A Game of Thrones e i graphic novel basati sulle storie di George R.R. Martin

Dalle storie di George R.R. Martin sono stati realizzati un bel po’ di graphic novel. Nel momento in cui abbiamo realizzato l’ottavo numero di Effemme mi sono presa la briga di fare una serie di ricerche per capire quanti siano esattamente, se siano stati tradotti e se siano ancora in commercio. Ne è venuto fuori un articolo di una dozzina di pagine, ma se volete leggerlo dovete comprarvi la rivista. Però un elenco dei graphic novel posso riproporvelo pure qui.

Sandkings, sceneggiato da Doug Moench e Neal McPheeters e illustrato da Neal McPheeters e Pat Broderick. Graphic novel tratto dall’omonimo racconto (I re di sabbia in italiano) mai tradotto.

Il cavaliere errante (The Hedge Knight), adattato da Ben Avery e illustrato da Mike S. Miller. Basato sul primo dei racconti incentrati su Dunk ed Egg e ambientati una novantina d’anni prima di Le cronache del ghiaccio e del fuoco. Tradotto in italiano da Italycomics. Sceneggiato bene e disegnato bene, un ottimo fumetto.

Spada giurata (The Sworn Sword). adattato da Ben Avery e illustrato da Mike S. Miller. Basato sul secondo dei racconti incentrati su Dunk ed Egg, anche lui tradotto da Italycomics. Disegni rifiniti un filo meno ma comunque un bel fumetto.

The Mystery Knight. Basato sul terzo racconto incentrato su Dunk ed Egg. Attualmente in fase di lavorazione con l’adattamento di Ben Avery e le illustrazioni di Mike S. Miller.

A Game of Thrones, adattato da Daniel Abraham e disegnato da Tommy Patterson. Basato sull’omonimo romanzo e tradotto da Italycomics. Ne parlerò più in basso.

Fevre Dream, adattato da Daniel Abraham e illustrato da Rafa Lopez. Basato sull’omonimo romanzo (in italiano è noto come Il battello del delirio) e tradotto in italiano da Bao Publishing. Il romanzo mi è piaciuto, anche se a tratti ho fatto fatica ad andare avanti perché è horror. Ho paura a leggere il graphic novel, perciò fino a questo momento l’ho ignorato. I pochi disegni che ho visto su unternet mi sembra comunque che esprimano l’atmosfera giusta anche se non mi piacciono.

Wild Cards, ideato da Lewis Shiner e illustrato da diversi artisti. Graphic novel che comprende quattro storie originali dell’universo Wild Cards, mai tradotto in italiano.

Wild Cards. The Hard Call, ideato da Daniel Abraham e illustrato da Eric Battle. Mai tradotto.

Skin Trade, basato sull’omonimo romanzo breve (in italiano è noto come Commercio di pelle e dovrebbe far parte della seconda antologia I canti del sogno, la cui data di pubblicazione è ignota), sceneggiato da Daniel Abraham e illustrato da Mike Wolfer. La traduzione del primo di quattro fascicoli è stata pubblicata un paio di mesi fa da Panini Comics.

In the House of Worm, sceneggiato da Jon J. Miller e illustrato da Ivan Rodriguez. La traduzione con il titolo Nella casa del verme è prevista a breve per la casa editrice Panini Comics.

Doorways, illustrato da Martin Martino. In questo caso non c’è uno sceneggiatore perché questa storia è nata già come una sceneggiatura, anche se avrebbe dovuto diventare una serie televisiva. Lo sceneggiatore quindi è lo stesso George R.R. Martin. Una versione diversa della storia (sostanzialmente uguale nella prima metà e molto diversa poi) è stata pubblicata in Dreamsongs, e prima o poi mi deciderò a leggerla. Certo se Mondadori si degnasse di tradurre Doorways in I canti del sogno mi faciliterebbe la vita. C’è qualche salto, ogni tanto ho sentito il bisogno di qualche tavola in pù che mi spiegasse quanto stava accadendo e che facesse scorrere meglio la storia ma sostanzialmente mi è piaciuto.

Meathouse Man, basato su L’uomo da carneteca e sceneggiato e illustrato da Raya Golden. Questo mi sa che non lo leggo nemmeno se lo traducono, mi fa troppa paura, tanto è vero che non ho letto neppure il racconto.

L’articolo, da cui ho ripreso titoli e autori, risale all’autunno del 2013, ma non mi pare che in seguito sia stato realizzato qualche altro graphic novel. È finita però la pubblicazione di A Game of Thrones. Con il 24° fascicolo, o la quarta raccolta, abbiamo coperto tutto Il trono di spade e Il grande inverno.

