Intorno a Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli

Ormai è evidente: quando intitolo uno dei miei pezzi con le parole “intorno a…” significa che il libro del titolo è solo un pretesto per parlare d’altro. Quella che segue è una citazione da Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli.

Heisenberg immagina che gli elettroni non esistano sempre. Esistano solo quando qualcuno li guarda, o meglio quando interagiscono con qualcosa d’altro. (pag. 26)

Generalmente io non leggo libri di fisica. Il fisico è mio fratello, io e la fisica non ci conosciamo. È colpa sua se ho letto L’ultimo teorema di Fermat e Codici & segreti di Simon Singh e li ho pure apprezzati, almeno nei punti in cui li ho capiti. Ho apprezzato pure Il libro di fisica di Isaac Asimov e Come io vedo il mondo di Albert Einstein, almeno nelle prime pagine. Poi sia Asimov che Einstein hanno avuto la bella idea di mettersi a parlare di fisica, io ho smesso di capirli e ho interrotto la lettura. Allora perché quest’interesse per Rovelli?

Il 1 febbraio il fisico è stato ospite da Fabio Fazio. Non che io guardi Che tempo che fa, ma spesso so chi è stato suo ospite perché se è qualcuno che ha scritto un libro le vendite di quel libro subiscono un’impennata notevole. Ma le avete viste le classifiche di vendita? Da quando in qua un libro di fisica vende così tanto? Non che io mi stia lamentando, se gli effetti sono questi Fazio dovrebbe invitare più spesso scienziati e letterati seri, almeno il livello medio delle letture degli italiani si innalza. Però mi chiedo quanti capiranno le Sette brevi lezioni di fisica. Io le mie difficoltà le ho, e tutto sommato anche se i miei studi sono stati orientati in un’altra direzione non mi reputo una totale ignorante.

Torniamo alla frase che ho citato, quella che parla degli elettroni che esistono solo quando interagiscono con qualcos’altro. Io conoscevo già il gatto di Schrödinger, ma se la fisica è questa non mi stupisce che James Rigney si sia messo a scrivere fantasy con il nome di Robert Jordan. Gli scienziati sono straordinariamente vicini a questo genere, anche i mondi paralleli trovano una loro giustificazione nella fisica. Certo, c’è chi preferisce la fantascienza, ma qui siamo nell’ambito dei gusti personali. Chi pensa che la fantasy – quella fatta bene, non le cavolate di chi si butta nel genere perché pensa che tanto vada bene tutto – non sia realistica semplicemente non la conosce. Il punto è quanto sia realizzato bene quel mondo secondario teorizzato da J.R.R. Tolkien nel saggio Sulle fiabe. Il fantasy ha le sue regole, solo che sono diverse dalle nostre e a volte sono indistinguibili da quelle di una tecnologia estremamente avanzata, per ribaltare una famosa affermazione di Arthur C. Clarke. In fondo lo sa anche Rovelli:

la scienza, prima di essere esperimenti, misure, matematica, deduzioni rigorose, è soprattutto visioni. La scienza è attività innanzitutto visionaria. (pag. 31)

Così come la narrativa. Potrei chiudere qui, la frase mi piace, ma mi prendo un paio di appunti.

Una sostanza calda è una sostanza in cui gli atomi si muovono più veloci. Gli atomi e le molecole, gruppetti di atomi legati, si muovono sempre. Corrono, vibrano, rimbalzano, eccetera. L’aria fredda è aria dove gli atomi, o piuttosto le molecole, corrono più lenti. L’aria calda è aria dove le molecole corrono più veloci. Semplice e bello. (pag.57)

Mi piace l’idea che un fisico trovi bella una definizione. Chi, come me, ne sa ben poco può essere spaventato dalle formule e dalle leggi fisiche, ma è solo un problema d’ignoranza. Se si sa come guardare sono davvero molte le cose che hanno la loro bellezza. Ma naturalmente questo concetto, semplice e chiaro e che io dimenticherò entro breve – per questo me lo sono segnato, per poterlo rileggere quando ne sentirò la necessità – si presta a interessanti sviluppi.

In tutti i casi in cui non viene scambiato calore, infatti, oppure quando il calore scambiato è trascurabile, noi vediamo che il futuro si comporta esattamente come il passato. Per esempio per il moto dei pianeti del sistema solare il calore è quasi irrilevante, e infatti questo stesso moto potrebbe egualmente avvenire al contrario senza che nessuna legge fisica fosse violata. Non appena c’è calore, invece, il futuro è diverso dal passato. Per esempio, fintantoché non c’è attrito, un pendolo continua a oscillare per sempre. Se lo filmiamo e proiettiamo il film al contrario, vediamo un movimento del tutto possibile. Ma se c’è attrito, per attrito il pendolo scalda un poco i suoi supporti, perde energia e rallenta. L’attrito produce calore. E subito siamo in grado di distinguere il futuro (verso cui il pendolo rallenta) dal passato (pag. 58)

Mi piace questo legame fra passato e futuro, sono sicura che si potrebbe usare per un bel po’ di storie fantasy. La fisica è la base di tanta fantasy, non mi stancherò di ricordarlo. E a proposito di fisica e di una certa bestiolina che ho citato più su, tempo fa ho letto un racconto di Emanuele Manco, Il meccanico quantistico, che parla di un meccanico che “ripara automobili con gatti di Schrödinger e affronta le strane e apparenti contraddizioni di un universo caotico”. Il racconto è disponibile in ebook a soli 99 centesimi e se vi sembra che io stia facendo pubblicità… sì, la sto facendo, ma quando mai questa considerazione mi ha impedito di parlare bene di un libro o di un racconto che mi è piaciuto? Tornando a Rovelli e al tempo poco più avanti c’è un altro passaggio molto interessante:

Diciamo che le cose che esistono sono quelle nel presente: il passato non esiste (più) e il futuro non esiste (ancora). Ma nella fisica non c’è niente che corrisponde alla nozione di «adesso». Confrontate «adesso» con «qui». «Qui» designa il luogo dove sta chi parla: per due persone diverse, «qui» indica due luoghi diversi. Perciò «qui» è una parola il cui significato dipende da dove viene pronunciata (il termine tecnico per parole di questo tipo è «indicale»). Anche «adesso» designa l’istante in cui la parola viene detta (anche «adesso» è un termine indicale). Nessuno si sognerebbe di dire che le cose «qui» esistono, mentre le cose che non sono «qui» non esistono. Ma allora perché diciamo che le cose che sono «adesso» esistono e le altre no? Il presente è qualcosa di oggettivo nel mondo, che «scorre» e fa «esistere» le cose l’una dopo l’altra, oppure è solo soggettivo come «qui»? (pagine 64-65)

Rovelli prosegue parlando di calore e fornendo una spiegazione che va al di là di quel che interessa a me. Ma su questo, sul tempo, sul leggere il passato o il futuro, sulle possibili varianti legate allo scorrere del tempo quante storie sono state scritte e quante ancora se ne scriveranno? Loial, che ha letto un bel po’ di libri, ricorda un passo che all’epoca in cui lo aveva letto era solo materia di studio, ma che poi per lui e i suoi amici è diventato terribilmente reale:

di pietra in pietra scorre la linea dei se, fra i mondi che potrebbero essere (Robert Jordan, La grande caccia, capitolo 13)

e più in basso lui e Rand parlano della natura del tempo. James Rigney, non dimentichiamolo, prima di essere uno scrittore era un fisico e la fantasy quando è scritta bene può parlare di noi in un’infinità di modi.

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