La regina dei draghi di George R.R. Martin. Capitolo 2: Catelyn

Le statue dei Sette dei realizzate per la serie televisiva Il trono di spade

Catelyn prega i Sette dei. Gli Stark, la famiglia del suo defunto marito, è devota agli Antichi dei. Melisandre è devota al Dio rosso. Non ci sono Greyjoy da queste parti, ma ricordo che loro sono devoti al Dio abissale. Non mi spingo oltre il mare, nel continente di Essos, ma c’è qualche dio disposto ad ascoltare le preghiere di Catelyn? Le preghiere di qualcuno?

Le cronache del ghiaccio e del fuoco hanno radici profondissime nel passato. Ne ho parlato brevemente in Effemme 6 (brevemente per i miei standard, ovvio, sono comunque otto pagine di articolo), ma ci sarebbe molto altro da dire. L’incesto da cui sono nati Joffrey e i suoi fratelli si situa nel passato recente e domina la trama fin dall’inizio, almeno da quando Bran lo spezzato ha scoperto Jaime e Cersei e per questo è stato spinto giù dalla Torre spezzata. Non li sto inventando io i soprannomi, li ha decisi George R.R. Martin, e alla prima lettura non me n’ero neppure accorta. E come avrei potuto? Quando Bran ha iniziato la sua scalata non era affatto spezzato, e quando abbiamo scoperto cosa ne era stato del suo corpo il soprannome della torre lo avevamo dimenticato da un pezzo.

Scopriamo che lady Minisa Tully è morta di parto nel tentativo di avere un secondo figlio maschio, morto anche lui subito dopo la madre. I figli della coppia Hoster-Minisa sono, nell’ordine, Catelyn, Lysa, Edmure e il bambino morto subito. Cat, la maggiore, si è ritrovata a fungere da guida o modello per gli altri, con un motto come Famiglia, dovere, onore non poteva non occuparsi seriamente dei più piccoli anche se lei non era ancora un’adulta. Mi domando comunque quanto la mancanza di una vera figura materna possa aver influito sulle personalità non proprio forti di Lysa ed Edmure, e quanto invece le responsabilità abbiano temprato il carattere di Catelyn,

Cat, una mamma, riflette sull’incesto, peccato mostruoso per tutti tranne che per i Targaryen, e mette le cose nella giusta prospettiva ricordandoci che Robert avrebbe giustiziato i figli di Cersei senza pensarci due volte. Il gesto di Jaime, alla fin fine, è autodifesa e difesa nei confronti della sorella-amante e dei figli. Non che questa consapevolezza me lo renda più simpatico. Con Martin in genere le cose non sono mai troppo semplici.

Altro salto nel passato con il ricordo dell’assedio di Capo Tempesta per ricordarci quanto sia testardo Stannis, caso mai ce ne fosse bisogno. Sì, probabilmente in prima lettura ce n’è bisogno, e Stannis è un altro esempio di personaggio che non rende le cose facili. Troppo rigido per amarlo, con l’eccezione di Davos che sembra abbia una vera venerazione per lui, eppure… Ne parleremo, certo.

Citazione di Ser Barristan. È davvero con Stannis? Di una cosa possiamo stare certi: se Martin porta un personaggio in scena non si dimentica di lui, al massimo lo lascia da parte per un po’ (se non vado errata l’assenza più lunga di qualcuno è durata due interi libri) e poi lo fa riapparire. Rivedremo Barristan? Certo, ma non in questo capitolo.

E poi arriva il vento. Se qualcuno si fosse dimenticato che questa è una saga fantasy, eccola qui la magia. Appare raramente, solo quando serve davvero alla trama, e può avere effetti devastanti. Può uccidere in un attimo, senza concedere alcuna possibilità di difesa, e gettando tutti nella più grande confusione. Tanto è vero che la colpa viene attribuita a Brienne, cosa che fa solo il gioco di Stannis perché aumenta il caos e i morti e influisce sui tempi di reazione dell’esercito. Dettagli minori, quel che a Stannis interessava era solo uccidere il fratello ribelle e prendere l’esercito, e in effetti la sua azione ha comportato uno spargimento di sangue minimo e si è rivelata efficace, ma questo cosa ci dice di lui come persona? In guerra conta vincere, ma cosa siamo disposti a fare per raggiungere la vittoria?

Nel caos l’unica che ragiona lucidamente (ma anche l’unica che ha visto e che al momento non è sospettata da nessuno) è Catelyn, ed è lei che decide di fuggire portandosi via per buona misura pure Brienne. I suoi pensieri durante la fuga però non sono molto tranquillizzanti; per Stannis anche Robb è un traditore.

Sotto la foto spoiler dal Portale delle tenebre

Per tutto il secondo, e per buona parte del terzo romanzo (versione originale: A Clash of Kings e A Storm of Swords) noi non sappiamo che fine abbia fatto ser Barristan. Se n’è andato, abbiamo appreso, dicendo che sarebbe andato dal vero sovrano, e poi più nulla per pagine e pagine, al punto che ci eravamo dimenticati di lui e che non ne avevamo sospettato la sua vera identità al suo riapparire come Arstan Barbabianca. Ma se l’esule Daenerys non può conoscere il volto di Barristan gli spettatori del Trono di spade sono perfettamente in grado di riconoscere Ian McElhinney dalla prima alla terza stagione, e quindi l’incontro fra i due avviene senza nessun tipo di inganno.

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