Annunciato per maggio Children of Earth and Sky di Guy Gavriel Kay

Il prossimo mese di maggio Guy Gavriel Kay pubblicherà il suo tredicesimo romanzo, Children of Earth and Sky. Se siete miei lettori abituali avrete già intuito, da questa semplice frase, che Children of Earth and Sky è diventato, nel momento in cui ho avuto la certezza della sua pubblicazione, il libro che aspetto con la maggiore curiosità nel 2016, indipendentemente da quali altri libri saranno – o potranno essere – pubblicati. Se invece siete finiti qui per caso vi ricordo la bibliografia di Kay, prima di passare a parlare del nuovo romanzo:

La strada dei re (The Summer Tree, 1984);

La via del fuoco (The Wandering Fire, 1986);

Il sentiero della notte (The Darkest Road, 1986). Questi tre libri compongono la Trilogia di Fionavar (The Fionavar Tapestry);

Il paese delle due lune (Tigana, 1990);

A Song for Arbonne (1992);

The Lions of Al-Rassan (1995);

Sailing to Sarantium (1998);

Lord of Emperors (2000). Questi due libri compongono la duologia The Sarantine Mosaic;

Beyond this Dark House (2003). Si tratta di una raccolta di poesie;

The Last Light of the Sun (2004);

Ysabel (2007);

La rinascita di Shen Tai (Under Heaven, 2010). Come i soli altri quattro libri di Kay tradotti in italiano anche questo è fuori catalogo, ma questo lo si può ancora trovare a prezzo scontato presso i rivenditori online o lo si può acquistare in versione ebook;

River of Stars (2013).

Non uno scrittore rapido, uno di quelli che pubblicano a ritmo di un libro l’anno. I tempi di Kay variano fra i due e i quattro anni, e a me va bene così. Se per leggere libri scritti come li scrive lui bisogna aspettare, allora si aspetta. Meglio pochi libri ma scritti bene che molti che sembrano l’uno la fotocopia dell’altro, o il cui stile è monotono come l’elenco del telefono. Il linguaggio di Kay è pura poesia, i suoi personaggi sono straordinari e le sue storie, in un modo o nell’altro, finiscono sempre con lo spezzarmi il cuore.

Kay scrive fantasy basata sulla storia. Non racconta i fatti storici che sono realmente avvenuti, li usa come base per creare i suoi mondi, e forse anche per ricordarci che se anche in passato le cose sono andate in un determinato modo sarebbe bastato poco per cambiare avvenimenti che a noi appaiono solidi e immutabili. In uno dei testi pubblicati sul suo sito autorizzato ha scritto, fra l’altro,

For me, fantasy has never been in its essence about constructing elaborate magical systems for duelling sorcerers or contriving new versions of an enchanted ring or further variations on the use of hyphens and apostrophes in invented names. Fantasy is — at its best — the purest access to storytelling that we have. It universalizes a tale, it evokes wonder and timeless narrative power, it touches upon inner journeys, it illuminates our collective and individual pasts, throws a focusing beam on the present day, and presages the dangers and promises of the future.

Il testo completo lo trovate qui: http://www.brightweavings.com/ggkswords/earthlight.htm.

La fantasy, per lui, non consiste nel costruire complicati sistemi magici per far duellare stregoni o proporre nuove versioni di un anello incantato o ancora soffermarsi su nuove variazioni con trattini e apostrofi all’interno di nomi inventati. La fantasy è, al suo meglio, il più puro accesso all’arte di narrare che abbiamo. Universalizza i racconti, evoca meraviglie e ha una forza narrativa senza tempo, si occupa di viaggi interiori e illumina il nostro passato collettivo e individuale, evidenzia temi del nostro tempo e presagisce i pericoli e le promesse del futuro.

Queste sono cose che Kay dice da anni, e se conoscete l’inglese e non avete ancora fatto un giro su brightweawings.com io vi consiglio di farlo perché i testi di Kay sono tutti molto interessanti. E poi dovete assolutamente leggere i romanzi.

La quarta di copertina di Children of Earth and Sky:

The bestselling author of the groundbreaking novels Under Heaven and River of Stars, Guy Gavriel Kay is back with a new novel, Children of Earth and Sky, set in a world inspired by the conflicts and dramas of Renaissance Europe. Against this tumultuous backdrop the lives of men and women unfold on the borderlands—where empires and faiths collide.

