George R.R. Martin: I canti del sogno

Qualche giorno fa Mondadori ha pubblicato I canti del sogno, antologia di racconti firmati da George R.R. Martin. Naturalmente ho scritto un lungo articolo per FantasyMagazine. Lo ripropongo qui aggiungendo anche considerazioni personali che in un testo di taglio giornalistico non avrebbero avuto senso.

Nel 2003 Martin ha pubblicato una corposa antologia di racconti e brani autobiografici intitolata GRRM: A RRetrospective. Nel corso degli anni l’antologia, dedicata alla sua intera carriera, è stata ripubblicata più volte con un diverso titolo, Dreamsongs, e in qualche caso anche suddivisa in più volumi. Io uso questo titolo perché è così che s’intitola il volume che ho comprato, e anche perché tutte le maiuscole presenti nell’altro titolo mi irritano profondamente. Ma se le edizioni americane e inglesi rispettavano la struttura del volume di Martin anche quando lo dividevano in due o tre parti, in Italia c’è stato un raggruppamento dei racconti in diversi volumi fatto con criteri a dir poco arbitrari.

La prima parte dell’edizione italiana è del 2007, quando nelle nostre librerie è arrivato Le torri di cenere. Si tratta di dieci racconti, prevalentemente di fantascienza, provenienti dalla seconda, terza e quarta sezione dell’antologia. L’edizione economica di Le torri di cenere è del 2011.

La seconda parte, I re di sabbia, è del 2008 e comprende sette racconti, compreso quel Il cavaliere errante che inaugura le avventure di Dunk ed Egg. Tutti questi libri precedono la serie televisiva Il trono di spade. Anche l’edizione economica di Le torri di cenere è di giugno, e in Italia la prima stagione della serie targata HBO è dell’autunno del 2011, solo l’edizione economica di I re di sabbia è dello scorso anno, quando Martin era diventato uno degli autori più importanti dell’intero catalogo Mondadori. Ma prima della serie televisiva Martin era un autore che vendeva bene per essere un autore di fantasy, ma era comunque un autore di nicchia. Non fate l’errore di pensare che le vendite di un autore siano alte a livello nazionale solo perché su internet siete in contatto con qualche centinaio di persone appassionate come voi. Questo non è un dato significativo, ciò che conta sono le vendite. Le cronache del ghiaccio e del fuoco vendevano bene se rapportate alle vendite del genere fantasy, non erano quei bestseller che sono ora e le altre opere di Martin vendevano molto meno. Vendono ancora molto meno, un capolavoro come Armageddon Rag ha venduto pochissimo, In fondo il buio e Il pianeta dei venti poco più. Per questo l’editore aveva puntato sulle opere che gli sembravano più vendibili e trascurato le altre.

Ora però Le cronache del ghiaccio e del fuoco vendono davvero bene, e anche se nessuno degli altri suoi libri ha vendite che si avvicinano a quelle della saga sembra che Mondadori voglia riproporre l’intera sua opera. Ecco quindi l’arrivo in libreria di I canti del sogno, ennesima raccolta di testi provenienti da Dreamsongs. E visto che sulla copertina di I canti del sogno campeggia la scritta Volume 1 possiamo star certi che Mondadori ha già previsto la pubblicazione di un secondo volume. Peccato che con una pubblicazione così incostante il rapporto con il libro originario si sia perso completamente. Vediamo allora cosa contiene Dreamsongs e dove e come quei testi sono stati tradotti nei libri pubblicati da Mondadori, mentre tralascio le traduzioni in vecchi libri ormai fuori catalogo.

Introduction by Gardner Dozois (5 pagine, pubblicata nel primo volume dell’antologia I canti del sogno);

One: A Four-Color Fanboy (11 pagine, brano autobiografico mai tradotto);

Only Kids are Afraid of the Dark (12 pagine, pubblicato in I canti del sogno con il titolo Soli i bambini han paura del buio);

The Fortress (15 pagine, pubblicato in I canti del sogno con il titolo La fortezza);

And Death His Legacy (9 pagine, pubblicato in I canti del sogno con il titolo E morte il suo retaggio);

Two: The Filthy Pro (7 pagine, brano autobiografico mai tradotto);

The Hero (11 pagine, pubblicato in Le torri di cenere con il titolo L’eroe);

The Exit so San Breta (11 pagine, pubblicato in Le torri di cenere con il titolo L’uscita per Santa Breta);

The Second Kind of Loneliness (14 pagine, pubblicato in Le torri di cenere con il titolo Solitudine del secondo tipo);

With Morning Comes Mistfall (16 pagine pubblicato in Le torri di cenere con il titolo Al mattino cala la nebbia);

