Guy Gavriel Kay: Beyond This Dark House


Luminously written and deeply moving, these are poems of subtle craft, mapping the terrains of intimacy and longing, of love and absence.

E io cosa c’entro?

La frase che ho trascritto proviene dalla quarta di copertina di Beyond This Dark House, antologia poetica pubblicata da Guy Gavriel Kay nel 2003.

Amo i romanzi di Kay, non mi stancherò mai di ripeterlo. Ho letto per caso Il paese delle due lune (Tigana) nel 1992, anno della sua traduzione italiana, prendendolo in prestito in biblioteca. L’anno dopo ho comprato La strada dei re (The Summer Three), primo volume di La trilogia di Fionavar, anche se era un po’ caro per le mie disponibilità economiche dell’epoca, proprio perché avevo letto Tigana. Incidentalmente noto che il titolo originale mi piace molto di più di quello italiano, perciò è questo che uso.

Per la verità avevo esitato nell’acquisto, memore di Dianora, di Valentin e di un’ultima frase che colpisce come non avrebbe il diritto di colpire una semplice manciata di parole. Ma in certi casi è meglio amare e soffrire che non aver amato mai, e ogni romanzo di Kay me l’ha confermato. E leggendo questi romanzi, Tigana, La strada dei re, e i due che completano La trilogia di Fionavar, La via del fuoco (The Wandering Fire) e Il sentiero della notte (The Darkest Road), mi sono resa conto di amare non solo la storia e i personaggi ma anche la prosa dello scrittore, la sua attenzione a determinati dettagli, il modo in cui con poche parole sa cambiare all’improvviso il tono del racconto, o mostrarci gli avvenimenti sotto una luce nuova. Certo, mi domando quanto le traduzioni, l’uso delle parole, siano fedeli al testo originale, perché l’editore ha definito la trilogia Il mondo di Fionavar mentre lo scrittore ha preferito la parola tapestry, che significa arazzo e che all’interno di quella storia ha un valore ben preciso. Teoricamente possiamo anche parlare di trilogia, questa è una storia composta da tre romanzi, ma cambiando una parola l’atmosfera cambia parecchio, e se ci sono cambiamenti di questo tipo nei titoli, quali cambiamenti ci saranno nelle pagine?

Il sentiero della notte è stato tradotto nel 1994, poi da noi non è arrivato più niente. Ho aspettato per anni la traduzione di altri romanzi di Kay, fino a quando non mi sono stancata di aspettare e ho imparato l’inglese. C’erano anche altri autori che volevo leggere, certo, ma quello di Kay era uno dei due-tre nomi che mi spingevano ad andare avanti nel mio studio solitario, io e un libro per alcuni mesi, senza sapere se la fatica sarebbe stata ripagata dal piacere della lettura. Quanto può essere divertente leggere se si deve consultare il vocabolario praticamente a ogni riga? Eppure, se si è abbastanza testardi (e io lo sono stata), le parole si imparano, o si imparano a riconoscere. Abbastanza per capire quello che c’è scritto. E poi abbastanza per apprezzare quello che c’è scritto. Abbastanza per commuoversi con quello che c’è scritto. Fino a quando non importa più la lingua in cui è scritto il testo che si sta leggendo, ma solo cosa e come è stato scritto.

Non è stato tutto immediato, o facile, ma è già da un po’ che leggo romanzi di un migliaio di pagine senza toccare il dizionario. A Song for Arbonne, The Lions of Al-Rassan (soprattutto The Lions of Al-Rassan), Sailing to Sarantium, Lord of Emperors, The Last Light of the Sun, Ysabel, Under Heaven (lo so che è stato tradotto con il titolo di La rinascita di Shen Tai, c’è il mio zampino nella nascita di quella traduzione, ma io ho letto il romanzo in inglese prima che Fanucci ne acquistasse i diritti) e River of Stars sono fra i migliori romanzi che abbia mai letto. Romanzi, appunto.

Beyond This Dark House è una raccolta di poesie.

È assurdo che io abbia letto il libro, o era inevitabile che lo facessi?

Assurdo, certo. Non ho gli strumenti per capire la poesia in inglese. Non l’ho mai studiata, non conosco la metrica né le possibilità espressive della lingua. Le sfumature delle parole spesso mi sfuggono. Eppure…

Non avevo bisogno di leggere su internet che Kay è un poeta per saperlo, mi bastava leggere le parole che scrive. Lo percepisco benissimo nella sua prosa, in un italiano che mi chiedo quanto sia fedele al testo originale e in un inglese che non so quanto capisco. Abbastanza per non avere dubbi su cosa stia avvenendo, certo, ma quante saranno le sfumature che mi perdo?

