Guy Gavriel Kay e la poesia cinese

Sono arrivata alla poesia cinese grazie a due romanzi fantasy. A ben guardare era inevitabile considerando la mia tendenza a voler scoprire quello che c’è di vero nelle opere di finzione che leggo se so che sono basate su qualche aspetto o periodo della nostra realtà. Guy Gavriel Kay comunque mi sta portando su sentieri che non avrei immaginato di percorrere. Uno di questi è quello della poesia.

Kay ha un modo di scrivere molto poetico, lo percepisco nelle opere tradotte come in quelle nelle versioni originali nonostante il mio inglese tutt’altro che perfetto, due considerazioni che mi fanno chiedere quanto possa essere bello leggere i suoi libri con la naturalezza di una lettura semplice come il respiro. Kay è poeta, ho apprezzato pure la sua antologia poetica Beyond this Dark House, almeno in parte dei componimenti. Per gli altri vedremo più avanti, quando mi dedicherò alla rilettura. Conto di lasciare quel libro per ultimo, in modo da aver migliorato ulterirmente la mia conoscenza della lingua. Ma la poesia è importante anche nella sua narrativa.

La mia porta d’ingresso alla Cina dei T’ang si è aperta con i maestri della poesia della dinastia: Du Fu, Li Bai (l’Immortale Esiliato), Wang Wei, Bai Juyi e molti altri” ha scritto Kay nei ringraziamenti di La rinascita di Shen Tai. Sì, leggo anche i ringraziamenti, se non fossero stati scritti per essere letti non sarebbero stati stampati sul libro, no? E al di là dei nomi, che spesso mi sono ignoti ma che a volte riconosco, possono esserci interessanti indicazioni sulla nascita del libro che ho appena letto. In questo caso, al di là della frase che ho riportato, mi limito a dire che i nomi sono traslitterazioni dal cinese e che quindi possono essere scritti in modi diversi: Li Bai e Li Po sono lo stesso poeta, così come Du Fu può essere chiamato Tu Fu, Du Shaoling o Du Gongbu e Bai Juyi è la stessa persona nota come Bo Juyi o Po Chuyi, e a volte si trovano altre grafie ancora.

Non solo Kay si è basato su personaggi reali – modificandoli a piacimento, non per nulla stiamo parlando di fantasy e non di romanzi storici – ma si è ispirato pure per le poesie. In River of Stars ha scritto che “The poems in the novel are largely variations—sometimes cleaving near to an actual work, sometimes veering away.” In pratica sono variazioni, più o meno fedeli, create sulla base di vere poesie cinesi. Detto questo, potevo non leggere Poesia cinese dell’epoca T’ang? La scelta è limitata, al momento si tratta dell’unico testo in commercio in Italia di poesia cinese non contemporanea. Il libro è piccolo, 130 pagine, e dall’aspetto sobrio poco incoraggiante, con una scrittura troppo fitta per quell’idea di leggerezza che secondo me dovrebbero evocare queste pagine, anche se parlano di temi importanti.

Non tutte le poesie mi parlano allo stesso modo, la cosa è talmente ovvia che avrei potuto fare a meno di scriverla. Ma dopo aver letto (e per lo più apprezzato) questo libro capisco meglio le poesie, e anche le atmosfere, dei due romanzi di Kay. E siccome a volte sono dispettosa qua sotto ho trascritto alcune vere poesie cinesi e alcune poesie firmate Guy Gavriel Kay. Ho preso solo quelle comprese in La rinascita di Shen Tai, tradurre quelle di River of Stars sarebbe stata un’impresa troppo impegnativa per me. Le capisco, ma saper usare le parole allo stesso modo è un altro discorso. Però le ho mischiate a caso, e solo in fondo spiego da dove le ho prese. Riuscite a capire la differenza?

1
L’aurora irrompe, seguendo la montagna;
e intanto il Fiume Giallo fluisce verso il mare.
Ma tu potrai vedere un ampio panorama,
salendo ancor più in alto sulla torre.

