La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 27: Davos

Dentro Approdo del Re ci sono Sansa e Tyrion. Fuori c’è Davos. Su Tyrion siamo tutti d’accordo, lo amiamo. Per la verità per i miei gusti va un po’ troppo a puttane – anche se ultimamente è fedele a Shae –,  è un Lannister e quindi con lui non ci si può mai rilassare al 100% e in qualche occasione ha anche dimostrato una spietatezza comprensibile nel contesto ma che a me non entusiasma. Sansa la principessa perfettina all’inizio era noiosa, poi ha fatto la fesseria di tradire il padre perché non aveva capito chi erano davvero le persone che la circondavano, ma nonostante questo non si merita quello che le sta capitando. Nessuno si merita di essere in balia di Joffrey e Cersei. Davos da qualcuno è considerato noioso, certo non è particolarmente divertente o carismatico ma è leale, sincero, onesto e coraggiosto, e fa ciò che ritiene giusto anche quando sarebbe più conveniente comportarsi in un altro modo. Tutte qualità che mi spingono a dire che ci vorrebbero più uomini come lui perché su di lui si può fare affidamento. In un mondo di doppiogiochisti e imbroglioni la lealtà, il senso dell’onore, sono cose rare. Lo so che prima era un contrabbandiere, ma questo è il passato, quello che conta è l’ora. E se Davos non è affascinante come Symeon Occhi di stella o Aemon Cavaliere del drago, i personaggi delle storie amate da Sansa, la cosa non m’importa. Anche nella narrativa tendo ad amare i personaggi che in qualche modo mi farebbe piacere avere vicini nella realtà. Perciò per chi tifare, Sansa e Tyrion o Davos? Certo, se vince Davos ci liberiamo di Cersei e Joffrey, ed è cosa buona e giusta, ma Tyrion fa sicuramente una brutta fine e Sansa non si sa. E poi il re diventerebbe Stannis, e Stannis è troppo Stannis per poterlo volere sul trono. Se invece vince Tyrion è per Davos che le cose si mettono male, e noi continuiamo ad avere sul trono Joffrey e dietro al trono Cersei.

Una delle abilità di George R.R. Martin è proprio questa: ci mette nelle condizioni di non sapere per chi tifare.

Questo capitolo di La regina dei draghi è ovviamente un capitolo d’azione, anche se Martin si prende il suo tempo nell’elencare le navi e nel descrivere i dettagli. Parlando della serie televisiva Il trono di spade siamo all’episodio nove della seconda stagione, il primo episodio ambientato tutto in un unico luogo. La descrizione della risalita del fiume e i pensieri di Davos li tralascio, sono pagine belle da leggere ma difficili da riassumere. Quello che conta è che le cose sembrano andare bene per Davos & co. fino a quando non entra in scena l’altofuoco. L’altofuoco, ovviamente, è la versione martiniana del fuoco greco, e visto che siamo in un fantasy le fiamme sono verdi (anche nella serie tv, e tutti noi bambini lì a gioirne) e pure più difficili da spegnere. Ricordiamo i preparativi? Martin ce li ha mostrati ampliamente, ma noi – io almeno – abbiamo dimenticato i dettagli o non li abbiamo capiti e siamo stati sorpresi dallo svolgersi degli eventi. Tyrion aveva commissionato altofuoco ai piromanti, e sorprendentemente Saggezza Hallayne gli aveva rivelato di averne più del previsto (La regina dei draghi, capitolo 18) perché aveva trovato numerose ampolle risalenti al tempo del Re folle. Ora abbiamo scoperto a cosa servivano, così come abbiamo scoperto l’uso della catena (La regina dei draghi, capitolo 5). Davvero, sapevamo tutto e io non avevo capito nulla. L’estuario dei fiume delle Rapide nere si è trasformato nella bocca dell’inferno, e Davos (e pure suo figlio Matthos) è proprio nel mezzo.

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2 risposte a La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 27: Davos

  1. Antonio ha detto:

    È proprio vero che con Martin niente è semplice, neanche scegliere con chi schierarsi.
    Complimenti per le riletture, sono molto utili per ricordare alcuni/molti dettagli e per capirne nuovi in attesa di leggere il prossimo libro

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