George R.R. Martin e Luis Royo: The Ice Dragon

Stavolta è tutta colpa di mio marito. Non mi credete? Se lui non mi avesse dato il cattivo esempio con David Bowie – di uno stesso disco ha non solo l’edizione italiana ma pure quella giapponese, sudafricana e non so quante altre – io non avrei mai pensato di comprare una nuova copia di un libro che possedevo già. Ormai l’ho fatto diverse volte, anche se rispetto a lui sono una dilettante. Io lo faccio solo quando ho un motivo valido, che in questo caso risponde al nome di Luis Royo.

Ho il racconto Il drago di ghiaccio in diverse versioni. All’interno dell’antologia Fantasy della casa editrice Nord, comprata proprio per questo racconto. Il libro sfiora le 700 pagine e comprende racconti di William Morris, Lord Dunsany, Robert E. Howard, Henry Kuttner, Clark Ashton Smith, Fritz Leiber, Lyon Sprague De Camp, Lin Carter, John Jakes, Randall Garrett, Poul Anderson, Jack Vance, Michael Moorcock, Roger Zelazny, Carolyn Janice Cherryh, Tanith Lee, P.C. Hodgell, Patricia A. McKillip, Elizabeth A. Lynn, Orson Scott Card e appunto George R.R. Martin.

Leggere ora la presentazione di Martin mi fa ridere, ma dobbiamo ricordare che questo libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1985, anche se io ho l’edizione del 1995. “Martin, che ha composto solo due romanzi, Dying of the Light e Windhaven (Il Pianeta dei Venti, in collaborazione con Lisa Tuttle), predilige la lunghezza breve.
Cominciamo con l’errore: nel 1985 Martin non aveva composto solo due romanzi visto che Il battello del delirio è del 1982 e Armageddon Rag del 1983. Proseguiamo con la piccola cattiveria (ma magari chi ha curato l’antologia non lo sapeva, anche se mi sembra difficile che Sandro Pergameno ignorasse un dettaglio del genere): del Pianeta dei venti, pubblicato da Nord, viene dato anche il titolo italiano, della Luce morente, all’epoca un titolo Fanucci, no, come se non fosse stata realizzata l’edizione italiana. Ricordo che ora quel libro è pubblicato da Gargoyle con il titolo In fondo il buio. Quanto alla frase che Martin prediliga la lunghezza breve… possiamo dire che ora è un po’ datata? Mi sa che George ha cancellato la parola breve dal suo dizionario.

Andiamo avanti. “Martin predilige in genere la fantascienza classica alla fantasy, ma il suo talento narrativo è così grande che riesce ad eccellere anche in un genere a lui poco congeniale”. Lette ora queste parole fanno davvero uno strano effetto.

All’inizio della sua carriera Martin aveva scritto molta più fantascienza che fantasy, ma per esempio un racconto come L’uscita per Santa Breta, pubblicato originariamente nel 1917 e compreso nell’antologia Le torri di cenere, è una ghost story.

L’antologia Fantasy è fuori catalogo, e lo era già quando l’ho comprata io alcuni anni fa in una bancarella a un prezzo stracciato.

Ho ricomprato Il drago di ghiaccio qualche anno dopo nell’antologia I re di sabbia. In realtà Le torri di cenere e I re di sabbia sono due parti di un’unica antologia, GRRM: A RRetrospective, in seguito ripubblicata in lingua inglese con il titolo Dreamsongs. Ho parlato dell’antologia, chiarendo cosa è stato tradotto e cosa no, qui: https://librolandia.wordpress.com/2011/05/10/i-racconti-di-george-r-r-martin-da-dreamsongs-a-le-torri-di-cenere/.

Vi rimando a quell’articolo perché quel confronto sta tornando di attualità. Neanche troppo tempo fa vi ho segnalato che Mondadori ha in programma per l’anno prossimo un volume di Martin intitolato I canti del sogno. Quando ho letto il titolo stranamente non ero riuscita a focalizzare di cosa si trattasse. Il mio cervello ha fatto il collegamento solo dopo qualche giorno, forse perchè quell’antologia era già stata parzialmente tradotta. I canti del sogno è, evidentemente, una traduzione di Dreamsongs. Non una traduzione integrale spero, avendo già Le torri di cenere e I re di sabbia non vorrei ricomprare gli stessi racconti assemblati in un modo diverso. Vediamo cosa è rimasto fuori da quelle due antologie:

Introduction, by Gardner Dozois;
ONE: A FOUR-COLOR FANBOY;
Only Kids are Afraid of the Dark;
The Fortress;
And Death His Legacy;
TWO: THE FILTH PRO;
THREE: THE LIGHT OF DISTANT STARS;
FOUR: THE HEIRS OF TURTLE CASTLE;
FIVE: HYBRIDS AND HORRORS;
Meathouse Man;
Remembering Melody;
The Monkey Treatment;
The Pear-Shaped Man;
SIX: A TASTE OF TUF;
A Beast for Norn;
Guardians;
SEVEN: THE SIREN SONG OF HOLLYWOOD;
The Twlight Zone: “The Road Less Traveled”;
Doorways;
EIGHT: DOING THE WILD CARD SHUFFLE;
Shell Games;
From the Journal of Xavier Desmond;
NINE: THE HEARTH IN CONFLICT;
Under Siege;
The Skin Trade;
Unsound Variations;
Portraits of His Children;
Bibliography.