2
Sospendo richieste al palazzo del nord, me ne torno al tugurio, tra le cime del sud.
Il sovrano mi scansa per la mia ingenuità;
l’amicizia d’un tempo, per i tanti malori.
La canizie ricorda la vecchiaia incipiente,
primavera costringe a calarsi l’età!
Resto insonne in eterno, con l’angoscia nel cuore;
mentre un pino s’insinua tra gli affissi, alla luna.

3
Accanto al mio letto la luce è così chiara
sembra quasi un manto di ghiaccio.
Alzo il viso e guardo la luna
torno a sdraiarmi e penso alla mia casa lontana.

4
Tu vieni dalla mia patria –
ti prego, fammi sapere eventi della patria;
se, per esempio, nel giorno del tuo arrivo,
alle finestre era già in fiore il susino invernale.

5
A Ovest dei Cancelli di Ferro,
a ovest del passo dei Cancelli di Giada,
Non ci saranno vecchi amici.

6
Per anni, di guardia ai Cancelli di Ferro
abbiamo visto il verde dei campi diventare neve.
Il vento che soffia per migliaia di li
si infrange sui meli della fortezza…

7
Una donna perfetta come la giada
attende tutta la notte in cima a una scala di marmo
a una finestra di carta di riso, bagnata di pioggia autunnale.

8
Lì, tra minuta brina di prima luna d’autunno,
lei non si cambierà la veste in seta lieve.
E, sino a tarda notte, sarà intenta a suonare il suo liuto d’argento;
con l’angoscia nel cuore, in stanze desolate non riuscirà a restare.

9
Nessun uomo può contare i propri amici
e dire di averne abbastanza.
Ho spezzato rami di salice quando sei partito,
le mie lacrime cadevano con le foglie.

10
O caro Meng, amato mio maestro!
I tuoi modi son noti all’intero universo.
Tu, nella giovinezza, ti stendi sotto i pini.
E più volte, alla luna, elevasti il tuo calice,
per la magia dei fiori – che servizi del re?!
Tu sei un’alta montagna, ed ispiri la pace;
posso solo inchinarmi, con i dovuti omaggi.

11
L’Imperatore Bianco ho abbandonato all’alba, tra nubi variegate,
coprendo in un sol giorno mille li, nel viaggio di ritorno per Chiang-ling.
Sulle due sponde,l’eco dei gemiti incessanti delle scimmie;
mi son lasciato dietro, con la barca leggera, tanti monti maestosi.

12
Montagne verdi all’orizzonte, nel nord, tra i sobborghi,
mentre acque chiare, a sud, cingono la città.
È il luogo dell’addio: da qui
procederai da solo, e chissà fino a dove!
Come nubi sospese, vagano i tuoi pensieri;
quale antica amicizia, tra i raggi del tramonto!
Un cenno con la mano, e te ne andrai così,
al sonoro nitrito del tuo cavallo in corsa.

13
Ricordo i miei giorni di ragazza senza pensieri.
Non capivo il mondo e le sue raffinatezze
Finché non ho incontrato te, un uomo del Grande Fiume.
E ora, sulle rive del iume, aspetto che cambi il vento.

14
Solitario tra i pini,
non è servo di nessuno.
Come potrei sognare
di conquistare una tale vetta?
Davanti alla luce di quella stella
chino il capo.

15
Nuvole di notte, luna snella, stelle,
soltanto una promessa del sole
di rifare il mondo, di riportare indietro le montagne.

16
Soffia il vento tra i salici, e il profumo dei fiori impregna la locanda;
la ragazza del sud esorta gli avventori a gustare del vino.
Miei giovani fratelli, venuti qui a Chin-ling, proprio per dirmi addio,
non vorreste, per caso, prosciugare quel vino sino all’ultima coppa?
Poi, fatemi un favore: chiedete, per me, al fiume, che scorre verso est,
se durerà di più la mia idea dell’addio o il suo flusso costante!

