Robert Jordan: L’occhio del Mondo. Montedrago

Se non fosse stato per Leigh Butler e per le sue riletture su tor.com non mi sarei mai messa a rileggere e commentare Le cronache del ghiaccio e del fuoco sul mio blog. Avrei riletto i romanzi, certo, ma avrei evitato i commenti pensando che testi dedicati a una sezione di narrativa così breve non potessero interessare a nessuno. Invece Leigh non solo mi ha dato l’idea, ma mi ha fatto capire quanto possono essere divertenti. Lei sta leggendo per la prima volta Le cronache del ghiaccio e del fuoco, perciò su quel che combinerà George R.R. Martin nel proseguimento della storia può solo fare ipotesi, ma a volte ha intuizioni sorprendenti. Altre volte finisce completamente fuori strada, ma anch’io sono spesso finita fuori strada e mi piace vedere come ragiona lei e come coglie gli indizi. A volte si sofferma su elementi che io, dopo svariate riletture, ho sempre trascurato. Un diverso punto di vista è sempre utile.

Anni prima di cominciare Le cronache del ghiaccio e del fuoco però la Butler aveva iniziato una rilettura della Ruota del Tempo di Robert Jordan. In questo caso lei conosce davvero bene la saga, si è occupata per anni di uno dei siti più importanti dedicati ad analisi e speculazioni sul mondo della Ruota perciò spesso i suoi commenti sono veri e propri approfondimenti, con fili delle trame anche molto distanti fra loro riallacciati insieme, a dimostrazione che tutto è circolare, che ogni fatto è legato ad altri fatti e che non c’è inizio né fine al girare della Ruota del Tempo.

Dei suoi commenti io ho letto ben poco. Per forza, quando li ho scoperti (molto tempo dopo che lei aveva iniziato a farli) in alto c’era scritto chiaramente che contenevano spoiler dell’intera saga e io, come tutti coloro che leggevano in italiano, ero più indietro di diversi libri. A un certo punto però ho letto prima The Gathering Storm (edizione tascabile, quindi un anno dopo la sua pubblicazione nell’edizione rilegata) e subito dopo Towers of Midnight (pubblicato mentre stavo ancora leggendo The Gathering Storm, sono passata da un romanzo all’altro). A quel punto ero in pari e sono rimasta in pari, ricordo che ho letto anche A Memory of Light in inglese subito dopo la sua pubblicazione e qualche mese dopo la sua traduzione italiana con il titolo Memoria di Luce. Fra le conseguenze di questa decisione c’è stato il fatto che ho potuto leggere gli articoli di Leigh Butler dedicati alla Ruota del Tempo.

Non sono andata a cercare quelli vecchi, erano troppi e voi sapete che rapporto ho io con il tempo. Però recentemente lei ha deciso di fare la rilettura della rilettura, e come prevedibile io la sto leggendo e mi sto divertendo. La prima rilettura che ha fatto per Tor l’ha fatta sia senza sapere come si sarebbe evoluto il suo impegno, e in effetti ci sono notevoli differenze fra i primi e gli ultimi post, sia senza sapere come si sarebbe conclusa la storia, e quindi c’erano cose che non poteva sottolineare perché non conosceva la loro importanza. Ora sta riallacciando tutti i fili persi, e io con lei. Solo che… potevo leggere commenti sulla rilettura della Ruota del Tempo senza rileggere a mia volta La Ruota del Tempo? No, vero? E così ho iniziato una rilettura che sapevo che avrei fatto fin dall’ultima volta che ho letto Memoria di Luce. Ero stata indecisa per alcuni giorni se rileggere prima Martin o prima Jordan, poi aveva vinto lo zio George e lo zio Robert era stato solo posticipato. Ho rimandato ulteriormente la rilettura di Jordan quando ho deciso di rileggere tutti i romanzi di Guy Gavriel Kay, rilettura che sto ancora portando avanti e che non ho intenzione di interrompere. Se sono lenta credo che possiate immaginare il perché. Oltre al fatto che un’introduzione immaginata come di una o due righe è diventata già piuttosto lunga.

Ci sono pensieri dolorosi nella rilettura della Ruota del Tempo, per esempio so già chi muore. Però c’è anche il piacere di ritrovare quel mondo. Siamo cresciute insieme la saga e io, e ripercorrerla è come trascorrere il tempo con una vecchia amica. Ma forse ora è il momento di concentrarsi sui primi capitoli dell’Occhio del Mondo. Se decido di fare spoiler ve li segnalo.

Prologo. Montedrago

Di tanto in tanto il palazzo tremava ancora e la terra brontolava nel ricordo e gemeva come se volesse negare l’accaduto. Dagli squarci nelle pareti entravano raggi di sole che facevano scintillare il pulviscolo sospeso nell’aria.

Tutti noi ricordiamo l’altro inizio, quello che dice che “La Ruota del Tempo gira…” e che si ripete per ben 14 romanzi, ma la storia inizia qui, in questo prologo ambientato alla fine di quella che in seguito diverrà nota come l’Epoca Leggendaria. Questo è l’unico prologo dedicato all’intera Ruota del Tempo e non a un singolo romanzo, ed è l’unica volta in cui vediamo l’Epoca Leggendaria in presa diretta e non in flashback, ricordi o resoconti storici. La prosa è più elaborata di quanto non avverrà in seguito, anche a livello stilistico il prologo si stacca nettamente dalle vicende dei protagonisti.

