E.R. Eddison: Il serpente Ouroboros

Il britannico E.R. Eddison (1882-1945) è uno dei padri della narrativa fantasy moderna. Quattro le opere fondamentali; The Worm Ouroboros (1922), Mistress of Mistresses (1935), A Fish Dinner in Memison (1941) e The Mezentian Gate (1958). I libri sono stati tradotti come Il serpente Ouroboros, Zimiamvia, Zimiamvia II: intrighi a Memison e Zimiamvia III: epilogo. Al momento sono tutti fuori catalogo, anche se Castelvecchi ha in programma di ripubblicare Il serpente Ouroboros nel mese di settembre.

Pur con una bibliografia così breve The Encyclopedia of Fantasy curata da John Clute (che ha scritto la relativa voce) e John Grant gli dedica un’intera pagina. Io trascrivo le righe finali:

 

There is much lovemaking; the Zimiamvia books are suffused with a joyful erotic glow which, along with their “amoral” refusal to lament a lost Arcadia, must have doubly alienated Lewis and Tolkien.

Because of their high-handed disdain about everything except glory and beauty, ERE’s four novels are a highly dangerous example for fantasy; had they been more widely read they could perhaps be blamed for much of the failure of imagination of the Genre Fantasy. But ERE’s language has proven too knotted for pillagers to unravel, and his work remains unechoed, except by accident. Every re-reading of ERE is a rediscovery. [JC]

(http://sf-encyclopedia.uk/fe.php?nm=eddison_e_r)

 

Ok. Se qualcuno si lamenta per lo spazio dato da George R.R. Martin all’erotismo all’interno dei suoi romanzi lo rimando a Eddison, che è arrivato un pochetto prima. Mi ha colpito però il fatto che per Clute i romanzi di Eddison sarebbero stati pericolosi per il genere se fossero stati conosciuti di più a causa del rischio che l’immaginazione degli scrittori si fossilizzasse su cose come la gloria e la bellezza e trascurasse tutto il resto. Suppongo che l’erotismo, che io non ho visto, sia un elemento dei libri da Mistress of Mistresses in poi, ma il valore dato alla gloria l’ho visto e mi ha parecchio infastidita.

L’Ouroboros, come ben sappiamo, è il serpente che si morde la coda e rappresenta la natura ciclica delle cose. La prima volta che l’ho incontrato io è stato ne La storia infinita di Michael Ende, anche se ho avuto a che fare con lui soprattutto in La Ruota del Tempo di Robert Jordan. Ciclicità, eterno ritorno… e questo mi ricorda per l’ennesima volta che dovrei proprio trovare il tempo per rileggere L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera:

L’idea dell’eterno ritorno è misteriosa e con essa Nietzsche ha messo molti filosofi nell’imbarazzo: pensare che un giorno ogni cosa si ripeterà così come l’abbiamo già vissuta, e che anche questa ripetizione debba ripetersi all’infinito! Che significato ha questo folle mito? (pag. 11)

Torniamo al Serpente Ouroboros di Eddison con le parole di Clute:

As the title indicates, the Story constitutes a kind of Cycle, but one without any “redeeming” quality, a story with no point beyond the pleasure its protagonists take in living through it.The Worm Ouroboros is a masterpiece of hedonism, a tale which ultimately justifies itself in aesthetic terms, and can still shock an audience used to colour-coded conflicts between Good and Evil (> Colour-Coding).

 

Io non ho bisogno necessariamente del contrasto fra bianco e nero, mi trovo benissimo con i grigi di Martin (meno con i suoi neri, che pure ci sono, vedi il bastardo di Bolton), ma ho difficoltà con un’avventura per il gusto per l’avventura indipendentemente da quale possa essere il suo costo. Per me ci sono prezzi che non vanno pagati, ma qui entreremmo in area spoiler e ne parlo più avanti. Fra gli autori che conoscevano l’opera di Eddison c’è certamente J.R.R. Tolkien. Nella lettera 199 datata 24 giugno 1957 e pubblicata in La realtà in trasparenza Tolkien scriveva

Ho letto le opere di [E.R.] Eddison, molto dopo che erano apparse; e una volta lo conobbi. L’ho ascoltato leggere ad alta voce alcuni brani dei suoi lavori nella stanza di Mr. Lewis al Magdalen College – la Mistress of Mistresses, se ben ricordo1. Gli è riuscito molto bene. Ho letto le sue opere provando un gran godimento per i loro puri meriti letterari.

