In libreria le prime donne pericolose di George R.R. Martin e Gardner Dozois

Nel 2010 George R.R. Martin e Gardner R. Dozois hanno curato l’antologia Warriors. L’anno prima avevano pubblicato insieme l’antologia Songs of the Dying Earth, ed evidentemente ci hanno preso gusto perché in seguito di antologie ne hanno pubblicate parecchie: Songs od Love and Death sempre nel 2010, Down These Strange Streets nel 2011, Old Mars nel 2013, Dangerous Women nel 2013, Rogues nel 2014 e per il 2015 è prevista Old Venus. Songs of the Dying Earth è stata tradotta da Urania in tre volumi, Storie dal crepuscolo di un mondo 1 e 2 e La terra al tramonto, ma essendo volumi da edicola ormai si possono trovare solo fra i libri usati. Di nessuna delle altre antologie fino a qualche tempo fa non era stata ipotizzata la traduzione, cosa che non mi ha impedito di parlarne. Io spero sempre, con le mie chiacchiere, di prendere gli editori per sfinimento e convincerli a pubblicare quello che incuriosisce me.

A maggio del 2010 sono riuscita a scrivere un articolo di ben sei pagine dedicato a Warriors, antologia che tutt’ora è inedita in Italia. Le prime due pagine di quell’articolo però hanno senso anche se riferite a Dangerous Women, la cui pubblicazione è iniziata la scorsa settimana con il titolo La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose, perciò le riporto qui:

 

Consiglio per i giovani scrittori: cominciate con i racconti. Anche se negli ultimi anni è un’arte che è andata un po’ persa è comunque un buon modo per iniziare la carriera, parola di George R.R. Martin. Consiglio che lo scrittore di Bayonne è stato il primo a seguire, visto che il suo esordio nella narrativa è del 1971 con un racconto di una quindicina di pagine, L’eroe, e che il primo romanzo, La luce morente, è solo del 1978. Quanto alla sua prima — e per ora unica — saga, A Game of Thrones, volume iniziale delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, è addirittura del 1996.

Il motivo di questo suggerimento è abbastanza semplice. Martin ha dichiarato di ricevere tonnellate di lettere da parte di sedicenni impegnati nella stesura di saghe monumentali, cosa che a suo giudizio è un po’ come iniziare a fare lo scalatore partendo dal monte Everest. Ma per arrivare all’Everest — ammonisce — è meglio cominciare con la collina dietro casa e affinare la propria arte.

Ci sono moltissimi contenuti in un racconto, nel quale bisogna comunque imparare a impostare la trama e a caratterizzare personaggi e ambientazione.

Inoltre, dettaglio da non trascurare, se il racconto non vende il suo autore ha perso qualche settimana, se si tratta di una trilogia il tempo buttato via si misura in anni.

Questo discorso, valido negli Stati Uniti grazie alla presenza di numerose e affermate riviste sempre a caccia di nuovi autori, è un po’ più difficile in Italia, dove esistono minori opportunità di pubblicare testi brevi.

Quanto alle antologie di racconti, si tratta di libri difficili. La maggior parte dei lettori, come testimoniato dalle varie classifiche di vendita, preferisce i romanzi e ignora quasi totalmente i racconti, a meno che l’autore non sia già famosissimo. Anche in questo caso, però, le vendite non sono altissime. Restando a Martin, mentre ogni nuovo volume delle Cronache del ghiaccio e del fuoco balza regolarmente nelle varie top 10 pubblicate dai più importanti giornali, volumi pur notevoli come Le torri di cenere o I re di sabbia sono passati quasi inosservati.

La situazione è ancora peggiore per le antologie collettive. Il caso di Legends, con il suo diverso destino nelle versioni americana e italiana, è emblematico.

Il volume, curato da Robert Silverberg nel 1998, raccoglieva i racconti di alcuni dei più grandi scrittori di fantasy contemporanei con opere ambientate in quei mondi che li hanno resi famosi. Al suo interno vi erano pertanto testi di Stephen King (La torre nera), Terry Goodkind (La spada della verità), Orson Scott Card (Alvin il costruttore), Robert Silverberg (Le cronache di Majipoor), Ursula K. Le Guin (Saga di Earthsea), Raimond E. Feist (Saga di Riftwar), Terry Pratchett (Mondo Disco), George R.R. Martin (Le cronache del ghiaccio e del fuoco), Tad Williams (Il ciclo delle spade), Anne McCaffrey (Il ciclo di Pern) e Robert Jordan (La Ruota del Tempo).