Three: The Light of Distant Stars (9 pagine, brano autobiografico mai tradotto);

A Song for Lya (51 pagine, tradotto in Le torri di cenere con il titolo Canzone per Lya);

This Tower of Ashes (15 pagine, tradotto in Le torri di cenere con il titolo Questa torre di cenere);

And Seven Times Never Kill Man (30 pagine, tradotto in Le torri di cenere con il titolo …E ricordati sette volte di non uccidere mai l’uomo);

The Stone City (29 pagine, tradotto in Le torri di cenere con il titolo La città di pietra);

Bitterblooms (21 pagine, tradotto in Le torri di cenere con il titolo Fioramari);

The Way of Cross and Dragon (16 pagine, tradotto in I re di sabbia con il titolo La via della croce e del drago);

Four: The Heirs of Turtle Castle (8 pagine, brano autobiografico mai tradotto);

The Lonely Songs of Laren Dorr (15 pagine, tradotto in Le torri di cenere con il titolo Le solitarie canzoni di Laren Dorr);

The Ice Dragon (16 pagine, tradotto in I re di sabbia con il titolo Il drago di ghiaccio. La stessa storia, con variazioni minime e illustrazioni, è stata anche pubblicata in forma autonoma come romanzo per ragazzi);

In The Lost Lands (15 pagine, tradotto in I re di sabbia con il titolo Nelle terre perdute);

Five: Hybrids and Horrors (8 pagine, brano autobiografico mai tradotto);

Meathouse Man (24 pagine, tradotto in I canti del sogno con il titolo L’uomo da carneteca);

Remembering Melody (15 pagine, tradotto in I canti del sogno con il titolo Ricordo di Melody);

Sandkings (35 pagine, tradotto in I re di sabbia con il titolo Re della sabbia);

Nightflyers (75 pagine, tradotto in I re di sabbia con il titolo I passeggeri della Nightflyer);

The Monkey Treatment (24 pagine, tradotto in I canti del sogno con il titolo La cura della scimmia);

The Pear-Shaped-Man (26 pagine, tradotto in I canti del sogno con il titolo L’uomo-a-forma-di-pera);

Six: A Taste of Tuf (5 pagine, brano autobiografico mai tradotto);

A Beast for Norn (22 pagine, tradotto in Il viaggio di Tuf con il titolo Una bestia per Norn);

Guardians (36 pagine, tradotto in Il viaggio di Tuf con il titolo Guardiani);

Seven: The Siren Song of Hollywood (10 pagine, brano autobiografico mai tradotto);

The Twilight Zone: ‘The Road Lest Traveled’ (31 pagine, sceneggiatura mai tradotta per un episodio del 1987 della serie televisiva Ai confini della realtà. L’episodio si intitola L’altra strada);

Doorways (103 pagine, sceneggiatura per l’episodio pilota di una serie televisiva progettata ma mai andata oltre il primo episodio. Mai tradotta);

Eight: Doing the Wild Cards Shuffle (7 pagine, brano autobiografico mai tradotto);

Shell games (42 pagine, tradotto in Wild Cards. L’origine con il titolo Giochi di guscio);

From the journal of Xaver Desmond (46 pagine, tradotto in Wild Cards. La missione in più brani intitolati Dal diario di Xavier Desmond);

Nine: The Heart in Conflict (10 pagine, brano autobiografico mai tradotto);

Under Siege (26 pagine, racconto mai tradotto);

The Skin Trade (74 pagine, racconto tradotto negli anni ’80 in un volume ormai fuori catalogo);

Unsound Variations (46 pagine, mai tradotto);

The Glass Flower (37 pagine, tradotto in I re di sabbia con il titolo Il fiore di vetro);

The Hedge Knight (65 pagine, tradotto in I re di sabbia con il titolo Il cavaliere errante. In seguito il racconto è stato ripubblicato nell’antologia Il cavaliere dei Sette regni);

Portraits of His Children (33 pagine, mai tradotto);

Bibliography (22 pagine, sezione bibliografica mai tradotta).

Da un’unica antologia originale perciò fino a ora sono state tratte tre antologie italiane: Le torri di cenere (213 pagine in inglese diventate 318 in italiano), I re di sabbia (259 pagine in inglese diventate 342 in italiano) e I canti del sogno (130 pagine diventate in italiano 205), mentre altri quattro racconti sono stati pubblicati in tre diversi volumi. Anche senza considerare i testi già pubblicati in Il viaggio di Tuf e i due volumi delle Wild Cards rimangono fuori 179 pagine di racconti (quattro racconti di cui uno, The Skin Trade, molto lungo), 134 di sceneggiature (due testi), 67 di autobiografia (otto brani che nel volume originario costituiscono un’introduzione ai racconti che seguiranno e che ormai, visto quanto è già stato pubblicato, potrebbero essere proposti ai lettori italiani solo come un unico brano autobiografico in chiusura del volume) e 22 di bibliografia (che, fra tutto, è la cosa che più facilmente verrà esclusa dalla traduzione).