La mia opinione in merito è quasi identica a quella espressa da Mr. Lewis a pagina 104 del suo Saggi presentati a Charles Williams2. Tranne che non mi piacciono i suoi personaggi (eccettuato lord Gro) e disprezzo quello che lui sembrava ammirare più intensamente. Eddison considerava «morbido» quello che io ammiro (è una sua parola: di totale condanna, presumo); io pensavo, contagiato da una filosofia malvagia e indubbiamente sciocca, lui ammirasse sempre più l’arroganza e la crudeltà. Incidentalmente, ritenevo la sua nomeclatura sciatta e spesso inefficace. Nonostante tutto questo, lo considero ancora il più grande e il più convincente scrittore di «mondi inventati» che io abbia mai letto. Ma di sicuro non mi ha influenzato.

 

Concordo pienamente con Tolkien sul fatto che la scelta dei nomi da parte di Eddison era pessima, mi fa sorridere il fatto che l’edizione di Fanucci del romanzo di Eddision riporti in copertina solo un frammento dell’affermazione di Tolkien (il più grande e il più convincente scrittore di «mondi inventati» che io abbia mai letto, bisogna sempre tirare l’acqua al proprio mulino), e noto che Tolkien riteneva di non essere stato influenzato da lui. In effetti le loro opere sono diversissime, e io sto dalla parte di Tolkien.

Il serpente Ouroboros inizia con tal Lessingham che attraverso un portale viene portato in un mondo alternativo chiamato Mercurio. Il Mercurio di Eddison non è il pianeta che conosciamo noi, è solo il primo di un’infinità di nomi scelti secondo un gusto quanto meno discutibile. Noto l’utilizzo di un portale, siamo nel 1922 e questo elemento comparirà in molta altra fantasy, ma dopo poche pagine Lessingham sparisce dalla storia senza motivo e non vi comparirà mai più. Per me il romanzo sarebbe stato più solido se Lessingham non fosse mai comparso.

La storia ruota intorno alla rivalità fra due nazioni, Demonland e Witchland, eccoli qui altri nomi pessimi visto che i Demoni di Demonland non sono demoni come li intendiamo noi ma comuni esseri umani, e lo stesso discorso vale per le Streghe (gli stregoni, i protagonisti sono quasi tutti uomini) di Witchland. C’è la guerra. E poi c’è la guerra. E poi ancora c’è la guerra, e che p….! No, un momento, c’è pure un viaggio, con sorprese sempre dietro l’angolo, solo che le sorprese sono troppe per i miei gusti. L’ho già ascritto, amo i mondi più definiti, nel mondo di Eddison non si sa mai cosa aspettarsi (non a livello di trama ma proprio a livello di possibilità del mondo) e questo mi infastidisce. Ci sono alcune pagine liriche, ma troppo poche. C’è un continuo accumulo di sensazioni, di descrizioni, tutto è un’iperbole. La storia è troppo carica, al punto da soffocarmi, anche se devo riconoscere che Eddison aveva una fantasia notevole. In compenso la caratterizzazione dei personaggi mi sembra scarsotta, e se ho finito il libro è stato solo per testardaggine. Passo a qualche citazione qua e là.

 

Quando lord Goldry Bluszco comprese che il Foliot Rosso non aveva prestato la minima attenzione alla sua accusa, divenne rosso come il sangue. Era spaventoso vedere come si stava gonfiando per la rabbia, e i suoi occhi scintillavano come stelle nefaste a mezzanotte. Irrigidito dalla collera, digrignò i denti finché la saliva non gli spuntò sulle labbra e gocciolò giù dal mento.

In quel momento i cembali strepitarono per l’ultimo scontro. Goldry si avventò sul re come un forsennato, muggendo mentre correva, e lo afferrò per il braccio destro con entrambe le mani, una al polso e una vicino alla spalla. E così, prima che il re potesse fare un solo gesto, Goldry ruotò la schiena, e con la sua forza smisurata aggiunta alla forza della rabbia che era in lui, sollevò il re sopra la testa9, scagliandolo a terra come si scaglia una pesante lancia, con la testa in avanti.

