La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 24: Catelyn

A Delta delle Acque si festeggia. Nonostante gli ordini di Robb, secondo i quali Edmure si sarebbe dovuto rinchiudere nel castello e lasciar passare l’esercito di Tywin Lannister diretto a ovest, il fratellino di Catelyn ha deciso di combattere ed è riuscito a bloccare il nemico. Dovrebbe essere un momento felice, ma non per tutti è così.

Che ripercussioni possono avere le azioni compiute da una persona nella vita di qualcun altro? Dipende dealle azioni, ovviamente, e dall’identità delle persone che devono fronteggiare la nuova situazione. Tyrion è dispiaciuto per la morte di Bran e Rickon perché non rientra nel suo carattere fare deliberatamente del male a qualcuno che non sta provando a fare del male a lui. In più il suo amico Jon Snow adora Bran, e Bran è stato molto più amichevole di Robb nei confronti di Tyrion quando il Folletto è ripassato da Grande Inverno dopo la visita fatta alla Barriera. Al di là di questo Bran per lui vuol dire poco, e Rickon, troppo piccolo e quindi quasi sempre fuori scena sia nei romanzi di Le cronache del ghiaccio e del fuoco che nella serie televisiva Il trono di spade, ancora meno.

Per Catelyn però sono due dei figli, e questo cambia tutto. Noto il modo graduale di darci le informazioni usato da George R.R. Martin. Nel capitolo di Theon abbiamo assistito alla scoperta della fuga e a un inseguimento a vuoto, fino alla dichiarazione del figlio di Balon Greyjoy relativa al fatto di aver capito dove sono i fuggitivi. Nulla di più, se non la dichiarazione che non è più il momento della clemenza, poi Martin aveva spostato la sua attenzione su altri personaggi (Jon, Sansa e di nuovo Jon) e il lettore era rimasto a interrogarsi sull’esattezza dell’intuizione di Theon. Con Tyrion è arrivata la triste notizia della morte dei due giovani Stark, anche se subito dopo le discussioni si sono indirizzate su questioni di tradimento, poilitica e guerra. Catelyn fornisce i particolari per come li ha appresi da una lettera: il mulino, le teste esposte, e sopra tutto il dolore. Catelyn parla, sottolinea come la sua fiducia nei meta-lupi sia risultata qualcosa di vano, rievoca il passato, e dice una frase che in questo contesto non può non essere notata: “Il ghiaccio può essere altrettanto letale quanto il fuoco” (La regina dei draghi, pag. 297). Ghiaccio, fra l’altro, era il nome della grande spada in acciaio di Valyria posseduta da Ned in quanto lord di Casa Stark.

La parte più interessante del capitolo è il confronto fra Catelyn e Jaime. Lo Sterminatore di re è sobrio, troppo furbo per cadere in una manovra tanto evidente, e questo ci consente di avere un bel dialogo almeno quando i due la smettono di punzecchiarsi a vicenda. Un dialogo sulla verità, qualunque cosa sia. Per un po’ di tempo ho raccolto citazioni sulla verità, poi, non so bene perché, ho smesso. Eppure l’argomento mi stuzzica, per quanto possa essere difficile. Lo stesso Jaime ci ricorda che “la gente fin troppo spesso dichiara di volere la verità, ma ben di rado apprezza il suo gusto quando viene servita” (pag. 302).

Cominciamo con la conferma del fatto che Joffrey è figlio dell’incesto e della rievocazione della caduta di Bran per poi essere sorpresi da Jaime che nega di aver mandato il mancato assassino. Qui, intorno alla daga, c’è un nodo importante. Jaime è stato sconfitto da ser Loras, e se Tyrion, come ha dichiarato ne Il trono di spade, non scommetteva mai contro il fratello, non può aver vinto la daga a quel modo. Allora, dov’è l’inghippo?

Col procedere del dialogo arriviamo a parlare dei giuramenti. “Quanti, quanti giuramenti…”, dice Jaime, e in effetti a volte può essere difficile rispettare un giuramento, specie se due giuramenti entrano in contrasto fra loro. Noi odiamo Jaime per aver buttato Bran giù da quella torre e per l’aggressione a Ned costata la vita a Jory Cassell – se avete visto la serie televisiva dimenticatela, dimenticate il duello con Ned mai avvenuto, perché per quanto Jaime abbia organizzato un’aggressione decisamente impari non è così assetato di sangue da voler partecipare personalmente a un massacro, e dimenticate l’omicidio di Martyn Lannister, personaggio che nei romanzi neppure esiste – ma ci siamo mai soffermati a pensare cosa significhi vestire i suoi panni? Sterminatore di re. Quale splendido re era Aerys il Folle, in regno sta davvero meglio senza di lui.

