refrattario a ogni tentativo di decifrarlo.

Potrebbe quasi essere un’opera di fantascienza, ma visto che è intenso, visionario e definitivo, oltre che bello e struggente, quel quasi è fondamentale per ricordaci che in fondo non è vera fantascienza, anche se si tratta di una storia ambientata in uno scenario postapocalittico. Ci libereremo mai dal pregiudizio, al punto da poter dire che un’opera di fantascienza riesce a essere insieme visionaria e intensa, struggente e definitiva? Io sono pessimista, intanto guardo cosa combinano gli autori di mainstream, a volte li leggo e incrocio le dita. Però almeno al momento i risultati sono stati deludenti. Forse non ho letto i libri giusti, non so, intanto però ho iniziato a pensare a un altro articolo. A quegli autori che per un libro usano gli elementi del genere ma lo fanno con condiscendenza, come se dovessero essere loro a insegnarci cosa sia un buon romanzo. Non so quando riuscirò a scrivere quel che vorrei, quel che ho fatto recentemente è stato leggere Il gigante sepolto di Kazuo Ishiguro. Non solo lui, altri libri mi hanno dato da pensare, anche se oggi mi soffermo solo su Ishiguro.

Inserire in una recensione commenti fatti da Ursula Le Guin e Neil Gaiman può sembrare una soluzione di comodo, mi richiamo ad autori importanti per non sbilanciarmi io, e invece no. Ho seguito tutto il dibattito fin dall’inizio, mi sono interrogata sul significato delle loro parole prima di leggere il romanzo e alla fine mi sono ritrovata a dar loro pienamente ragione. Come sempre Ursula e Neil sono dei grandi.

La mia recensione:


Gli orchi non erano poi tanto malvagi, a patto che non li si andasse a stuzzicare. Occorreva rassegnarsi all’idea che, di quando in quando, magari a seguito di un’oscura lite tra le file dei pari, una creatura potesse piombare su un villaggio in preda a una collera tremenda e, incurante di strepiti e turbinare d’armi, massacrare chiunque fosse troppo tardo per scansarsi. O che di quando in quando un orco si portasse via nella nebbia un neonato. Alla gente dell’epoca toccava prendere simili oltraggi con filosofia.

In una di queste contrade, ai margini di un’ampia torbiera e all’ombra di una cresta montuosa, vivevano due vecchi, Axl e Beatrice. Forse non erano questi i loro nomi esatti o completi, ma per comodità noi li chiameremo d’ora in poi così.

Una manciata di righe provenienti dalle prime due pagine di Il gigante sepolto diKazuo Ishiguro. Chi – o meglio cosa – sia questo gigante sepolto si scoprirà solo verso la fine del romanzo, quella che si percepisce fin dall’inizio è l’atmosfera quasi da fiaba. Il tempo del racconto è indeterminato, anche se più avanti la comparsa dell’anziano cavaliere Galvano situerà la storia non molto dopo l’era di Artù, il paesaggio è sfumato come la nebbia che cela gli orchi e che pian piano si sta portando via i ricordi dei protagonisti e gli stessi protagonisti appaiono in parte sfumati visto che neppure i loro nomi sono certi.

Axl e Beatrice, per comodità li chiameremo così, percorrono faticosamente i sentieri della loro contrada per recersi nel villaggio vicino dove è andato a vivere il loro unico figlio. Sono anziani, il che significa che per loro anche un breve viaggio è impegnativo, non tanto per gli orchi, che non appariranno mai in carne e ossa in queste pagine, quanto per il lento logorio della vita e per quella nebbia che ottunde tutto quanto. L’atmosfera generale è pregna di pacata malinconia, anche nel momento in cui la parola passerà alle armi, durante un duello o nel bel mezzo di un agguato, non c’è mai trepidazione, mai paura per quello che potrebbe accadere, e pure la morte è vista con un certo distacco. Ishiguro sa come usare le parole e con uno stile limpido fa percorrere al lettore un lungo viaggio che lo porterà a riflettere su temi importanti quali la giustizia, la memoria e il rapporto fra popolazioni diverse. Sarebbe tutto perfetto… se Il gigante sepoltofosse solo una riflessione su determinati argomenti e non anche un romanzo.

Dire che aveva ragione Ursula K. Le Guin è fin troppo facile, ma come spesso le accade la scrittrice statunitense ha centrato il punto. Quando Ishiguro, all’inizio dell’anno, si era chiesto se i suoi lettori lo avrebbero seguito e sarebbero riusciti a capire quello che lui stava cercando di fare con Il gigante sepolto, o se sarebbero stati bloccati dai pregiudizi contro gli elementi di superficie e avrebbero ignorato o sottovalutato l’opera in quanto fantasy, la Le Guin aveva sottolineato come il collega aveva parlato di elementi di superficie. Che, all’interno della storia, sono gli orchi, una nebbia magica e un drago, e gli ultimi due si trovano proprio nel cuore del romanzo, che non potrebbe stare in piedi senza di loro. In più nell’ambito del fantastico si potrebbero annoverare anche i due barcaioli e Galvano, la cui presenza al posto di un anonimo cavaliere medievale non è certo casuale, tutti elementi fondamentali per la storia.

Per quanto l’opera, da un punto di vista stilistico, sia ineccepibile, a livello narrativo non funziona come avrebbe potuto perché l’autore ha usato gli elementi di un genere senza prenderli sul serio. Come ha affermato un altro grande scrittore, Neil Gaiman, la sensazione che nella nebbia si nasconda un’allegoria pronta a sorprendere l’incauto lettore rende il romanzo facile da ammirare e difficile da amare.

Un’intervista rilasciata da Ishiguro al momento della pubblicazione di Il gigante sepoltohttp://www.nytimes.com/2015/02/20/books/for-kazuo-ishiguro-the-buried-giant-is-a-departure.html?_r=2.

I commenti di Ursula K. Le Guin dopo l’intervista di Ishiguro. Il blog della Le Guin è strutturato per anni, il brano che mi interessa è il numero 95 del 2 marzo 2015: http://www.ursulakleguin.com/Blog2015.html#New.

La risposta di Ishiguro non è più disponibile online, un ulteriore commento della Le Guin si trova al link precedente al numero 96. La recensione di Neil Gaiman: http://www.nytimes.com/2015/03/01/books/review/kazuo-ishiguros-the-buried-giant.html?_r=2.

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