Robert Jordan: il tempo nella Ruota del Tempo

La Ruota del Tempo gira e le Epoche si susseguono, lasciando ricordi che divengono leggenda; la leggenda sbiadisce nel mito, ma anche il mito è ormai dimenticato, quando ritorna l’Epoca che lo vide nascere. In un’Epoca chiamata da alcuni Epoca Terza, ‘un’Epoca ancora a venire, un’Epoca da gran tempo trascorsa’, il vento si alzò nelle Montagne di Nebbia. Il vento non era l’inizio. Non c’è inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo. Ma fu comunque un inizio.

Non potevo non iniziare il commento con queste parole, le stesse (fatto salvo il luogo da cui ha origine il vento) con cui iniziano tutti e quattordici i romanzi che compongono La Ruota del Tempo. Anche solo leggere queste parole mi fa venire i brividi e mi riporta in questo mondo che Robert Jordan mi ha fatto conoscere e amare a partire dal 1992. Per la verità lui aveva pubblicato The Eye of the World nel 1990, ma la prima traduzione italiana dell’Occhio del Mondo risale appunto al 1992.
Il tempo come ruota. Non è certo un concetto inventato da Jordan, ne ho anche parlato in un articolo per FantasyMagazine. Ora che ci penso non ve l’ho mai riproposto, perciò faccio la pigra e invece di commentare i primi capitoli dell’Occhio del Mondo vi ripropongo parte di quell’approfondimento qui.

Il tempo come Ruota

Con le parole che ho riportato più in alto Robert Jordan dava inizio, nel 1990, alla sua monumentale saga de La Ruota del Tempo. È vero, nelle pagine precedenti a queste righe c’era un breve prologo ambientato qualche migliaio di anni prima rispetto agli altri eventi narrati ne L’Occhio del Mondo, e in un’altra pagina, erano riportate un paio di profezie che — come sempre in queste storie — acquisteranno il loro significato parecchie pagine più avanti, ma per tutti i lettori è qui che iniziano il romanzo e la saga.
Una frase evocativa, epica, che dà i brividi al lettore e che, non importa quanto tempo sia passato da quando ha chiuso il volume precedente, lo riporta subito lì, in quei luoghi e a quei protagonisti. Ma anche una frase che mette subito al centro uno dei concetti cardine della saga, quello del tempo che trascorre e poi ritorna, ciclico, come una ruota che gira.
Nel sempre più corposo glossario con cui chiude i volumi, l’autore scrive che “il tempo è una ruota con sette raggi, ciascuno dei quali è un’Epoca. Col girare della Ruota, le Epoche giungono e passano, […] Il Disegno di un’Epoca è leggermente diverso a ogni ritorno dell’Epoca in questione, e in ogni momento è soggetto a cambiamenti più vasti, ma ogni volta si tratta della medesima Epoca.”
Il tempo che ritorna quindi, sempre uguale e sempre diverso. Un concetto, questo, mutuato dalle credenze induiste.

Il tempo nell’induismo

Fin dai Veda, testi religiosi di vario genere compilati fra il XVIII e il VII secolo a.C. circa, il tempo è rappresentato sotto forma di ruota (chakra) sulla quale sono riuniti tutti gli esseri. I suoi raggi sono altrettante vie che possono consentire agli individui, normalmente collocati sulla circonferenza, di raggiungere il mozzo attraversato dall’asse motore, cioè Dio.
Poiché è circolare, il tempo non ha né inizio né fine. Ma anche se in questo modo non è concepibile una vera e propria Creazione, l’universo, come ogni essere vivente, nasce, si sviluppa, invecchia e muore. Questo è possibile grazie alle ere cosmiche, vasti movimenti che vanno dall’apparizione di un mondo alla sua scomparsa.

All’inizio il residuo dell’universo precedente esplode, e i vari elementi che lo componevano si ricompongono in un germe, o uovo, dal quale riappariranno tutte le cose. Al momento della sua comparsa, il nuovo universo conosce un’era di quasi-perfezione. A poco a poco, però, compaiono dei difetti che ne offuscano la limpidezza, generando una nuova era.
A questa ne succede inevitabilmente una terza, nella quale dominano le manifestazioni, e infine giunge l’era buia, nella quale la decadenza è al culmine. Al termine di questo processo di involuzione l’universo si contrae e implode. Ciò che rimane è un “resto”, dal quale, necessariamente, nascerà un universo nuovo.

L’Ouroboros. Lo so, dovrei parlare anche di lui, solo che ho problemi… di tempo.

 

Quest’idea di una decadenza progressiva è presente in altre culture. In quella greca, per esempio, si parla di quattro momenti nella storia del cosmo. Alla primitiva età dell’Oro seguono quelle dell’Argento, del Bronzo e del Ferro.
E forse non è un caso che gli eventi narrati da Jordan si svolgano nella terza era, quando già il processo di decadenza è fortemente avanzato, e c’è il rischio di precipitare in un’era davvero oscura.

