Intorno a una recensione di Lo Hobbit. La battaglia delle 5 armate

Recensione di Lo Hobbit. La battaglia delle cinque armate pubblicata sul numero 1 (2 gennaio 2015) di Sette, il settimanale del Corriere della Sera. La firma è di Claudio Carabba.

 

Smaug, il drago, si è svegliato e sta puntando sulla piccola città ai piedi della montagna incantata. Gli abitanti fuggono terrorizzati. Bard, l’intrepido arciere che potrebbe fermare il volo di fuoco, è ancora in prigione, chiuso dal governatore corrotto. Comincia così, senza preamboli, l’ultimo atto della trilogia dello Hobbit, là dove si era fermato, giusto un anno fa, il capitolo 2° (La desolazione di Smaug). Qualche spettatore non riuscendo ad annodare il gomitolo, forse si annoierà; o magari gli basterà guardare le figure e le battaglie. Sono 14 anni che Peter Jackson è smarrito nella “terra di mezzo” di Tolkien. Ora cerca di riassumere tutto, concedendosi qualche licenza rispetto al libro (non chiamatelo prequel, per carità), scritto dal professore pazzo molti anni prima del suo capolavoro, Il signore degli anelli. Non perdetevi nei dettagli, lasciate stare i falsi veleni ideologici. Seguite i passi di Bilbo Baggins, dolce avo di Frodo, e dei suoi compagni. La favola segue la linea del cerchio. Tutto, un giorno o l’altro, ricomincerà nei vostri sogni.

 

Commenti sparsi sul testo. Non entro nel merito di quel che ha fatto Jackson, non mi interessa, al di là del fatto che non ho neppure visto i tre film. Quello che mi interessa è come ne parla Carabba.

Montagna incantata? Che bisogno c’è di quell’aggettivo? Tolkien non lo usa, usarlo qui è uno sminuire il genere, come se per forza dovessimo essere sempre in un reame incantato. Siamo in un mondo diverso dal nostro, certo, ma non c’è bisogno di aggiungere un tono favolistico in ogni punto, oltretutto in un momento molto drammatico della storia.

Anche il suggerimento di guardare le figure e le battaglie sminuisce la storia e i suoi appassionati, come se tutto ciò che contasse fosse un grande spettacolo di armi. No, la storia è importante, anche se non so come Jackson l’ha trattata. Dire che solo le battaglie sono interessanti sarebbe come ritenere interessanti solo le battaglie in Guerra e pace. No, ci sono le battaglie ma c’è anche molto altro. Quanto ai veleni ideologici non capisco perché tirarli in ballo, sono solo spazzatura creata da chi ha provato a usare le opere di Tolkien per fini ideologici e che nulla hanno a che vedere con le opere stesse. Quei veleni andrebbero citati ed analizzati solo in un testo che si occupa della ricezione dell’opera, non menzionati rapidamente e senza spiegazioni nella recensione di un film. Carabba non sapeva cosa scrivere o voleva farci sapere che conosce l’opera in tutti i suoi aspetti? In ogni caso ha citato elementi inutili, che non servono alla comprensione del film (o del romanzo) senza approfondire nulla.

Non ho capito invece il tono di quel non chiamatelo prequel, per carità. Ci sta dando dei nerd fanatici che non dobbiamo essere irritati con l’utilizzo di un termine, o concorda con il fatto che è sbagliato visto che anche lui sa che dei due romanzi il primo scritto da Tolkien è proprio Lo Hobbit? Non riuscendo a interpretare la frase mi limito a dire che definire Lo Hobbit il prequel del Signore degli anelli sarebbe come chiamare La monaca di Monza lo spin-off dei Promessi sposi.

La cosa che però mi ha irritata davvero è quel professore pazzo. Ma come si permette Carabba? Tolkien era un serio e rispettato professore di Oxford, e i suoi studi di filologia sono ancora oggi importanti. E con questa semplice parola il signor Carabba ha perso ogni credibilità ai miei occhi.

