Stephen King: 22/11’63

22/11/63. Basta solo questo per far scattare la mente. Questa data, così come alcune altre o alcune brevi espressioni, da sole sono sufficienti a contenere un’infinità di storie, di speculazioni, di ricordi, di emozioni. Io, confesso, ricordo la data da quando ho visto il film di Oliver Stone JFK. Un caso ancora aperto, e di aver guardato il film principalmente perché il protagonista era Kevin Costner. Solo che poi, come spesso mi accade, non mi sono fermata al film. Per esempio ho letto JFK. Sulle tracce degli assassini, il libro scritto dal procuratore distrettuale Jim Garrison (di cui Costner veste i panni) che è diventato la fonte principale di Stone per il suo film. Stone non ha inserito tutto nel film, per esempio non parla del percorso del corteo, e di quel cambiamento all’ultimo minuto fra la Main Street e Elm Street, dove John Fitzgerald Kennedy è stato ammazzato.

Io ho già espresso la mia opinione in passato e non intendo ripetermi, mi limito a dire che sono convinta che Lee Harvey Oswald fosse esattamente ciò che ha dichiarato in quel poco tempo che gli è rimasto da vivere dopo che lo hanno arrestato: un capro espiatorio. Ne ho parlato qui: https://librolandia.wordpress.com/2013/11/22/intorno-al-22-novembre-del-1963/.

22/11/’63 è il titolo di un romanzo di Stephen King, e se qualcuno non avesse fatto l’associazione immediata fra la data e l’omicidio di Dallas il collegamento arriverebbe dalla copertina del libro, che mostra un sorridente JFK, sua moglie Jacqueline e il senatore John Connally sull’auto pochi istanti prima dell’attentato. Un ritaglio di giornale riassume i fatti: Kennedy assassinato a Dallas, Johnson presta giuramento.

Ci sono molti libri che si prendono senza saperne nulla, senza avere idea di cosa parleranno, ma a volte in noi si formano delle aspettative in modo del tutto involontario e inarrestabile. Come si può non chiedersi di cosa parlerà un libro che in partenza si ricollega all’omicidio Kennedy? Ovvio che ben prima di acquistare il romanzo l’ho guardato dall’esterno più volte e ho pure chiesto le impressioni a chi lo aveva letto.

L’autore è Stephen King. Qualcosa di suo ho letto, non molto per la verità, perché mi fa paura la sua fama di autore horror. Ho paura di stare male con i suoi libri, quindi in genere lo evito. Ricordo però che tre racconti su quattro di Stagioni diverse mi sono piaciuti, che a suo tempo avevo apprezzato Il talismano anche se di tanto in tanto mi era apparso prolisso, che mi sono annoiata con L’ultimo cavaliere (anche se più persone mi hanno detto di non giudicare La torre nera dal primo rmanzo e che poi la storia diventa straordinaria) e che mi è piaciuto molto il film Il miglio verde, tratto da un suo romanzo. Alla fine la curiosità ha vinto, sia perché ho sentito parlar bene di questo romanzo sia perché sapevo che non è horror.

La premessa è fantascientifica e parla di viaggi nel tempo. Qui per la verità i viaggi nel tempo hanno limiti ben precisi, al di là del fatto su cui hanno giocato tanti scrittori per cui un cambiamento nel passato può sconvolgere in modo disastroso il presente del protagonista.

La possibilità di compiere il viaggio nel passato la scopre Al, un amico del protagonista. La scelta di Stephen King è ottima: è Al che, fuori scena, scopre il passaggio nel tempo, vince lo stupore, scopre le regole che riesce a scoprire e via dicendo. Se noi avessimo dovuto seguire la sua incredulità e i suoi tentativi di scoprire il funzionamento di quel mondo avremmo avuto un altro libro. Invece in questo modo Al ci dice quel che ha scoperto di quel che abbiamo bisogno di sapere, e la storia va avanti sui giusti binari.

Quale storia?

Chi compie il viaggio si ritrova nel 1958, precisamente il 9 settembre. Sempre, a ogni viaggio che compie, arriva nello stesso preciso istante, e trova lo stesso identico mondo. A furia di fare il viaggio però Al si chiede se non sia possibile cambiare il passato. Si può fare? E se sì, c’è un momento della storia che vale la pena cambiare? Siamo ancora nelle fasi della premessa del romanzo, non intendo farvi nessuna particolare rivelazione sulla trama.