Amore, ricordi ancora

Il mio nome? Mi sono perso

Quando l’estate si è trasformata in inverno,

Colpita dal gelo.

E quando giugno diventa dicembre

È il cuore a pagarne il prezzo.

 

Le onde che si infrangono sulla spiaggia

La pioggia che cade leggera in una grigia

mattinata

La pietra che ti copre.

 

Seppellirai il tuo dolore

Nel profondo dell’oceano.

Ma le onde non si lasciano domare

Così facilmente.

Verrà un domani

In cui piangerai per me.

 

Le onde che si infrangono sulla spiaggia

La pioggia che cade leggere in una grigia

mattinata

Amore ricorda, ricordati di me.

È il Canto di Rachel, alle pagine 171-172 di La via dei re, e se non avete letto il romanzo non potete capire il peso di queste parole.

Love, do you remember

My name? I was lost

In summer turned winter

Made bitter by frost.

And when June comes December

The heart pays the cost.

 

The breaking of waves on a long shore,

In the grey morning the slow fall of rain,

And stone lies over.

 

You’ll bury your sorrow

Deep in the sea,

But sea tides aren’t tamed

That easily—

There will come a tomorrow

When you weep for me.

 

The breaking of waves on a long shore,

In the grey morning the slow fall of rain,

Oh love, remember, remember me.

The Summer Tree, p. 162.

La poesia è sempre stata importante nella trama dei romanzi di Kay, contribuisce a determinarne lo svolgimento. Ma non solo. Un canto che ipotizza la possibilità di piangere, sapendo quel che sa chi conosce questa storia, sapendo cosa significano questa canzone, e il pianto, per i personaggi, è quasi troppo forte da sopportare. E Il canto di Rachel torna anche in La via dei re, quando l’estate si è trasformata in inverno. Davvero con questi romanzi è il cuore a pagarne il prezzo.

La poesia che mi ha colpita di più compare per la prima volta in Under Heaven, ma trova nuovi significati in River of Stars. A Song for Arbonne è ambientato in una terra ispirata all’antica Provenza e fra i personaggi che animano la storia ci sono alcuni trovatori, Ammar ibn Khairan di The Lions of Al-Rassan è – fra le altre cose – un poeta, ma in Under Heaven la presenza della poesia è ancora più importante, al punto da trovarsi al cuore stesso del romanzo.

“La mia porta d’ingresso alla Cina dei T’ang si è aperta con i maestri della poesia della dinastia: Du Fu, Li Bai (l’Immortale Esiliato), Wang Wei, Bai Juyi e molti altri” ha scritto Kay nei ringraziamenti finali (La rinascita di Shen Tai, pag. 612), e visto che fra i personaggi creati da lui c’è il poeta Sima Zian, a sua volta Immortale Esiliato, e che la poesia era una delle arti che doveva saper padroneggiare chiunque avesse un minimo d’aspirazione politica o sociale, la poesia attraversa le pagine dei due romanzi.

La luna piena cade attraverso il cielo.

Le gru sfrecciano tra le nubi.

I lupi ululano. Non trovo pace

Perché non ho il potere

Di riparare un mondo rotto.

Sima Zian aggiunse: «Adoro l’uomo che ha scritto questi versi, te l’ho detto prima; ma c’è un tale fardello nelle opere di Chan Du.»

La rinascita di Shen Tai, pag. 331.

Il testo originale:

Full moon is falling through the sky.

Cranes fly through clouds.

Wolves howl. I cannot find rest

Because I am powerless

To amend a broken world.

Under Heaven, p.295

Parole forti anche isolate dal loro contesto, ma che nel contesto in cui si trovano sono ancora più forti. Al di là delle vere e proprie poesie c’è la prosa, ci sono l’attenzione con cuu Kay sceglie le parole, le accosta, la costruzione delle frasi, il ritmo intero della storia con la narrazione di alcuni episodi anticipata o ritardata, con il variare dell’attenzione dal particolare all’universale e poi di nuovo al particolare. Non lo so, non so definire bene cosa vedo, cosa sento. Io fatico a scegliere le mie parole, a volte anche su un testo così mi blocco per alcuni minuti nel tentativo di trovare il termine giusto, l’espressione giusta, e non ho idea di cosa voglia dire farlo con testi più ambiziosi rispetto a quattro chiacchiere in un piccolo blog. E non posso fare a meno di chiedermi il senso di quello che faccio. Che valore hanno le mie parole? Suppongo che anche voi abbiate visto girare su internet quei messaggi che dicono “tu non sei profondo, non sei un intellettuale, non sei un artista, non sei un critico, non sei un poeta. Semplicemente hai l’accesso a internet”. Vale anche per me: io non sono nessuno dei personaggi elencati qui sopra ma ho un accesso a internet. E allora con che diritto mi metto a commentare l’operato di chi invece è un artista?