Non trova quindi giustificazione la decisione dell’editore di pubblicare un volume corto come I canti del sogno visto che per il lettore italiano la spesa per acquistare almeno quattro volumi non è poca e che di materiale da pubblicare ce n’era. Rimane il dubbio, con una suddivisione di questo tipo, se verrà finalmente tradotto l’intero contenuto di Dreamsongs, e anche se manca ancora solo un volume per vedere il completamento dell’antologia.

Io temo che rimarranno fuori dei testi. Le sceneggiature potrebbero essere ritenute poco adatte ai lettori, di fatto per loro stessa natura si tratta di testi molto spogli nei quali l’immaginazione deve lavorare parecchio. Avete mai provato a leggere delle sceneggiature? Io sì, e sono molto più impegnative rispetto a un romanzo. La storia può essere ugualmente apprezzata, i dialoghi pure, ma la bellezza della prosa sparisce. Perciò la casa editrice potrebbe pensare che la presenza di due sceneggiature nel volume potrebbe scoraggiare i potenziali acquirenti e quindi decidere di escluderle. I brani autobiografici ho suggerito io stessa alla casa editrice di riunirli in un unico testo in fondo al volume. Avrebbero avuto più senso se pubblicati davanti ai rispettivi racconti, come è stato fatto nell’edizione originale, ma visto che ormai questo non è più possibile è meglio riunirli e pubblicarli in coda al tutto che non pubblicarli affatto. Sono davvero interessanti, voi non avete idea di quante volte io abbia utilizzato informazioni prese da uno di quei brani per i miei articoli. E poi c’è la bibliografia. A quanti interessa? Mondadori potrebbe davvero ritenerla poco interessante e tagliarla, anche se anche questa è una sezione che ho consultato parecchio. Ma quanti vanno a controllare ogni dettaglio che riguarda Martin come faccio io? Di fatto io potrei pure aggiornare la sezione bibliografica aggiungendo informazioni sugli ultimi volumi pubblicati e sulle edizioni italiane, ma chissà perché dubito che mi chiederanno di fare qualcosa del genere.

Veniamo al volume appena giunto in libreria.

Gardner Dozois è amico di lunga data di Martin. Insieme hanno curato parecchie antologie: Songs of the Dying Earth(2009), omaggio a Jack Vance tradotto nella collana Urania in tre parti con i titoli Storie dal crepuscolo di un mondo volume 1 e 2 e La terra al tramonto, Warriors (2010), Songs of Love and Death (2010), Down These Strange Street (2011), Old Mars (2013), Dangerous Women (2013), la cui traduzione è iniziata quest’anno con La principessa e la regina. E altre storie di donne pericolose e si concluderà a breve con Ragazza allo specchio, Rogues (2014) e Old Venus(2015). Martin, Dozois e Daniel Abraham sono anche autori del romanzo di fantascienza Fuga impossibile (2007).

Solo i bambini han paura del buio, La fortezza ed E morte il suo retaggio sono racconti giovanili, realizzati quando ancora Martin non sapeva se sarebbe mai riuscito a pubblicare qualcosa a livello professionale. L’uomo da carneteca è stato pubblicato per la prima volta nel 1976 e, secondo il suo stesso autore, è il racconto “più buio, cupo, contorto e malato che abbia mai scritto”. Martin ha scritto il racconto su richiesta di Harlan Ellison, che avrebbe voluto pubblicare un suo testo in The Last Dangerous Visions. I racconti di Martin all’epoca erano più romantici e malinconici che pericolosi, così lui ha accettato la sfida e si è lanciato in un testo di necroflia zombie che ha definito “doloroso da scrivere e da leggere”, e molto forte. Ellison ha rifiutato il racconto ma lo ha comprato Damon Kinght per Orbit 18. In seguito è stato ristampato diverse volte e recentemente Raya Golden ne ha tratto un graphic novel. In italiano era già stato tradotto nel 1996 nel volume Spatter Punk. Extreme horror con il titolo L’uomo della casa della carne.

Ricordo di Melody in una certa misura deve la sua nascita a Lisa Tuttle. Nel 1979, quando lei e Martin avevano appena iniziato a lavorare a La caduta, il terzo dei racconti che in seguito sarebbero confluiti in Il pianeta dei venti, Lisa stava lavorando anche ad alcune storie horror. George ha deciso di scrivere qualcosa appartenente allo stesso genere, e il risultato è stato pubblicato nel 1981 in The Twilight Zone Magazine.

