Andrzej Sapkowski: La torre della rondine

Ho iniziato a leggere Andrzej Sapkowski divertendomi, con i racconti compresi ne Il guardiano degli innocenti, e sono andata avanti sempre più stentatamente, fino a faticare davvero con il romanzo Il battesimo del fuoco. Singoli episodi mi piacevano, il modo di strutturare la narrazione pure, ma mi sono persa da un pezzo con la guerra e ho deciso di limitarmi alla consapevolezza che Nilfgaard ha invaso Cintra e fatto vedere i sorci verdi a tutti quanti. Ciri è in fuga, l’imperatore vuole sposarla per motivi politici, qualcuno la vuole ammazzare sempre per motivi politici e qualcun altro la vuole manipolare, anche qui per motivi politici. Peccato che io non ricordi i motivi politici di nessun gruppo, e spesso non ricordo nemmeno chi fa parte dei vari gruppi. So che Geralt vuole salvare Ciri, e che le motivazioni di Yennefer sono ben celate.

Il battesimo del fuoco è praticamente un lungo viaggio che non arriva da nessuna parte. La torre della rondine è un altro lungo viaggio in cui qualcuno arriva ma gli altri si perdono per strada, o vengono trattenuti dalle circostanze. Però La torre della rondine, per quanto la trama sia ancora una volta interlocutoria, funga quasi solo da collegamento fra una fase della storia e l’altra, mi è piaciuta di più. Ciri fugge e parecchie persone la cercano, con gli intenti più diversi. Potrei limitarmi a questo, a dire che ci sono piccoli passi avanti e nulla più, ma di mezzo c’è anche la scrittura di Sapkowski. Il suo modo di costruire il tempo.

Narra un evento, e poi torna indietro e ci spiega come si è arrivati a quel punto. Mescola le trame saltando avanti e indietro nei giorni e nei mesi, ponendo gli eroi nella necessità di uscire da un problema e spiegandoci solo dopo come è nato quel problema. Il modo di concatenare gli episodi di Sapkowski mi affascina molto, ed è probabilmente la cosa che mi è piaciuta di più di questo romanzo. Sappiamo che determinate cose sono certamente avvenute ma non sappiamo come, e per scoprire come una serie di eventi improbabili diventerà realtà bisogna mettere assieme tutti i pezzi, sparsi su parecchie pagine.

La parte intrighi è fortunatamente molto più ridotta, o forse l’aver rinunciato a capirla me l’ha fatta pesare di meno. Se mai rileggerò questi libri farò bene a segnarmi chi diavolo sono le maghe, giusto per capire quanto ci si può fidare di loro. E forse è meglio che guardi pure la cartina, gli editori dovrebbero sempre inserirne una nei loro volumi per evitare ai lettori di perdersi. Neppure un indice dei nomi ci sarebbe stato male. Le cronache del ghiaccio e del fuoco hanno molti più personaggi, ma fino a quando non ho imparato i nomi andavo a dare un controllo sull’appendice e sapevo sempre chi era chi, nella saga di Sapkowski la mancanza di questi strumenti mi ha decisamente spiazzata.

Complessivamente il giudizio è positivo, anche se una scena è un po’ troppo orrorifica per i miei gusti. Ci sono delle svolte interessanti, delle belle sorprese, e lo stile dell’autore mi piace. Vedremo come si concluderà la storia con La signora del lago, previsto per il prossimo mese di ottobre. Intanto, nella seconda parte dell’articolo, c’è uno spoiler bello grosso sulla conclusione, che ha avuto su di me un effetto probabilmente pure più forte rispetto a quello progettato dall’autore.

Cominciamo con la quarta di copertina de La signora del lago, che ho avuto modo di leggere cercando la data di pubblicazione del romanzo:

L’hanno ribattezzata La signora del lago. Per sfuggire alle truppe imperiali di Nilfgaard, Ciri ha varcato il portale magico nascosto nella Torre della rondine e, da quel giorno, gli elfi si sono presi cura di lei, guarendo le sue ferite e trattandola come una vera principessa. Ciri quindi ha abbassato la guardia e non si è subito resa conto di non essere affatto una loro gradita ospite, bensì una prigioniera. Ma, adesso che ha scoperto il gioco degli elfi, deve assolutamente trovare il modo per evadere. Perché lei è la bambina sorpresa di cui parlano le profezie, l’unica che possa riportare la pace tra i popoli. Ed è giunto il tempo che il suo destino si compia…

Voi sapete che la Signora del lago, o Dama del lago, fa parte del ciclo arturiano, vero? Nel dubbio piazzo qui il collegamento con wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Dama_del_Lago. Con tutti i riferimenti a mitologia e folklore che Sapkowski fa nei suoi romanzi, scommetto che ce ne scappa uno pure qui, anche se magari lui interpreta la vicenda in modo molto personale. Pensate a come ha trasformato Biancaneve ne Il guardiano degli innocenti, tanto per dirne una…

Va bene, torniamo al motivo per cui ho messo quella foto con una citazione di Figure Skating: a History di James R. Hines proveniente da pagina 19:

In 1572, during the Dutch revolt against Spain and the reign of terror suffered under the ruthless Duke of Alva, King Philip II’s chief minister to the Netherlands, the Dutch fleet was trapped in frozen water at Amsterdam. Attacking from lands across the frozen sea, Spanish soldiers were forced to retreat when they discovered that the Dutch had chopped a mote around the ships. As the Spaniards retreated, Dutch musketeers on bladed skates surprised them by moving with the mobility skates provided. They routed and massacrated their attackers, who wore clogs with spikes that provided stability but not quickness on the ice.

È da quando ho letto questo passaggio che ho capito che quest’episodio poteva fornire uno spunto magnifico per una scena di guerra in un romanzo fantasy, anche se le scene di guerra in inverno sono rare. A me viene in mente una certa missione in A Song for Arbonne di Guy Gavriel Kay, qualcosa di molto più piccolo di una vera battaglia, ma l’uso dei pattini ci sarebbe stato davvero bene. Non che quelle pagine non siano stupende così, quel ‘That’, said Bertran de Talair, ‘is two words too many.’ di pagina 471 mi fa ancora ridere a distanza di anni (no, non vi dico perché, dovete leggervi il libro). I capitoli, il libro intero, sono meravigliosi, ma penso che se Kay avesse conosciuto l’episodio citato da Hines avrebbe potuto sfruttarlo con risultati notevoli. Io certo non lo farò visto che non scriverò mai un romanzo, anche se ogni tanto in libri che parlano d’altro trovo spunti per creare magnifiche scene in romanzi fantasy… se solo ne avessi le capacità. Avete idea di quanti anni sono che penso alla possibilità di assassinare qualcuno dipingendogli la stanza di verde? Per capire su cosa è basato questo spunto dovete leggervi Colore. Una biografia di Philip Ball.

Quello che fa Ciri è qualcosa di molto più ridotto di una guerra, ma solo nei numeri. Le potenzialità dei pattini sono state sfruttate in modo devastante e perfetto, e quando ho capito cosa sarebbe avvenuto nel libro ho iniziato a festeggiare fra me e me. Non avevo dubbi sulla riuscita del piano. Da buona fan del pattinaggio posso finalmente dire che il pattinaggio può salvarti la vita.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in citazioni, Guy Gavriel Kay, impressioni di lettura e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...