Ancora su Amazon, sui prezzi dei libri e su un libro di Alessandro Gazoia

Siete clienti di Amazon? Io sì, con la carta di credito di mio marito perché non ne ho una personale. I miei acquisti però si limitano in genere a libri fuori catalogo, quel tipo di volumi che se interessano li si deve comprare appena si trovano perché non è detto che li si riesca a trovare un’altra volta, o a libri di pattinaggio in inglese, qualcosa che in Italia è più difficile da trovare del bel tempo in questi ultimi giorni. Mi sa che devo aver detto troppe volte nella mia vita l’inverno sta arrivando e qualcuno lassù ha deciso di accontentarmi.

Cliente molto attenta e limitata nelle scelte quindi, anche se sono avvantaggiata dal fatto di lavorare in una grossa libreria e di poter quindi fare i miei acquisti con una certa facilità. Immagino che per chi viva in un paesino il discorso cambi e di molto, eppure sono convinta che Amazon dovrebbe essere l’ultima risorsa nella scelta di un posto dove fare i propri acquisti.

Tempo fa vi avevo parlato di Come finisce il libro di Alessandro Gazoia: https://librolandia.wordpress.com/2014/07/02/su-come-finisce-il-libro-di-alessandro-gazoia-jumpinshark/. Chiacchiere a ruota libera, come ogni tanto mi capita di fare, anche se spero di scrivere comunque cose interessanti, mentre la recensione vera e propria per ora si trova solo su FantasyMagazine: http://www.fantasymagazine.it/libri/21459/come-finisce-il-libro/
Della Legge Levi, che fissa limiti allo sconto sui libri e di cui parla anche Gazoia, ho già parlato in passato (http://www.fantasymagazine.it/notizie/15455/sconti-sui-libri-la-nuova-legge-a-gia-in-vigore/), ma forse è il caso di riprendere l’argomento e formularlo in modo più semplice. Faccio esempi con un ipotetico libro dal prezzo di 10,00 euro perché così i calcoli sono più semplici.

Ok, abbiamo il Libro da 10,00 €. Questa è la cifra che paga il lettore, non quella che paga la libreria. Alla libreria il libro deve costare per forza meno, altrimenti non può esistere. Quanto meno? Qui entrano in gioco gli accordi commerciali. Sono accordi, non c’è nessuna legge in proposito. Come si fa a stabilire quale sia il prezzo giusto, posto che tutti vogliono guadagnare? La libreria vorrà spendere il meno possibile, l’editore guadagnare il più possibile. Il prezzo è un compromesso legato alla forza delle due parti in causa. Un grosso editore potrà permettersi di far pagare molto i suoi libri alle piccole librerie senza troppe difficoltà. Ve la immaginate la piccola libreria che non ha l’ultimo romanzo di John Grisham o che è senza il libro di cucina di Carlo Cracco? Il potenziale lettore ci mette poco ad andare altrove e la libreria ha perso un cliente. L’editore non ha perso nulla. D’altro canto le grandi librerie di catena possono permettersi di fare pressione sugli editori. Quando qualcuno dell’ufficio acquisti si mette al tavolo con un editore per discutere le condizioni di acquisto per 300 negozi, alcuni anche di 500 metri quadri, può permettersi di far notare all’editore che è lui che ci rimette se i suoi libri non sono esposti nei negozi che rappresenta. Chi acquista 5.000 copie di un libro ha per l’editore motivazioni molto più convincenti di qualcuno che di copie ne acquista solo 10. La libreria autonoma di 50 metri quadri non conta nulla a livello commerciale, le grosse catene sì. E con questo non voglio sminuire l’impegno e la passione di chi ci lavora, solo sottolineare come l’economia di libero mercato presenti non pochi problemi evidenti pure a me che di economia non so un accidente.
Le condizioni da bilanciare sono molte, io non ho mai fatto parte di un ufficio acquisti ma qualche conto ipotetico posso provare a farlo lo stesso. Una libreria di catena può arrivare a farsi fare da un editore lo sconto del 45%. Questa cifra l’ho sentita davvero, sicuramente mi sono imbattuta anche in altre cifre, ma preferisco limitarmi a un caso solo. Con lo sconto del 45% la Libreria di catena paga il Libro all’Editore 5,50 €, gli altri 4,5 € sono quel che le rimane per pagare affitto, corrente, dipendenti, tasse e via dicendo e per avere il suo guadagno.
La Piccola libreria (le maiuscole non sono casuali, vogliono esemplificare una categoria) non è così forte e potrebbe trovarsi ad acquistare il libro con il 20% di sconto. Il che significa che l’Editore incasserà 8,00 € e la Piccola libreria ne avrà solo 2,00 € per far fronte alle sue spese. La Piccola libreria avrà spese minori, meno dipendenti, un affitto più basso, cose di questo tipo, ma la differenza è comunque tanta. E avrà meno scelta anche solo per il fatto che ha uno spazio espositivo minore e quindi può avere meno titoli. Vi è mai capitato di scegliere un negozio in base alla sua grandezza sapendo che questo vi avrebbe dato più scelta? Ecco, il solo fatto di essere piccole può far perdere clienti alle Piccole librerie. E poi guardiamo il prezzo.
Se il prezzo è fisso per il cliente cambia poco dove fare il suo acquisto, e magari è determinante la competenza o la simpatia del libraio. Quando però entra in gioco il portafogli le cose cambiano. Mettiamo che la Libreria di catena faccia regolarmente ai suoi clienti il 15% di sconto. Il cliente spenderà 8,50 €, e sarà più propenso a fare il suo acquisto lì piuttosto che dove dovrebbe spendere ben 10,00 €, cifra che al confronto appare altissima. Togliendo 1,50 € ai suoi incassi alla Libreria di catena resterà comunque un margine di incasso di 3,00 €, cifra più alta rispetto a quanto resta alla Piccola libreria che non fa sconti. Con un meccanismo di questo tipo per forza la Piccola libreria prima o poi si troverà a perdere tutti i clienti, attirati oltre che dalla scelta maggiore dal prezzo più basso della Libreria di catena.
Capito perché è stata fatta la legge sullo sconto sui libri? Ora ciascuna libreria – anche on-line – non può fare di propria iniziativa uno sconto superiore al 15%, e già quella percentuale è altissima per chi fatica a sopravvivere. I conti, ancora una volta, sono semplici: se la Piccola libreria paga il Libro con il 20% di sconto e lo vende con il 15% le rimangono solo 50 centesimi, un po’ troppo poco. Tenete presente anche che non tutti i libri si vendono, e che anche il magazzino ha un costo.