Io non conosco bene la storia americana, ma King individua un momento ben preciso nell’omicidio Kennedy. Se JFK non fosse stato ucciso che direzione avrebbe preso la storia? Da quel che sappiamo molto probabilmente sarebbe stato rieletto, e poi? Che politica avrebbe seguito? Ora sono solo speculazioni lontane nel tempo, ma per chi ha vissuto quei momenti erano domande importanti.

le teorie del complotto sono tutte strampalate, e quasi tutte sono state smontate nel corso degli anni (pag. 57)

dice Al. Io credo al complotto, anche se non sono in grado di fare nomi, ma per il bene della trama accetto che l’ipotesi di Al, che l’assassino fosse Oswald, non sia assurda. Al ribadisce che

A parità di fattori la spiegazione più semplice è da preferire

perciò, visto che secondo lui non ci sono prove reali di un complotto, è convinto al 95% che l’assassino sia Oswald. Il romanzo si gioca su quel 5%: è stato davvero lui o no? Perché se è stato lui a ucciderlo fermare il folle solitario significherebbe salvare John Fitzgerald Kennedy, suo fratello Robert Kennedy, Martin Luther King, ridurre drasticamente il coinvolgimento americano in Vietnam e via dicendo. Se però si è trattato di un complotto uccidere Oswald – perché di questo si tratta, mica poteva denunciarlo come assassino del presidente perché Jake (o Al prima di lui), venendo dal futuro, conosceva il reale svolgersi degli eventi – non avrebbe cambiato il corso della storia perché Kennedy sarebbe stato ammazzato lo stesso. Va bene, pure Oswald è stato ammazzato comunque da Jack Ruby, ma un conto è sapere che le cose si sono svolte così e un conto è intervenire in prima persona per ammazzare qualcuno prima che ammazzi qualcun altro. Sono stata abbastanza confusa nelle mie spiegazioni?

Questo alla fine è il compito di Jake, il protagonista del romanzo: andare nel 1958, vivere per cinque anni lì, capire se Oswald è davvero l’assassino e in questo caso fermarlo.

Jake, come detto, può andare solo nel 1958. Per fermare Oswald deve aspettare che torni dalla Russia e capire se è davvero lui l’assassino, e per capirlo lo deve spiare. Intanto che lo fa però vive. La storia è qui, nella vita di Jake Epping nel passato. Nei suoi scrupoli, nelle sue difficoltà, nella consapevolezza che il passato non vuole essere cambiato, nel suo apprezzamento per un mondo più semplice e sano ma anche nel suo sbattere contro brutte realtà come il razzismo, nel suo straniamento dalle persone che lo circondano e nei rapporti umani.

I rapporti umani sono fondamentali, come scoprirà Jake in quei cinque anni. Il passato intesserà la sua rete su di lui, e lui dovrà capire come venirne fuori e fare quel che deve (davvero?) fare. In alcuni punti ho trovato il libro un po’ troppo lungo, ma è stata una sensazione rara e di breve durata. Per lo più ero affascinata, e preda di strani sentimenti.

L’ho detto, non credo che Oswald sia l’assassino, perciò per me il suo viaggio indietro nel tempo poteva risolversi in un buco nell’acqua. Non sapevo cosa ne pensa King (ora sì perché ho letto la postfazione, ma visto che si tratta di una postfazione si legge dopo del romanzo), ma la cosa era poco significativa. In certi casi il bene del romanzo conta più delle eventuali convinzioni dell’autore, e visto che stiamo parlando di fantascienza (viaggi nel tempo, ricordate?) la verità storica è meno importante della coerenza interna del romanzo e della sua efficacia. E poi quale verità storica, visto che le uniche cose che sappiamo con certezza sono che sia Kennedy che Oswald sono morti ammazzati? Jake poteva fermare Oswald e vedere Kennedy morire ugualmente. Poteva essere ammazzato lui, ma non lo credevo possibile perché la storia è narrata in prima persona. Va bene, anche Amabili resti di Alice Sebold è narrato in prima persona dalla ragazzina ammazzata, ma è un caso decisamente raro. Poteva riuscire nel suo intento, e poi? Da un lato ero curiosa di vedere un mondo con Kennedy vivo, dall’altro una parte di me mi diceva di finirla con certe sciocchezze perché qualunque cosa avessi letta sarebbe stata un’invenzione di Stephen King e non il resoconto di avvenimenti reali. E poi c’era qualcos’altro che si annidava al fondo della mia mente. Jake avrebbe davvero provato a fermare l’assassino o avrebbe deciso che non ne valeva la pena? O, addirittura, non si sarebbe reso lui protagonista di un qualche evento clamoroso?

Ho letto un libro alcuni anni fa, non vi dico il titolo né l’autore per non fare spoiler. Ci sono eventi che si ripetono, c’è stato un omicidio in passato in determinate circostanze e sembra che quelle circostanze si stiano per ripresentare. Il protagonista, che all’inizio pensava di dover impedire un secondo omicidio, viene manipolato da persone che gli stanno intorno e si ritrova sul punto di essere lui a commettere il secondo omicidio. In quel caso non lo fa, alla fine si rende conto di quel che sta accadendo e torna nel suo ruolo di protettore anche se la cosa per lui è dolorosa, ma con questo precedente la mia mente non poteva fare a meno di chiedersi se Jake avrebbe contiuato, per tutto il tempo, a voler fermare Oswald e non si sarebbe invece ritrovato a prenderne il posto. Davvero una lettura strana, con la mia mente che era affascinata dalla storia ma che allo stesso tempo vagava in più direzioni.