Se però al genere fantasy e al suo autore più famoso viene riservato questo trattamento dal più importante giornale d’Italia significa che di strada per sfatare i pregiudizi contro il genere ce n’è ancora tanta da fare.

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8 risposte a Intorno a una recensione di Lo Hobbit. La battaglia delle 5 armate

  1. fullymask ha detto:

    Questo menefreghismo rivolto al fantasy e ai suoi film è scioccante, e non è certo la prima volta, che si leggono queste cavolate. Si vede a prima vista che la “recensione” sia stata fatta tanto per fare.
    Io mi chiedo, se in Italia credete ancora che, il fantasy (generale film, musica e libri ) sia ancora un genere secondario e inferiore, o peggio per bambini, non trovate che sarebbe più giusto lasciare un trafiletto con la trama invece di scrivere queste boiate che non rendono giustizia ai film e al mondo creato da Tolkien, tra l’altro mancandogli di rispetto.

  2. Raffaello ha detto:

    Non so se deprimermi o incavolarmi. Di certo non mi sorprendo, in Italia la narrativa fantasy è lungi dall’uscire dal suo ghetto.

  3. Graziano Girelli ha detto:

    Questa pseudo-recensione non fa altro che qualificare l’incompetenza e la ristrettezza di vedute dell’autore su un argomento che, evidentemente, non conosce. Non ha letto il libro e ha guardato il film (se mai l’ha guardato) senza sapere minimamente di cosa trattasse. Poi ha fatto una veloce ricerchina in internet ed ha adottato alcune delle associazioni politiche che nel corso del tempo ora questa ora quella fazione hanno adottato per le opere di Tolkien.
    Se poi si aggiunge lo stupido commento sul professore si ottiene un quadro ben definito della pochezza culturale (nella migliore delle ipotesi) o della presunzione di ritenersi superiore a queste “opericchie” (nella peggiore).
    Fortunatamente, anche in Italia come nel resto del mondo, il (o la fantasy) è uscito da quel ghetto culturale nel quale era stato rinchiuso per troppi anni. La dimostrazione sono i grandi successi editoriali di opere fantasy nostrane (dal livello, purtroppo, molto basso a mio avviso), il successo nelle sale di film, lo sdoganamento in tv con ottime saghe per non parlare dei videogames che ormai fatturano da soli come i tre precedenti mercati in un colpo solo.
    Purtroppo esistono ancora degli “inttellettualoidi” per fantasy e fantascienza sono sottoculture destinati a bambocci sfigati o slegati dalla realtà, che cercano rifugio in queste belle storielle a causa della loro vita triste e miserevole.
    La miglior risposta a questi emeriti idioti è quella di ignorarli completamente, lasciando che quelle quattro gocce di inchiostro sprecato per scrivere l’articolo finiscano nel dimenticatoio.
    Personaggi come questo esisteranno sempre, e rimarranno sempre confinati alla scrittura di articoli minori per farci ricordare quanto siano striscianti l’ignoranza e l’arroganza.

  4. Nicholas ha detto:

    Personalmente ritengo la “fama” del Corriere non più corrispondente alla realtà.
    Questo articolo è offensivo della reputazione e della competenza di uno scrittore straordinario, prima ancora di essere l’ennesima prova del provincialismo italiano che ritiene solo la Letteratura Alta degna di essere letta.
    La mia prima impressione sarebbe quella di passare l’articolo agli eredi del Professore e farmi grandi risate su quello che succederebbe dato che gli inglesi queste cose le prendono sul serio. Purtroppo io non ne ho le capacità di farlo.

  5. Martina ha detto:

    Purtroppo il genere Fantasy è l’ultimo della lista, in tutte le categorie possibili e immaginabili. Credo sia stato superato dai libri di ricette gastronomiche.
    Senza contare il fatto che crea stereotipi e pregiudizi, chi legge “questa roba” o è nerd, o un bamboccione con la sindrome di Peter Pan.
    Di certo non vale la pena sprecare un trafiletto sul Corriere della Sera per tali assurdità.
    Per carità.