Pubblicato in Italia fra il 2001 e il 2002 in due volumi diversi contenenti rispettivamente quattro (King, Silverberg, Le Guin, McCaffrey) e sette (Goodkind, Pratchett, Card, Williams, Martin, Feist, Jordan) racconti, entrambi i tomi sono da tempo andati fuori commercio.

Mentre da noi l’antologia spariva, nel 2003 negli Stati Uniti Silverberg curava una seconda antologia, mai tradotta in italiano, intitolata Legends II: New Short Novels by the Masters of Modern Fantasy. Alla sua realizzazione partecipavano Robin Hobb, George Martin, Orson Scott Card ,Diana Gabaldon, Robert Silverberg, Tad Williams, Anne McCaffrey, Raymond Feist, Elizabeth Haydon, Neil Gaiman e Terry Brooks. Entrambi i volumi sono stati ristampati più volte, a testimonianza del loro successo.

Martin ha contribuito a entrambe le antologie di Silverberg rispettivamente con Il cavaliere errante e The Sworn Sword, i primi due racconti da lui dedicati a Dunk ed Egg e ambientati quasi un centinaio di anni prima rispetto agli eventi principali della saga.

Per sua stessa affermazione gran parte della popolarità delle Cronache del ghiaccio e del fuoco si deve proprio al Cavaliere errante. Parecchie volte alle convention o alle sessioni di autografi un fan gli si è accostato dichiarando di non aver mai sentito parlare di lui fino al momento in cui aveva comprato Legends per leggere la storia di Jordan (o di King, Pratchett, Le Guin o di uno qualsiasi degli altri autori presenti nel volume). Leggendo Il cavaliere errante, però si era talmente innamorato di Dunk ed Egg da mettersi a cercare altri libri suoi.

Mercati diversi, certo. Se da noi un episodio del genere sembra semplicemente impossibile perché in un paese in cui si legge poco gli editori devono valutare attentamente quali rischi correre, negli Stati Uniti è possibile anche qualche scelta rischiosa in più se legata a un progetto di qualità. Scelta che, nel caso di Warriors, dimostra come il racconto non sia affatto una forma d’arte inferiore rispetto al romanzo come sembrano credere coloro che snobbano la più breve dimensione narrativa, ma semplicemente una forma diversa.

Questa differenza è stata recentemente spiegata da Robin Hobb in un’intervista rilasciata proprio per promuovere Warriors.

Alla domanda se per lei fosse tonificante allontanarsi per qualche tempo dai romanzi e dedicarsi ai racconti, la Hobb ha risposto spiegando come le storie brevi siano terribilmente difficili. A lei piace dilungarsi senza alcun limite, mentre in un ipotetico racconto ideale ogni frase contribuisce a rendere vivida l’ambientazione, porta avanti la trama o rivela qualcosa sui personaggi, e le grandi frasi fanno tutte e tre queste cose contemporaneamente.

Quando, come in questo caso, collabora a un’antologia, scrive sempre un testo troppo lungo, quindi lo taglia ripetutamente e infine invia al curatore un testo che è ancora troppo lungo, unito a una lettera di scuse. Nonostante questo, adora i racconti, perché scriverli è un po’ come tagliare un diamante. Si elimina tutto ciò che c’è di troppo intorno fino a lasciare solo lo scintillante cuore. Più che tonificante, tutto questo è una meticolosa tortura, ma alcune storie richiedono di essere narrate in questa forma, e se le si vuole narrare bisogna lavorarci sopra.

Warriors è stata pubblicata lo scorso 16 marzo. Si tratta di un volume che presenta rischi maggiori rispetto a quelli normalmente insiti in un’antologia perché è un’antologia cross-genere, il che significa che i racconti contenuti al suo interno hanno un tema comune, la guerra in tutte le sue sfaccettature, ma appartengono ai generi più disparati. L’opera è stata curata da Martin e dal suo amico Gardner R. Dozois, entrambi presenti anche in veste di autori.
Dozois, attivo fin dai primi anni ’70, è autore di tre romanzi (in commercio in Italia si trova solo Fuga impossibile scritto insieme a Martin e Daniel Abraham) e di un notevole numero di racconti, ma è noto soprattutto per la sua attività editoriale. Vincitore di ben 15 premi Hugo proprio come curatore, è stato direttore dell’Asimov’s Science Fiction magazine dal 1984 al 2004 e dal 1984 cura anche le antologie della serie The Year’s Best Science Fiction.

L’idea di realizzare Warriors, ha spiegato, è stata di Martin, che ha proposto il tema, mentre la decisione di spaziare fra diversi generi è nata nella successiva fase di progettazione, e per qualche tempo è stata subordinata alla necessità di trovare un editore disposto ad acquistare l’opera.