Non leggo spesso poesia, e quando lo faccio di solito non la commento proprio per questo pudore, perché non mi sento adeguata a commentarla. Se volete leggere critiche serie a Beyond This Dark House è qui che dovete andare: http://www.brightweavings.com/reviews/revbeyonddarkhouse.htm.

Più in su ho scritto che era assurdo, o forse inevitabile, che leggessi le poesie di Kay. Perché era assurdo ve l’ho detto ma era anche inevitabile perché quello che scrive, e il modo in cui lo scrive, mi piace così tanto. “I’d say that BOTH my fiction and poetry are infused with certain concerns, and readers are likely to see some of these fairly readily” ha affermato in un’intervista pubblicata sempre su Brightweavings, e in effetti ci sono cose che ritrovo in entrambi gli aspetti della sua scrittura. Non posso dire di aver visto in questi versi tutto quello che lo scrittore vi ha messo dentro, anzi, posso dire che certamente non ho visto tutto quello che lo scrittore ha messo dentro, ma quando mai vediamo tutto? Specie in poesia.

Ci sono testi che non ho capito, che non ho apprezzato, ma questo lo sapevo prima ancora di leggere il libro ed era davvero inevitabile. Lo era per la mia conoscenza limitata della lingua e della forma espressiva di Beyond This Dark House, eppure dove le parole di Kay sono riuscite a raggiungermi lo hanno fatto con la consueta forza. Qualcosa mi dice che fra qualche anno, quando sarò un po’ più matura, mi dedicherò alla rilettura.

Beyond This Dark House è strutturato in cinque sezioni che raggruppano i testi per tematica o atmosfera, precedute da una poesia dedicata dallo scrittore al padre scomparso. La poesia, Night Drive: Elegy, preceduta da un’introduzione che a sua volta è riuscita a commuovermi, si trova qui:

http://www.brightweavings.com/journal/2014/05/a-post-about-my-father/.

Sat on the edge of the bed and said

she thought she’d met a man she could love.

(p. 3)

Se estrapolare frasi da un romanzo, come ogni tanto faccio, fa perdere il contesto e spesso rende le frasi più deboli, estrapolare dei versi da una poesia è ancora più devastante. Amo però la semplicità con cui viene detta una cosa tanto importante. E, tre versi più in giù, Kay nota her immediate certainty. Il mio primo pensiero, leggendo queste parole, è corso a Jehane:

It was a day that would be remembered all her life by Jehane bet Ishak, the physician, for reasons over and above those of her fellow citizens in that proud, notoriously rebellious town: she lost her urine flask in the afternoon, and a part of her heart forever before the moons had set.

The Lions of Al-Rassan, p. 8.

Per chi non è esperto di medicina medievale ricordo che la bottiglia per l’urina era uno strumento di lavoro importante per i medici dell’epoca, e Jehane è un ottimo medico. Ma il dire così, come un dato di fatto, che avrebbe perso per sempre parte del suo cuore di lì a poche ore è un’affermazione che mi ha colpita. Questo è l’inizio del romanzo, non avevo ancora motivo di amare Jehane perché non la conoscevo, e all’improvviso è diventata una persona importante, per cui mi preoccupavo. Ho perso il cuore anch’io, e molto più avanti Kay me l’ha spezzato, non per la prima né per l’ultima volta.

and he’s been

dead too many years now already,

with more years and more years

and more long years of being gone

still to come.

(p. 7)

Non intendo riproporvi tutti i versi che ho sottolineato, ma qualcuno sì. Questi sono la conclusione di Windrise:

Venus,

After I went by, was bright

as a wound in the eastern sky.

 

The wind rising now at dawn,

the waves white-edged.

Edge of day, of everything,

of absolutely everything.

(p. 15)

Northumbria è dedicata a Dorothy Dunnett, una scrittrice molto amata da Kay. La versione che si trova a pagina 22 di Beyond this Dark House è lievemente diversa da quella che compare sul sito, a dimostrazione del bisogno di continuare a limare le parole nel (vano?) tentativo di trovare quella giusta, la sola che può rendere perfetto il testo:

http://www.brightweavings.com/ggkswords/poetry.htm.

La conclusione di Morning After

and beauty elicits sorrow,

being transitory.

(p. 25) è uno dei fili conduttori di Lord of Emperors, penso alla rosa di Alixiana, all’arte di Shirin, ma anche ad altre cose che preferisco non citare, e che lo scrittore non esaurisce in questo romanzo.

