Gianni Rodari: Grammatica della fantasia

La mente è una sola. La sua creatività va coltivata in tutte le direzioni. Le fiabe (ascoltate o inventate) non sono «tutto» quel che serve al bambino. Il libero uso di tutte le possibilità della lingua non rappresenta che una delle direzioni in cui egli può espandersi. Ma «tout se tient», come dicono i francesi.

L’immaginazione del bambino, stimolata a inventare parole, applicherà i suoi strumenti su tutti i tratti dell’esperienza che sfideranno il suo intervento creativo. Le fiabe servono alla matematica come la matematica serve alle fiabe. Servono alla poesia, alla musica, all’utopia, all’impegno politico: insomma, all’uomo intero, e non solo al fantasticatore. Servono proprio perché, in apparenza, non servono a niente: come la poesia e la musica, come il testro o lo sport (se non diventano un affare). Servono all’uomo completo Se una società basata sul mito della produttività (e sulla realtà del profitto) ha bisogno di uomini a metà – fedeli esecutori, diligenti riproduttori, docili strumenti senza volontà – vuol dire che è fatta male e che bisogna cambiarla. Per cambiarla, occorrono uomini creativi, che sappiano usare la oro immaginazione. (pag. 164)

 

Le parole sono di Gianni Rodari, per la precisione dal 44° capitolo della sua Grammatica della fantasia intitolato Immaginazione, creatività, scuola. Lo specifico perché questo libro è stato pubblicato in così tante edizioni che magari l’edizione che ha fra le mani chi mi legge ha una numerazione di pagine che non corrisponde alla mia.

È la terza volta che leggo questo libro. La prima volta ancora sognavo di diventare una scrittrice, e cercavo dai libri qualche suggerimento che potesse aiutarmi. Ma per quanto la Grammatica della fantasia sia un libro meraviglioso e ricco di spunti per gli educatori non conteneva quel che stavo cercando io all’epoca, e ne ero rimasta delusa. Non ricordo nulla della seconda lettura, stavolta l’ho ripreso perché cercavo una ben precisa frase per un articolo che forse prima o poi leggerete (incrociate le dita per me) e già che c’ero ho finito con il leggere tutto il libro anche se la frase che mi interessava all’inizio l’ho trovata nel giro di qualche minuto semplicemente sfogliando il libro e leggiucchiando qualche riga qua e là. Ora, per lo più, mi è piaciuto moltissimo. Il nostro giudizio sui libri dipende in larga parte da quel che stiamo cercando noi.

Ora la mia copia – comprata solo un paio di mesi fa visto che la prima volta il libro mi era stato prestato da una zia e la seconda lo avevo preso in biblioteca – è abbondantemente sottolineata. Perché? Perché questo libro, fatto di parole e che gioca con l’uso delle parole, ci ricorda che le parole e la capacità di adoperarle sono importanti.

 

Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo. (pag. 10)

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