Neil Gaiman e Chris Riddell: La regina nel bosco

Era il regno più vicino a quello della regina, in linea d’aria, ma quell’aria non la sorvolavano neanche i corvi. La catena montuosa che segnava il confine tra i due regni era così alta da scoraggiare tanto i corvi quanto gli esseri umani, ed era considerata invalicabile.

Più di un mercante ambizioso, da una parte e dall’altra di quei monti, aveva incaricato qualcuno di cercare un passaggio che, se fosse esistito, avrebbe reso ricco l’uomo o la donna che ne avesse avuto il controllo. Le sete di Dorimar sarebbero arrivate a Kanselaire nel giro di settimane, di mesi, non di anni. Ma quel passaggio nessuno l’aveva mai trovato, e così, nonostante i due regni avessero un confine in comune, nessuno viaggiava mai dall’uno all’altro.

Persino i nani, che erano forti e resistenti, creature impastate di magia quanto di carne e sangue, non riuscivano a valicare quelle montagne.

Il che non era un problema per loro. Ci passavano sotto.

 

Come si fa a non amare un libro così? Quella che ho trascritto qui sopra è la prima mezza pagina di La regina nel bosco, libro scritto da Neil Gaiman e illustrato da Chris Riddell.

Tempo fa qualcuno, non ricordo chi e non ricordo dove, mi ha scritto dicendo che a suo giudizio 17,00 € gli sembravano tante per un libro di sole 70 pagine. Io gli ho risposto dicendo che avrei aspettato di vedere il libro prima di dare un giudizio. Ora il libro non l’ho solo visto, l’ho letto, e il giudizio è più che positivo.

Jacopo, il mio capo, quando ha saputo che lo avrei letto, mi ha detto di essere in seria difficoltà perché non sapeva a chi consigliarne la lettura. Su internet viene indicato dai 10 anni in su. Questo il suo giudizio:

 

Gaiman e’ sempre un grande. Anche quando scrive un raccontino. Prende le fiabe classiche, Biancaneve e la bella addormentata e le rinarra in modo nuovo e originale. Molto gradevoli i disegni di Riddell. Il problema è che non è davvero per bambini e non è per adulti. È Gaiman.

Gaiman è Gaiman, certo, ma il primo impatto si ha con Riddell. Voi sapete che lo amo, vero? Va bene, in fatto di libri sono decisamente poligama. Chris Riddell, per chi lo avesse dimenticato, è l’autore della serie di Ottoline (https://librolandia.wordpress.com/2014/01/24/chris-riddell-ottoline/, prima o poi convincerò Alessia o Ilaria a leggere questi libri) e l’illustratore di Qualcos’altro, delicatissimo libro sull’accettazione delle diversità firmato da Kathryn Cave ma purtroppo fuori catalogo (https://librolandia.wordpress.com/2011/10/30/kathryn-cave-e-chris-riddell-something-else-ovvero-qualcosaltro/) e di L’esilarante mistero del papà scomparso, sempre di Neil Gaiman (https://librolandia.wordpress.com/2014/05/25/neil-gaiman-lesilarante-mistero-del-papa-scomparso/). Il libro è di formato più grande del normale, quasi un A4, e la sua sovraccoperta è in carta da lucido con stampate sopra il titolo, i nomi degli autori – non mi interessa che Mondadori indichi solo Gaiman come autore, l’importanza di Riddell non è inferiore a quella di Neil – le immagini di un roveto fiorito, con intrecci che mi fanno venire in mente William Morris, e un fuso. Sotto, sulla copertina vera e propria, appare come velato il volto di una fanciulla dormiente, e il gioco fra l’immagine sulla carta da lucido e quella sottostante non può non riportarmi alla mente un altro libro che io amo molto, Nella nebbia di Milano di Bruno Munari. Il libro quindi mi è piaciuto da subito, prima ancora che lo aprissi. Dentro…

beh, dentro si inizia con un magnifico paesaggio visto a volo d’uccello, tratteggiato con il segno inconfondibile di Riddell. Davvero, amo la sua mano. China nera e una minuzia incredibile. Alcuni dettagli sono evidenziati in oro, e questo fa uno strano effetto per cui non riesco a trovare le parole. C’era già in Ottoline questo gioco con alcuni elementi colorati e quindi messi in primo piano, e spesso non sono i primi elementi che ci potrebbe venire in mente di evidenziare. Spiazza.

La carta è bella, già solo la qualità di questa stampa li vale tutti i 17,00 € di copertina. La regina, la protagonista della storia, è affascinante, un misto fra una principessa dark come può essere l’Agata De Gotici dell’omonimo libro (http://www.castoro-on-line.it/libri/agata-de-gotici-fantasma-topo/), Morticia Addams e una di quelle intrepide eroine che tanto amo e che, spada al fianco, non rimangono al castello per sposare il principe in attesa che qualcun altro compia gesta eroiche al posto loro.

