Da Dangerous Women a La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose

A partire dal 2009, anno in cui insieme al suo amico Gardner Dozois ha curato l’antologia Songs of the Dying Earth in onore di Jack Vance, George R.R. Martin è diventato molto attivo come curatore di antologie. La prima volta che aveva svolto quest’attività, con New Voices of Science Fiction, risale al 1977, ma per questa volta vi risparmio la storia. Fatto sta che quello di curatore è sempre stata uno degli aspetti della sua carriera: anche se il pubblico ora lo conosce come autore delle Cronache del ghiaccio e del fuoco lui ha sempre fatto anche molte altre cose. Quell’antologia, Songs of the Dying Earth, è arrivata nelle edicole italiane grazie alla collana Urania, suddivisa in tre parti: Storie dal crepuscolo di un mondo volume 1 e 2 e La terra al tramonto. Non so quanto venda Urania, io ho comprato i tre libri ma ho apprezzato davvero pochi racconti. Le atmosfere così fantastiche e sorprendenti come quelle di Vance non mi piacciono, anche se quei racconti non li ha scritti Vance.

Nel 2010 è arrivata Warriors, antologia cross-genere sulle varie sfaccettature della guerra mai tradotta in italiano, anche se io sono riuscita a dedicarle un lunghissimo articolo: http://www.fantasymagazine.it/approfondimenti/12455/warriors-e-l-arte-del-racconto/. Mi incuriosiva, va bene? E quando qualcosa mi incuriosisce posso diventare un tantino insistente.

Quindi è stata la volta di Songs of Love and Death (2010), Down These Strange Streets (2011), Old Mars (2013), Dangerous Women (2013), Rogues (2014) e Old Venus, di prossima pubblicazione. Ignoriamo le prime tre, mai tradotte al pari di Warriors, e le ultime due, una troppo recente e l’altra neppure pubblicata, quindi fuori per il momento dagli interessi dell’editore italiano, e fermiamoci su Dangerous Women.

Mondadori ha deciso di dividere l’antologia in due parti. La prima, La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose, è stata pubblicata all’inizio di gennaio, la seconda, il cui titolo provvisorio è Ragazza allo specchio (dal titolo del racconto di Lev Grossman), è prevista per giugno.

Quella che segue è una parte dell’interessante introduzione al volume:

Sul modello di Warriors, La principessa e la regina è stata concepita come un’antologia trasversale ai generi, capace di mescolare ogni tipo di fiction. Abbiamo chiesto dunque a scrittori di vari campi — fantascienza, fantasy, mystery, storico, horror, paranormal romance, uomini o donne che fossero — di affrontare il tema delle “donne pericolose”, e all’appello hanno risposto alcuni dei migliori autori in circolazione, sia scrittori emergenti sia giganti come Jim Butcher, Joe Abercrombie, Carrie Vaughn, Joe R. Lansdale, Lawrence Block, Cecilia Holland e George R.R. Martin.

In queste pagine non vi imbatterete in vittime indifese che piagnucolano terrorizzate mentre l’eroe maschio sgomina i mostri o incrocia la spada con il cattivo e, se qualcuno volesse legare questo tipo di donne ai binari del treno, senza dubbio troverebbe pane per i suoi denti. Qui incontrerete donne guerriere che brandiscono la spada; intrepide donne pilota ed eroine spaziali; mortali serial killer; formidabili supereroine; scaltre e seducenti donne fatali; maghe; ragazzacce dalla pelle dura; donne fuorilegge e ribelli; ruvide sopravvissute di un futuro apocalittico; investigatrici private; implacabili donne giudice; superbe regine che comandano nazioni e che per le loro gelosie e ambizioni condannano migliaia di persone a una morte terribile; coraggiose cavalcatrici di draghi e molto altro.

Buona lettura!

