La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 20: Jon

Lasciati gli uomini guidati da Jeor Mormont più indietro vediamo il piccolo gruppo di cui fa parte Jon in azione. È questa una delle cose a cui siamo più abituati nella narrativa fantasy: una manciata di persone che si deve infiltrare in territorio nemico. Im questo caso un territorio gelido, nel quale il fuoco può essere vita ma anche morte.

Jon sale con Stonesnake, una salita lunga e difficile. Mentre lui sale io non posso non notare come, in mezzo a tutto il resto, George R.R. Martin sappia anche lasciarsi incantare dalle meraviglie della natura visto che Jon

aveva visto la luce del sole scintillare su esili cascate d’acqua gelida che scendevano da pareti verticali di roccia. Aveva ammirato un alpeggio alto pieno di fiori selvatici d’autunno, bocche di lupo azzurre e scarlatti gigli di fuoco che punteggiavano prati di erba spesso ocra e oro. Aveva scrutato nel ventre oscuro di crepacci talmente profondi da sembrare voragini aperte direttamente sugli inferi. Era passato su un ponte naturale di pietra con nient’altro che il cielo da entrambi i lati. A quelle altezze le aquile facevano i loro nidi, da lì calavano a cacciare nelle valli, roteando senza sforzo sulle ampie ali grigie e azzurre, quasi facessero esse stesse parte del cielo. (pag. 253)

Chi parla delle battaglie, delle violenze, dimentica che Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono anche la descrizione di luoghi stupendi, un’immersione in una realtà che spesso è spiacevole o pericolosa ma che può essere anche meravigliosa. Un romanzo non è solo trama, per la trama bastano i bigini, il riassunto su internet, per il divertimento ci vuole la prosa di qualcuno che sa scrivere e sa catturare la fantasia del lettore.

Non mi soffermo sui dettagli della salita, interessanti da leggere, capaci di tenere con il fiato sospeso, ma inutili in un riassunto. Quello che ci interessa è che la missione riesce, due bruti vengono ammazzati senza che siano riusciti a dare l’allarme e il terzo… il terzo si rivela essere una donna. Ygritte viene fatta prigioniera, ma questo non sembra intaccare il suo spirito. Si rivolge con decisione ai suoi catturatori, suggerisce di bruciare i morti – e noi sappiamo quanto sia un consiglio saggio – e dice solo quello che vuole dire. Parla di Bael il Bardo, Martin è sempre affascinato da Bardi e canzoni, ma la storia è interessante anche per noi. Parla di qualcuno capace di scalare la Barriera per cantare delle canzoni, di rose d’inverno di colore blu e di fanciulle vergini che spariscono con l’uomo sbagliato. Dove l’ho già sentita questa storia? No, seriamente, noi sappiamo a quale vergine piacevano le rose blu, e quanto allo sparire con l’uomo sbagliato ne parliamo da anni, così come di una linea dinastica che sembrava fosse in punto di morte.

Noto che per Ygritte tutto ciò che sta a sud della Barriera è “al Sud”, compreso Grande Inverno. Dobbiamo sempre ricordarci che il punto di vista di un’altra persona potrebbe non coincidere con il nostro.

Una cosa che non mi è piaciuta nella serie televisiva Il trono di spade è che Ygritte fugge. Jon non riesce a ucciderla, né in La regina dei draghi né in televisione, ma mentre in televisione lui è un tale impiastro che lei riesce a scappare qui lui ha il controllo della situazione, sa di non poterla tenere prigioniera… e decide di lasciarla andare. Per lui è una scelta difficile, perché è ovvio che lei darà l’allarme, ma non può uccidere una donna a sangue freddo. Compiere una scelta difficile piuttosto che adattarsi agli eventi cercando di rimediare (invano) a un errore fatto per me rende il personaggio molto più forte.

Sotto la foto spoiler da La regina dei draghi.

Bael il Bardo e la figlia di Brandon Stark si sono nascosti nelle cripte per sfuggire a ogni ricerca. Per gli Stark sta diventando un’abitudine…

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