George R.R. Martin e l’uccisione dell’uomo grasso

George R.R. Martin

Tutti fermi. Non iniziate a fere scongiuri riguardanti la salute del tizio… diciamo sovrappeso… di cui scrivo più spesso. E non iniziate neppure a pensare a nuovi matrimoni capaci di far impallidire qualsiasi cerimonia Dothraki. Prima di andare oltre però vi avviso che stavolta spoilero fino a Il portale delle tenebre compreso. Se avete problemi con i titoli italiani, faticate a raccapezzarvi nelle molteplici edizioni di Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, si tratta della traduzione del terzo romanzo, A Storm of Swords.

Lavoro in libreria, e la cosa ormai non vi giunge nuova. Cosa si fa in una libreria oltre ad aiutare i clienti, sistemare novità e rifornimenti e inserire a computer gli ordini di rifornimento? Si sistemano tavoli e scaffali, passando incessantemente dall’uno all’altro. A fine giornata abbiamo percorso un bel po’ di chilometri, sotto Natale per curiosità il mio capo si era messo un contapassi e se non ricordo male il totale si aggirava intorno ai 18 chilometri. Giusto Jacopo? Va bene, non è sempre così ma certo non ci serve la palestra per rimanere in forma.

Passiamo fra tavoli e scaffali e sistemiamo i libri, e visto che non siamo ciechi leggiamo pure i loro titoli. Non di tutti, certo, un po’ di impermeabilità la dobbiamo acquisire perché per comprare tutti i libri interessanti che ci capitano sottomano non ci basterebbe lo stipendio, ma a volte un libro trova modo di farsi notare davvero. L’ultimo libro che ho guardato con un certo interesse, e di cui ho letto pure qualche pagina, è Uccideresti l’uomo grasso? di David Edmonds. Il suo sottotitolo è Il dilemma etico del male minore. Fin dalle prime pagine ci sono due esempi relativi alle scelte e ai problemi di etica che comportano.

Prendiamo i bombardamenti nazisti di Londra nel corso della II Guerra Mondiale. Per evitare che venissero colpiti obiettivi fondamentali per la guerra Winston Churchill tramite spie che facevano il doppio gioco faceva credere ai tedeschi che le bombe cadessero in un luogo diverso rispetto al punto in cui cadevano davvero. Lo scopo era proteggere obiettivi importanti, perché se i tedeschi avessero provato a modificare la traiettoria di quelle bombe lo avrebbero fatto basandosi su informazioni errate e quindi allontanandosi ancora di più dagli obiettivi davvero importanti. Fin qui tutto bene, peccato che per parecchio tempo le bombe hanno continuato a cadere. Le informazioni errate diffuse da Churchill hanno protetto alcuni obiettivi… a scapito di altri. Migliaia di persone sono morte perché il governo ha deciso cha la zona dove vivevano loro fosse più sacrificabile rispetto ad altre zone, sedi di governo o basi militari. Salvare determinate persone ha comportato la morte di altre. Giusto? Sbagliato? Per fortuna una risposta di questo tipo non è di mia competenza, ma la scelta sul male minore, sul sacrificare qualcuno per salvare qualcun altro, si può presentare in varie forme. Si presenta quando servono due diversi tipi di ricerche mediche per salvare vite umane ma esistono i fondi solo per una delle due, e scegliere di fare un tipo di ricerca e salvare determinati malati comporta inevitabilmente l’abbandonare al loro destino gli altri. Non un volergli male, ma una rinuncia ad aiutarli perché si è stabilito che qualcos’altro è più importante.

Gli esempi, come detto, vengono dal libro e fanno riflettere. Peccato che delle vite delle filosofe, descritte nelle pagine successive, m’importasse ben poco. Mi sono sembrate inutili ai fini del discorso e anche raccontate in modo poco accattivante, anche se io non mi trovavo certo nelle condizioni ideali di tranquillità per poter apprezzare al meglio quel libro. Quella che davvero mi incuriosiva, e a cui non sono arrivata, è la carrellologia.

Non sto scherzando, si chiama davvero così, in inglese è trolleyology, e se a me fa pensare alle magnifiche ologie di Dugald A. Steer pazienza, a volte faccio collegamenti anche più strani. Cos’è la carrellologia? Questa è la quarta di copertina del libro:

 

Un carrello ferroviario fuori controllo corre verso cinque uomini che sono legati sui binari: se non sarà fermato li ucciderà tutti e cinque. Vi trovate su un cavalcavia e osservate la tragedia imminente. Tuttavia, un uomo molto grasso, un estraneo, è in piedi accanto a voi: se lo spingete facendolo cadere sui binari, la notevole stazza del suo corpo fermerà il carrello, salvando cinque vite, anche se lui morirà. Voi uccidereste l’uomo grasso? La domanda può sembrare bizzarra ma ha impegnato i filosofi morali per oltre mezzo secolo. David Edmonds racconta qui la storia curiosa di come gli studiosi hanno lottato con questo dilemma etico, proponendo un avvincente viaggio attraverso la storia della filosofia morale. Molti pensano che sia sbagliato uccidere l’uomo grasso. Ma perché? Come mostra Edmonds, rispondere alla domanda è molto più complesso di quanto appaia in un primo momento. Di fatto, il modo in cui rispondiamo ci dice molto su ciò che consideriamo giusto o sbagliato. Leggere questo libro potrebbe cambiare, divertendovi, il vostro modo di pensare e fare di voi una persona migliore.