17
Ebbene sire, è vero: sulle rive di Kuala Nor
bianche ossa giacciono da molti anni.
Nessuno le ha raccolte. I nuovi spiriti
sono tristi e furiosi, i vecchi spiriti piangono.
Sotto la pioggia e in quel cerchio di montagne
l’aria riverbera le loro grida.

18
Vagavan le fenici, sulla loro terrazza,
ma ora sono andate, lasciando spazio al fiume.
Il palazzo in rovina si trova tra le erbacce,
in una via segreta, occulta e solitaria.
Le antiche dinastie, di grandi sfarzi e pompe,
son solo vecchi tumuli da tempo.

19
La luna piena cade attraverso il cielo.
Le gru sfrecciano tra le nubi.
I lupi ululano. Non trovo pace
perché non ho il potere
di riparare un mondo rotto.

20
Un vento amaro soffia il fumo di battaglia.
Anatre selvatiche e gru in volo.
Dopo, il disco della luna è nell’acqua.
I boccioli di susino si rispecchiano nel fiume,
finché non cadono.

21
Erba sottile, sulla riva un vento lieve,
i tronchi galleggianti, ed una barca solitaria nella notte.
Le stelle appese in mezzo a un’ampia landa,
la luna spunta, il grande fiume scorre.
Che? E la fama sarebbe l’effetto degli scritti?
Vecchio e malato, il funzionario si ritiri pure!
Chi mi somiglia, in questo mio vagare?
Nell’universo, forse solo il gabbiano sulla sabbia.

22
Insieme, i nostri spiriti sono saliti ai nove cieli
ma presto ci disperderemo, come le stelle prima della pioggia.
Io seguo un drago che svanisce oltre i fiumi e le colline.
Tu devi viaggiare verso confini lontani.
Forse un giorno tornerai a casa, amico mio,
superando quell’ultimo ponte sul fiume Wai.

23
Quando scegli un arco scegline uno robusto,
se scocchi una freccia scagliala lontano,
per catturare il nemico cattura il suo capo,
ma sappi nel tuo animo
che la guerra si fa per portare la pace.

24
Alla brezza sferzante e al cielo nobile, il gemito di scimmie nel cordoglio;
su questi boschi di sabbia chiara, uccelli candidi nel volo del ritorno.
Il bosco sterminato fa cadere le foglie, tra i sibili del vento,
e il grande e lungo fiume fluisce senza posa, con violenza.
Sempre in viaggio, tra remote distanze – la mia angoscia d’autunno,
i vecchi mali, in quest’ascesa solitaria sulla torre!
I miei capelli freddi, dopo amarezze, difficoltà, risentimenti;
io un infelice, disilluso, mi vieterò di bere ancora un’altra coppa di vino non filtrato.

25
Stanotte, c’è la luna su Fu-chou;
nelle tue stanze, da sola stai a guardarla!
Ho un grande amore, remoto, per tutti i nostri figli,
che non possono ricordarsi di Ch’ang-an.
Nubi e dolce foschia t’increspano i capelli,
e bagliori raffreddano le tue braccia di giada.
Quando ci appoggeremo ancora a lievi tende,
noi due, volti splendenti, senza tracce di pianto?

26
Lungo il sentiero, m’inltro in tanti posti,
mentre, tra il muschio, scorgo orme di scarpe.
Le nubi bianche presso i banchi tranquilli,
erbe fragranti a serrare la porta.
Sorpreso dalla pioggia, intanto osservo il colore dei pini,
costeggio la montagna, e arrivo alla sorgente.
Coi fiori del torrente, comprendo il senso della meditazione;
e, insieme a loro, mi scordo le parole.