Gorice colpì il suolo con la testa, e le ossa del cranio e della spina dorsale si schiacciarono e si spezzarono, e il sangue gli fluì dalle orecchie e dal naso. Con la violenza riversata in quel colpo, l’ira abbandonò Goldry e lo lasciò sfinito10, al punto che vacillò mentre usciva dal terreno dello scontro. (pag. 92)

.

  1. La rabbia improvvisa che cresce in Goldry, la sua follia temporanea, il suo digrignare i denti e la sua bava alla bocca, la sua irascibile e straordinaria violenza, e l’improvvisa scomparsa della rabbia e della forza, sono alcune delle caratteristiche del berserk. Questo vecchio termine islandese si riferisce a un guerriero la cui mente e corpo divengono preda della furia battagliera o furor athleticus, come lo descrisse Tacito tra le tribù germaniche. Esiste ancora controversia sul significato preciso della parola: alcuni studiosi credono che descriva i guerrieri che vanno in battaglia vestendo solamente la pelle d’orso; altri credono che descriva i guerrieri che indossano una maglia di ferro. ERE, consapevole di questa controversia e forse senza voler prendere posizione, fece combattere Goldry e Gorice XI nudi. (pagine 622-623)

 

Brani, quello del romanzo e la relativa nota, ripresi solo per la descrizione del berserk. Il termine è molto più antico di Eddison ma visto che nei fantasy è facile trovare berserk noto che già agli albori del genere era normale inserirli. Il libro è chiuso da un bel po’ di pagine di note. Va bene, Eddison si divertiva a citare o parafrasare William Shakespeare e diversi altri scrittori e inseriva nomi specifici di piante e minerali, e le continue note possono far apprezzare elementi del romanzo che potrebbero sfuggire a molti lettori (io di sicuro li avrei persi quasi tutti) ma leggere un romanzo continuando a controllare le note in fondo al libro è noioso. Certo, avrei potuto evitare di farlo, ma poi la mia mente avrebbe continuato a tormentarsi su quel numerino.

 

«Ma sappiate che è più facile per voi sottomettere il mondo con le armi che salire a piedi su quella montagna.»

«Le tue ali sono troppo deboli per sollevarmi, altrimenti le prenderei in prestito» disse Brandoch Daha.

Ma il rondicchio rispose: «Neanche l’aquila che vola contro il sole può scendere sul Koshtra Belorn. Nessun piede può calpestarlo, tranne quelli prescelti dagli Dei ere fa» (pag. 265)

 

I nostri eroi compiono un’ascensione su una montagna difficilissima. Da qualche parte in queste pagine viene citata Zimiamvia, che poi sarà protagonista della successiva trilogia e che per la narrativa fantasy è rimasta una terra mitica. Questo viaggio mi ha riportato alla mente quello compiuto da Margali n’ha Ysabet e Jaelle n’ha Melora in La città della magia di Marion Zimmer Bradley, chissà se davvero Eddison è stato fonte d’ispirazione per la Zimmer Bradley.

E poi… Aquile che danno un passaggio a qualcuno? Chissà perché mi viene in mente pure un certo Tolkien, anche se lui esclude di essere stato influenzato da Eddison. Per la verità in Eddison il passaggio non viene dato, in Tolkien sì, ma l’immagine può essere partita da qui anche se a livello inconscio. Quanto alla foto l’ho ripresa da qui: http://www.thisiscolossal.com/2015/07/free-ride-a-crow-catches-a-lift-on-the-back-of-a-bald-eagle/

 

Così, prima che la luna si affievolisse, attraversarono quel punto pericoloso sopra le cascate, e si addormentarono sulla collinetta verde.

Juss chiamò Throstlegarth quella collina, dopo che un tordo li ebbe svegliati la mattina dopo, cantando in un piccolo rovo di montagna sconvolto dal vento che cresceva fra le rocce. Quella melodia familiare risuonò strana su quel freddo versante della montagna, sotto le empie vette di Ela, vicino ai confini di quelle nevi incantate che sorvegliano il Koshtra Belorn. (pagine 275-276)

 

Sarà un caso, ma visto che ho appena riletto Lo Hobbit per un progetto su cui sto lavorando, non potevo non notare il tordo.

 

«Rifletti su questo mistero: esiste un solo Gorice. E, col favore del cielo (che a volte si manifesta in un modo che il nostro discernimento fallace cerca invano di giustificare), questo crudele e malvagio Gorice, ogni volta che muore di spada e nel pieno dei suoi anni, ritrova la sua anima e lo spirito di un corpo nuovo e sano, e vive un’altra vita per vessare e opprimere il mondo, finché il suo corpo non muore. Allora ne assume uno nuovo, e così via. In questo modo, gode di una sorta di vita eterna.»

