J.R. Moehringer: Oltre il fiume

Mary Lee attende un traghetto che forse arriverà e forse no. Per lei il presente si ferma in quell’eterna attesa, lei non sa cosa accadrà come non lo sa J.R. Moehringer. Quest’ultimo è l’autore di Oltre il fiume, da noi un libretto di una novantina di pagine scritte con caratteri piuttosto grandi, in originale penso un racconto lungo. Anche il fatto che il copyright indica che la pubblicazione originale è avvenuta sul Los Angeles Times parla di racconto, anche se in Italia questa storia è diventata un libro.

Moehringer deve la sua fama, almeno da noi, al Bar delle grandi speranze, seguito alcuni anni dopo da Pieno giorno. Non ho letto nessuno dei due, in compenso ho letto e apprezzato Open, l’autobiografia di Andre Agassi. Nella lettura continuavo a ripetermi che era impossibile che Agassi sapesse scrivere cosi bene, e infatti nei ringraziamenti finali il tennista svela l’arcano, racconta che anche se i ricordi sono i suoi a metterli in forma scritta è stato Moehringer il quale, però, si è rifiutato di porre la propria firma sull’autobiografia di qualcun altro.

Proporre in forma di libro un racconto lungo è senza dubbio un’operazione commerciale, così come lo erano le fascette di Pieno giorno che spiegavano che l’autore di quel libro aveva scritto anche Open. Oltre il fiume comunque è il testo che ha consentito allo scrittore di vincere il premio Pulitzer, perciò operazione commerciale finché si vuole, ma la pubblicazione ha senso.

Mary Lee non sa se arriverà il traghetto. Non lo sa perché lei è una donna di colore che vive in una terra quasi isolata abitata solo da persone di colore, e il traghetto era stato soppresso dai bianchi molti anni prima, nell’epoca in cui Martin Luther King aveva fatto capire ai discendenti degli schiavi che anche loro avevano dei diritti. Ora sembra che le cose stiano cambiando, e dopo molti anni il traghetto dovrebbe tornare.

Oltre il fiume invece di andare avanti torna indietro. Ripercorre la vita di Mary Lee in modo non lineare, e quella di quell’angolo di Alabama in cui si è trovata a vivere, donna di colore in un’epoca in cui era normale chiamare negri quelli della sua razza e in cui per i bianchi era normale sentirsi superiori per quella che è una semplice caratteristica fisica.

Alla fin fine nel libro non accade nulla. Mary Lee aspetta, e non sappiamo se prenderà il traghetto perché non sappiamo se arriverà. Anche se hanno detto che lo farà. Quello che c’è in queste pagine è l’atmorfera dell’epoca, una vita di soprusi, un mondo di segregazione in cui a volte i protagonisti neppure capivano quanto certi comportamenti fossero sbagliati, la sensazione di veder scorrere una vita passiva uguale a migliaia di altre vite, milioni di altre vite, mentre anche il tempo e le acque del fiume scorrono.

Un assaggio di un altro tempo, un altro luogo. Un po’ fa bene, vedere quel che è stato aiuta a capire meglio le cose attuali, ma certo non è stata una lettura folgorante. Interessante, anche se la scrittura non ha quel brio che c’era invece in Open, ma non qualcosa su cui mi soffermerò oltre.

Un estratto: http://api2.edizpiemme.it/uploads/2014/10/9788856641738-oltre-il-fiume.pdf.

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