Intorno a La spada Blu di Robin McKinley e alle donne nella narrativa

A volte m’interrogo su quanto sia forte, e quanto fosse più forte in passato, il nostro bisogno di storie. Per anni sono stata consapevole della mia necessità, ma più mi guardo intorno, più leggo, e più capisco quanto sia una fame comune.

Nel 1971, quindi in un tempo non poi così lontano, il settimanale Panorama ha pubblicato un’inchiesta nella quale si analizzavano i libri di lettura adottati nelle scuole elementari del New Jersey. Lo studio “rivela che i bambini sono protagonisti di 881 racconti, le bambine di 334; che i bambini in campeggio costruiscono case sugli alberi, esplorano caverne, aiutano papà, mentre le bambine sorridono, giocano con bambole e gattini e cuociono torte” (1).

Insomma, “le attività eccitanti sono riservate ai maschietti mentre le femmine sono presentate come creature deliziosamente incapaci o nobili aiutanti” (2).

La stessa situazione era confermata da un’inchiesta francese del 1972, che metteva in evidenza come “i pochi personaggi femminili sono quasi tutti di secondo piano, pure e semplici comparse di nessun peso, esclusivamente addette ai servizi” (3).

Questo brano risale a circa quattro anni fa, compare nel quarto numero di Effemme. All’epoca correva il centenario della morte di Emilio Salgari, Lucca Comics & Games aveva deciso di rendergli omaggio e noi, come tante volte abbiamo fatto, abbiamo dedicato lo speciale del numero autunnale al tema principale della manifestazione lucchese. Solo che io non avevo tanta voglia di scrivere di Salgari, e in redazione avevo pure espresso i miei dubbi: che c’entrava Emilio con noi? Qualche punto di contatto c’era, ma per i miei gusti erano troppo pochi. Certo, avrei potuto fare a meno di scrivere (io? Mi ci vedete a non scrivere quando posso farlo?), o avrei potuto realizzare un articolo su un tema diverso per la sezione di approfondimenti liberi. Però il fatto di avere un tema è una sfida, e io non potevo non accettarla. Magari sgomitando qua e là e facendo di testa mia.

Sono partita da Emilio Salgari, per la precisione dalla protagonista di uno dei suoi romanzi, Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, e ho parlato di un tema per me molto importante. Le donne.

Sono una donna, suppongo ve ne siate accorti. E se quando ero più giovane sentivo una certa insofferenza nei confronti dei discorsi sulle donne, perché non capivo per quale motivo dovessero essere considerate una categoria a sé di cui discutere, ora che sono più matura (niente risatine, grazie) continuo a essere infastidita dal fatto che le donne siano una categoria a sé di cui discutere, ma visto che di fatto lo sono allora è meglio rifletterci un po’ e vedere se si possono migliorare le cose. Come ha scritto Simone De Beauvoir in Il secondo sesso

Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna.

Pag. 271

Quell’articolo di Effemme è uno dei miei più sentiti. Non dico che sia per forza uno dei più riusciti, questo lo dovrebbero valutare i lettori e fino a ora nessuno mi ha detto di averlo letto facendomi poi sapere cose ne pensa. Vi fischiano le orecchie? La cosa non è per niente casuale! Comunque quello è uno dei miei articoli più sentiti perché parla di donne e già che c’è parla anche di libri.

Jolanda e le sue figlie: eroine in cerca d’avventura inizia, dopo due paragrafi introduttivi (potete leggerne qualche riga in più qui: https://librolandia.wordpress.com/2011/10/26/quarto-numero-per-effemme/), con il brano che ho riportato più in alto. Ovvio che io non abbia mai letto l’inchiesta di Panorama che cito, all’epoca della sua pubblicazione io avevo due anni. Ha letto quell’inchiesta, però, Elena Gianini Belotti, che nel 1973 avrebbe pubblicato Dalla parte delle bambine, ed è dall’interessante saggio della Gianini Belotti (pagine 103-105) che ho preso tutte le informazioni. Le donne, nella narrativa per bambini – che poi è quella con cui ci formiamo – erano “creature deliziosamente incapaci” e personaggi “quasi tutti di secondo piano, pure e semplici comparse di nessun peso, esclusivamente addette ai servizi”.

Bello, vero?

Ciò che ci veniva propost0 ci insegnava a metterci al servizio dell’uomo e a tenere in ordine la casa mente lui usciva per andare al lavoro o ad ammazzare draghi, poco importa. Lui aveva la sua vita fuori casa, noi no. C’è da stupirsi se la mia fiaba preferita è sempre stata La regina della neve di Hans Christian Andersen? Scordatevi la versione distorta da Disney per il film Frozen, La regina della neve è una storia di amicizia in cui lui, Kay, viene rapito dalla Regina della neve, che per buona misura gli congela il cuore, ed è la bambina, Gerda, che vive tutta una serie di avventure notevoli ma che non si lascia mai scoraggiare perché deve andare a salvare il suo amico. Finalmente i ruoli ribaltati! Non per nulla ho amato intensamente anche Lady Oscar, arrivata in Italia nel 1982. Faceva parte dell’esercito, si vestiva da uomo ma era una donna.