Come detto l’antologia italiana contiene solo una parte dei racconti dell’antologia originale. Da questo libro sono rimasti fuori i seguenti racconti:

  1. Shadows for Silence in the Forests of Hell by Brandon Sanderson (The Cosmere)
    In a forest inhabited by supernatural evil beings called shades, an elderly inn-keeper turns bounty hunter at night;
  2. A Queen in Exile by Sharon Kay Penman, chronicling a little-known episode of late 12th-century Sicilian history, Constance of Sicily, goes to great lengths to secure the support of the people for her son, (future) Frederick II, Holy Roman Emperor;
  3. The Girl in the Mirror by Lev Grossman (Magicians);
  4. Second Arabesque, Very Slowly by Nancy Kress;
  5. City Lazarus by Diana Rowland;
  6. Virgins by Diana Gabaldon (Outlander), an 18th-century Scots mercenary adventure;
  7. Hell Hath No Fury by Sherrilyn Kenyon, a present-day Native American ghost story;
  8. Pronouncing Doom by M. Stirling (Emberverse), a “hanging judge” tale set “in a postapocalyptic America devastated by plague and machine failure”;
  9. Name the Beast by Sam Sykes;
  10. Caretakers by Pat Cadigan;
  11. Lies My Mother Told Me by Caroline Spector (Wild Cards).

Ho fatto la pigra e mi sono limitata a un copia e incolla dalla wikipedia inglese, con giusto qualche intervento sulla formattazione. Amo Sanderson e Kress e anni fa avevo letto il primo romanzo della Gabaldon e pur non amando quel genere di storie con fin troppo spazio dato alle vicende sentimentali devo riconoscere che non era male. La Cadigan ha creato Ninfea, per la verità uno dei personaggi “positivi” che mi piace meno nella serie delle Wild Cards (no comment su quelli negativi, alcuni mi fanno davvero schifo), mentre la Spector ha scritto una storia delle Wild Cards, ambientazione che per lo più mi piace (ma sono indietro di due libri, devo rimediare). Degli altri ho solo sentito parlare e una certa curiosità c’è, soprattutto su Grossman. Ma questi sono gli autori del secondo volume, che certamente comprerò perché il primo mi è piaciuto. Ora però è meglio che mi concentri su La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose.

Cominciamo con la suddivisione in due volumi, cosa che non piace a nessuno tranne alla casa editrice. Lo so, state tutti affilando i coltelli pronti a saltare addosso a quei biechi speculatori che ingrassano a vostre spese. Io no. Anch’io spenderò più soldi visto che mi tocca comprare due volumi e non uno solo, e anche a me avrebbe fatto piacere spenderne meno. Un volume unico, anche a un prezzo un po’ più alto di questo, avrebbe significato poter comprare un libro in più, magari un tascabile, spendendo la stessa cifra che mi tocca spendere per le due metà dell’antologia. I conti li so fare anch’io, li ho sempre fatti, e fino a quando mi toccava chiedere i soldi alla mamma ogni lira era fondamentale e la frequenza della biblioteca un’abitudine settimanale. Ora però smetto di fare la lettrice e mi metto a fare la libraia, cosa che sono da 14 anni.

Le antologie vendono poco. Non so perché, ci sono cose del mercato editoriale su cui continuiamo a interrogarci senza riuscire a trovare una vera risposta. Se avessimo le risposte sarebbe tutto più semplice. Invece dobbiamo arrangiarci con ipotesi e considerazioni dall’esterno. Che le antologie vendano poco comunque è un fatto, le eccezioni talmente poche da essere sempre guardate con curiosità. Sellerio è riuscita a pubblicare una serie di antologie di gialli che vendono bene, ma Sellerio è un editore che sa coccolarsi il suo pubblico e comunque è sempre una sorpresa vedere quanto vendono quei libri. E poi?