Com’è? Brutto come all’inizio, purtroppo dopo tutti i soldi spesi e le pagine lette la mia opinione non è migliorata. Il graphic novel segue la trama del romanzo in modo abbastanza fedele, molto più fedele di quanto non faccia la serie televisiva Il trono di spade, però qui davvero si sente una storia che procede a scatti. Abraham ha avuto a disposizione troppe poche tavole per la densità della storia, avrebbe dovuto fare didascalie più grandi e più frequenti, e questo avrebbe appesantito il fumetto. Forse semplicemente Le cronache del ghiaccio e del fuoco sono una saga troppo densa perché possa essere adattata bene. Con Il cavaliere errante, che è una storia più leggera e con molti meno retroscena, le cose sono andate meglio, mi sa che è proprio un problema di quante cose ci sono sotto la superficie di questi romanzi. Non aiuta la traduzione, anche se Paolo Accolti Gil ha scelto di rimanere fedele alle diciture originali. Però dopo anni in cui ho letto di Grande Inverno mi fa effetto leggere che quel castello si chiama Winterfell. Lo so che è il nome che gli ha dato Martin, ma se leggo Winterfell mentre leggo un romanzo in inglese, o un articolo in inglese sulla saga non è un problema. Il problema nasce quando sto leggendo in italiano e mi trovo un nome in inglese. In quel momento la mia sospensione d’incredulità crolla… beh, come un castello di neve abbattuto a colpi di bambolotto da un bambino viziato, e ogni allusione non è puramente casuale.

E poi ci sono i disegni. Brutti, ma brutti davvero. Non so quanto tempo abbia avuto Patterson per completare il lavoro, ma spero di non leggere più nulla illustrato da lui. Espressività zero, in compenso i personaggi sembrano tutti mostri deformi. E tanto per gradire c’è pure la chicca della copertina che fa lo spoiler. Ma dico, quella è l’ultima scena del romanzo – più o meno, ma lasciamo stare le licenze poetiche – e voi me la mettete quando manca ancora un quarto? Mi fa pensare a quei geni della Casa Editrice Nord quando hanno messo sulla copertina di Le daghe della legione, quarto romanzo della saga di Harry Turtledove, l’illustrazione che in originale si trovava sulla copertina del primo romanzo, The Misplaced Legion. Immagine tranquilla? No, perché sui due volumi diversi quell’immagine ha due significati diversi, e mi hanno spoilerato la conclusione.

Non credo che leggerò Fevre Dream, mi sono piaciuti Il cavaliere errante, Spada giurata e Doorways, devo ancora decidere cosa fare con Skin Trade e ho trovato particolarmente brutto A Game of Thrones, che ho masochisticamente letto fino alla fine. Speriamo in bene per gli altri graphic novel.

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2 risposte a A Game of Thrones e i graphic novel basati sulle storie di George R.R. Martin

  1. Riccardo ha detto:

    Ciao,
    veramente il quarto libro della saga di Turtledove è “le daghe della Legione” che già di per sé rivela un po’ troppo. Io ho l’edizione sperling la cui copertina non spoilera per fortuna.
    I disegni di Tommy Patterson non mi dispiacciono, per una serie a cadenza regolare hanno un buon livello. il fumetto della “Ruota del tempo” mi piace già meno, pur non essendo male neanche lui. almeno a mio parere.

    • Vedi cosa succede quando si decide che è troppo tardi per fare un controllo e si cita a memoria? Si sbagliano i titoli, e sì che i quattro romanzi della saga della Legione perduta sono, insieme al Segreto del millennio di Katherine Neville, i romanzi che ho letto più volte. Sì, li ho letti anche più di quanto abbia letto George R.R. Martin, Robert Jordan o Guy Gavriel Kay, ma ormai sono passati troppi anni dall’ultima volta che li ho presi in mano. è già da un po’ che mi dico che li dovrei rileggere, ma sono troppo incasinata e non so quando troverò il tempo per farlo.
      Grazie per la segnalazione, correggo l’articolo.
      Lo spoiler c’è, credo, solo nella prima edizione Nord, quella che possiedo io. A parte La legione perduta, preso in prestito in biblioteca e comprato solo in seguito, ho sempre comprato tutti i romanzi di Turtledove nel giro di qualche giorno dalla loro pubblicazione perciò li ho tutti in prima edizione. Turtledove è stato il primo autore per cui ho iniziato ad aspettare la traduzione dei libri per andare avanti in una saga, e forse è suo anche il primo libro che ho comprato quando ho iniziato a lavorare in libreria (o forse è il secondo, ho il dubbio con La regina dei draghi di Martin), i suoi libri si intrecciano molto con la mia vita.
      Non ho comprato il fumetto della Ruota del Tempo, al momento non mi ha incuriosita così tanto da prenderlo in inglese.

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