27
Donne coraggiose cercano di maneggiare un aratro
ma le file del grano non sono mai dritte.
In inverno i funzionari arrivano al nostro villaggio
esigendo accaniti che le tasse siano pagate.
Come si può farlo in una terra distrutta
sotto il cielo? Non fare mai figli!
Cresceranno soltanto per morire sotto cieli lontani.

 

Poesia cinese dell’epoca T’ang racchiude 140 liriche, io ne ho trascritte 13 ma avrei potuto trascriverne molte altre altrettanto belle se avessi avuto più tempo e non avessi avuto paura di esagerare per via di dettagli non proprio trascurabili quali il diritto d’autore. Anche così l’effetto mi sembra notevole.

1 Wang Chih-Huan, 32

2 Meng Hao-Jan, 33

3 La rinascita di Shen Tai, 27

4 Wang Wei, 45

5 La rinascita di Shen Tai, 105

6 La rinascita di Shen Tai, 118-119

7 La rinascita di Shen Tai, 144

8 Wang Wei, 50

9 La rinascita di Shen Tai, 156

10 Li Po (l’immortale esiliato), 52

11 Li Po, 53

12 Li Po, 53

13 La rinascita di Shen Tai, 182. In realtàsi tratta di quattro versi di una composizione molto più lunga, Kay ne ha composti altri sedici ma si capisce che ce ne sarebbero dovuti essere molti altri.

14 La rinascita di Shen Tai, 186

15 La rinascita di Shen Tai, 238. Dopo River of Stars, pubblicato tre anni dopo Under Heaven (La rinascita di Shen Tai), questi versi sono ancora più forti.

16 Li Po, 55

17 La rinascita di Shen Tai, 309

18 Li Po, 57. In questo caso ho tagliato gli ultimi sei versi. Sono stata indecisa se trascrivere solo un frammento di poesia, ma spesso le opere del passato ci sono arrivate solo in frammenti e non per questo noi smettiamo di ammirarle. Questi versi per me hanno un valore speciale in rapporto a River of Stars, quindi non potevo non citarli.

19 La rinascita di Shen Tai, 331. Ho citato parte di questa poesia nella recensione di River of Stars. Poche parole, ma che dicono così tanto!

20 La rinascita di Shen Tai, 479

21 Tu Fu, 78

22 La rinascita di Shen Tai, 552

23 La rinascita di Shen Tai, 596. Si tratta dell’iscrizione funebre sulla tomba di un grande generale. Versi di una poesia, ovviamente, perché nella cultura dalla quale Kay ha preso ispirazione e quindi nel suo romanzo nemmeno i generali potevano sottrarsi al fascino della poesia. Per essere qualcuno dovevi prima di tutto essere una persona colta, il che potrebbe portare a tristi riflessioni su chi sono molti dei potenti di oggi. Questi versi mi fanno pensare a L’arte della guerra di Sun Tzu, ma in questo caso vi risparmio nuove citazioni.

24 Tu Fu, 80

25 Tu Fu, 81

26 Liu Ch’ang-Ch’ing, 82

27 La rinascita di Shen Tai, 607. Questa poesia è uno dei tanti momenti in cui il titolo del libro, Under Heaven, trova la sua ragione d’essere, e uno dei motivi per cui sono irritata dal suo cambiamento in un fuorviante La rinascita di Shen Tai.

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2 risposte a Guy Gavriel Kay e la poesia cinese

  1. Peo ha detto:

    Ciao Martina, ti sarò eternamente grato perché grazie ai tuoi articoli ho scoperto Brandon Sanderson e Guy Gavriel Kay.
    Se riguardo a Sanderson è molto semplice reperirne un romanzo (manca poco all’uscita della traduzione italiana di “Words of radiance”, finalmente!), lo stesso non può dirsi per Kay.
    Fortunatamente dal sito di Fanucci sono riuscito ad acquistare “La rinascita di Shen Tai”, un romanzo meraviglioso che ho “divorato” in poche settimane e mi ha fatto apprezzare la scrittura di Kay. Così ho deciso di mettermi alla ricerca anche dei romanzi meno recenti e indagando sul catalogo on line della mia biblioteca ho scoperto che possiedono copie de “Il paese delle due lune”, “La strada dei re”, “La via del fuoco”, “Il sentiero della notte”, “Il mondo di Fionavar”.
    Riguardo “il paese delle due lune” ho letto la tua recensione e sarà sicuramente il primo che prenderò in prestito, ma volevo sapere il tuo parere (ovviamente di parte, so quanto adori Kay) riguardo gli altri 4 romanzi.
    Grazie
    Matteo

