Sul posto delle donne

Qual è il posto di una donna nel mondo moderno?

Mi ribello contro questa domanda, anche se così tanti dei miei pari lo chiedono. Il pregiudizio insito in questa indagine sembra invisibile a così tanti di loro. Si considerano progressisti perché sono disposti a sfidare molti dei presupposti del passato.

Ignorano l’assunto superiore: che per prima cosa va definito e sancito un ‘posto’ per le donne. Metà della popolazione dev’essere in qualche modo ridotta a un ruolo a cui si giunge tramite un’unica conversazione. Per quanto ampio possa essere quel ruolo, esso sarà – per sua natura – una minima parte dell’infinita varietà di significati che ha l’essere donna.

Io dico che non c’è nessun ruolo per le donne; c’è invece un ruolo per ogni donna, ed è lei a doverselo creare. Per alcune, sarà il ruolo della studiosa; per altre, sarà il ruolo della moglie. Per altre sarà entrambi. Per altre ancora nessuno dei due.

Non pensate erroneamente che io ritenga un ruolo superiore a un altro. Il mio intento non è stratificare la nostra società – l’abbiamo già fatto fin troppo bene – bensì diversificare il nostro discorso.

La forza di una donna non dovrebbe essere nel suo ruolo, qualunque sia quello che sceglie, ma nel potere di scegliere quel ruolo. Mi stupisce perfino che io debba sottolineare questo punto, ma lo vedo come il fondamento vero e proprio della nostra conversazione.

 

Chi ha scritto queste parole? Jasnah Kholin, come sembra pensare Shallan Davar? Brandon Sanderson, come potrebbe pensare qualunque lettore di Parole di Luce? O Simone De Beauvoir, che improvvisamente e involontariamente mi è venuta in mente leggendo quello che di fatto è un romanzo fantasy?

 

Shallan raffigurata da Michael Whelan

Donna non si nasce, lo si diventa. Nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna.

 

È a questa visione che Jasnah si oppone con il suo testo, come vi si è opposta in passato la De Beauvoir.

Parole di luce non è un libro femminista o sul femminismo. È un romanzo fantasy, e le sue pagine sono piene di azione, duelli, intrighi, guerra, pericolo e via dicendo. È anche un mondo incredibile, così diverso dal nostro e così ricco che da solo meriterebbe uno studio attento. È un modo per riflettere, e la condizione delle donne è solo uno degli infiniti spunti possibili, quando avrò il tempo per riflettere dopo essermi ripresa dalle emozioni che queste pagine stanno destando in me. Spunti ce ne sono tanti, troppi per riuscire a focalizzarmi ora su di loro. Ora sono spinta avanti dai forti venti che annunciano un’altempesta, ma sospetto che a breve dovrò rileggere questi libri e fare il punto. O almeno focalizzarmi su qualcosa.

Parlo già di rileggere un libro che non ho ancora finito. Le conseguenze… ecco, mi sa che non saranno piccole.

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