N.K. Jemisin, I centomila regni

Ho iniziato a sentir parlare di N.K. Jemisin ben prima che i suoi romanzi venissero tradotti in Italia. Per forza, i pochi blog che leggo con regolarità sono tutti americani o canadesi, quindi inevitabilmente leggo di libri che in Italia non sono ancora arrivati o non arriveranno mai. E la Jemisin era una di quelle autrici che non potevo non notare visto che il suo nome compare in diverse classifiche dei migliori libri fantasy e che le sue storie (romanzi ma anche racconti) hanno collezionato un discreto numero di nomination a premi quali Hugo, Nebula e World Fantasy Award.

La Inheritance Trilogy è composta da I centomila regni (The Hundred Thousand Kingdoms, 2010), The Broken Kingdoms, 2010, e The Kingdoms of Gods, 2011. A quest’opera è seguita la Dreamblood Series, composta da La luna che uccide (The Killing Moon, 2012), The Shadowed Sun, 2012, e The Fifth Season, previsto per agosto 2015.

Della Luna che uccide avevo già parlato, ma visto che l’ho fatto in un testo in cui ho divagato parecchio taglio le divagazioni e vi riporto qui il passo principale del discorso

 

La Jemisin sa scrivere. La storia scorre bene e i personaggi sono ben caratterizzati. L’ambientazione è decisamente originale. Nel risvolto l’editore ha scritto “un fantasy dall’ambientazione originale e affascinante”, e per una volta condivido le parole e non mi limito a considerare ciò che in genere sono, una semplice trovata pubblicitaria. Allora perché non leggerò il seguito di questo romanzo quando lo pubblicheranno?

 

In parole povere, perché ho detestato le caratteristiche che rendevano originale quel mondo. Per me la storia della Jemisin era claustrofobica, anche se a un certo punto le vicende si spostano in spazi fisici piuttosto ampi (ma se la mente ha forti vincoli la sensazione di claustrofobia rimane).

Ora ho letto I centomila Regni. Cristina Donati mi aveva sconsigliato di farlo, sapete? Cristina è uno dei collaboratori di FantasyMagazine, il fatto che sia io a curare la sezione recensioni significa, fra l’altro, che leggo tutte le recensioni che arrivano in redazione, e ovviamente quando il libro mi incuriosisce parlo con il recensore non solo del suo testo ma anche del libro che ha letto. Il suo giudizio è basso, due sole stelle, voto che io ho assegnato poche volte. Però la recensione mi sembrava troppo positiva per quel voto, ero perplessa. Anche Cristina faticava a trovare le parole per indicare il problema del libro, a cui aveva preferito La luna che uccide. Io penso di preferire questo, però…

All’inizio mi piaceva. Davvero, mi piaceva il modo di scrivere dell’autrice e l’ambientazione che aveva creato. Per tutto il libro, ogni tanto, ha continuato a piacermi quello che leggevo. Peccato solo che mi piacesse ogni tanto, e che Cristina avesse ragione su tutti (tranne, per me, su quale dei libri fosse il più bello).

Yeine viene nominata erede al trono insieme a un paio di cugini che è meglio perderli che trovarli, e fin qui tutto bene. Ok anche con i salti indietro nel tempo, anche se non tutti sono strutturati ugualmente bene e a volte mi sono ritrovata ad avere qualche dubbio di troppo sulla politica locale. Forse solo non mi restavano in testa alcuni nomi, confesso che questa è stata una lettura molto frammentaria che certo non ha giovato al libro. Cristina punta il dito sulla difficoltà di inserire gli dei in una storia di esseri umani ed è vero, ci sono momenti in cui il rapporto è un po’ forzato. Va bene quel che ha combinato Itempas, ma ho forti dubbi su Enefa e soprattutto su come Yeine si relaziona a Nahadoth. Inframezzati al tutto ci sono state scene che mi hanno disturbata. C’è un certo compiacimento nella crudeltà, cosa che non posso perdonare.

Lo so, George R.R. Martin con le sue storie non ci va certo leggero. Eppure per me è diverso, mentre Martin scrive così perché è quello che sente ed è funzionale alla storia, altrove (e non mi riferisco solo alla Jemisin) mi sembra che ci sia la voglia di scrivere qualcosa che possa sconvolgere, quasi che l’autore sentisse il bisogno di affrancarsi dal luogo comune che la fantasy è costituita solo da favolette per bambini.

La Jemisin è troppo cattiva. Mi ha infastidita a tratti per quel che ha narrato, e in alcuni punti ho avuto l’impressione che la sua storia presentasse falle. Per dirlo con certezza dovrei rileggere il libro, cosa che non farò. È abbastanza probabile che le nostre strade si separino qui.