In seguito sono passati a selezionare gli autori con la speranza che i lettori, comprando l’antologia per leggere il racconto del loro scrittore preferito, finissero con l’innamorarsi delle opere degli autori a loro sconosciuti al punto da leggere anche il resto della loro produzione.

Una delle cose più affascinanti in un progetto di questo tipo, secondo Dozois, è Una delle cose più affascinanti in un progetto di questo tipo, secondo Dozois, è l’opportunità di lavorare con alcune delle menti più affilate e alcuni degli autori più talentuosi del momento. Si tratta di qualcosa che, entro certi limiti, lui ha sempre fatto sia per l’Asimov’s Science Fiction che per The Year’s Best Science Fiction, ma in questo caso tutto ha assunto proporzioni maggiori perché la natura cross-genere del volume lo ha portato a contatto con alcuni generi che in precedenza non gli erano familiari.

Il risultato finale, non solo secondo i curatori ma anche alcuni autorevoli blog che hanno pubblicato la loro recensione, è straordinario.

Non è importante il genere scelto dal singolo scrittore — e alcuni scrittori hanno scelto di dedicarsi a generi diversi rispetto a quello che gli ha dato fama — tutte le storie sono di ottima qualità. Buono stile, trame efficaci, personaggi forti, e una grande varietà di generi, per un’antologia di grande qualità. Ci sono racconti di fantascienza, fantasy, mystery, rosa, western e storici che spaziano dall’antica Cartagine ai Vichinghi o alla Seconda guerra mondale, portando il lettore a esplorare generi che non gli sono familiari. E i testi sono mescolati fra loro, in modo da non creare la sezione di fantasy piuttosto che quella di fantascienza. Del resto, come spiega Martin nell’introduzione, le differenze fra i generi non gli sono mai interessate, e l’unica distinzione che conta veramente è quella fra storie belle e brutte. Questo perché i libri ci portano in luoghi che non conosciamo e ci mostrano cose che non abbiamo mai visto espandendo i nostri orizzonti e il nostro modo di osservare il mondo. E limitare il nostro sguardo a un solo genere ci limita, e ci rende più piccoli.

 

Il racconto di Martin contenuto in Warriors è Il cavaliere misterioso, e in Italia si trova nel volume Il cavaliere dei Sette Regni. La principessa e la regina e altre storie di donne pericolose, prima delle due parti in cui Mondadori vuole dividere Dangerous Women, contiene La principessa e la regina, racconto che narra, per usare le parole dell’introduzione al racconto, del sanguinoso scontro fra due donne molto pericolose, la cui aspra rivalità ed estrema ambizione sprofondano l’intero continente occidentale nei disastri della guerra. Si tratta della guerra che nelle Cronache del ghiaccio e del fuoco è nota come La danza dei draghi, combattuta circa 200 anni prima rispetto allo svolgimento principale della saga.

Gli altri autori che hanno racconti compresi in questo primo volume sono Joe Abercrombie, Megan Abbott, Cecilia Holland, Melinda Snodgrass, Jim Butcher, Carrie Vaughn, Joe R. Lansdale, Meghan Lindholm (Robin Hobb) e Lawrence Block, mentre nel prossimo volume ci saranno racconti di Brandon Sanderson, Sharon Kay Penman, Lev Grossman, Nancy Kress, Diana Rowland, Diana Gabaldon, Sherrilyn Kenyion, S.M. Stirling, Sam Sykes, Pat Cadigane Caroline Spector.

Nell’introduzione a quest’antologia Dozois ha scritto

Sul modello di Warriors, La principessa e la regina è stata concepita come un’antologia trasversale ai generi, capace di mescolare ogni tipo di fiction. Abbiamo chiesto dunque a scrittori di vari campi — fantascienza, fantasy, mystery, storico, horror, paranormal romance, uomini o donne che fossero — di affrontare il tema delle “donne pericolose”, e all’appello hanno risposto alcuni dei migliori autori in circolazione, sia scrittori emergenti sia giganti come Jim Butcher, Joe Abercrombie, Carrie Vaughn, Joe R. Lansdale, Lawrence Block, Cecilia Holland e George R.R. Martin.