La parte più interessante arriva qui, quando rivanghiamo il passato. Una brutta storia vecchia di sedici anni, la morte di Brandon Stark e di suo padre, lord Rickard. Ned, ricordiamolo, era solo il figlio secondogenito, Grande Inverno non sarebbe dovuto passare a lui. Cominciamo sul fatto che Jaime definisce Catelyn non vergine, cosa che lei nemmeno rileva perché la sua attenzione si concentra su altro. Eppure il dettaglio è importante, non è un insulto gratuito, e passiamo al fatto che Brandon avesse sangue nelle vene e fosse più simile a Jaime che a Ned, altro dettaglio importante.

Brandon viene a sapere della sparizione di Lyanna a opera di Rhaegar, notare come Martin non fornisca troppi dettagli e lasci a noi il compito di immaginare quello che vogliamo, con la conseguenza che alla prima lettura leggiamo ciò che non c’è scritto e solo in seguito notiamo davvero le parole, e si reca ad Approdo del Re. Sergio Altieri scrive che lui “Entrò a cavallo nella Fortezza Rossa insieme a pochi compagni, gridando a gran voce che il principe Rhaegar venisse fuori ad affrontarlo” (pag. 307), ma anche qui abbiamo una traduzione imprecisa di Altieri. Non ve le sto segnalando tutte, al di là del fatto che non le sto nemmeno cercando, ma questa è significativa. Martin ha scritto che Brandon era entrato nella Fortezza Rossa “shouting for Prince Rhaegar to come out and die”, uscire e morire. Nessun dubbio in lui, e la sua convinzione di poter ammazzare, così, semplicemente, colui che non solo è l’erede al trono ma anche il cavaliere che lo aveva sconfitto non troppo tempo prima nel torneo di Harrenhal, denota la sua arroganza. Davvero Brandon era un testa calda, ma con una minaccia alla famiglia reale posta su questi toni c’è da stupirsi se una persona diffidente come re Aerys il Folle abbia visto una congiura contro di lui? Altieri minimizza i toni di Brandon, ennesima volta in cui cambia il tono della storia e fa perdere al lettore l’atmosfera voluta dall’autore.

Naturalmente Aerys arresta tutti – c’è anche l’erede di Jon Arryn fra loro – e visto che è folle li ammazza tutti senza processo, compresi i padri tanto incauti da mettersi nelle sue mani. Notato il simpatico duello sostenuto da lord Rickard? In fondo tutto quello che doveva fare era non bruciare vivo… La presenza del fuoco in un confronto a me fa venire in mente la mitologia norrena, chissà se per Martin l’ispirazione è davvero arrivata da lì. Durante un viaggio che Loki e Thor compiono insieme si trovano ad accettare l’ospitalità dei giganti e vengono coinvolti in sfide molto particolari. Loki è comvinto che nessuno possa mangiare più in fretta di lui e affronta un certo Logi. I due iniziano, ciascuno dalla sua parte del tavolo, e si ritrovano esattamente in centro. Solo che

mentre Loki aveva mangiato tutta la carne fino all’ultimo boccone lasciando soltanto le ossa, Logi aveva mangiato carne e ossa, e persino la propria metà del truogolo, di modo che fu evidente che Loki aveva perduto la contesa.

Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini, Miti e saghe vichinghi, pag. 127

Cos’era successo?

se Loki avesse saputo leggere nel suo nome, avrebbe saputo che l’avversario era il fuoco selvaggio; perciò Logi bruciò altrettanto velocemente il truogolo, le ossa e la carne. (pag. 133)

Incidentalmente noto che anche qui i nomi sono importanti, anche se ciò che mi interessa è che qualcuno ha sfidato il fuoco – qui con l’inganno, nel caso di Rickard Stark forzatamente, perché Aerys ha piegato le leggi a suo uso e consumo – e ha perso.

Jaime è schiacciato dal peso dei giuramenti, il leale, valoroso Toro Bianco, ser Gerold Hightower, non sembra preoccuparsi più di tanto visto che il suo compito è “proteggere il re, non giudicarlo” (pag. 308).

Ma se si segue in modo cieco chi è al governo fino a dove si può arrivare? Anche un certo Adolf Hitler era a capo di una nazione. Jaime ha infranto il suo giuramento nei confronti di Aerys e così facendo ha servito il regno, anche se il suo orgoglio gli ha impedito di dire perché ha ammazzato Aerys – e il desiderio di vendicare Brandon non era fra le motivazioni che lo hanno spinto – ma è sempre rimasto fedele a Cersei. Ma, anche se Jaime ne è convinto, davvero noi possiamo pensare che Ned abbia mancato alla sua parola e abbia tradito Catelyn? Davvero, con Jon Snow Martin ci ha preso in giro allegramente, ma ci ha dato anche un bel po’ di indizi. Immaginare Ned che tradisce è come immaginare Catelyn che possa farlo, intorno c’è una gran puzza di bruciato.

