Rick Riordan: Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo. Il ladro di fulmini

La serie Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo di Rick Riordan è una serie per ragazzi ambientata nel nostro mondo. Non proprio l’ideale per attrarre il mio interesse, ma un paio di amiche me l’hanno consigliata e così ho letto Il ladro di fulmini.

La lettura si è rivelata molto piacevole, proprio come mi aveva detto una delle due. L’altra ne ha un’opinione anche superiore, ma io al momento dubito fortemente che diventerò una fan di Riordan. Il libro comincia con un ragazzino che si rivolge direttamente al lettore per dirgli di non leggere il libro, o di non credere a quel che leggerà, espediente narrativo per incuriosire il lettore e che avevo già incontrato in passato. Per fortuna qui si ferma alla prima pagina.

La storia presenta un bel po’ di elementi che ho già trovato in non so quanti romanzi, anche se i commenti che si possono leggere su internet si limitano a sottolineare alcune somiglianze con Harry Potter. Ok, anch’io quando ho visto all’opera Annabeth non ho potuto non pensare a Hermione Granger, anche perché pure i libri di J.K. Rowling sono romanzi per ragazzi e quindi l’associazione parte abbastanza in fretta. Però tutti quegli elementi che i due romanzi hanno in comune, e che non mi metto ad analizzare per non fare spoiler, hanno le loro radici nella mitologia e negli archetipi. Sono cose più antiche, non le hanno inventate loro, come non ha inventato Riordan l’idea di portare gli dei greci nel nostro mondo.
Il punto, in questo caso, non è se l’autore sia stato capace di creare qualcosa di nuovo, ma come ha plasmato insieme la materia a sua disposizione. Gli dei greci li abbiamo tutti a disposizione da migliaia di anni, giusto? E pure le scuole particolari – che si insegni magia o combattimento cambia poco – non sono una novità. Cosa dire poi degli oggetti dotati di poteri che vanno al di là di ogni capacità umana? Del gruppo composto da elementi diversi ma affiatati? Della cerca? Del mentore sotto mentite spoglie? Del ragazzo dalle origini misteriose? Direi che ho già elencato un bel po’ di cose, anche se nessuno prima di Riordan ha scritto la saga di Percy Jackson. Anche gli scrittori migliori partono da ciò che c’era prima di loro, ma deviando dai sentieri già battuti per crearne di nuovi. Creano partendo da qualcosa che c’era già.

Riordan è un bravo scrittore. Il ladro di fulmini non è un romanzo folgorante, e non so se leggerò i seguiti, ma per dei ragazzini è un’ottima lettura. Ha un buon ritmo. È pieno di sorprese. Ha un tono ironico che rende tutto più divertente, tono che si può intuire anche solo dal titolo del primo capitolo: “Disintegro accidentalmente la prof di matematica”. La chiama prof, non professoressa, con un tono colloquiale che potrebbe anche denotare un rispetto scarsotto. Potreste dirmi che probabilmente non la rispetta molto se finisce con il disintegrarla, ma quell’accidentalmente la dice lunga sulla serietà di certi commenti e anche sul controllo che Percy Jackson ha della situazione in un bel po’ delle pagine del libro. Se siete curiosi di leggere il primo capitolo lo potete trovare qui: http://leggere.librimondadori.it/riordan-rick-percy-jackson-e-gli-dei-dell-olimpo-il-ladro-di-fulmini/.
Una cosa fondamentale, per la trama, è la mitologia greca. I protagonisti sono figli di dei, e si portano dietro sentimenti che risalgono a quello che hanno fatto in passato i loro genitori. Diverse frasi hanno fatto suonare nella mia testa un bel campanellino d’allarme ben prima che scoppiassero i guai perché tutto sommato la mitologia greca la conosco. Forse c’è anche una discreta conoscenza da parte mia di certi stilemi narrativi, il fatto è che ormai ho letto così tanti libri che basta davvero poco a volte per indirizzare la mia mente sul sentiero giusto, tanto è vero che avevo capito abbastanza in fretta, per esempio, l’identità del traditore. Dubito però che la maggior parte dei ragazzini riescano ad arrivarci, e comunque il romanzo non è solo quello. È una storia d’avventura, principalmente, ma parla anche della necessità di risolvere i propri problemi senza aspettare che siano altri a farlo. E il fatto che l’autore sia un insegnante mi porta a interrogarmi sui suoi alunni, gli ipotetici lettori di questo libro. Quanti alunni ha un insegnante nella sua vita? In quante situazioni diverse si imbatte? Alunni problematici, alunni con famiglie problematiche… alunni dislessici.
Non ho citato a caso la dislessia, Percy Jackson è dislessico. Ora sappiamo che se viene notata in tempo e se l’alunno viene seguito con il metodo corretto il problema può essere contenuto, non avere ricadute psicologiche negative sulla persona e che la persona può imparare le cose, anche se fatica di più. L’idea che Percy sia dislessico perché il suo cervello è “programmato” per leggere il greco antico e non l’inglese moderno è un’idea divertente, che può essere di conforto a chi dislessico lo è sul serio. C’è una difficoltà, ma semplicemente perché il cervello è orientato verso cose diverse, non perché è meno capace di lavorare, anche se il greco antico al giorno d’oggi interessa davvero a una ristretta minoranza di persone.

