Colleen McCullough (1937-2015)

Colleen McCullough è morta ieri, pare per insufficienza renale, all’età di 77 anni. Nata il 1 giugno del 1937 a Wellington, in Australia, ha lavorato come ricercatrice di neurofisiologia all’Università di Yale per dieci anni, fra il 1967 e il 1976, fino a quando non si è resa conto che a parità di lavoro i suoi colleghi uomini guadagnavano più di lei. A quel punto lei, che aveva già lavorato come insegnante, bibliotecaria e gornalista, si è dedicata alla scrittura. Nel 1974 ha pubblicato il suo primo romanzo, Tim. Uccelli di rovo, libro che ha venduto oltre 30 milioni di copie e da cui è stata tratta la serie televisiva più vista di tutti i tempi, è del 1977.

In seguito ha scritto L’altro nome dell’amore (1981), La passione del dr. Christian (1985), Le signore di Missolungi (1987), Il canto di Troia (1998), L’altra parte del mondo (2000), L’ultimo orizzonte (2003), La casa degli angeli (2004), L’indipendenza della signorina Bennet (2008), Bittersweet (2013), la serie Carmine Delmonico composta da Come la madre (2006), La morte in più (2009), Naked Cruelty (2010), The Prodigal Son (2012), Sins of Flesh (2013) e la biografia The Courage and the Will: The Life of Roden Cutler VC (1999).

Il canto di Troia non mi è piaciuto. Dopo aver letto e amato La torcia di Marion Zimmer Bradley non potevo apprezzare un libro che relega in uno spazio così marginale Enea, e anche la mia visione di Cassandra è troppo forte per poter accettare quella della McCullough. L’altra parte del mondo ha un inizio un po’ lento, per un bel po’ mi sono annoiata, ma alla fine ho apprezzato molto il libro. Bello anche L’ultimo orizzonte, ma non è per questi libri che amo così tanto l’autrice. Da qualche parte ho letto una dichiarazione della Mccullough secondo cui lei si era dedicata alla saga dell’antica Roma perché voleva scrivere qualcosa che potessero leggere anche gli uomini senza vergognarsi di quel che leggevano. Grazie per il pensiero, io non sono un uomo ma i romanzi d’amore non mi attirano, per quanto successo possano avere, e invece amo i romanzi storici e questa lettura è stata straordinaria.

Il libro che mi ha fatto scoprire il genere è Sinuhe l’egiziano di Mika Waltari, letto come obbligo scolastico e sorprendentemente (per la me dell’epoca) amato. Quello che mi piace di più è Il macedone di Nicholas Guild, incentrato sugli anni giovanili di Filippo II di Macedonia, personaggio abilissimo la cui fama è stata ingiustamente oscurata da quella del figlio Alessandro Magno. Subito dietro al Macedone, e prima di L’assiro e Ninive, sempre di Guild, si colloca la saga della McCullough.

Ricordo che ho scoperto la saga nel 1992. Io stavo leggendo L’Occhio del Mondo di Robert Jordan, mio fratello minore I giorni del potere della McCullough. Entrambi non facevamo che elogiare il libro che stavamo leggendo in termini così convinti che mi chiedevo come potesse essere lui così entusiasta dei Giorni del potere visto che ero io che stavo leggendo quel libro straordinario che è L’Occhio del Mondo. A lettura finita ce li siamo scambiati, e mi sono resa conto di persona che i due romanzi, pur diversissimi, sono ugualmente belli. Se vogliamo una cosa in comune, a parte il fatto di essere decisamente coinvolgenti, ce l’hanno visto che entrambi sono il primo volume di una serie di romanzi di grandi dimensioni. Jordan però è arrivato a quota quattordici, la McCullough si è fermata a sette. E secondo il mio modesto parere è un peccato, avrei letto volentieri eventuali altri. Tanto non è che la storia si sia fermata alla presa del potere da parte di Ottaviano.

I libri sono: I giorni del potere, I giorni della gloria, I favoriti della fortuna, Le donne di Cesare, Cesare: il genio e la passione, Le idi di Marzo, Cleopatra. Li ho già citati un paio di giorni fa, ho pure citato Metello del Porcile anche se non mi sono soffermata su quanto Caio Mario giganteggi in quei romanzi. Fra l’altro Caio Mario fa la sua comparsa in Ysabel di Guy Gavriel Kay, e questo solo fatto ha indirizzato in modo molto netto la mia lettura. Sì, a volte i romanzi storici si mischiano con il fantasy, ma se la mescolanza è fatta con i modi dovuti non è un problema.

Io di storia romana sapevo ben poco prima di questi libri, poi mi sono appassionata a tal punto da andare a leggere le fonti originali e sono rimasta ammirata per quel che ha fatto la scrittrice rimanendo fedele a ciò che davvero è accaduto. Il fatto che la McCullough sia stata molto rispettosa delle fonti è stato sottolineato dalla Macquarie University di Sydney, che nel 1993 le ha conferito il titolo di Doctor of Letters. Io so che, al di là di ogni dubbio, amo questi romanzi. Riposa in pace Colleen.

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2 risposte a Colleen McCullough (1937-2015)

  1. Raffaello ha detto:

    E così ci lascia un’altra autrice che ho amato. Questa notizia mi ha intristito molto, stamattina. Mi rincuora il solo fatto di sapere che ho ancora molte sue pagine da leggere prima di finire il bellissimo ciclo di Roma. Addio Colleen.

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