George R.R. Martin: In the House of the Worm

Ho scoperto dell’esistenza del graphic novel In the House of the Worm quando stavo preparando l’articolo George R.R. Martin dalla narrativa ai graphic novel per l’ottavo numero di Effemme. A volte inizio a scrivere un articolo sapendo di voler dire determinate cose, faccio qualche ricerca… e scopro che di cose da dire ce ne sono molte di più. In quell’articolo ho cominciato parlando dell’importanza che hanno avuto i graphic novel sul giovane Martin, citando anche un paio di lettere da lui scritte alle redazioni delle riviste, e sono poi passata ai graphic novel basati sulle sue opere.

Sandkings, credo mai tradotto in italiano, è basato sul famosissimo racconto horror I re della sabbia. Non penso che lo leggerò mai, il racconto era bello, scritto bene, ma avevo davvero paura a finirlo e non credo di poter sopportare le immagini.

Il cavaliere errante è basato sull’omonimo racconto, il primo delle storie di Dunk ed Egg. Il racconto di partenza è davvero bello e l’adattamento eccellente, se ne avete la possibilità leggetelo (ma al momento è esaurito, trovarlo potrebbe non essere facile). Discorso analogo per la qualità (ma questo è regolarmente in commercio) per il successivo racconto anch’esso poi diventato graphic novel, The Sworn Sword. Spada giurata. Per quanto riguarda il terzo racconto avente gli stessi protagonisti, Il cavaliere misterioso, il relativo graphic novel è attualmente in fase di lavorazione, ma so già che quando verrà pubblicato io lo comprerò.

Di livello inferiore, tanto per la sceneggiatura quanto per i disegni, il graphic novel basato sul primo romanzo di Le cronache del ghiaccio e del fuoco, A Game of Thrones (Il trono di spade e Il grande inverno). La prosa di Martin è troppo ricca perché sia semplice sintetizzarla nelle tavole, e le sue complesse spiegazioni renderebbero necessaria la presenza di didascalie talmente lunghe da ridurre a elemento marginale l’aspetto grafico di una forma espressiva che si chiama graphic novel. Decisamente non una cosa logica. Quanto ai disegni, li ho trovati brutti. Ciò non toglie che io abbia comprato tutti e quattro i volumi che compongono l’adattamento. Alcuni commenti: https://librolandia.wordpress.com/2011/11/21/george-r-r-martin-a-game-of-thrones-la-graphic-novel-e-le-traduzioni/.

Non ho comprato, invece, Fevre Dream, adattamento di Il battello del delirio. Il tratto cupo del disegnatore, Rafa Lopez, mi è sembrato adeguato alle atmosfere, ma non per questo mi è piaciuto. Ho visto solo qualche tavola in anteprima, non posso davvero commentare l’opera, ma visto che Il battello del delirio, che pure è un romanzo notevole, è una storia d’horror, non sono sicura che il graphic novel mi interessi o che io possa riuscire a leggerlo. Qui potete vedere le prime tavole: http://www.fantasymagazine.it/18218/fevre-dream.

Due sono i graphic novel legati al mondo delle Wild Cards, uno che si basa su svariati racconti presenti nei romanzi-mosaico e uno, Wild Cards. The Hard Call, nato direttamente in questa forma. I primi sette romanzi mi sono piaciuti, l’ottavo no. Avete presente i Jocker? Sapete che esistono limiti che il mio stomaco non può superare?
Subito dopo citavo The Skin Trade, basato su Commercio di pelle, romanzo breve che unisce detective story e lupi mannari. Visto che Commercio di pelle tornerà disponibile in italiano nel secondo volume di I canti del sogno, previsto per fine ottobre, prima leggerò il testo di Martin e poi deciderò come comportarmi con il graphic novel. Ho presentato l’opera qui: https://librolandia.wordpress.com/2015/07/10/george-r-r-martin-skin-trade/.