Come detto io la mitologia greca la conosco abbastanza. Quanti dei lettori di questa saga possono dire altrettanto? Ora molti insegnanti assegnano i romanzi storici ai loro alunni nel tentativo di farli appassionare alla storia. È successo pure a me, con l’insegnante di prima superiore che a suo tempo mi ha assegnato Sinuhe l’egiziano di Mika Waltari, romanzo che in effetti ho apprezzato molto. E se leggo un romanzo che mi piace, e che so che è basato su qualcosa di reale, da parecchio tempo ormai ho la tendenza ad andarmi a guardare le fonti. Quanti dei lettori di Riordan prenderanno in mano un bel libro di mitologia greca? Io sospetto che saranno parecchi. Il professor Riordan ha ottenuto due ottimi risultati: far appassionare i ragazzi alla lettura e far incuriosire una parte di loro alla mitologia.
La saga di Percy Jackson prosegue con i titoli Il mare dei mostri, La maledizione del titano, La battaglia del labirinto e Lo scontro finale, a cui va aggiunto il libro di racconti Il libro segreto.
A questa serie fa seguito quella degli Eroi dell’Olimpo, incentrata sulla mitologia romana e composta da L’eroe perduto, Il figlio di Nettuno, Il marchio di Atena, La casa di Ade e Il sangue dell’Olimpo.
Le Kane Chronicles sono basate sulla mitologia egiziana, i titoli sono La piramide rossa, Il trono di fuoco e L’ombra del serpente.
Lo scrittore al momento sta lavorando su una nuova saga basata sulla mitologia nordica, Magnus Chase e gli dei di Asgard, e su una terza saga incentrata sulla mitologia greca, Le sfide di Apollo.

Edit: ho aggiornato un paio di dettagli della bibliografia di Riordan. Alla pentalogia di romanzi Percy Jackson e gli eroi dell’Olimpo ho dedicato il testo Essere dei mezzosangue è pericoloso, ma non si corre il rischio di annoiarsi contenuto nell’antologia saggistica Il Fantastico nella Letteratura per ragazzihttp://www.runaeditrice.it/index.php/component/virtuemart/view/productdetails/virtuemart_product_id/90/virtuemart_category_id/9.html.

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4 risposte a Rick Riordan: Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo. Il ladro di fulmini

  1. chrisfiume ha detto:

    Come già hai detto tu, è un libro che va letto a cuor leggero, senza aspettarsi grandi cose, godendosi la velocità della narrazione e i colpi di scena. Ovvio, trovo molto stupido che, non tanto il lettore, quanto i protagonisti siano così digiuni di mitologia greca da non aspettarsele certe cose e agire d’anticipo. E che usino spade e frecce in un mondo di armi da fuoco.
    Però, come già detto, leggerselo senza grosse aspettative.

    • Che Percy non conosca bene la mitologia greca ci sta, non è proprio uno studente modello anche se con un certo professore si trova molto bene, e per lui all’inizio del romanzo i miti sono solo racconti del passato e non ha idea di quanto si riveleranno importanti. In fondo anch’io alla sua età la conoscevo poco, e il pubblico di riferimento di Riordan, soprattutto all’inizio, è composto da americani, non da europei. Più strano che si facciano sorprendere i compagni di viaggio di Percy, loro hanno avuto un bel po’ di tempo per capire che i miti sono reali e per rendersi conto dell’influenza che questo ha sulle loro vite.
      Quanto alle armi possiamo immaginare che armi moderne non funzionino con gli dei visto che gli dei stessi sono molto più antichi delle armi da fuoco. A volte per il bene della storia bisogna accettare certi dettagli, anche se il doverli accettare mi spinge a ritenere il libro di livello inferiore rispetto a uno in cui anche elementi come questi hanno una spiegazione solida e coerente.

      • chrisfiume ha detto:

        Sulla questione delle armi da fuoco non vanno cercate tante ragioni di trama. L’autore voleva un fantasy più romantico, anche a spese della sensatezza.
        Per quanto mi riguarda io i miti greci già li conoscevo a nove anni grazie ai libri di favole “adattate” per bambini. Mi piacerebbe sapere che l’adolescente medio americano non sa nulla di mitologia

  2. Pingback: Rick Riordan: Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo. Le storie segrete | librolandia

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