Ci sono ingenuità nella raffigurazione di Oscar e nella sua storia, come ce ne sono in tutti i migliori cartoni animati dell’epoca (per quelli peggiori si può parlare di ben altro che di ingenuità). La storia è finzione, anche se è ambientata in un periodo storico reale e spesso cita fatti realmente accaduti. Ma quello che conta è il fatto che Oscar sia una donna e nonostante questo riesca a ricoprire un ruolo normalmente assegnato a un uomo. Certo, la scelta non è sua, non nei primi quattordici anni, quando è il padre a decidere come educarla, ma nel momento in cui sfida Girodel e quindi entra nella Guardia Reale è lei a prendere in mano il suo destino. L’elemento che più di ogni altro ci fa dire che questi fatti non sarebbero mai potuti accadere, una donna a comando della Guardia Reale, è proprio quello che mi ha fatto amare la storia.

C’è un brano, in Tutti i colori dell’acciaio di K.J. Parker, che spiega chiaramente perché Lady Oscar, e le spadaccine in genere, sono impossibili. Nel mondo di Parker gli avvocati non cercano di vincere la causa grazie alla conoscenza della legge o ad arringhe particolarmente d’effetto, ma si sfidano a duello con la spada, e il protagonista è un avvocato che dirige anche una scuola di scherma:

Quasi tutti gli abominevolmente numerosi romanzetti di ambiente giudiziario sfornati in grande profusione dagli scribacchini  di professione e da uno sterminato numero di amatori senza talento avevano per eroina un’adorabile spadaccina, sottile come un giunco, ma veloce e mortale, capace di infilzare il grande avvocato o di aprirsi un varco attraverso qualunque numero di banditi, pirati e guerrieri barbari. Di tanto in tanto Loredan si era preso la briga di spiegare ad alcune delle sue conoscenze esattamente perché quella poetica invenzione fosse impossibile; che senza peso e allungo e senza un polso abbastanza vigoroso da deviare la spada dell’avversario, tutta la velocità e l’agilità di questo mondo non sarebbero state sufficienti per sfuggire a una rapida morte. Aveva spiegato loro con quanta rapidità le braccia e le ginocchia si stancassero, come un fendente vibrato a piena forza da un uomo di novanta chili avrebbe fatto volare letteralmente per aria una fanciulla giovane e carina anche se la sua parata fosse stata da manuale (pag. 137).

A differenza di Bardas Loredan io non ho letto così tanti romanzi con protagoniste adorabili spadaccine, soprattutto non da bambina, ma io e lui non viviamo nello stesso mondo. Comunque mi sa che non è un caso che Brienne di Tarth, la guerriera creata da George R.R. Martin, sia più grossa di quasi tutti gli altri personaggi. Forse solo la Montagna che cavalca sarebbe in grado di far volare Brienne, anche se diversi guerrieri al meglio delle loro capacità potrebbero sconfiggerla. Diversi, non tutti, ricordiamo che la prima volta che compare, in Il regno dei lupi, lei esce vincitrice da una mischia.

Brienne a parte, perché sono così affascinata dalle ragazzine che compiono imprese impossibili?

Fra i romanzi di Marion Zimmer Bradley uno di quelli che mi piace di più è La catena spezzata. Giusto per dare un’idea, il mio nickname su internet – quando lo uso – è kindra, dal nome di una delle due protagoniste della prima parte di La catena spezzata. Il romanzo è del 1976, l’edizione che ho io contiene anche un’introduzione scritta dall’autrice qualche tempo più tardi, in cui ricorda come è stato recepito il libro:

Judy Blum, su «Science Fiction Review» di Bard Sealers, commentò che quasi tutte le storie d’avventura venivano scritte per gli uomini, e che le donne lettrici si sentivano sempre come le tifose che guardano le partite di baseball sapendo benissimo che si tratta di un gioco che nessuna donna può praticare; e concludeva così: «Grazie, signora, per averci fatto entrare nel campo da gioco». L’idea di donne che avessero avventure per conto loro – e salvassero perfino uomini non abbastanza in gamba per salvarsi da soli – deliziò moltissime lettrici, e anche tutti quei lettori che ammiravano l’intrepida Emma Peel del ciclo televisivo The Avengers, interpretata così bene da Diana Rigg, che era tanto bella e intelligente da eclissare la sbiadita figura di John Steed, l’eroe di quella serie purtroppo così breve: i lettori che erano in grado di apprezzare Mrs. Peel, ammiravano anche le Amazzoni. (pag. II)

Io non ho mai visto The Avengers, e una prova che i tempi siano cambiati è il fatto che sul finire degli anni ’80 ho anche giocato a softball. Male, ma ho giocato. Ma non è questo il punto. Anche se Kindra è una guerriera, Rohana, Magda e Jaelle non lo sono, e questo non significa che le loro avventure non siano interessanti. Non serve per forza combattere – o combattere con la spada – per essere protagonisti di un’avventura.