 

Detta così in effetti ha senso, ed è pure affascinante. La carrellologia ha parecchie varianti, un paio sono illustrate in questo interessante articolo: http://www.doppiozero.com/materiali/teorie/uccideresti-luomo-grasso.

Riprendo tre passaggi, a partire dalla versione del ramo deviato:

 

Vedete un carrello ferroviario che sta viaggiando senza controllo su un binario sul quale cinque persone sono legate; saranno sicuramente uccise. Vi accorgete, però, che potete azionare una leva che devierà il carrello su un altro binario su cui, però, sfortunatamente, è legata una persona. Che cosa fate? Edmonds ci informa che la maggioranza delle persone cui è stato posto questo interrogativo, in tutto il mondo, a prescindere dalla cultura di provenienza e dalla condizione personale, ha risposto istintivamente che avrebbe deviato il carrello.

 

Johnny, il protagonista di West and Soda di Bruno Bozzetto

Ora soffochiamo le mie risatine di divertimento da appassionata di western deliziata all’apparire del cliché della ragazza legata sui binari del treno, non perché in genere io ami i cliché ma perché trovarne uno qui mi fa davvero ridere, e pure il sospiro esasperato della lettrice che ha letto più volte affermazioni di Martin sul fatto che alle sue spalle sta arrivando il treno HBO che e lui può sentire le vibrazioni sui binari anche se ancora non riesce a vedere il treno. Ormai il treno HBO ha superato Martin, e posso solo sperare che noi lettori non ne saremo travolti, quanto ai western si è persa l’ingenuità di una volta ma non sempre sono sicura che questo sia positivo. Nell’esempio citato le persone deviano il carrello, per loro cinque persone sono più importanti di una. Ora passiamo a una variante:

 

questa volta siete sopra un ponte, il binario col carrello impazzito è sotto di voi e ci sono sempre i cinque poveretti legati; accanto a voi, però, c’è un uomo molto grasso e se lo spingete giù dal ponte fermerà certamente il carrello. Come nel primo esempio, uno morirà ma cinque saranno salvi. Che cosa fate questa volta? Spingete l’uomo grasso giù dal ponte? A differenza che nel primo caso, ora la maggioranza degli interrogati, riferisce sempre Edmonds, dice di no. Perché? Dal punto di vista di una razionalità utilitaristica non cambia niente nelle due situazioni: il male minore è che uno muoia per salvare gli altri. Eppure se istintivamente in questo caso la maggioranza dice che non spingerebbe l’uomo giù dal ponte, nonostante sembri sempre vantaggioso rispetto al numero delle vittime, deve esserci qualche differenza.

 

Mi sa che d’ora in poi starò lontana dai binari, giusto per evitare dubbi morali di questo tipo. Comunque c’è un perché alla diversa risposta, come scopriamo poco più sotto:

 

Nel primo caso non solo non abbiamo la volontà di uccidere l’uomo sul binario, ma la sua morte non è neppure necessaria, in senso stretto, al nostro scopo, che è quello di salvare gli altri cinque; sappiamo che probabilmente morirà, ma potrebbe, ad esempio, riuscire a slegarsi e a scappare in tempo, nel qual caso noi saremmo felici, perché avremmo raggiunto l’obiettivo senza vittime. Nel secondo caso, invece, la morte dell’uomo grasso è necessaria al nostro scopo; se, infatti, dopo essere caduto sul binario egli riuscisse a rotolare via e a non essere travolto dal treno, i cinque che volevamo salvare morirebbero, e la nostra azione fallirebbe. Dunque, noi vogliamo uccidere un innocente, anche se per una buona causa; per salvare gli altri, dobbiamo volerlo uccidere. È questo il motivo per cui la maggioranza degli intervistati, pur non sapendo spiegare perché, dice di sentire intuitivamente che sarebbe un’azione moralmente sbagliata.

 

Decisamente interessante, non trovate? Sull’uccidere un innocente e sulla necessità della morte mi sono ritrovata a riflettere diversamente in questi giorni visto che ho appena finito di leggere I sommersi e i salvati di Primo Levi, ma di quel libro parlerò a breve in altre due occasioni. E c’è un preciso motivo se saranno due. Però la mia mente ha fatto un’altra associazione.

