Ruth Ozeki: Una storia per l’essere tempo

Una storia per l’essere tempo è un romanzo a cavallo fra tempi e storie diverse. Un essere tempo, secondo Nao, è qualcuno che vive nel tempo, quindi lo è lei, lo è la sua interlocutrice e lo siamo noi che leggiamo la loro storia.

Nao è una ragazzina giapponese con tendenze suicide. Ha trascorso la prima parte della sua vita negli Stati Uniti, dove tutto andava bene, ma da quando il padre ha perso il lavoro la sua famiglia è dovuta rientrare in Giappone. Ora frequenta una scuola scadente perché non è riuscita a farsi accettare in una migliore, non ha amici, è vittima di episodi di bullismo molto feroci da parte dei suoi compagni di classe, non sa chi è né cosa farsene della sua vita ed è seriamente preoccupata per il padre, anche lui con tendenze suicide.

Ruth è una scrittrice canadese che vive su un’isola minuscola insieme al marito e al gatto. Le condizioni di vita sono precarie, in teoria vive in una civiltà moderna con internet e tutta una serie di comodità, ma quando basta un po’ di maltempo a far saltare la corrente provocando disagi enormi che possono durare giorni e ci si deve preoccupare di non essere assaliti dagli animali selvatici l’idea di modernità appare abbastanza fragile.

Due mondi lontani e molto diversi, che in teoria non dovrebbero avere punti di contatto. Ma quando Ruth trova sulla spiaggia il diario di Nao inizia a interessarsi alla sorte della ragazzina. Fra le due si crea un legame molto particolare, con Nao che scrive immaginando un interlocutore che la leggerà con la stessa attenzione che effettivamente le dedicherà Ruth. Solo che lei non può sapere dell’esistenza di Ruth, può solo sperarla, e nonostante le probabilità avverse continua a rivolgersi al suo immaginario lettore come se davvero il suo monologo sia importante. Per Ruth lo è, si trova calata in una storia che la spiazza, che vede svolgersi davanti ai suoi occhi e che non può modificare, per quanto lo possa desiderare. O forse può?

Ruth sente un’urgenza nella lettura, il desiderio di scoprire qualcosa di più in modo da poter correre in aiuto della ragazzina, ma le circostanze sembrano congiurare contro di lei. Nao divaga, parla del bullismo con episodi che mi ha dato fastidio leggere e che mi hanno confermato quanto sia aliena per me la mentalità giapponese, e tira in ballo vicende non sue, la storia della vecchia Jiko, la sua bisnonna, e di suo figlio Haruki primo, morto suicida pilotando un aereo verso la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Ci sono stati momenti, all’inizio della lettura, in cui ero interessata alla sola Nao, poi man mano che la sua situazione si faceva più pesante il mio interesse è scivolato verso Ruth, anche se la comparsa di Jiko ha risollevato la prima trama.

Ruth Ozeki scrive bene. Sa osservare, riflettere, far lavorare la mente del lettore. Monaca buddhista zen oltre che scrittrice e regista, intreccia due storie molto diverse, e soprattutto due tempi diversi, in modo sorprendente. Non sempre ero davvero interessata alle vicende, in alcuni punti tornavo sulle pagine solo per lo stile dell’autrice, ma verso la fine c’è un cambiamento. Il marito fa notare a Ruth qualcosa che lei avrebbe dovuto sapere ma su cui non si era mai fermata a pensare, e anche noi ci ritroviamo a riflettere sul senso della storia e del tempo. Cambiano le prospettive, siamo spiazzati, ed è qui che entra il fantastico, anche se i lettori di mainstream potrebbero parlare di realismo magico piuttosto che di fantasy, come invece faccio io. Niente creature strane o mondi diversi dal nostro, solo un’azione che, per come concepiamo noi il mondo, è impossibile. Ma cosa sappiamo noi del mondo e del tempo? Sì, il tempo torna in ballo, ed è ciò che, insieme alla scrittura della Ozeki, nobilita il romanzo. Non posso dire di averlo amato nella sua interezza o che sia un’opera per me fondamentale, ma contiene riflessioni interessanti e si ritrova a giocare con il tempo in un modo che mi piacerebbe approfondire. E il gatto di Schrödinger fa la sua comparsa pure qui.

La quarta di copertina:

A Tokyo, la sedicenne Nao crede che ci sia una sola via di fuga dalla sua dolorosa solitudine e dal bullismo dei compagni di classe. Ma prima di farla finita, si ripropone di raccontare la vita della sua bisnonna, una monaca buddhista ultracentenaria. Un diario è il suo unico passatempo, un diario che toccherà molte vite in modi che Nao non immagina neppure. Sull’altra sponda del Pacifico troviamo Ruth, scrittrice che vive su un’isola sperduta e che rinviene una serie di oggetti dentro un contenitore per il pranzo di Hello Kitty, portato a riva dalle onde. Che si tratti di un relitto del devastante tsunami del 2011? A mano a mano che ne emerge l’importanza del contenuto, Ruth si lascia trascinare nel passato, nel dramma di Nao e nel suo destino ignoto, e contemporaneamente in avanti, nel proprio futuro.
Romanzo a due voci incentrato sul rapporto tra scrittore e lettore, passato e presente, realtà e finzione, che attinge alla fisica quantistica, alla storia e al mito, Una storia per l’essere tempo è il raffinato ritratto di tre donne molto diverse tra loro, che si divide tra Canada e Giappone, di cui restituisce le atmosfere e i risvolti più tragici. Un racconto intenso e ammaliante, ironico e lieve, della natura umana e della ricerca del proprio posto nel mondo.

Un brano:

“Mi chiamo Nao e sono un essere tempo. Sai cos’è un essere tempo? Allora, dammi un minuto e te lo spiego. Un essere tempo è qualcuno che vive nel tempo, quindi tu e io e tutti quelli che sono, furono e saranno. Io, per esempio, adesso sono seduta in un maid café francese ad Akiba Electricity Town e sto ascoltando una chanson triste suonata in chissà quale momento del tuo passato, che sarebbe il mio presente, e sto scrivendo mentre immagino te, chissà dove nel mio futuro. E se stai leggendo, magari a questo punto anche tu stai immaginando me. Tu immagini me. Io immagino te.”

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