Una manciata di disegni li potete vedere sul sito dell’editore: http://www.ragazzimondadori.it/news/quando-il-dark-entra-nella-fiabe-la-regina-del-bosco-di-neil-gaiman.

Promosso a pieni voti il libro sotto l’aspetto visivo (anche se un paio di disegni sono un po’ inquietanti, in fondo questo libro è definito sui siti di vendita un horror per bambini), restava da vedere la storia.

Questo è il risvolto di copertina:

Forse pensate di conoscere questa storia: una giovane regina che sta per sposarsi, dei nani buoni e coraggiosi, un castello circondato dai rovi; e ovviamente una principessa, colpita dalla maledizione di una strega che dovrebbe farla dormire per sempre. O almeno così dicono… Ma qui non ci sono principi che appaiono in sella a fedeli destrieri, e la magia sconvolge la trama di questa fiaba come un vento impetuoso e improvviso. Sarà la regina a dimostrare di essere l’eroe di questa storia, sempre che la principessa abbia davvero bisogno di essere salvata…

 

Non è la prima volta che Gaiman si cimenta nella riscrittura di una fiaba classica, il primo testo suo che ho letto, Neve, specchio, mele, è contenuto nell’antologia I tesori della fantasy, e già da quel racconto era evidente che Gaiman è Gaiman. Segue un percorso suo, sorprende, spiazza, a volte lo si ama, a volte non lo si sopporta. Biancaneve ritorna anche in questo La regina nel bosco, unita a un’altra fiaba, La bella addormentata. Di Biancaneve il nome non viene mai detto, perché “i nomi scarseggiano in questo racconto” (pag. 23), ma va bene così. Nelle fiabe raramente i personaggi vengono chiamati per nome, più spesso si usa un soprannome o li si indica con la caratteristica fisica che li contraddistingue. Biancaneve è la regina, è amica dei nani e in passato ha dormito un anno intero. Per questo è immune – si spera – all’incantesimo del sonno che attanaglia il regno vicino e che rischia di espandersi alche al suo.

La regina si deve sposare. Ormai il matrimonio è imminente, ma per una regina il primo dovere è proteggere il suo popolo. Per questo affida temporaneamente il regno al primo ministro, saluta il suo fidanzato, si fa portare la cotta di maglia, la spada, una scorta di provviste e il suo cavallo e parte, diretta a est. Una regina guerriera, uno di quei personaggi che amo e di cui ho già parlato: https://librolandia.wordpress.com/2015/08/25/intorno-a-la-spada-blu-di-robin-mckinley-e-alle-donne-nella-narrativa/.

Il tono del brano che ho riportato all’inizio è lo stesso di tutto il racconto, un po’ di fiaba, un po’ di elementi pratici, qualche richiamo a cose che conosciamo e insieme qualche elemento sorprendente. Certo proviamo la sensazione di conoscere già molte cose, di sapere quello che ci aspetta, e intanto siamo sospesi sul filo dell’ignoto. La storia scorre rapida, la settantina di pagine che costituisce il libro è ampiamente illustrata, perciò la lettura si può completare in mezz’ora. Sempre se intanto non ci si perde ad ammirare i disegni di Riddell, ovviamente. Nelle ultime pagine ci si rende anche conto che questo libro non è politicamente corretto, perciò non tutti potrebbero approvarlo. Per questo Jacopo ha scritto che non è davvero per bambini. Ci sono cose che un genitore potrebbe non gradire, come un certo bacio saffico. Eppure la realtà è anche questa, se con Alessia – e in presenza di Ilaria – mi sono ritrovata a parlare della possibilità che due persone dello stesso sesso si innamorino fra loro è perché non possiamo far finta di non vedere la realtà che ci circonda. Dobbiamo capirla e, almeno su certe cose, accettarla, perché se un compagno di Alessia ha due mamme o accettiamo questa realtà o le cose in classe non possono funzionare nel modo migliore, e un disegno in un libro non ha nulla di davvero sconvolgente. La rivelazione che si ha nelle pagine successive lo è molto di più, cambia completamente il tono alla storia e la rende ancor più affascinante. Finita la fiaba, la regina riprende il cammino. Se già non avessi amato questa storia la sua conclusione non avrebbe mai potuto lasciarmi indifferente. E l’ultima frase del libro è semplicemente perfetta.

La recensione di Emanuele Manco per FantasyMagazinehttp://www.fantasymagazine.it/24039/la-regina-nel-bosco.

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