La cura della scimmia e L’uomo-a-forma-di-pera testimoniano la sua ammirazione per Gerald Kersh, autore ormai poco noto anche negli Stati Uniti ma molto famoso negli anni ’40 e ’50. Kersh è stato autore di romanzi mainstream, Martin era però più affascinato dai suoi bizzarri e disturbanti racconti di genere fantastico. La cura della scimmia, a suo dire, è stato facile da scrivere e difficile da vendere, con rifiuti motivati dal fatto che il racconto era troppo strano o troppo disturbante, o addirittura ripugnante. Dopo che è stato pubblicato su The Magazine of Fantasy and Science Fiction nel 1983, però, è stato finalista ai premi Hugo e Nebula.

L’uomo-a-forma-di-pera, pubblicato in Omni nel 1987, ha vinto uno dei primi Bram Stoker Award mai assegnati ed è stato finalista al Word Fantasy Award.

Tre racconti giovanili e quattro racconti horror. Mi sto seriamente chiedendo se comprare quest’antologia. Non per la suddivisione furbetta di Mondadori, che propone in questo caso un libretto piccolo quando avrebbe potuto facilmente pubblicarne uno più grande, ma perché quattro racconti sono horror e a leggere le parole di Martin sono davvero disturbanti, soprattutto L’uomo da carneteca.

L’horror non mi piace particolarmente. Io voglio divertirmi con i libri, non starci male. Re della sabbia è bello, scritto bene, coinvolgente, ma a tratti ho davvero fatto fatica a costringermi a prendere il libro e ad andare avanti. Non so se lo rileggerò mai. Un po’ più facile è stato con il romanzo Il battello del delirio, ma se in questo caso ho accettato meglio l’atmosfera generale della storia alcune scene sono state un po’ difficili da leggere. Armageddon Rag è meraviglioso e, a differenza di Il battello del delirio per il quale devo ancora prendere una decisione, lo rileggerò certamente, ma alcune scene per me sono davvero indigeste. Posso sopravvivere a questi quattro racconti? Non lo so, certo non ho fretta di leggerli.

Il risvolto di copertina:

Milioni di lettori in tutto il mondo hanno imparato a conoscere e amare George R.R. Martin a partire dalle gesta eroiche o scellerate delle donne e degli uomini che popolano l’universo delle “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”. Ma prima di diventare l’autore fantasy più famoso, letto e amato del mondo, Martin è stato un bambino e un ragazzo innamorato della parola, come lettore e già come scrittore. Le sue prime prove autoriali risalgono agli anni dell’asilo, quando compose un’enciclopedia dei pianeti in cui si alternavano corpi astrali realmente esistenti come Marte e Giove, pianeti tratti dai fumetti e altri di sua totale invenzione. E alle elementari si faceva pagare dai compagni di giochi i suoi primi racconti horror, alla tariffa di un penny a pagina finché uno dei suoi primi lettori non iniziò ad avere gli incubi e i genitori gli intimarono di smetterla. Ma non si perse d’animo e per fortuna continuò a scrivere, per tutto il liceo e al college, frequentando corsi di scrittura creativa e soprattutto compiendo un lungo apprendistato come autore su decine di fanzine, riviste di fan dei supereroi che in quegli anni venivano rivoluzionati dalla rinnovata Marvel di Stan Lee e dei suoi “supereroi con superproblemi”. E non è un caso se il primo testo di Martin pubblicato, nell’agosto del 1963, è una lettera di complimenti per i Fantastici 4. La genesi supereroica si ritrova infatti anche in “Solo i bambini han paura del buio”, il racconto che apre questa raccolta, che è il primo di due volumi che completano l’edizione italiana dei racconti di Martin, cominciata nel 2006 con la pubblicazione dei Re di sabbia e proseguita l’anno successivo con Le torri di cenere. I primi tre racconti, scritti negli anni Sessanta mostrano un Martin giovane ma già in possesso delle virtù di un grande scrittore, particolarmente a suo agio nello spaziare tra generi, dal fantastico del già citato “Solo i bambini” all’epico eroico della “Fortezza”, con un’insolita incursione nel politico (senza rinunciare a ironia e azione, ovviamente) con “E morte il suo retaggio”. I restanti quattro sono stati scritti tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta, veri e propri gioielli letterari, percorsi da una vena crudele e perturbante che avvicina Martin a maestri assoluti quali Edgar Allan Poe o, mutando forma espressiva, Roman Polanski o Alfred Hitchcock. Sette meraviglie che mostrano, se ce ne fosse ancora stato bisogno, che George R.R. Martin non è un grande scrittore di genere, ma un grande, grandissimo scrittore. E basta.

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