Fra in 1991 e il 1993 il Italia è arrivata una serie televisiva western, I ragazzi della prateria. C’è bisogno di dire l’importanza che aveva per me la presenza di Lou McCloud nel gruppo dei corrieri? Per entrare a farne parte si era dovuta vestire da uomo ma prima Kid, poi gli altri ragazzi e infine Teaspoon Hunter, una volta scoperta la verità su di lei non si sono sognati di dirle che avrebbe dovuto cambiare vita ma anzi hanno protetto il suo segreto perché sapevano quanto era in gamba. Fra i personaggi di sesso femminile era lei a piacermi, Emma e Rachel erano decisamente meno importanti.

Davvero avevamo bisogno di storie che parlavano di noi per parlare a noi. Non dico che non legga, o non apprezzi, storie con protagonisti maschili. Posso anche ritenere meravigliosa una storia in cui non compare una sola donna, sono un’infinità i personaggi maschili che adoro, ma ho bisogno anche di storie che parlino di donne.

Nell’articolo di Effemme che ho citato più in su ho parlato di Jolanda e di un altro paio di figure femminili create da Salgari, di Dark Agnes di Robert E. Howard e di Jirel di Joiry di Catherine L. Moore (evitiamo di parlare dell’abbigliamento della protagonista sulla copertina del romanzo, che è meglio), tutte protagoniste delle loro storie, ma era troppo poco. Éowyn, in Il signore degli anelli di J.R.R. Tolkien, all’inizio è rinchiusa nella gabbia dei limiti che condizionano il suo sesso. Riesce a uscirne, è vero, ma lo fa per troppo poco tempo, in una storia sempre guidata dagli uomini. Sì, c’è anche Galadriel, ma per quanto mi piaccia il capitolo dedicato al suo Specchio alla fine lei non fa altro che rimanere a casa – bella, certo, ma alla fin fine quel regno ha la funzione di una casa da cui la protagonista non si allontana – e tifare per gli eroi, dopo avergli dato qualche amuleto magico. E che p….!

Andando avanti l’articolo parla proprio di La catena spezzata e di un altro romanzo della Zimmer Bradley, Il sapiente di Darkover (1980), scritto dopo La catena spezzata ma che nella cronologia darkovana si colloca molto prima. Il sapiente di Darkover infatti narra, fra l’altro, della nascita delle Libere Amazzoni, gruppo che in La catena spezzata ha già una storia di secoli alle spalle. La lama dei druidi di Katharine Kerr, con cui proseguo l’articolo, è del 1986. A meno che non lo specifico indico le date originali, in modo da seguire l’evoluzione del genere. Io questi romanzi li ho letti tutti in seguito, ho scoperto la narrativa fantasy fra il 1987 e il 1988, e ormai ero già abbastanza cresciuta, con la mia fame di protagoniste femminili forti. E non solo io ne avevo fame se da una vignetta del 1985 della fumettista Alison Bechdel è nato il Bedchel Test, che indaga il ruolo delle donne all’interno delle opere di finzione: https://en.wikipedia.org/wiki/Bechdel_test, ma magari su questo mi soffermerò in un’altra occasione. Quello che conta è che il test si propone di capire se le opere di finzione mostrino la profondità della vita delle donne e non solo quale sia il rapporto fra donne e uomini.

Jolanda e le sue figlie: eroine in cerca d’avventura prosegue analizzando altri personaggi che ora non mi interessano. Quelli che mi interessano sono due romanzi che si collocano fra Il sapiente di Darkover e La lama dei druidi, ma che io all’epoca in cui ho scritto l’articolo non avevo ancora letto. Si tratta di La principessa Alanna (1983) di Tamora Pierce e La spada blu (1982) di Robin McKinley. Il primo ha dato vita a una serie YA denominata The Song of the Lioness e composta anche da In the Hand of the Goddess (1984), The Whoman Who Rides Like a Man (1986) e Lioness Rampant (1988), al secondo l’autrice ha donato un prequel, The Hero and the Crown (1985).