  6. Di articoli pubblicati da giornali autorevoli che dicono cavolate sul fantasy e lo snobbano ne ho letti un po’. In genere mi limito a sbuffare fra me e me per l’ignoranza unita al senso di superiorità che manifestano queste persone e poi li ignoro, provare a ragionare con chi è vittima di certi pregiudizi mi sembra utile quanto la battaglia contro i mulini a vento di Don Chisciotte. Stavolta però non sono riuscita a far finta di nulla, quel titolo di “pazzo” dato con tanta leggerezza mi ha fatto davvero arrabbiare. Da qui il mio breve commento.

    • Graziano Girelli ha detto:

      Perfettamente comprensibile e condivisibile lo sdegno che deriva dall’affibbiare un appellativo tanto spregiativo ad un esimio professore di Oxford, riconosciuto praticamente ovunque per la sua enorme competenza nel suo settore di studio e insegnamento.
      E’ come se Stephen Hawking decidesse di scrivere un racconto di fantascienza e venisse appellato allo stesso modo in una recensione.
      Si sta discutendo di due maestri nel loro campo, e a Tolkien si può rimproverare tutto, tranne che non fosse mostruosamente preparato in filologia anglosassone e letteratura medioevale.
      Poi ci sarebbe anche da ridire sul fatto che il recensore non è al corrente dell’impatto che la guerra ebbe sul professore inglese, cosi come il traumatico passaggio all’era industriale… ma qui sto andando decisamente oltre lo sfogo giustissimo del tuo post.

  7. Roberto Menardo ha detto:

    Non ho visto il film quindi non entrerò nel merito di quanto fatto da Jackson in quest’ultimo (certo che dopo tutte le licenze che si è già preso per La desolazione di Smaug, non mi stupirei di vedere Bilbo combattere a cavallo, uccidere Smaug e fuggire con una principessa nanica in viaggio di nozze verso Tol Eressea!!). Però devo spezzare se non una lancia, almeno uno stuzzicadenti in favore del giornalista: può essere che definirlo “professore pazzo” sia un modo affettuoso per definire un professore di Oxford, che non solo ha scritto diversi romanzi fantastici (e fin qui non ci sarebbe nulla di strano, non sarebbe il primo nè l’ultimo. Anche C.J. Cherryh era docente, per quanto probabilmente la conoscono diversi milioni di persone in meno), ma che li ha dettagliati con mappe, fornendo precisi calendari, alberi genealogici per tutti i principali personaggi… ma soprattutto creando una marea di lingue con precise strutture grammaticali e logiche. Anzi a tal proposito riporto un estratto da wikipedia. “Bisogna infine ricordare che lo stesso Tolkien, scrisse in una delle sue lettere che «Nessuno mi crede quando dico che il mio lungo libro (riferendosi a Il Signore degli Anelli) è un tentativo di creare un mondo in cui una forma di linguaggio accettabile dal mio personale senso estetico possa sembrare reale. Ma è vero». Le storie della Terra di Mezzo erano quindi servite unicamente a dare una collocazione (seppur fittizia) alle parole dei suoi linguaggi, e non era stato il contrario.”
    Personalmente, io reputo Tolkien un genio per essere riuscito a tanto, forse più per questo che per i suoi romanzi per quanto siano essi stessi dei capolavori (soprattutto il Silmarillion, per me inarrivabile!).
    Per quanto riguarda invece la considerazione che la gente ha del fantasy mi chiedo come mai tale considerazione in Italia esiste solo per ciò che riguarda la letteratura. Al cinema, purche non siano vere e autentiche schifezze, fanno sempre ottimi incassi che siano kolossal come la serie di Jackson (a proposito, se non dobbiamo chiamare “prequel” Lo Hobbit, allora come dovremmo chiamare il Silmarillion che viene pure prima?) o i film tratti da Harry Potter o decine di altri. Nei videogiochi, Mass Effect (che per me integra comunque dettagli fantasy), Dragon Age, The Witcher e altri vendono vagonate di copie anche se certamente meno di giochi sul calcio (questi in casa mia non esistono nemmeno). Mah, come diceva un tale “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”.

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