Neil Gaiman: Odd e il gigante di ghiaccio

Vi ho mai detto che amo la mitologia scandinava? La mitologia in generale mi piace, sono curiosa riguardo alle vicende di Zeus e degli abitanti dell’Olimpo, mi affascinano il dio coyote e i suoi interlocutori, ho dato più di uno sguardo alle vicende di Ra, Horus e tutti gli altri o a quelle di Shiva e compagnia, ma sono gli dei nordici quelli che più amo. Thor. Odino. Quel viscido Asi che risponde al nome di Loki. Yggdrasil. No, Yggdrasil, l’Albero del Mondo, in Odd e il gigante di ghiaccio non c’è ma i tre dei sì. Più o meno, diciamo che sono sotto mentite spoglie.

E non li amo solo per come ce li ha tramandati la mitologia, ma perché continuano a vivere nelle storie attuali. In fondo, come si interroga Sam, “apparteniamo anche noi alla medesima storia, che continua attraverso i secoli! Non hanno dunque una fine i grandi racconti?” E Frodo, pur stanco per quanto ha già passato, non può che confermare “No, non terminano mai i racconti” (J.R.R. Tolkien, Il signore degli anelli, pag. 859).

Per Frodo coloro che cambiano sono i personaggi, quando è terminata la loro parte. Ma davvero può terminare la parte di un dio? Più facile è vederlo trasformare, e infatti Odino l’ho visto comparire più volte nelle storie, nei panni di Pwyll Nato Due Volte o in Mat, il Principe dei corvi. Lo stesso Neil Gaiman ha riportato in vita gli dei in American Gods, anche se quel libro mi è piaciuto solo a tratti. Ora sto leggendo la serie di Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo di Rick Riordan, e anche se questi libri non sono affatto male io sono curiosa soprattutto riguardo alla serie sulla mitologia nordica il cui primo volume, The Sword of Summer, è previsto in lingua originale per il mese di agosto. E non va dimenticato il Thor creato da Stan Lee e Jack Kirby.

Odd è un vichingo, come Vicky il vichingo, e nella terra dei vichinghi (più o meno visto che nel suo cielo brillano due lune) è ambientato pure The Last Light of the Sun di Guy Gavriel Kay. Devo davvero decidermi a comprare Miti del nord di Ingri e Edgar D’Aulaire, anche se il prezzo di quel libro non è proprio basso. Però è illustrato, il prezzo è legato soprattutto a quello. Dovrei anche parlare un po’ di Odino, ma questo è un altro discorso.

Va bene, a volte non riesco proprio a fare un discorso coerente e a parlare solo del libro di cui vorrei parlare. Il fatto è che alcuni libri me ne richiamano a mente infiniti altri, infinite altre situazioni.

Odd e il gigante di ghiaccio mi è piaciuto. Forse è il libro di Gaiman che mi è piaciuto di più, anche se sono passati davvero troppi anni da quando ho letto Nessun dove e lo ricordo troppo male. Però mi sono divertita dall’inizio alla fine, come mi era successo solo con L’esilarante mistero del papà scomparso, ma in quel caso il romanzo di Gaiman era accompagnato dalle illustrazioni di Chris Riddell, che io adoro. In questo caso le illustrazioni sono di Iacopo Bruno, mi piacciono meno anche se devo riconoscere che sono perfettamente adatte alla storia. Cioè, le illustrazioni di Riddell mi piacciono indipendentemente dal romanzo, queste di Bruno senza il romanzo mi direbbero ben poco ma accanto alle parole di Gaiman sono perfette. Queste sono incisioni, non disegni o dipinti, ed è solo giusto che un libro sulla mitologia nordica sia illustrato con delle incisioni. E poi lo stile aspro si adatta perfettamente a quel mondo.