Il capitolo si chiude con un nome, e io proprio non avevo capito cosa avesse in mente Catelyn.

Sotto la foto spoiler da La regina dei draghi.

Noto il modo graduale di darci le informazioni usato da George R.R. Martin. Nel capitolo di Theon abbiamo assistito alla scoperta della fuga e a un inseguimento a vuoto, fino alla dichiarazione del figlio di Balon Greyjoy relativa al fatto di aver trovato i fuggitivi. Nulla di più, se non la dichiarazione che non è più il momento della clemenza, poi Martin aveva spostato la sua attenzione su altri personaggi (Jon, Sansa e di nuovo Jon) e il lettore era rimasto a interrogarsi sull’esattezza dell’intuizione di Theon. Con Tyrion è arrivata la triste notizia della morte dei due giovani Stark […]

No, non mi sono confusa ripetendo un brano che ho già scritto più in alto. Martin di fornisce le informazioni in modo graduale con Theon, Tyrion, Catelyn… e ci prende in giro tutti quanti. Bran e Rickon non sono morti, anche se gli altri lo credono, e questa è l’ennesima conferma di una cosa a cui Martin tiene molto, il fatto che i suoi narratori sono inaffidabili. A volte non capiscono, vedi Bran che non ha capito cosa stessero facendo Jaime e Cersei quando li ha sorpresi nella Torre spezzata in Il trono di spade, a volte ricordano male – e visto che sono già in zona spoiler da La regina dei draghi ricordo che il Mastino non ha mai baciato Sansa prima di andarsene da Approdo del Re, dettaglio di cui siamo certi perché assistiamo alla scena. In seguito (ma la cosa è significativa solo per la caratterizzazione del personaggio e non per la trama, altrimeni non la citerei qui) lei ricorderà un bacio che non c’è mai stato dimostrandosi un narratore inaffidabile almeno su certi dettagli – a volte hanno informazioni errate o incomplete, come quelle relative alla morte di Bran e Rickon diffuse da Theon e da coloro che hanno visto sulle mura di Grande Inverno due teste irriconoscibili.

Fin dall’inizio della mia scoperta del genere con Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien mi sono resa conto che nel fantasy non si può mai dare nessuno per morto se non c’è il suo cadavere. Quando, qualche tempo dopo, ho letto La spada di Shannara di Terry Brooks ho precisato meglio a me stessa la frase con il dettaglio che il cadavere deve essere riconoscibile, e questo prima ancora che un certo presunto morto tornasse in scena. Mi era bastato sentir raccontare della sua presunta morte. Nemmeno questo dettaglio, la riconoscibilità, però è sufficiente, come mi ha fatto notare Guy Gavriel Kay con Il paese delle due lune. E non basta neppure veder avvenire una determinata cosa perché sia avvenuta davvero, vedi La legione di Videssos di Harry Turtledove, perché lo scrittore può sempre riuscire a prenderci in giro facendoci credere di aver visto accadere, o di sapere che sono accadute, cose che lui non ha mai fatto accadere. Alla fine bisogna sempre capire che tipo di libro si sta leggendo, ed essere diffidenti per principio, sapendo che anche così ci si può sbagliare.

Sotto la foto spoiler da Tempesta di spade.

Catelyn, distrutta dalla sorte che crede sia toccata a Bran e Rickon, e angosciata per la sorte di Robb, esprime una serie di desideri: “Voglio le mie figlie, voglio che Robb deponga la spada e scelga una delle figlie di Walder Frey, una brava ragazza che possa farlo felice e dargli dei figli. Voglio Bran e Rickon, Voglio…” (pag. 299).

Peccato che la notizia relativa alla (falsa) sorte toccata a Bran e Rickon abbia sconvolto Robb come sua madre. Catelyn ha commesso l’errore di liberare Jaime, lui quello di farsi consolare da Jeyne Westerling e poi di sposarla. Theon ha finto di ammazzare i due Stark più giovani, e i due che avrebbero dovuto essere più maturi sono andati in pezzi e hanno commesso errori enormi, dalle conseguenze difficili da prevedere.

Sotto la foto spoiler da Il portale delle tenebre.