Visto che io guardo regolarmente le classifiche non ho potuto fare a meno di notare La spada blu al 40° posto della classifica di fantasy epico di Listopia (https://librolandia.wordpress.com/2013/08/04/i-migliori-fantasy-epici-secondo-listopia/) e La principessa Alanna al 48° posto della stessa classifica. La spada blu compare anche al 90° posto nella classifica della migliore fantasy del XX secolo pubblicata da Locus (https://librolandia.wordpress.com/2012/12/28/la-fantasy-nel-xx-secolo-secondo-locus/), e sempre della McKinley in un paio di classifiche compare Sunshine. Questo è bastato a farmi guardare con curiosità i libri. Di La principessa Alanna ho già parlato qui: https://librolandia.wordpress.com/2014/07/27/tamora-pierce-la-principessa-alanna/ (incidentalmente noto, ora che ho cercato il link, che anche in quell’occasione avevo citato Tutti i colori dell’acciaio). In quell’articolo ho citato alcune delle opere fantasy pubblicate negli stessi anni di La principessa Alanna, ma ho detto ben poco sul suo essere una donna. Alanna, come Lou McCloud, indossa i panni di un uomo per fare cose che altrimenti la società non le consentirebbe di fare. Poi, dopo aver dimostrato di essere in gamba, viene accettata come donna e vengono riconosciute le sue capacità, ma per arrivare a questo risultato ha dovuto ingannare coloro che la circondano. Il libro è ingenuo ma con i dovuti distinguo mi è piaciuto.

La spada blu, pubblicato un anno prima dalla McKinley, per me non ha superato la prova del tempo. Il ritmo è lento, lento, lento. Passano pagine e pagine prima che accada qualcosa, e intanto io mi stavo addormentando. Il nulla, almeno a livello emotivo. Dovrebbe essere un pezzo descrittivo? Capisco che non si debba sempre iniziare la storia in media res, ma almeno tenere sveglio il lettore è necessario. Dopo un po’ (troppo) Harry viene rapita. Per la verità Harry è solo un diminutivo, ma il nome vero non lo ricordo, né ricordo i vari soprannomi che le appioppano, perciò Harry va bene anche se per qualche secondo mi ha spiazzata.

Stavo leggendo Harry Potter e il Calice di fuoco quando mi è venuta sete. Mi sono alzata, sono andata a bere e quando sono tornata indietro ho preso in mano La spada Blu. La prima frase cominciava con Harry che cavalcava nelle colline, e io per qualche secondo mi sono trovata in difficoltà. Cosa diavolo ci faceva Harry a cavallo nelle colline se un attimo prima era a casa dei Weasley? Passo abitualmente da un libro all’altro, ma questa è la prima volta che nel farlo vado in confusione, anche se solo per qualche secondo. Il problema è nato dal fatto che i due protagonisti avevano lo stesso nome e che, mentre di solito il passaggio di libro è una decisione conscia, stavolta l’ho fatto senza nemmeno rendermene conto.

Va bene, lasciamo perdere i momenti buffi e torniamo al romanzo. Harry viene rapita, così, semplicemente, e altrettanto semplicemente lei accetta la situazione. C’è una sensazione un po’ troppo forte di fatalismo per i miei gusti, con la magia che vuole determinate cose e i personaggi che vi si adeguano. Harry viene addestrata dai suoi rapitori e dimostra capacità che hanno dell’incredibile, infatti io non credevo minimamente a quello che stavo leggendo. E quando si è increduli è la morte del romanzo.

Dopo qualche settimana di preparativi tutti vanno a combattere una guerra che si suppone persa in partenza contro un nemico che sapevano che stava arrivando già prima del rapimento di Harry, ma che evidentemente è stato tanto gentile da dare alla ragazza il tempo per addestrarsi. Attaccare prima evidentemente non andava bene, altrimenti come avrebbe fatto Harry ad addestrarsi? A proposito, come ha fatto comunque ad addestrarsi in così poco tempo? Vi basta? No, aggiungo solo che il penultimo capitolo è in larga parte prevedibile già da un terzo del romanzo e che l’ultimo capitolo oltre a essere noioso è pure inutile.

Suppongo che tutti coloro che hanno votato questo romanzo facendolo entrare nelle classifiche dei libri più belli che hanno letto siano donne che lo hanno letto da ragazzine e che, come me, sentivano un disperato bisogno di storie con una protagonista femminile in gamba. Capisco perché si siano attaccate a La spada blu, ma il romanzo non ha superato la prova del tempo.

Per chi è interessato qui è possibile leggere l’inizio del libro: http://cdn.shopify.com/s/files/1/0301/5853/files/Estratto_Spada_blu.pdf?3618.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in attualità, citazioni, donne, Effemme, impressioni di lettura e contrassegnata con , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Intorno a La spada Blu di Robin McKinley e alle donne nella narrativa

  1. Pingback: Girls disguised as boys… | librolandia

  2. Pingback: Neil Gaiman e Chris Riddell: La regina nel bosco | librolandia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...