Lavoravo già in libreria quando Sperling & Kupfer ha pubblicato le antologie Legends (contenente racconti di Stephen King, Robert Silverberg, Ursula K. Le Guin, Anne McCaffrey) e Legends 2 (Terry Pratchett, Terry Goodkind, Orson Scott Card, Tad Williams, George R.R. Martin, Raymond E. Feist e Robert Jordan) e ho visto quanto non hanno venduto nonostante la presenza al loro interno di racconti di autori importantissimi con storie legate a mondi molto amati. Mettiamoci il cuore in pace, le antologie vendono davvero poco. Le stesse antologie di Martin, libri pur bellissimi come Le torri di cenere o Il viaggio di Tuf, non è che abbiano venduto granché. E Il cavaliere dei Sette Regni, ambientato nel continente di Westeros e quindi potenzialmente interessante per tutti i lettori delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, ha venduto meno di quanto non abbia venduto il quarto volume delle Cronache in edizione deluxe, anche se A Feast for Crows oltre che nel formato deluxe è stato pubblicato anche nei due volumi – sia in versione rilegata che in versione tascabile – Il dominio della regina e L’ombra della profezia, nella versione integrale degli Oscar grandi bestseller e, sempre in versione integrale, nella collana Urania con il titolo Il banchetto dei corvi e de Il cavaliere dei Sette Regni al momento esista solo l’edizione rilegata (il tascabile arriverà in primavera) e due di quei tre racconti non erano mai stati tradotti prima. Non solo, il quarto volume del Trono di spade in edizione deluxe è stato pubblicato il 4 novembre del 2014, Il cavaliere dei Sette Regni ben sette mesi prima, l’8 aprile del 2014.

So che a volte scrivo frasi molto lunghe e forse i miei discorsi sono un po’ contorti, ma se vi siete persi in quel che ho scritto la cosa importante è che il romanzo pubblicato dopo, e disponibile in altre quattro versioni, ha venduto più dell’antologia di racconti. Sapendo questo, come può un editore decidere di pubblicare antologie? Un modo per ridurre i rischi e aumentare gli incassi è suddividere l’antologia in due parti. La suddivisione non viene fatta per il gusto sadico di tormentare i lettori, se i lettori smettono di comprare libri l’editore chiude, perciò operazioni di questo tipo vengono sempre valutate con attenzione. Tenete presente che La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose supera anche se di poco le 400 pagine, quindi non è un librettino, e il prezzo di 20,00 € è in linea con il mercato attuale. Ci sono novità che nel rapporto pagine/prezzo costano di meno, ma ce ne sono anche che costano di più.

La divisione. Cosa includere in questo volume? La scelta è stata di seguire l’indice originale, con l’unica eccezione del racconto di Martin che negli Stati Uniti è l’ultimo – quindi in teoria avrebbe dovuto far parte del secondo volume – e qui invece è il primo. Anche questa non è una cosa fatta a caso, anche se ho letto un commento in cui un lettore si chiedeva come Mondadori pensasse di vendere la seconda parte dell’antologia visto che al suo interno non ci sarà il racconto di Martin. Interrogativo per me privo di senso, una volta che l’antologia è stata divisa in due parti è ovvio che una delle due metà sarebbe stata senza quel racconto. Una delle due parti dovrà vendere senza il contributo di Martin. Allora perché anticiparlo? La scelta, anche in questo caso, si è basata su motivazioni commerciali. Sulla copertina del libro c’è un bollo adesivo (io l’ho staccato e buttato via, quindi cito a memoria) che spiega che il libro contiene un romanzo che anticipa Le cronache del ghiaccio e del fuoco. L’idea è di invogliare tutti gli appassionati delle Cronache a comprare il libro, e se per tre anni consecutivi (mi pare) Martin è stato l’autore più venduto del catalogo Oscar (ha venduto più di Italo Calvino, che pure ha scritto un bel po’ di libri che vengono regolarmente assegnati a scuola come letture obbligatorie) è ovvio che Mondadori punti sul suo testo. L’idea, suppongo è che a quel punto le persone leggeranno anche gli altri racconti compresi nel volume, li apprezzeranno e decideranno di comprare anche la seconda parte dell’antologia. Io certo farò parte di coloro che la compreranno. Spero che Dangerous Women venderà abbastanza da convincere Mondadori a pubblicare anche Warriors e Rogues, ma ne dubito. Warriors per la verità la possiedo già in inglese da alcuni anni, ma ho letto solo il racconto di Martin anche se ne ho sentito parlare bene e fra gli altri contiene racconti di autori come Robin Hobb, Lawrence Block, Tad Williams, Joe R. Lansdale, Peter S. Beagle, Naomi Novik, Howard Waldrop e Gardner Dozois. Eppure non ho mai provato a leggere l’antologia. Un’antologia? Naaah… Ecco, la mia reazione dovrebbe far capire che anch’io un po’ sono vittima del pregiudizio contro le antologie, anche se è vero che una lettura in inglese mi richiede molto più impegno, soprattutto all’inizio, quando devo capire in che tipo di storia sono capitata, e fare la fatica iniziale per tutti quei racconti mi scoraggia un po’. Fossero in italiano non avrei alcun problema. E forse ho capito perché le antologie vendono poco.