Come faceva Amazon a vendere i libri con il 40% di sconto? Semplice, impiccava gli editori – Gazoia parla del programma gazzella, quella che deve essere raggiunta e sbranata – pretendendo di acquistare i libri da loro con uno sconto altissimo. Amazon non fa filantropia, preferisce prendersela con gli editori per accaparrarsi i lettori, e chiudere gli occhi di fronte a questa realtà perché ora non tocca le nostre tasche è di una miopia notevole. Perché una volta che tutti gli altri concorrenti saranno stati eliminati Amazon non avrà più bisogno di fare gli sconti per avere i clienti. Sarà l’unico negozio disponibile, e i clienti non avranno alcuna scelta.

Edit: La casa editrice E/O non ha più accettato le condizioni capestro imposte da Amazon, con la conseguenza che Amazon non vende più i suoi libri. Potete trovare qui la spiegazione della vicenda da parte di E/O: https://www.edizionieo.it/news/1440/le-edizioni-eo-dicono-no-ad-amazon. Qualche tempo dopo anche la casa editrice Lapis si è rifiutata di sottostare alle imposizioni di Amazon: https://www.illibraio.it/edizioni-lapis-amazon-749707/.

Qualche tempo fa mi sono imbattuta in un articolo di una giornalista americana. Non ho tenuto il link, sono talmente piena di link che a volte fatico a raccapezzarmici e non tengo tutto. Questa giornalista raccontava di essere stata da poco a Parigi e di essere rimasta colpita dalla quantità di librerie che ha visto. Lì lo sconto massimo consentito sui libri è del 5%, quindi non è potuto entrare nessun colosso ad uccidere il mercato stritolando tutti i rivali. D’altra parte in Gran Bretagna non esiste nulla del genere, e le pochissime librerie londinesi sono una specie in via d’estinzione.
Noi, al momento, siamo nel mezzo.
Amazon ha una serie di vantaggi sleali che non vanno trascurati. Anche se guadagna in Italia paga le tasse in Lussemburgo, il 3% contro il 22% delle librerie in cui entrate abitualmente e dei negozi on-line italiani. Con una differenza così grande può – potrebbe visto che ora la legge glie lo impedisce – permettersi sconti agli altri impossibili. Tralascio il discorso sulle condizioni di lavoro, di cui parla Gazoia e di cui ho letto altri esempi sui giornali, per chi volesse saperne di più ricordo solo il libro di Jean-Baptiste Malet “En Amazonie”. Un infiltrato nel “Migliore dei mondi”.