Parlavamo di un inghippo intorno alla daga, giusto? Jaime ha perso. Supponendo che sia vero che Tyrion ha scommesso su di lui – e mi sembra qualcosa assolutamente nel carattere del personaggio – non può aver vinto. Ergo, se qualcuno dice che Tyrion ha vinto quel qualcuno mente. Semplice. Non necessariamente vero, Tyrion potrebbe aver mentito, ma dall’esterno, senza coinvolgimento emotivo, se ci si ragiona un attimo sopra bisogna quanto meno considerare l’ipotesi che chi ha accusato Tyrion abbia mentito. E l’accusatore è Ditocorto.

Noi sappiamo che Ditocorto è un fetentone quanto meno da Il grande inverno. Volendo lo sapevamo pure da prima ma Catelyn si fida di lui, convince pure Ned a fidarsi, e noi ci caschiamo. Però quando noi (non Catelyn) assistiamo alla cattura di Ned nella sala del trono di Approdo del Re non abbiamo più dubbi su che tipo sia il caro Petyr Baelish. Catelyn può pure chiedersi “se Jaime e Tyrion concordavano sulla medesima versione, che cosa poteva significare?” (pag. 305), e pensare che “Da qualche parte, doveva esserci una trappola”, noi dovremmo vederla. Se non lo facciamo è solo perché, con così tante cose da tenere a mente, a volte ci perdiamo i dettagli. Dettagli come gli ordini fasulli di Roose Bolton, non ancora citati in questo capitolo di La regina dei draghi, che hanno indebolito l’esercito di Robb, o come la disobbedienza di Edmure che ha tenuto Tywin vicino ad Approdo del Re.

Con il procedere della conversazone abbiamo Jaime che dichiara che la giovane sposa di Ned Stark non era vergine. Ma ve la immaginate Catelyn Tully, “Famiglia, dovere, onore”, donare la sua verginità prima di sposarsi? Jaime però ha vissuto buona parte della sua vita ad Approdo del Re, dove un certo lord Baelish si è vantato di aver preso la verginità di Catelyn. Lei, lontana, al Nord, queste voci non le ha sentite, Jaime, che a mala pena la conosce, come può dubitare di Petyr? E Petyr? Lui è convinto di aver preso la verginità di Catelyn. Nel duello per la mano di Catelyn Brandon Stark ha ferito seriamente il giovane Baelish, e se non lo ha ucciso è solo perché la sua promessa sposa gli aveva chiesto di non farlo (ma stare zitta di tanto in tanto no?). Era ferito, probabilmente febbricitante, e Lysa Tully, che lo amava follemente, si è infilata nel suo letto. Proprio perché lui delirava ha scambiato Lysa per Catelyn, tanto è vero che Lysa stessa ricorda che lui l’ha chiamata con il nome della sorella. Lysa, che non è una cima e che quando c’è di mezzo Petyr ragiona ancora meno del solito, si è convinta che lui avesse solo sbagliato nome, mentre in realtà aveva sbagliato persona. In seguito a quest’episodio Ditocorto si è convinto che Catelyn lo amasse, che il suo matrimonio con uno Stark – fidanzamento con Brandon, celebrazione con Ned – fosse stato dovuto solo agli accordi presi da lord Tully, che non fosse mai diventato nulla più che un dovere e che lei, libera di scegliere, avrebbe sposato lui. La trappola in cui ha fatto finire Ned ad Approdo del Re con le sue macchinazioni era il modo di rendere vedova Catelyn per poterla poi sposare lui, ma le Nozze rosse sono andate un po’ troppo oltre rispetto ai suoi desideri. Ultimo appunto su Lysa: dopo quel rapporto la più giovane delle sorelle Tully è rimasta incinta, lord Hoster l’ha fatta abortire e poi l’ha data in sposa a Jon Arryn, un uomo che per età sarebbe potuto essere suo padre ma anche l’unico nobile importante disposto a prenderla anche se non più vergine perché lui aveva bisogno di un erede e lei aveva già dato prova di essere fertile. Mi domando se pure il caro Robert Arryn sia figlio di Ditocorto, in fondo dopo che lord Hoster lo ha scacciato Petyr è tornato nella Valle di Arryn e ha cominciato la sua ascesa da lì.

Sotto la foto spoiler da I fuochi di Valyria.

Per quanto tempo abbiamo musurato Brandon sulla conoscenza di suo fratello Eddard? Eppure Jaime ce lo aveva detto che Brandon era più simile a lui che a Ned. Ecco allora che lady Dustin ci aiuta a capire un po’ meglio chi era l’erede di lord Rickard. Il Nord è stato molto meglio con Ned, fino a quando gli intrighi di Ditocorto non lo hanno portato a Sud.

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