Qualunque cosa pensassi in un particolare momento durante la lettura, era ovvio che saremmo arrivati al fatidico appuntamento nel Deposito di libri. Oswald avrebbe davvero imbracciato un fucile oppure no? Se sì, Jake sarebbe riuscito a fermarlo? Se non ci fosse riuscito, cosa avrebbe fatto dopo? E se invece ce l’avesse fatta, cosa sarebbe accaduto? Avremmo visto un’America paradisiaca oppure no? E visto che l’eventuale nuova America sarebbe stata un’invenzione di King e non la realtà storica, che valore avrebbe avuto quel che avremmo visto?

Le domande erano tante, ed erano mischiati ai sentimenti di simpatia per Jake, al desiderio che certe cose nel mondo del passato, cose non legate a Oswald e Kennedy, gli andassero bene. Di fatto a tratti mi sono ritrovata a divorare il libro. È una storia di fantascienza, questo non va dimenticato anche se in certi punti se ne ha la tentazione, ed è una storia davvero coinvolgente.

Nella prossima pagina alcuni spoiler sul finale.

King, lo ha detto chiaramente nella postfazione, crede al folle solitario. Per lui l’assassino di Kennedy è Oswald. Ha scritto, fra l’altro, “Oswald agì da solo. È molto, molto difficile per una persona ragionevole credere altrimenti. È il rasoio di Occam: di solito, la spiegazione più semplice è quella giusta.” (pag. 765)

Io sono dell’idea opposta, e non capisco come una persona ragionevole possa credere che Oswald agì da solo. Ci sono troppi morti ammazzati in questa storia, una foto contraffatta, dei tempi tecnici che non tornano, un percorso presidenziale che è stato modificato all’ultimo momento in un modo che poteva far comodo solo a chi voleva commettere un omicidio… Certo, sono state avanzate anche teorie assurde, ma esistono teorie assurde anche su fatti meno controversi, e la mente umana quando vuole inventare assurdità può raggiungere risultati sorprendenti.

Ciò non toglie che io sono convinta che Oswald non sia l’assassino di Kennedy. Questo cambia qualcosa? Ci sono troppe cose ancora da chiarire, ed è su questo che sta in piedi il romanzo. È un romanzo, perciò posso tranquillamente accettare tutto quel che ha scritto King come quella finzione che è. Posso apprezzare il finale, sulla realtà che si dissolve perché il passato è stato coambiato, perché siamo in un romanzo di fantascienza. Peccato per la mancata vita a due fra Sadie e Jake, peccato per tutte le occasioni mancate, per il dolore che non è stato possibile evitare, ma ai fini della trama la cosa ci sta. L’uomo con la tessera verde dona pure un senso e una solidità ad alcuni aspetti poco chiari dell’inizio, e se alla fine non tutto è stato spiegato con precisione abbiamo comunque un quadro abbastanza completo e solido.

Il fatto che King creda a Oswald come unico omicida però mi infastidisce. Lo scrittore è libero di pensarla come vuole, certo, ma credo che passerà molto tempo prima che io decida di leggere un altro libro suo.

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4 risposte a Stephen King: 22/11’63

  1. Alessio Castellini ha detto:

    No, no, no, per favore, una super lettrice come te non può staccare per molto tempo da King senza prima aver letto It (per tacere de L’Ombra dello Scorpione). La saga della Torre Nera giace nella mia libreria in attesa di lettura da qualche anno, prima o poi l’affronterò, questo per dire che King non è il mio scrittore preferito e non ho letto tutta la sua produzione, però It è It (letto 3 volte e non escludo che ci sarà una quarta).

    • No, ho troppa paura di leggere It per farci anche solo un pensiero. Qualche volta sono stata tentata di leggere Il miglio verde, L’ombra dello scorpione o di riprovare con La torre nera, ma certo non ora. Comunque ora sto leggendo American Gods di Neil Gaiman, e sono più di dieci anni che dico che leggerò quel libro. A volte ci vuole tempo, ma non è detto che le strade mia e di determinati autori non tornino ad incontrarsi.

      • ahrara ha detto:

        E sbagli 🙂 It è tutto fuorché un libro horror, sì ci sono dei passaggi alla King, ma in realtà è la storia di un gruppo di persone che erano da bambini amici e che si ritrova da adulti. E’ molto più vicino a “stand by me” o a “Le ali della libertà” che a shining. Io non amo i libri horror e l’ho divorato.

        • Io l’ho preso in mano più volte, ho letto la quarta di copertina, ho sempre pensato che sembrava interessante… e l’ho sempre rimesso dove si trovava prima perché non mi sentivo di leggerlo.
          Per il momento io e King ci siamo salutati, il problema è anche che ci sono troppe cose che vorrei leggere e non abbastanza tempo per farlo. Se un autore mi piace ma mi fa nascere qualche perplessità non escludo di tornare da lui, ma almeno per un po’ mi dedico ad altri libri.

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