Intorno ai Miti del nord di Ingri e Edgar D’Aulaire

Finita l’ultima era glaciale, i grandi ghiacciai che ricoprivano l’Europa del Nord si sciolsero, lasciando scoperta una terra arida e aspra. Al loro ritrarsi seguì prontamente l’arrivo di renne, lupi, orsi e volpi. Erano loro le prede preferite dai cacciatori.

Questi uomini andavano continuamente combattendo contro i Giganti del Gelo, gli spiriti delle montagne e dei ghiacciai dal cuore freddo. Trovarono allora riparo nelle valli dove i prati crescevano rigogliosi e le foreste fitte e profonde. Per migliaia di anni gli animali e gli uomini che li cacciavano vagabondarono per tutto il nord.

Poi, da oriente, irruppe una tribù di feroci cavalieri. Imperversavano verso occidente, colonizzando nuove terre al loro passaggio. Guidati da un grande uomo con un occhio solo, avanzarono a spron battuto sui loro cavalli sino a quando non furono fermati dalle impetuose onde del Mare del Nord. Non potevano procedere oltre e così si sistemarono e fecero di quelle terre la loro terra.

La vita nel nord era dura per quei nuovi coloni. I Giganti del Gelo mandavano certe bufere terribili a ululare giù dalle montagne. Bestie feroci, troll e spiriti maligni si nascondevano nelle impenetrabili foreste, mentre crudeli sirene facevano naufragare le loro navi. Ma i coloni erano forti e si facevano proteggere dai loro dei, gli Asi, che li avevano seguiti dalle terre lontane.

Il primo fra gli Asi era Odino, sovrano degli dei e degli uomini: Il suo regno era fatto di nove mondi: il mondo dei morti, del fuoco, degli gnomi, degli uomini, dei giganti, degli elfi, dei Vani e degli Asi. E poi il mondo con il tetto di stelle luccicanti, dove un giorno tutte le anime buone si sarebbero incontrate.

Lungo tutti questi nove mondi cresceva l’albero di frassino, Yggdrasil. Il regno degli Asi era destinato a durare solo fintanto che questo albero avesse continuato a crescere rigoglioso. Proprio come le piante, le bestie feroci e gli uomini, anche gli dei Asi, un giorno, dovevano morire.

Un migliaio di anni fa, quando il cristianesimo conquistò il nord, gli dei Asi perirono. Andarono incontro al destino nel giorno di Ragnarokk, quando loro e i mostri delle montagne e dei ghiacciai si distrussero a vicenda. Vennero presto dimenticati nella maggior parte delle terre in cui fino ad allora erano stati venerati. Di loro rimasero solo alcuni frammenti di folclore.

Queste parole costituiscono la prima metà dell’introduzione scritta da Ingri e Edgar D’Aulaire per il loro Miti del nord, libro che dopo anni di esitazioni mi sono finalmente decisa a comprare. Per il momento ho letto solo poche pagine, quando si leggono diversi libri contemporaneamente si va per forza lenti, ma se per un vero commento al testo dovete aspettare la fine della lettura per un’introduzione a cosa sia Miti del nord vi rimando a un mio vecchio articolo: https://librolandia.wordpress.com/2015/02/25/ingri-e-edgar-daulaire-miti-del-nord/.

Il mio primo contatto con la mitologia nordica si deve a Stan Lee e Jack Kirby con il loro Thor. Sono passati davvero tanti anni da allora, all’epoca andavo alle scuole elementari, e in seguito il dio del tuono e tutti gli altri Asi hanno incrociato più volte il mio cammino. Una prima volta per caso, con il primo libro che ho comprato pubblicato dalla Casa Editrice Nord. Era il 1988, e io avevo appena iniziato a esplorare il genere fantasy. Lo Hobbit e Il signore degli anelli dietro consiglio di un’amica, La storia infinita dietro consiglio di un’altra (ma ero già stata incuriosita dal romanzo, anche se poi non lo avevo letto, all’epoca in cui Wolfgang Petersen aveva realizzato il suo film, film che avrei visto ancora più tardi e che avrei detestato), Le nebbie di Avalon dopo averlo visto casualmente sugli scaffali di una libreria e aver letto sulla sua copertina la frase che campeggia in alto a destra su tutte le pagine di questo blog: Con il nostro pensiero, noi creiamo giorno per giorno il mondo che ci circonda, La spada di Shannara dopo aver visto una ragazza in metropolitana che consultava la sua cartina (giuro che è la verità!). Conoscevo davvero poco il genere, ma sulla copertina di Il castello d’acciaio di L. Sprague De Camp e Fletcher Pratt c’era scritto che si trattava di un ciclo completo, e questo era un buon segno visto che mi stavo rendendo conto che queste storie erano costituite da saghe lunghissime. Su quante copertine c’era scritto che quello era il primo, il secondo, o l’ennesimo libro della tal serie? Non avevo idea di quanto, in seguito, mi sarei trovata impelagata in saghe lunghissime.

La quarta di copertina spiegava ben poco al di là dell’esistenza di universi paralleli descritti da poeti e sognatori. E così eccomi qui, con un fantasy in mano e la scoperta degli universi paralleli. Il primo dei quali, meraviglia delle meraviglie, era quello degli Asi in un tempo che sta andando inesorabilmente verso il Ragnarok. Già, ma cosa ne sapevo io del Ragnarok all’epoca? Praticamente nulla, anche se poi ho provveduto a colmare la lacuna. Miti e saghe vichinghi di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, un libro ormai fuori catalogo, mi ha raccontato le storie principali e permesso di conoscere a grandi linee un mondo la cui conoscenza ho poi approfondito su singole vicende ogni volta che per qualche motivo un personaggio o una situazione attirava attirato la mia attenzione. Anche perché, come non ho potuto fare a meno di notare, gli Asi sono ancora intorno a noi. Certo intorno a me, in quello che leggo e nelle suggestioni che ricevo.

Odino compare, per esempio, con il nome di Wednesday – e Wednesday, come ci ricordano i D’Aulaire, deriva da Odino nella sua forma tedesca Wotan, o Wodan, così come Tuesday viene da Tyr, Thursday da Thor e Friday da Freya –in American Gods di Neil Gaiman, libro che mi è piaciuto solo in parte e di cui ho parlato qui: https://librolandia.wordpress.com/2015/01/29/neil-gaiman-american-gods/. Sempre di Gaiman ho letto un libro per bambini, che mi è piaciuto molto di più, Odd e il gigante di ghiaccio: https://librolandia.wordpress.com/2015/03/25/neil-gaiman-odd-e-il-gigante-di-ghiaccio/. Uno dei libri che ho fra le mani in questi giorni è Il canto del ribelle di Joanne Harris, una rivisitazione della mitologia nordica narrata da Loki, e mi sa tanto che quando lo avrò finito passerò a La spada del guerriero, primo romanzo della serie Magnus Chase e gli dei di Asgard di Rick Riordan, appena giunto nelle librerie. Però prima o poi dovrò davvero trovare il tempo per scrivere un bell’articolo sulle due rivisitazioni del mito di Odino – il suo nome non viene mai fatto, ma le caratteristiche del dio sono lì per chi sa cosa guardare – che amo di più, Mat Cauthon ne La Ruota del Tempo di Robert Jordan e Pwyll Nato Due Volte nella Trilogia di Fionavar di Guy Gavriel Kay. E, fra un articolo e l’altro, io sparisco in libri che parlano di cose terribili e meravigliose.

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