La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 22: Jon

Jon sul passo Skirling. Dopo Sansa, protagonista del capitolo precedente, è un bel cambiamento. Se ci penso rimango sempre ammirata per come George R.R. Martin sappia narrare storie diversissime per ambientazione e per protagonisti riuscendo sempre a catturare l’attenzione del lettore.

Il capitolo inizia con calma, con l’accenno alla storia di Bael il Bardo e la storia di Mance Rayder, che ovviamente è importante, e poi si sposta su Ygritte. Mi piace il modo di prendere le cose di Qhorin il monco, lui non ha dato ordini e si è limitato a osservare. Ora conosce meglio Jon, e come ben sappiamo la conoscenza è fondamentale.

Finite le discussioni inizia il sogno. Un sogno di lupi, in cui i lupi sono cinque quando avrebbero dovuto essere sei. Lady è morta da un pezzo, questo lo sappiamo, ma il ricordarci il legame fra gli animali è certamente importante. Gli animali hanno conoscenze, una saggezza, che mancano agli esseri umani. Sapranno i ragazzi Stark trovare il giusto rapporto con i meta-lupi? Intanto vediamo che uno di loro ha tre occhi e che il suo volto si trova in un albero-diga, ma prima di poterci ragionare sopra sentiamo odore di morte. Martin si diverte proprio a stuzzicarci.

Oltre a inquietarci i sogni servono anche a darci informazioni. Tipo a farci vedere l’entità dell’esercito guidato da Mance, così ci spaventiamo per bene e smettiamo di credere che ne Le cronache del ghiaccio e del fuoco sia possibile leggere di un piccolo gruppo di eroi che sconfigge un grosso esercito grazie a cose come coraggio, astuzia e abilità. I numeri sono importanti, anche nel fantasy.

Jon vede e non capisce, scambia il sogno per un semplice sogno. Fortuna che Qhorin è in gamba. “«I venti gelidi si stanno levando» disse Qhorin. «Questo, Mormont lo temeva. E anche Benjen Stark lo aveva percepito. Gli uomini morti camminano e gli alberi hanno nuovamente occhi. Perché non dovremmo credere ai mostri e ai giganti?»” (pag. 281).

Benjen, già. Che fine ha fatto? Noto la menzione dei metamorfi, nome che tornerà in futuro con interessanti sviluppi, e iniziamo finalmente a sentire il peso di quella scena del propogo de Il trono di spade in cui gli Estranei avevano aggredito i Guardiani della notte. I venti gelidi si stanno svagliando, e il mondo non sarà più lo stesso. Brrr!!! Meglio, molto meglio, tornare indietro. Se ci si riesce.

Sotto la foro spoiler da Tempesta di spade.

Per conoscere la storia di Bael il Bardo dobbiamo aspettare che ce la racconti Mance in persona. In La regina dei draghi non avevamo idea che fosse importante, era solo colore, ma l’accostamento fra Mance e Bael è già stato fatto una prima volta in questo capitolo. Quante volte Martin accosta due cose apparentemente distanti, facendolo sembrare un caso, e invece sta piantando semi per future associazioni, futuri eventi, ne Le cronache del ghiaccio e del fuoco? Naturalmente dopo aver letto Tempesta di spade ho ripreso in mano Il trono di spade, ma in quel libro non si vede il bardo che suona in onore di Robert Baratheon, si sa solo che un bardo è presente. Suppongo che Martin non avesse ancora deciso di far ricoprire quel ruolo da Mance, anche se è pur vero che all’epoca per Jon il bardo non era affatto importante.

Sotto la foto spoiler da I fuochi di Valyria.

“Il volto nell’albero-diga era il volto di suo fratello. Ma suo fratello li aveva sempre avuti quei tre occhi?” (pag. 278).

Bran parla sempre del corvo con tre occhi, e il terzo occhio dei saggi e degli sciamani è l’occhio della conoscenza. Che Bran fosse attratto dal corvo con tre occhi lo sapevamo, ma qui Martin ci parla del volto di Bran nell’albero. Ce lo aveva detto nel 1999, eppure noi abbiamo dovuto aspettare il 2011 (rispettivamente 2001 e 2012 per chi ha letto i libri in italiano) per capire che Bran si sarebbe fuso con l’albero. E questo grazie all’intervento di un corvo. Come ben sappiamo, i Guardiani della notte sono soprannominati “corvi”.

Voi ricordate chi è il tizio incontrato da Bran oltre la Barriera? Se non lo ricordate vi rimando a un mio articolo incasinato (la colpa è principalmente dello zio George e solo in piccola parte mia) su Brynden Rivers e sull’albero genealogico dei Targaryen: https://librolandia.wordpress.com/2013/05/28/brynden-rivers-e-i-targaryen/. Noto anche che Qhorin ha detto che gli alberi hanno nuovamente occhi. Forse dovremmo dare più credito alle vecchie leggende, noi e pure i protagonisti della saga.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in citazioni, George R.R. Martin rilettura e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...