Le righe in stampatello maiuscolo sono i titoli dei brani autobiografici.

Le torri di cenere comprende dieci racconti di cui non ho ripetuto qui i titoli, I re di sabbia ne comprende altri sette. Dopo quelle due antologie però altri racconti sono stati tradotti: A Beast for Norn (Una bestia per Norn) e Guardians (Guardiani) nell’antologia Il viaggio di Tuf, e onestamente non mi interessa comprarli di nuovo. E poi ci sono Shell Games (Giochi di guscio) compreso in L’origine e From the Journal of Xavier Desmond (Dal diario di Xavier Desmond) compreso in La missione, primo e quarto volume della serie Wild Cards (e i primi due Wild Cards li ho pure in due edizioni diverse). Anche questi racconti non mi interessano più nel senso che sono belli e che prima o poi li rileggerò ma che mi bastano le edizioni che già possiedo. Non dimenticate che io ho pure l’antologia americana Dreamsongs, quindi tutti i racconti che sto citando li possiedo pure in inglese anche se in questo caso ho fatto la pigra e in inglese ho letto solo i brani autobiografici di Martin e tre racconti.

THE-ICE-DRAGON-1-large

Rimangono, tolti i racconti di Tuf e delle Wild Cards (ma Mondadori li toglierà oppure no?) undici racconti, due sceneggiature, nove brani autobiografici, un’introduzione e una bibliografia. A me piacerebbe che I canti del sogno contenesse tutte queste cose, anche se alcuni brani autobiografici rimarrebbero privi dei successivi racconti di riferimento perché sono stati pubblicati altrove, ma dubito che Mondadori farà una scelta di questo tipo. Cosa leggeremo? Per saperlo dovremo aspettare la pubblicazione del libro.

Torniamo al Drago di ghiaccio. Come detto, ce l’ho in due antologie italiane e una in inglese. E poi ho comprato l’adattamento per bambini, suppongo che fra un paio di anni lo metterò in mano alla mia Alessia. Del racconto, illustrato nella versione originale da Yvonne Gilbert e in quella italiana da Luca Enoch, ho già parlato qui: https://librolandia.wordpress.com/2012/01/13/il-drago-di-ghiaccio-di-george-r-r-martin/. Ora però Tor ne ha pubblicata una nuova edizione illustrata da Luis Royo.

Voi ricordate quanto mi piacciono le illustrazioni, vero? Ho comprato un libro di John Howe perché non ho saputo resistere alla bellezza delle immagini, ma anche i due volumi The Art of George R.R. Martin’s A Song of Ice and Fire. Almeno al momento sono riuscita a tenere lontani le mie mani, il portafogli, la cassa e il libro illustrato da Cor Blok L’arazzo di Tolkien. Immagini ispirate a «Il signore degli anelli», ma non so se riuscirò a farlo per sempre (Edit: infatti poi l’ho comprato). E qualche volta vi ho parlato di Martin Springett, prima o poi dovrò decidermi a scrivere un articolo su di lui. Ecco, mettetemi The Ice Dragon illustrato da Royo nelle mani, datemi qualche minuto per sfogliarlo e potete stare sicuri che io arriverò alla cassa. L’ho già fatto. Le immagini con cui ho accompagnato queste parole sono solo una parte dei disegni meravigliosi che si trovano in queste pagine. Però è tutta colpa di mio marito, se non fosse stato per lui io non avrei mai comprato la stessa storia per la quinta volta. Vero?

Edit: alla fine anche questa versione è arrivata in Italia. Le prime pagine del romanzo (senza illustrazioni) le potete leggere qui: http://leggere.librimondadori.it/george-r-r-martin-il-drago-di-ghiaccio/.

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4 risposte a George R.R. Martin e Luis Royo: The Ice Dragon

  1. sandro ha detto:

    Bellissime le immagini, molto realistiche ,forti e dinamiche. Ma ti faccio una domanda:
    Non noti i castelli attaccati da draghi spesso disegnati con parti architettoniche(cupole) in stile tipicamente arabo, mentre nella saga di Martin i vari castelli sono più squadrati e medievali?
    Ciao e grazie per tutte le tue informazioni.
    Sandro

    • Sì, gli edifici dell’ultima immagine che ho postato sono molto diversi dalle tradizionali costruzioni medievali. Ho letto la storia parecchio tempo fa perciò non ricordo i dettagli, ma non mi pare che (almeno in quest’occasione) Martin si sia dilungato nel descrivere gli edifici. Dovrei rileggere il libro, cosa che farò ma non a breve.
      Però se Martin non ha descritto nulla Royo era libero di realizzare le illustrazioni come voleva. Il drago di ghiaccio non è ambientato a Westeros, anche se la sua storia è uno degli infiniti racconti della Vecchia Nan.

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