Come avete visto domenica 12 aprile parteciperò a Milano FantaMagica con questo incontro:

 

LE CRONACHE DEL GHIACCIO E DEL FUOCO: IL CUORE UMANO IN CONFLITTO CON SE STESSO

Guerrieri, regine, nani, prostitute, bambini, sapienti, popolani, buoni e cattivi: semplicemente esseri umani. Martina Frammartino affronta il realismo e i problemi morali nei personaggi di George R.R. Martin.

 

Secondo William Faulkner, lo ha affermato nel discorso di accettazione del premio Nobel che gli è stato assegnato nel 1949, il cuore umano in conflitto con se stesso è l’unico argomento di cui valga la pena narrare, e Martin ha fatto proprie queste parole e ne ha riproposto lo spirito nelle sue storie.

Non sono una filosofa e anche se ho letto La filosofia del «Trono di spade». Etica, politica, metafisica curato da Henry Jacoby penso di avere ancora molto da imparare. Però lo spazio per qualche riflessione c’è, anche da libro come questo. Del resto se ho letto L’uomo e i suoi simboli di Carl Gustav Jung – accidenti, altro libro che dovrei trovare il tempo di rileggere – prendendo appunti di fantasy, lo stesso si può fare con la carrellologia.

Evidentemente in questo momento ho la mente focalizzata sui personaggi di Martin. Dov’è allora che si applica questa teoria?

Di primo acchito mi vengono in mente due situazioni: Robert Baratheon che vuole assassinare una fanciulla innocente, Daenerys Targaryen, evitando così il rischio di una futura devastante guerra. Daenerys è innocente, e visto che noi la conosciamo sappiamo che non merita di morire. Ma se il prezzo per la sua vita fosse una guerra devastante nei Sette Regni? Ha ragione Robert o il suo amico Eddard Stark?

Nel secondo caso abbiamo le Nozze Rosse. È meglio assassinare i propri nemici a tradimento durante un banchetto o lasciare che la guerra si protragga magari per anni? Robert e Tywin Lannister non esiterebbero a spingere l’uomo grasso. Io, forse perché mi piacevano sia Daenerys che Robb, ero inorridita sia di fronte al progetto che al fatto compiuto. Ma se non si trattasse di un romanzo, se fosse vita vera, cosa faremmo? Cosa dovremmo fare?

Io non ho risposte, ma c’è di che riflettere.

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2 risposte a George R.R. Martin e l’uccisione dell’uomo grasso

  1. Alessio Castellini ha detto:

    Un’appassionata di western!!! Credevo di essere rimasto l’unico sulla faccia della terra! Allora mi costringi a due classifiche (aspetto le tue).
    FILM
    1- I compari (Altman) 1971
    2-L’uomo dai sette capestri (Huston) 1972
    3-I cancelli del cielo (Cimino) 1981
    4-Sentieri selvaggi (Ford) 1956
    5-Pat Garrett & Billy the Kid (Peckinpah) 1973
    ROMANZI :
    1-Meridiano di sangue (McCarthy)
    2-Deadwood (Dexter)
    3-Texas (Michener)
    4- Tommy River l’intero ciclo (del grandissimo Mino Milani)
    5- Uno dei tanti capolavori dei western Longanesi, fai tu, che so, La leggenda dei dannati (Shirreffs), Arriva Valdez (Leonard), la Jornada (Coburn), ma potrei citarne a carrettate.
    In programma di lettura ho ‘Arrivano i Sisters (De Witt) e ‘La moglie del generale’ (O’Connor).

    • Mio papà guardava – li guarda ancora ma ovviamente io non sono più a casa con lui – film western e alla fine è riuscito a farmeli piacere. Adoro West and Soda, per questo ho messo quella foto. Comunque ho guardato un buon numero di film con John Wayne, Mezzogiorno di fuoco e pure Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Piccolo grande uomo, Butch Cassidy e gli altri film con Robert Redford, i film con Clint Eastwood, quelli con Kevin Costner e serie televisive come Alla conquista del West e I ragazzi della prateria. Sicuramente ho guardato altri film e altri telefilm ma al momento mi sfuggono i titoli. Libri in realtà non ne ho quasi letti, Piccolo grande uomo di Berger, Lo sciamano di Gordon e forse basta. Mi sono sempre detta di dover provare a leggere Michener ma non l’ho mai fatto. Ho letto più fumetti, tutti i Tex fin oltre il numero 500, alcuni numeri di Ken Parker e alcune storie del west, ma anche qui non ricordo titoli e autori.
      Lo so, sono strana, ci sono generi che apprezzo in una sola forma espressiva, per esempio leggo molta fantasy e fantascienza ma è difficile che guardi film appartenenti a questi generi. In compenso non leggo romanzi d’amore ma guardavo film d’amore – non i polpettoni più grandi, per carità, ma erano comunque film d’amore – fino a quando non ho conosciuto mio marito. Da quel momento ho perso quasi ogni controllo sulla televisione, solo recentemente sono riuscita a riappropriarmene per Mondiali ed Europei di pattinaggio artistico.

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