From the small coastal town of Senjan, notorious for its pirates, a young woman sets out to find vengeance for her lost family. That same spring, from the wealthy city-state of Seressa, famous for its canals and lagoon, come two very different people: a young artist traveling to the dangerous east to paint the grand khalif at his request—and possibly to do more—and a fiercely intelligent, angry woman, posing as a doctor’s wife, but sent by Seressa as a spy.

The trading ship that carries them is commanded by the accomplished younger son of a merchant family, ambivalent about the life he’s been born to live. And farther east a boy trains to become a soldier in the elite infantry of the khalif—to win glory in the war everyone knows is coming.

As these lives entwine, their fates—and those of many others—will hang in the balance, when the khalif sends out his massive army to take the great fortress that is the gateway to the western world…

Ancora l’Europa del Rinascimento. Il passato dell’Europa è qualcosa che Kay esplora spesso, l’Italia del Rinascimento in Tigana (anche se per certi versi pure Garibaldi è finito in quella storia), la Provenza dei trovatori in A Song for Arbonne, la Spagna del Cid in The Lions of Al-Rassan, la Bisanzio di Costantino in The Sarantine Mosaic, l’Inghilterra al tempo di Alfredo il Grande in The Last Light of the Sun. In questo caso siamo, almeno in parte, a Venezia, anche se Kay l’ha denominata Saressa. Ma una ricchissima città-stato “famosa per i suoi canali e la laguna” non può che essere la Serenissima, specie se ricordo che, subito prima di iniziare a seguire i tweet di Kay (mi sono iscritta a Twitter per caso e per un bel po’ di tempo l’ho totalmente ignorato – non che ora lo usi davvero) lui è venuto in Italia. Purtroppo ho letto i suoi tweet con qualche giorno di ritardo, e solo perché lui ha notato che io avevo commentato The Last Light of the Sun, ed è abbastanza ironico che sia stato lo scrittore a notare la fan e non la fan a seguire quel che faceva lo scrittore. Quando gli ho chiesto se era ancora in Italia lui ha risposto di no (è passato pure da Milano, mannaggia, se torna qui un’altra volta non me lo faccio sfuggire, e se lui ha voglia mi prendo pure un giorno di ferie per fargli da guida turistica della città). Naturalmente gli ho chiesto se era un viaggio di lavoro o una vacanza, e lui ha risposto che era entrambi. Oltre non sono andata, non volevo essere invadente, ma sapete che spesso lui si reca nelle località in cui intende ambientare i suoi romanzi?

Ha scritto Tigana da Certaldo ed è stato più volte in Provenza (ambientazione pure di Ysabel). E qualche giorno dopo il viaggio in Italia ha postato una foto dei Tetrarchi, il gruppo scultoreo in porfido che si trova all’angolo della Basilica di San Marco a Venezia. Potevo non riconoscerlo, o non ricordarmene? Quanto al “giovane artista che viaggia verso il pericoloso Est per ritrarre, su sua richiesta, il grande califfo – e possibilmente fare qualcosa di più”, come non pensare a Gentile Bellini?

Gentile, figlio del pittore Jacopo Bellini, fratello del pittore Giovanni Bellini detto il Giambellino e cognato del pittore Andrea Mantegna, fra il 1479 e il 1480 si è recato in missione diplomatica a Costantinopoli e lì ha ritratto il sultano Mehemet II.

Guerre, fra l’Oriente e l’Occidente, ce ne sono state un bel po’, e da queste righe è impossibile dire su quale si sia soffermato Kay, ammesso che la cosa possa essere importante. L’ho già visto concludere guerre nei suoi romanzi in modo diverso da come si sono concluse nella realtà, modificare eventi, uccidere persone che nella nostra storia hanno continuato a vivere anche dopo gli eventi che lo hanno ispirato o, al contrario, morire. Non per nulla è fantasy, Kay non narra la nostra storia ma una storia che sarebbe potuta essere se solo le cose fossero andate in un altro modo. Con un tocco di magia, certo, ma mai più di quanto sia davvero necessario. Se mi sono soffermata su Venezia o su Gentile Bellini è stato solo per iniziare a fantasticare un po’ sull’ambientazione, sapendo già che comunque lui mi sorprenderà e quasi certamente mi commuoverà.

Un’ultima cosa. Noto fra i suoi personaggi la moglie di un dottore, e il padre di Kay era un dottore, e un pittore. L’arte, in un modo o nell’altro, ha sempre un grande spazio nelle sue opere, e io non posso che esserne felice. Maggio non arriverà mai troppo presto.

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