Ho letto di persone che hanno odiato il libro nelle prime pagine e che lo hanno chiuso per non riprenderlo mai più, proprio perché non gli piaceva la prosa. A me sta bene così. È epica, ma in queste pagine lo scrittore voleva essere epico. È, per la precisione, la fine di un’epica, di un sogno utopico spazzato via dalla guerra e dalla distruzione. È il contrasto fra la calma, il pulviscolo sospeso nell’aria, e il caos più totale, gli squarci nelle pareti. E io ero stata catturata dallo scrittore fin da queste prime parole. Poco più in giù, nella stessa pagina, c’è una frase che amo e che riassume il contrasto:

Lo sconvolgimento della mente aveva colpito al cuore, senza toccare le cose marginali.

Lews Therin Telamon vaga nel palazzo ignaro di tutto, della distruzione che ha causato come dell’amata moglie uccisa da lui stesso. Lo sconvolgimento della mente. Ci sono molti episodi dolorosi in questa saga, anche se molti lettori che la leggono in modo superficiale non se ne accorgono, e questo è al cuore di tutto. Per anni ho pensato che Lews Therin avrebbe meritato qualcosa di meglio, ma è ovvio che se lui non fosse impazzito (e tutti gli uomini capaci di incanalare l’Unico Potere con lui) noi non avremmo avuto la storia. E non è che Lews Therin sia senza peccato, il suo orgoglio lo ha portato a commettere diversi errori.

Il tempo di assimilare il disastro e sulla scena arriva un altro personaggio, Elan Morin Tedronai detto Ishamael, Traditore della speranza. Ricordiamoci che Reietti e Amici delle Tenebre sono persone, e come tali hanno motivazioni per fare ciò che fanno. Magari noi non le condividiamo, ma loro sono coerenti con le loro scelte. Non sono mostri che vanno sconfitti semplicemente perché sono mostri e la convivenza con loro è impossibile. Con gli orchi di J.R.R. Tolkien non si discute, vanno semplicemente sconfitti. Non sto criticando lo scrittore inglese, le loro opere sono diverse e hanno scopi diversi, per Tolkien andava bene così.

Ishamael parla dell’Anello di Tamyrlin, oggetto per il lettore abbastanza misterioso. Nel 2002 The Eye of The World è stato ripubblicato per un pubblico più giovane. La differenza evidente a tutti è la suddivisione del romanzo in due parti, From the Two Rivers e To the Blight. Chi ha avuto in mano i libri (non io, in questo caso io mi baso su notizie trovate in internet) di differenze ne ha notate altre. La presenza di un prologo incentrato su una giovane Egwene, e mi sa che dovrò parlarne (sì, non ho il libro ma ho una copia del prologo), e quella di un glossario espanso (e questo devo trovare il modo di procurarmelo. Io leggo anche queste cose, se lo scrittore si prende il disturbo di scriverle un motivo c’è sempre). Ecco, nel glossario espanso viene spiegato che l’Anello di Tamyrlin è un oggetto creato con l’Unico Potere dalla prima persona che ha imparato a incanalare. Suppongo quindi che sia più che altro un oggetti simbolico, qui serve per dare un’aria più solenne al discorso del Reietto, ma noi ce lo possiamo scordare perché tanto per la saga è ininfluente. Quanto alle Nove Verghe del Dominio in un’intervista Robert Jordan ha dichiarato che non erano oggetti ma cariche. Dei governatori probabilmente. Questo probabilmente è anche un velato omaggio a Tolkien con i suoi nove anelli del potere, non dimentichiamo che quella di Tolkien è l’unica influenza dichiaratamente riconosciuta da Jordan.

Il discorso prosegue, ma il resto è abbastanza palese e non mi ci soffermo se non per dire che io ne ero davvero coinvolta. Alla fine Lews Therin non regge più alla vergogna e al dolore per quanto ha fatto, incanala troppo Unico Potere e si suicida in modo decisamente spettacolare. Peccato, poteva eliminare Ishamael e invece si è concentrato su sé stesso e non su cosa era giusto fare. L’ultima riga del prologo è emblematica:

Poi scomparve. Rimasero la montagna e l’isola. In attesa.

È ovvio che saranno importanti nella trama, ma questo lo vedremo più avanti. Io mi fermo qui, con la considerazione che ho scritto molto più di quanto non avessi progettato all’inizio. Un’ultima cosa: qui sotto parlo di Ishamael, e spiego qualcosa del suo incontro con Lews Therin. Non è uno spoiler di uno specifico momento della trama, ma di un elemento strutturale e di alcuni retroscena storici. Decidete voi se proseguire la lettura.

Ovviamente visto che Lews Therin Telamon è folle il Tenebroso è già stato sigillato nel Foro con tutti i Reietti e sta iniziando la Frattura del Mondo. Allora come può Ishamael essere a spasso?
La spiegazione che segue non è una mia idea, l’ho trovata su internet e forse è stata pure ufficialmente confermata da Robert Jordan.
Quando i Cento Compagni hanno sigillato il Foro Ishamael era quello che si trovava più all’esterno ed è stato intrappolato solo in parte. Mezzo dentro e mezzo fuori, è come se fosse legato con un guinzaglio elastico. Quando Ishamael riesce ad allontanarsi dalla prigione va a conversare con Lews Therin, come è il caso del prologo, crea l’Ajah Nera, fa casini all’epoca di Artur Hawking e altre amenità varie. Quando l’elastico lo riporta indietro lui resta nel Foro, inoffensivo. Perciò ogni tanto crea problemi, ma questa situazione scomoda ha effetti sul suo cervello, tanto è vero che è abbastanza folle. A quanto pare con Jordan nulla è mai troppo semplice.

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