«Ciò che dici, regina Sophonisba,» disse Juss «è in contrasto col concetto di mortalità. Quello che mi hai rivelato è stupefacente. Avevo già intuito qualcosa, ma non ero a conoscenza delle cose più importanti. Ora capisco perché il re, dal momento che gode di una vita interminabile, porta al pollice quel serpente Ouroboros che i sapienti, da tempo immemorabile, hanno assunto come simbolo dell’eternità. La fine è sempre l’inizio, e l’inizio è la fine.» (pag. 304)

 

Menzione per l’Ouroboros, argomento su cui si potrebbero scrivere interi saggi, e citazione inevitabile di Robert Jordan.

 

Lady Mevrian era un’astuta schermitrice, come quelli, per loro sfortuna, non avevano previsto; infatti il primo, un tipo grosso e zotico che credeva di scaraventarla a terra avventandosi su di lei, ebbe la gola trapassata da un abile colpo che superò la sua guardia; da questo evento, i suoi compagni trassero una lezione di cautela. (pag. 456)

 

Il quarto numero di Effemme contiene uno speciale dedicato a Emilio Salgari. Io non avevo esattamente voglia di stare in tema, perciò l’ho aggirato. Suppongo che la mia professoressa del Liceo mi avrebbe dato un’insufficienza per questo, ma qui il mio margine di manovra era un po’ più ampio e così sono partita da Salgari con la citazione di diversi suoi romanzi (La capitana del Yucatan, 1899, Capitan Tempesta, 1905, Il leone di Damasco, 1910, e Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, 1905, riletto proprio per poter scrivere quell’articolo) e poi sono passata a parlare di opere che mi interessavano di più. Il mio articolo s’intitola Jolanda e le sue figlie: eroine in cerca d’avventura e si focalizza sui personaggi femminili delle storie d’avventura e/o fantasy. Ho fatto una selezione ovviamente, sia perché non ho letto tutto quel che è stato scritto sia perché dovevo contenermi entro certi limiti di spazio (che in realtà, come spesso mi accade, ho abbondantemente superato). Dopo Salgari sono passata agli anni ’30 con Dark Agnes, donna di spada di Robert E. Howard e Jirel di Joiry di Catherine L. Moore, poi alla Éowin di Tolkien e ad altre eroine che non cito qui. Lady Mevrian, fiera e determinata, saggia governante e a quanto pare pure astuta schermitrice, sarebbe entrata molto bene in quella compagnia se l’avessi conosciuta prima. Va bene, è un personaggio secondario, ma pure Éowin lo è, e qualcuno deve pur iniziare a muovere i primi passi nella giusta direzione.

 

Quella stessa notte, apparve sul cielo sovrastante Carce una stella fiammeggiante con due code. (pag. 538)

 

Ben due code? Di solito le comete, come quella che annuncia i draghi nella saga di Martin o quella che indica ai Magi dove trovare Gesù , hanno una coda sola, a quanto pare qui siamo in un fantasy e questa è solo un po’ più strana.

E ora spoiler dalla conclusione.

Buuu!!! I grandi eroi che hanno combattuto valorosamente contro quel fetentone di Gorice a quanto pare sono solo bambini viziati che devono stare sempre al centro dell’attenzione. Coltivare la terra non va bene per loro, no, loro devono essere ammirati come eroi, e se questo significa rivivere le sofferenze e ammazzare la gente per il puro gusto di giocare alla guerra allora così sia. No, la circolarità perfetta non fa per me, preferisco Jordan che apporta sempre piccoli spostamenti al girare della Ruota e che prende sul serio lo scorrere del tempo.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in citazioni, Effemme, impressioni di lettura e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a E.R. Eddison: Il serpente Ouroboros

  1. Uialoth ha detto:

    Articolo davvero bellissimo e interessante (mi fa piacere scoprire sempre cose nuove e questo parallelismo tra Tolkien e Eddison mi mancava!). Colgo l’occasione per fare i complimenti anche per tutti gli articoli su Martin che si possono trovare qui! Ho scoperto da poco questo blog e ho divorato pagine su pagine!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...