Vantaggi di Odd e il gigante di ghiaccio rispetto a L’esilarante mistero del papà scomparso? Questo è un libro che posso prendere sul serio. Quello sul papà rapito dagli alieni è divertente, il meccanismo narrativo funziona alla perfezione, ma è evidente che è tutto uno scherzo. Questa è un’avventura epica, e fra l’epica e il divertimento io preferisco sempre l’epica. E poi ci sono gli dei nordici, non tre a caso ma Odino, Thor e Loki. Va bene, ci sono anche Freya (presente, pur se molto cambiata, anche in Harlock Saga – L’anello dei Nibelunghi, e Capitan Harlock è un altro dei miei miti) e il gigante di ghiaccio che si aggiungono nella parte finale della storia, ma io ero stata catturata già molto prima. Diciamo… alla prima riga?

C’era un ragazzo chiamato Odd.” Va bene, forse non per tutti la cosa è così coinvolgente, ma io ero di parte già prima di iniziare il libro. Mitologia nordica. L’ho già detto che la adoro? Ok, siamo seri. Prima ancora di leggere queste sei parole vediamo l’illustrazione di copertina con un bambino a cavallo di un orso accompagnato da un’aquila e una volpe. Devo davvero parlarvi degli animali magici? Sì, qualcosa ce l’ho in mente, ma non qui e non su questo libro. Orsi e aquile senz’altro più ragni, lupi e magari anche qualcun altro, ma ci devo ancora ragionare. Volpi no, non a questo giro, anche se meriterebbero un discorso a sé. Ma ne riparleremo. E nella prima pagina del romanzo, cinque righe di testo in tutto, c’è disegnata una nave vichinga.

A proposito, amo anche l’arte vichinga e quella celtica, e anche determinati oggetti di artigianato o di carpenteria hanno un loro perché. I velieri, per esempio. Così, giusto per far capire che io non ero affatto prevenuta, in senso positivo, nei confronti di questo romanzo.

Comunque la frase iniziale sa tanto di fiaba con il suo “c’era una volta”, e in questo momento le fiabe su di me hanno uno strano effetto. Bello. Dovremmo proprio parlare anche del breve saggio che si trova alla fine del volume che comprende tutte Le cronache di Narnia di C.S. Lewis, ma io ho divagato un’altra volta. Ho appena letto i primi due capitoli di Il nipote del mago, mi sa che una possibilità alla saga glie la do.

Odd e il Gigante di Giaccio dunque. Odd è un piccolo vichingo. Orfano, entro breve pure storpio, e tanto per gradire la terra in cui vive è afflitta da un inverno che sembra non voler finire mai. Poco amato da chi lo circonda, Odd parte. Per dove? La meta per la verità è un po’ nebulosa, abbiamo la partenza di questo eroe improbabile, così come è sempre un eroe improbabile il terzo di tre fratelli, il più piccolo, quello preso per scemo, ma alla fine l’eroe della storia è davvero lui. E spesso l’eroe è aiutato dai compagni di viaggio, animali o creature un po’ particolari, e ad aiutarlo ha qualche oggetto magico o comunque un po’ speciale. Abbiamo gli antichi miti che tornano in vita ma siamo nel bel mezzo di una fiaba. La meta? All’inizio non è molto chiara, spesso il percorso lo si scopre davvero solo durante il cammino.

Il tono della storia è tranquillo, gli avvenimenti si susseguono con calma e anche i momenti più drammatici non sono mai davvero drammatici. C’è quell’aura di… miticità. Lo stile è semplice, senza fronzoli, ma chi vorrebbe fronzoli se si trovasse in mezzo ai vichinghi? Ci sono cose da fare, parole da dire, personaggi a incontrare, tutto procede come dovrebbe e anche quando compare un imprevisto, sia pure un imprevisto soprannaturale, è qualcosa che si può accettare e che quindi viene accettato. Nelle fiabe solo il lettore (adulto e ingenuo) si stupisce quando un piccolo oggetto diventa un animale enorme, o il passaggio per un altro luogo, o un ostacolo insormontabile. Si stupisce ma lo accetta, e qui c’è la stessa accettazione. Di più, perché questa storia è più vera, con i personaggi che rivelano la loro personalità in piccole frasi, immagini rapide, sorrisi che illuminano un mondo. La storia di un viaggio, della determinazione per andare avanti senza mai rinunciare al sorriso, e dei cambiamenti, di quelli impossibili e di quelli necessari. È davvero ora che qualcuno affronti il terribile Gigante di Ghiaccio.

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