Su In the House of the Worm tornerò a breve. Doorways, che ho letto in inglese, mi è piaciuto, ma per i commenti vi rimando all’articolo che ho scritto all’epoca della lettura: https://librolandia.wordpress.com/2015/05/16/george-r-r-martin-doorways/.

Infine c’è Meathouse Man, basato su L’uomo da carneteca, racconto definito dallo stesso Martin “il più disturbante” che lui abbia mai scritto. Io ho il racconto, sia in inglese che in italiano, ma ancora non ho trovato il coraggio per leggerlo. Qualcosa mi dice che non leggerò mai il graphic novel.

Finito l’elenco torniamo a quello che, pur senza aver letto, nel vecchio articolo avevo definito “un lungo racconto a cavallo fra la fantascienza e l’horror” cominciando con la presentazione che ho scritto per FantasyMagazine:


In the House of the Worm
è un racconto giovanile di George R.R. Martin. Pubblicato per la prima volta nel 1976, è ambientato in un mondo dal sole morente, caratteristica che lo accomuna da un lato al Ciclo della Terra morente di Jack Vance, iniziato nel 1950 con The Dying Earth, e dall’altro a quello che l’anno successivo sarebbe diventato il suo primo romanzo, In fondo il buio. Un fascino per il crepuscolo, non solo quello del sole ma anche di un certo modo di vivere, della realtà come è conosciuta dai protagonisti delle sue storie, che ha sempre affascinato Martin e che gli ha donato fama di autore romantico. Ma, al di là di questa vena melanconica, le sue storie presentano spesso protagonisti al limite, che si trovano a dover affrontare situazioni molto difficili e nelle quali la realtà è diversa da quel che sembra, nel tentativo improbabile di sopravvivere. Questo vale anche per Annelyn, uno dei Figli della Casa del Verme, che nel suo viaggio in luoghi sotterranei scoprirà ben più di quel che si aspettava e dovrà fare i conti con situazioni e realtà molto difficili da accettare.

Il racconto, mai tradotto in italiano, è stato trasformato in graphic novel nel 2009. Lo sceneggiatore è Jon Jos. Miller, autore che da anni collabora con Martin nella serie di romanzi condivisi Wild Cards. Il disegnatore è Ivan Rodriguez, autore, fra l’altro, di diversi graphic novel della serie Star Wars.

La sinossi

Dall’autore fantasy contemporaneo più conosciuto e più letto del mondo, George R.R. Martin, una saga tetra e appassionante. Annelyn è uno dei Figli della Casa del Verme, un popolo che vive sotto la fievole luce di un sole morente, aspettando la fine del mondo e adorando il Verme Bianco. Sotto di loro, il popolo dei Terrani si aggira per i bui sotterranei. Nel sottosuolo, Annelyn compirà un viaggio in cerca di vendetta che lo porterà alla verità sul Verme Bianco e sul suo popolo. Ma il prezzo da pagare sarà alto.

All’epoca dell’articolo per Effemme non avevo letto il graphic novel e gli accostamenti a fantascienza e horror li avevo fatti in base a quei pochissimi commenti che avevo trovato e letto in inglese. Ora però la situazione è cambiata, il graphic novel è stato tradotto e io l’ho letto. I due generi di riferimento, fantascienza (per una storia che probabilmente è ambientata su un pianeta diverso dal nostro, o in un tempo lontanissimo dal nostro e con condizioni di vita molto diverse anche se non c’è nulla di futuristico) e l’horror sono corretti. Purtroppo, perché ovviamente l’aspetto horror mi ha infastidita e reso la lettura difficile.