Dei racconti parlerò domani, già così ho scritto tantissimo.

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4 risposte a Da Dangerous Women a La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose

  1. Salazer ha detto:

    L’articolo è di per sé molto interessante e rispecchia un quadro ahimè un po’ triste. Queste antologie danno spesso l’occasione di leggere in italiano autori che difficilmente vedremo tradotti in altro modo, perciò bisognerebbe approfittarne.
    Attendo con trepidazione l’analisi dei racconti.

    P.s. Un’ultima cosa che non riguarda tanto il tuo articolo quanto il mio commento: hai mica idea di una possibile traduzione della serie di Abraham “The dagger and the coin”? Un suo libro, La città dei poeti, era già uscito tempo fa con Fanucci ma poi non se ne è saputo più nulla. Grazie 🙂

    • Anche per me le antologie sono un buon modo per scoprire autori. Prendo il libro perché c’è un racconto che mi interessa e quasi sempre scopro autori interessanti che poi cercherò come romanzieri. Però io, e suppongo anche tu (come tutti coloro che leggono un blog che parla di libri), sono un lettore forte, perciò non devo ragionare su di me ma sugli altri. O posso cercare di prendere le mie sensazioni e analizzarle con un certo distacco.
      Ormai leggo con una certa facilità l’inglese. I primi libri li leggevo rigorosamente a casa con il dizionario aperto. Ora li leggo anche sul tram, una bella differenza. Però noto una certa fatica negli inizi. Le prime pagine di un romanzo di Kay, autore che pure adoro, sono difficili. Devo capire dove mi trovo, cosa sta avvenendo, devo cioè prendere le misure di quella storia, e poi vado spedita. Ma in rilettura non faccio mai questa fatica perché so già cosa sta avvenendo e cosa avverrà. Non l’ho fatta con A Dance with Dragons di martin perché conoscevo già la storia e i personaggi dai quattro romanzi precedenti. Non ho fatto fatica con The Gathering Storm e con i due seguiti di Jordan e Sanderson perché già avevo letto 11 romanzi della Ruota del Tempo. Ecco, se leggo in lingua faccio fatica ad ambientarmi. Vado avanti lo stesso perché so che poi quasi certamente il libro mi ripagherà per quella fatica, ma fatico.
      Un lettore debole probabilmente fatica a iniziare tutti quei racconti come io fatico a iniziare una lettura in inglese. E amando la lettura molto meno di me reputerà che non vale la pena fare quella fatica e lascerà perdere.
      Non dico che questa sia la verità, magari le antologie non vendono per altri motivi, ma a me questa sembra un’ipotesi plausibile.

      Io sospetto che Abraham non sarà pubblicato. La città dei poeti aveva venduto poco, per questo Fanucci aveva interrotto la serie dopo un solo romanzo. Non credo ci siano altri editori interessati, purtroppo se il primo libro va male c’è il rischio di non vedere più nulla di quell’autore.

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