In queste pagine non vi imbatterete in vittime indifese che piagnucolano terrorizzate mentre l’eroe maschio sgomina i mostri o incrocia la spada con il cattivo e, se qualcuno volesse legare questo tipo di donne ai binari del treno, senza dubbio troverebbe pane per i suoi denti. Qui incontrerete donne guerriere che brandiscono la spada; intrepide donne pilota ed eroine spaziali; mortali serial killer; formidabili supereroine; scaltre e seducenti donne fatali; maghe; ragazzacce dalla pelle dura; donne fuorilegge e ribelli; ruvide sopravvissute di un futuro apocalittico; investigatrici private; implacabili donne giudice; superbe regine che comandano nazioni e che per le loro gelosie e ambizioni condannano migliaia di persone a una morte terribile; coraggiose cavalcatrici di draghi e molto altro.

Buona lettura!

 

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5 risposte a In libreria le prime donne pericolose di George R.R. Martin e Gardner Dozois

  1. Matteo ha detto:

    Ciao Martina,

    innanzitutto complimenti per il blog che leggo sempre volentieri (è il mio primo commento 🙂 )
    Ma pensi davvero che la Mondadori pubblicherà la seconda parte della raccolta, senza neanche un racconto di Martin (ma magari mettendolo bello grosso sulla copertina..)?

    Ci fosse almeno “The Rogue Prince”…

    • Grazie per i complimenti.

      Della pubblicazione in due volumi dell’intera antologia Dangerous Women, con l’unica modifica di anticipare il racconto di Martin dall’ultima posizione del volume originale alla prima dei due volumi volumi italiani mi ha parlato il responsabile della narrativa in versione rilegata di Mondadori.
      Potrebbe anche cambiare idea, certo, ma se lui mi dice che il piano editoriale è quello io non posso che prestare fede alle sue parole. Poi so benissimo che i piani editoriali a volte vengono cambiati, l’ho visto accadere tante volte in questi 14 anni di lavoro in libreria, ma l’intenzione originaria è questa.

      Suppongo che l’idea sia di pubblicare subito il racconto di Martin in modo da spingere la gente a comprare questo volume. Non dimentichiamo che La principessa e la regina è lungo circa un quarto dell’omonimo volume, quindi la spesa è fatta principalmente sul nome di Martin. Poi, almeno secondo loro, la gente dovrebbe trovare così belli gli altri racconti da voler proseguire la lettura dell’antologia. è quello che spero anch’io, io spero sempre che quel che decido di leggere mi piacerà, ma ovviamente ancora non posso dare nessun vero giudizio.

      Per quanto riguarda la copertina è vero che il nome di Martin è scritto in rosso mentre tutto il resto è giocato sui toni dell’azzurro, ma la parola “presentano” è scritta chiaramente. Se qualcuno non la legge prima dell’acquisto sono cavoli suoi, non è l’editore che lo ha ingannato. C’è anche il nome di Dozois, scritto con le stesse dimensioni del nome di Martin, perciò possiamo ragionevolmente aspettarci i due nomi anche sulla prossima copertina. Del resto anche la copertina originale riporta i nomi dei curatori, è una prassi normale.

      Chi aveva tratto in inganno i lettori poco informati era stata Rizzoli quando aveva pubblicato i primi due volumi della serie Wild Cards. La scritta su quelle copertine dice “La serie leggendaria George R.R. Martin Wild Cards” con il nome dell’autore scritto con colore diverso per farlo risaltare di più. Quando ho partecipato all’incontro con i rappresentanti della casa editrice per parlare della traduzione delle Cronache del ghiaccio e del fuoco e loro ci hanno presentato il progetto Wild Cards gli ho chiesto di scrivere chiaramente in copertina che i volumi erano stati solo curati da Martin e non interamente scritti da lui, altrimenti molti lettori si sarebbero sentiti ingannati. Quando poi i libri sono arrivati in libreria sulla copertina, rispetto alle bozze che avevamo visto in anteprima, avevano aggiunto la dicitura “A cura di” prima del nome di Martin.
      Perciò sì, troveremo il nome di Martin su un volume che sono ragionevolmente certa che verrà pubblicato, ma basta guardare i libri prima di comprarli per capire di cosa si tratta e decidere poi se procedere o no con l’acquisto.

  2. emanuele ha detto:

    Dopo aver letto TWOIAF vorrei un romanzo intero ambientato ai tempi della Danza dei Draghi o meglio ancora una serie di romanzi sulla dinastia Targaryen…

    • Quel libro è piaciuto molto anche a me, ma dubito che Martin scriverà romanzi ambientati nel passato di Westeros. Probabilmente avremo altri racconti, certo ha dichiarato di voler proseguire con le storie di Dunk ed Egg, ma non è detto che ci sarà qualcos’altro.
      Il guaio con Martin è che lui ha tantissime idee meravigliose e non abbastanza tempo per metterle su carta.

  3. Pingback: Megan Lindholm: Vicine di casa | librolandia

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