Guinevere at Almesbury entra direttamente nel mito e fa risuonare in modo nuovo le antiche storie. Come ha detto Kay nella già citata intervista

Just as, in my fiction, I draw on past events and voices, so in some of the poems I make use of the same idea. I like the notion of ‘variations on a theme’ that is inherent in a fantasy novel inspired by an actual historical period. In the same way (I mentioned recurring motifs above, didn’t I?) I like playing variations on some other writers, or on – in many instances – well-known myths and legends. Each generation (each writer, painter, musician …) needs to find a new way to approach the ‘central’ material of the human condition. If we didn’t – if we didn’t believe this was possible – how could anyone presume to write a new love poem?

Guinevere, ovviamente, è Ginevra, e il suo interrogativo è piuttosto semplice. Il problema è nella profondità della risposta.

Will anyone belive

in days to come how much I loved my husband?

(p. 43)

Kay ha riproposto il triangolo del ciclo arturiano, e diversi elementi che fanno parte di quel mito, in La trilogia di Fionavar.

We cannot be other than

we are. I loved two men. A kingdom

broke for it. Something fell that was a star.

We cannot be other than we are.

(p. 44)

Qualcun altro ha riproposto la relazione fra Ginevra, Artù e Lancillotto in modo tanto delicato e struggente? Amandoli tutti indistintamente, non dando colpe e riconoscendo la tragedia all’interno della loro storia? A me non vengono in mente altri libri. Dopo La trilogia di Fionavar però Kay ha riproposto le vicende di una donna innamorata di due uomini nello stesso momento, anche se qui preferisco non fare nomi, e se anche per il loro amore non è crollato nessun regno certo si è spezzato il mio cuore.

Per At The Root of Her Tree di pagina 46 valgono le stesse cose (e lo stesso link) dette per Northumbria: è la stessa poesia ma è anche diversa, più asciutta, più… cristallina? La poesia successiva all’interno di Beyond This Dark House si intitola Goddess, e se anche sono diverse le figure divine che mi tornano in mente, non c’è bisogno della presenza di una dea perché siano vere queste parole:

Words unspoken linger

longer than the spoken

in the unwhole heart.

(p. 49)

Being Orpheus è un’altra poesia che gioca sul mito e che ce lo fa vedere in modo nuovi, e se What else could he have done? […] Being Orpheus. (p. 50) in Psyche vediamo che The moon is fallen, as is your hair. (p. 66).

Immagino che con frammenti così sia difficile seguire il mio discorso, ma qui mi sto focalizzando su alcuni momenti che mi hanno fatto provare forti emozioni, lasciando ai discorsi razionali lo spazio che resta. Se ne resta.

Quante volte ho letto della caduta di qualcosa? Kay non usa il verbo to fall a caso, in realtà non usa nessuna parola a caso, ma nel momento in cui scrive che qualcosa is fallen io devo sempre preoccuparmi di dove sia il fazzoletto. Lo conoscete, vero, il mito di Amore (Eros) e Psiche?

your heart forever unfree

 

forever unfree

as he flies away under stars,

 

away to where you cannot follow.

(p. 68)

Su Brightweawings c’è una terza poesia, Shalott, quasi identica alla versione riportata a pagina 76. Fra le tre poesie presenti sul sito è quella che mi piace di più. Mi sono segnata altri versi ma ho deciso di non trascriverli, è come pensare di poter ammirare un romanzo leggendone solo alcune pagine. Possono essere bellissime, possono commuovere, ma l’opera completa è un’altra cosa, e il mio testo certo non gli rende giustizia. C’è un’altra poesia di Kay che conosco anche se non compare in Beyond This Dark House, se vi va di leggerla la potete trovare qui: http://newpoetry.ca/2015/02/10/either-or/.

Non ho la pretesa di aver apprezzato il libro come avrebbe certamente meritato, né di poter dire nulla di illuminante. Semplicemente è il mio modo per dire, una volta di più, quanto siano importanti per me le opere di Guy Gavriel Kay.

Edit: il 10 gennaio 2016 è morto George Jonas, autore, fra l’altro, di Vendetta, libro alla base del film di Steven Spielberg Munich. Se Vendetta è il motivo per cui Jonas è diventato noto in Italia, in Canada è stato fondamentale per la realizzazione del programma radiofonico e televisivo The Scales of Justice insieme ad altre due persone, Edward L. Greenspan e Guy Gavriel Kay. Greenspan era morto poco più di un anno prima, il 24 dicembre 2014. A loro Kay ha dedicato il suo ultimo romanzo, Children of Earth and Sky. E a Jonas in particolare ha dedicato una poesia, la potete trovare qui:

http://www.queensu.ca/quarterly/sum1618kay.html.

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