Il fatto che il tempo dell’induismo sia ciclico significa che ogni universo non è mai la riproduzione di un altro universo identico. È vero che la ruota, girando, deve necessariamente riportare uno qualsiasi dei punti della sua circonferenza a un posto che esso occupava precedentemente, ma questo riguarda solo il tempo e non le manifestazioni della natura. Ogni universo, essendo costituito dagli stessi elementi e animato dalla stessa energia, somiglia un po’ a quello che l’ha preceduto, ma somiglianza non significa identità. E dato che le combinazioni possibili sono un numero indefinito, gli universi sono tutti diversi.
Su queste differenze lo scrittore americano basa il tentativo del Tenebroso d’influenzare il mondo al punto tale da spezzare la Ruota e dominarlo.

La tessitura di un’Epoca

Le tre parche. Non sono riuscita a capire chi sia l’autore di questo quadro. Per me ha l’aria di un preraffaellita, ma più di questo non riesco a dire. Se qualcuno riesce a indicarmi l’autore mi fa un piacere.

A ogni giro la Ruota tesse un Disegno servendosi dei fili delle vite umane. È questo Disegno di un’Epoca che forma la sostanza della realtà, nella quale luce o buio, bene e male, vita e morte lottano per spostarne l’equilibrio stesso.
Jordan spiega che la Ruota, dotata di sette raggi, è come un gigantesco telaio, che con il suo lento movimento attraverso l’eternità intesse il tessuto dell’universo. Forgiata dallo stesso Creatore, continua a girare e, servendosi delle vite delle persone e delle azioni che compiono, intesse il Grande Disegno che costituisce la realtà, e che è contemporaneamente passato, presente e futuro.
Il Disegno non si limita al mondo che conosciamo, ma comprende altri mondi e altri universi, altre dimensioni e altre possibilità. La Ruota tocca ciò che potrebbe essere, ciò che sarebbe potuto essere stato e ciò che è. E nel suo dominio rientrano tanto il mondo dei sogni quanto quello reale.

Non c’è inizio né fine, e ciò che cambia, a ogni giro della Ruota, è solo la trama del Disegno. In ogni Era c’è un unico disegno, che costituisce la sostanza della realtà ed è predeterminato dalla Ruota. Coloro che vivono nelle varie epoche possono fare solo modifiche parziali, e solo se la Ruota stessa lo consente.
Nessuno conosce la durata delle varie epoche, l’unica certezza è che ogni epoca finirà, e che il tempo trasformerà gli eventi prima in ricordo e poi in leggenda.
Poiché la Ruota gira nessuna conclusione, nemmeno la morte, può ritenersi davvero definitiva. Questo significa che la reincarnazione, nel caso delle figure più importanti che hanno segnato un’epoca, è in qualche modo possibile. Magari anche solo sotto forma di ricordi presenti nella mente di qualcuno che altrimenti non potrebbe conoscere determinati avvenimenti.

Parimenti le profezie sono qualcosa che bisogna sempre tener presente perché parlano tanto di ciò che è stato quanto di ciò che sarà, e un personaggio del passato può tornare a compiere azioni che influenzeranno il Disegno di un’Era. L’unica cosa davvero ignota delle profezie è quando, e in che modo, si realizzeranno.
Poiché il Disegno tende a ripetersi il più possibile a ogni giro della Ruota, il Creatore ha consentito l’esistenza di alcune persone dotate della capacità di modificarlo. Queste persone, dette ta’veren, con le loro azioni possono tirare, lasciare più lenti o intrecciare in un modo imprevedibile i fili del Disegno intorno a loro, creando così dei cambiamenti. Più il ta’veren è potente, maggiori saranno i cambiamenti.
E più il disegno perde il suo equilibrio, in un senso o nell’altro, più esso stesso consente la nascita di ta’veren, nel tentativo di ritrovare ciò che ha perduto. La Ruota del Tempo è la storia di alcuni potenti ta’veren che cercano di guidare i fili del Disegno nella direzione da loro voluta. Ma per vedere come lo faranno servirà davvero molto tempo.

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3 risposte a Robert Jordan: il tempo nella Ruota del Tempo

    • Grazie. In realtà è parte di un articolo vecchio scritto poco dopo la morte di Jordan, mi ero persino dimenticata di averlo scritto. Ora però ho iniziato la rilettura della saga, ho deciso di linkare l’articolo e mi sono resa conto di non averlo mai postato qui, perciò ho rimediato rimandando il testo che volevo scrivere. Prossimamente ripubblicherò anche il resto di quell’articolo.

  1. Pingback: Robert Jordan, la Vera Fonte e la contaminazione di saidin | librolandia

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