    • Ciao Peo
      sono contenta che i miei consigli ti siano piaciuti. Ovviamente io consiglio quel che piace a me, e sono sempre felice di vedere che chi ha avuto fiducia nel mio consiglio è uscito soddisfatto dalla lettura.

      Con Sanderson siamo stati fortunati. è diventato famoso per il motivo sbagliato, perché Robert Jordan è morto e lui ne ha completato la saga, ma era già uno scrittore anche se non molto famoso, e considerando come scrive sono convinta che per lui la fama sarebbe arrivata comunque anche se gli sarebbe servito un po’ di tempo in più. E probabilmente con la fama sarebbero arrivate anche le traduzioni. Ora come ora Fanucci ha tradotto la maggior parte dei suoi romanzi – come giustamente hai notato manca poco per la traduzione di Words of Radiance – e spero che prima o poi tradurrà anche la serie di Alcatraz e i racconti, ma se non dovesse farlo io passerò alla lettura in inglese.

      “Il mondo di Fionavar” non è un romanzo ma il modo in cui l’editore ha chiamato l’intera Fionavar Tapestry, quella che in genere chiamo “La trilogia di Fionavar”. Di Kay in italiano sono stati tradotti solo quella trilogia, “Il paese delle due lune”, che è il quarto romanzo che ha pubblicato ma il primo che è arrivato da noi, e “La rinascita di Shen Tai”, disponisbile ormai solo in versione ebook o in cartaceo sul sito dell’editore e nel mercato dell’usato.

      Sto rileggendo “Il paese delle due lune” giusto ora, e come tutti i romanzi di Kay lo adoro. C’è una magia molto forte – di fatto i due antagonisti sono maghi potentissimi – e la lotta per la riconquista della propria identità da parte dei protagonisti. I personaggi sono davvero belli, all’inizio avevo dubbi su Dianora probabilmente perché ero curiosa di sapere cosa avrebbero fatto Devin e gli altri e mi spiaceva lasciarli, ma mi son dovuta ricredere: lei è uno dei personaggi più drammatici creati da Kay perchè è dilaniata da un conflitto che non può sperare di risolvere. E poi mi ha fatta soffrire tantissimo un personaggio che si vede poco, solo qualche scambio di battute, ma che è tragico e grandioso allo stesso tempo, per cui le cose non sarebbero potute finire in modo diverso anche se io lo avrei voluto, e che nonostante tutto alla fine vince, anche se nessuno saprà mai la verità. Ma ne parlerò più avanti, e visto che leggerai il libro anche tu ne potremo parlare insieme.

      Della Trilogia di Fionavar ho già parlato, se hai voglia puoi leggerti il mio lunghissimo articolo che tocca alcuni temi senza fare spoiler: https://librolandia.wordpress.com/2014/03/20/intorno-a-la-strada-dei-re-di-guy-gavriel-kay/

      Nei primi anni ’90 io ho letto nell’ordine Il paese delle due lune, La strada dei re, La via del fuoco e Il sentiero della notte e per anni mi sono dispiaciuta per il fatto che non fosse stato tradotto nient’altro. Quando ho imparato l’inglese mi sono subito immersa negli altri romanzi di Key e nonostante l’ostacolo della lingua, che ho sentito per i primi volumi ma che ora è quasi svanito, i suoi rientrano senza dubbio fra i libri più belli che abbia mai letto.

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