Il primo pensiero, comunque, è andato alla copertina. Ma li avete visti i disegni? Avete visto quanto sono brutti? Da bambina non ero così critica con i disegni, A casa di uno zio leggevo Lanciostory, Skorpio e svariati altri fumetti, e non mi preoccupavo dei disegni ma solo della storia. Ora temo di avere l’occhio troppo allenato e non posso evitare di essere disturbata se vedo anatomie scorrette, corpi deformi, volti inespressivi, colori piatti e via dicendo. Colpa del Liceo Artistico e degli studi universitari di Storia dell’Arte, senza dubbio, ma certe cose proprio non le accetto. E poi avete visto il vestito della fanciulla bionda? Mi riferisco, ovviamente, alla prima delle copertine di In the House of the Worm che ho postato, che è la copertina dell’edizione italiana. Le altre sono copertine dell’edizione originale a fascicoli. Ma davvero abbiamo bisogno di una fanciulla tettona che va in giro in un ambiente selvaggio seminuda? Gli uomini sono vestiti, solo lei è immune ai graffi che possono farle eventuali cadute o anche quella specie di rovi che si trovano davanti al gruppo? Ma per piacere!

Licenza poetica? Chiamiamola così, anche se di poetico per me non c’è nulla. A parte le capacità ridotte del disegnatore e gli interessi da adolescente pieno di ormoni il problema è un altro. Com’è possibile rendere le storie di Martin?

Doorways, che ogni tanto mi sembrava andare a scatti ma che nel complesso è un ottimo lavoro, è nato come sceneggiatura. Sceneggiatura televisiva, certo, ma George sapeva già che sarebbero state le immagini a parlare, e ha impostato la storia in un certo modo, preoccupandosi di cose come il ritmo piuttosto che la bellezza della prosa, e dosando la profondità in modo da non farla mai risultare indigesta e quindi adatta a una forma espressiva visuale. I graphic novel del Cavaliere errante sono molto belli ma hanno didascalie lunghissime. A me la cosa non disturba, ma quanti amano un graphic novel strutturato in questo modo?

Non ho letto il racconto originale In the House of the Worms, che non ho, e non so se lo leggerò mai, perciò non posso davvero parlare del tipo di lavoro fatto da Jon Jos. Miller, fra l’altro un amico di Martin, per realizzare la sceneggiatura, ma la mia impressione è che abbia lasciato fuori troppo. Si è interessato al ritmo e ha dimenticato di inserire le spiegazioni, rendendo la storia a tratti difficile da seguire, confusionaria, perché non ci sono le giuste basi per determinati comportamenti. Anche il mondo è difficile da capire. Il sole si sta spegnendo, va bene, e sospetto sia un omaggio a Jack Vance, da sempre uno degli idoli di Martin, ma al di là di questo non mi è ben chiara la struttura della Casa del Verme (a proposito, che schifo!), né il modo in cui i due popoli vivano in questo mondo assurdo. Non mi sono chiare un bel po’ di cose. Certo, quando il protagonista – che comunque non mi sta simpatico, e questa per il mio divertimento è una grave pecca – si caccia nei guai la storia ha un ritmo notevole. Azione e pericolo ce ne sono in abbondanza, e ho pure il sospetto che il mondo possa avere una notevole profondità, cosa che però intuisco più che vedere perché l’adattamento non è all’altezza.

Per me graphic novel bocciato sia da un punto di vista grafico, di immagine, che di sceneggiatura. Probabilmente il racconto è di buona qualità, anche se si tratta di un’opera giovanile Martin aveva già dimostrato le sue capacità di scrittura vincendo i premi Hugo e Nebula con Re della sabbia (1975) e scrivendo un racconto che amo come Al mattino cala la nebbia (1973), oltre a svariati altri racconti notevoli. Però, vista la trama, sospetto che al fascino della scrittura di Martin (che ho sempre sentito in tutte le sue opere, comprese quelle che mi hanno fatto paura come Il battello del delirio e Re della sabbia) si unirebbero disgusto per quanto narrato e in certi tratti una paura un po’ troppo intensa per i miei gusti. No, grazie, In the House of the Worm non fa per me, in nessuna forma.

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