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8 risposte a N.K. Jemisin, I centomila regni

  1. Salazer ha detto:

    L’analisi è molto interessante nonché curiosa. Se non ricordo male, è più o meno lo stesso motivo (o almeno uno dei motivi) per cui hai bocciato The Heroes di Abercrombie.
    Eppure io adoro Abercrombie (la First Law Trilogy, The Heroes non l’ho ancora letto), proprio perché trovo la violenza e la crudeltà presenti nei suoi romanzi estremamente adatte al contesto e alla storia, come dici tu per Martin (e mi trovo perfettamente d’accordo).
    Non ho letto la Jemisin, però mi incuriosisce, nonostante tutto. Andrò a rileggermi il tuo articolo su La luna che uccide.

    • Ti avviso che nei commenti a La luna che uccide sono stata molto dispersiva, rileggendoli mentre scrivevo questo testo mi sono stupita io stessa di quanto mi sia allontanata dal libro di cui in teoria volevo parlare.
      Abercrombie si sofferma di più sulle descrizioni delle ferite e sui vari modi per uccidere, ma il mio giudizio si basa solo su The heroes e non so se negli altri libri dia più spazio ad altre cose. A livello di struttura narrativa mi sembra che Abercrombie abbia capacità maggiori, in questo caso ci sono elementi della trama che mi lasciano perplessa. Con La luna che uccide non avevo perplessità sulla solidità del mondo ma l’elemento portante era qualcosa che proprio non sopportavo, per questo alla fine preferisco questo romanzo.
      Di sicuro la Jemisin è originale e non ha paura di provare strade nuove, ma visto che le sue strade non mi piacciono io smetto di leggerla.

  2. francescocò ha detto:

    La Luna che uccide non l’ho ancora comprato, e penso che ora dopo questo tuo pezzo non lo farò 🙂 mentre invece I Centomila regni è uno dei tanti (troppi) libri che aspetta in libreria il suo turno. Ora dopo qeusta tua recensione verrà scavalcato da MOLTI altri, ma prima o poi lo leggerò e ti farò sapere il mio parere. In questo momento sto leggendo il secondo di Ryan (Il signore della torre) e mi sta prendendo, anche se ho lotto che non è al livello dello suo splendido primo libro.

    • Forse non ho ancora comprato il secondo di Ryan perché ho letto pareri non proprio favorevoli, a fine lettura fammi sapere se confermi il giudizio positivo.
      Il fatto che questo libro abbia avuto un bel po’ di nomination, e che compaia in classifiche stilate dai lettori, significa che sono in molti ad averlo apprezzato. Io non amo né Steven Erikson né Joe Abercrombie (per quel poco che ho letto, prima o poi leggerò Il mezzo re), ma questo non significa che non siano autori bravi. A volte è semplicemente un problema di legame che si forma, o non si forma, fra lettore e libro. Io temo che stiamo andando su una strada di eccessiva ostentazione degli aspetti crudi della realtà, anche quando la realtà di cui si parla è immaginata, ma sicuramente ci sono lettori che non la pensano come me e che amano questi libri.

      • francescocò ha detto:

        Penso che il tema “ostentazione degli aspetti crudi della realtà negli autori fantasty” meriti un tuo articolo ad hoc ed una riflessione particolare. Io personalmente ho trovato un poco eccessive giusto alcune pagine della trilogia di Abercrombie, (Glotcha proprio non mi ha preso come personaggio, anzi…) , mentre Heroes devo riprenderlo perchè l’ho interrotto dopo aver saputo che sarebbe stato meglio leggerlo DOPO la trilogia ! Il primo di Morgan mi ha un po’ disturbato, ed infatti non ho (ancora?) comprato il secondo. i due libri pubblicati per il momento di Mark Lawrence li ho comprati a suo tempo ma non ancora letti (mi sa prorpio che compro troppi libri). Ti farò sapere il mio giudizio sul secondo di Ryan, e su Abercrombie ti dico che per quel che ho potuto vedere a Lucca ,è un ragazzo intelligente e divertente (la sua conferenza di presentazione del libro è stato molto piacevole) ed anche disponibile:mi sono fatto autografare The Heroes ed il Mezzo re con dedica a mio figlio!

        • Dubito fortemente che farò mai un approfondimento di questo tipo. Se i libri per qualche motivo mi disturbano li leggo una volta sola, e con una sola lettura è difficile ricordare tutti i dettagli della storia e riuscire a trovare facilmente i passaggi più significativi.
          Di Abercrombie come persona mi avevano già parlato bene, alcuni membri della redazione di FantasyMagazine hanno avuto modo di incontrarlo e ne hanno riportato un’impressione più che positiva.

  3. francescocò ha detto:

    Martina forse mi sono espresso male, io intendevo dire che avresti potuto fare un approfondimento in generale, esprimendo il tuo pensiero su come i vari autori trattavano la tematica, rimanendo sul generico e SENZA approfondire. Ma probabilmente, come dici tu, senza “trovare i passaggi più significativi ” il pezzo sarebbe meno interessante! Ma non importa, i tuoi pezzi vanno benissimo qualsiasi argomento tu scelga 🙂

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