Amazon – ma questo vale per tutti i negozi on-line – non ha orari di apertura né librai che forniscono consigli. Il negozio in cui lavoro mi deve pagare lo stipendio anche se in negozio non c’è nessun cliente. Gli orari di apertura sono chiari, e sul piano dobbiamo essere sempre almeno in due indipendentemente da quel che abbiamo da fare. Negli orari di punta, nei giorni di maggiore affluenza, nei momenti di sovrapposizione dei turni, nei periodi dell’anno più importanti, siamo di più. Cambi turno, straordinari, assunzione di qualcuno per il periodo natalizio sono cose normali. A volte lavoriamo con calma, a volte con frenesia, dipende da quanti clienti ci sono, da quante domande fanno (chi si sta facendo una passeggiata in genere vuole solo essere lasciato in pace, uno studente con una lista di 30 libri da cui ne deve scegliere 10 per le vacanze li vuole vedere tutti e i 20 che non prende poi vanno pure rimessi a posto), da quante novità e/o rifornimenti sono arrivati, dal fatto di dover allestire o disallestire una o più promozioni, dalla quantità di ordini che dobbiamo fare (le variabili sono legate al numero di giorni di stampa del venduto che dobbiamo leggere – quando si torna dalle ferie e vanno lette due settimane invece dei consueti 1-2 giorni è un incubo – e dal fatto di dover fare gli ordini di preparazione di una campagna), dal fatto che siano o meno aperte delle rese, dall’educazione dei nostri clienti (!) e da quanti siamo noi. Non c’è una regola fissa.

In un negozio on-line è tutto molto più lineare. Il cliente non va seguito, non si chiacchiera con lui e non si risponde ai suoi dubbi. Non arriva nessuno a chiedere quel libro molto grosso con un occhio in copertina (Frank Schatzing, Il quinto giorno, una ragazza me lo ha davvero chiesto così), il libro di quel tal scrittore presente da Fabio Fazio due settimane fa (cosa che implica che noi cerchiamo il sito della trasmissione di Fazio e andiamo a vedere chi erano i suoi ospiti) o che spieghiamo l’ordine di lettura di una saga. Fra l’altro lo sapete che c’è gente che viene da noi, si prende la consulenza e poi va a fare acquisti su internet perché lì i libri li paga meno? E magari quando chiuderemo si chiederà pure il perché.
Nel nostro orario lavorativo sono comprese anche queste cose, le ricerche assurde e le risposte alle domande strane, purché il cliente ci fornisca qualche indizio su cui lavorare. Se l’unica cosa che sa è che il libro è blu e che è uscito da poco allora può scordarsi di trovarlo, ma a volte riusciamo a trovare i libri anche con tutti i dati sbagliati. Una volta mi sono fatta una risata insieme a una signora che mi aveva chiesto Il libro della felicità di una certa Allegra Speranza, quando il libro che voleva era L’arte della Gioia di Goliarda Sapienza. Aveva sbagliato tutto, ma il libro per me era troppo famoso per non trovarlo. Potrei andare a prenderlo a occhi chiusi se non avessi paura d’inciampare nei tavoli.

Con internet il cliente fa tutte le ricerche per conto suo, nessuno gli dedica del tempo, quindi quello è tempo per cui i dipendenti non vanno pagati. I negozi on-line risparmiano, pure sui cassieri. Sì, alla fine qualcuno si deve occupare della contabilità, ma questo avviene anche da noi. Le cassiere fanno il loro calcolo totale della giornata e poi passano i loro dati alla responsabile che fa il resto. Internet ha solo la figura corrispondente alla nostra responsabile, magari anche più di una se il lavoro è tanto – il che significa che gli incassi sono tanti – ma elimina i cassieri, tanto fa tutto il cliente.
I clienti non sono nel negozio, il che da alcuni punti di vista è un bel vantaggio. Non ci sono furti per esempio. Anche mettendo l’antitaccheggio – e per farlo serve tempo e il tempo dei dipendenti costa – i furti ci sono lo stesso. Alcuni mesi fa io e una mia collega eravamo stupite di come ci avessero rubato praticamente sotto al naso una manciata di libri ai quali avevamo messo l’antitaccheggio, così un responsabile ci ha spiegato come hanno fatto. Ora se volessi potrei rubare pure io, è facilissimo una volta imparato il trucco. Non ve lo dico, comunque ogni volta che non troviamo il libro e che vi diciamo che qualcuno lo avrà messo fuori posto la frase potrebbe davvero significare che qualcuno ha messo il libro fuori posto oppure che qualcuno ce lo ha rubato. Alla lunga sono soldi, spese anche notevoli per i negozi reali ma inesistenti per quelli virtuali, a meno di avere un dipendente ladro.

Altro vantaggio del negozio virtuale: i clienti non mettono in disordine. I dipendenti sanno con quali criteri sono disposti i libri e li mettono su tavoli e scaffali seguendo quei criteri. I clienti menefreghisti – e sono tanti – sono quelli che prendono il libro, decidono che non gli interessa e lo mettono giù a caso. A volte troviamo intere pile di libri abbandonate in giro. Chi sta programmando un viaggio spesso consulta una decina di guide turistiche per decidere quale gli piace di più, e fin troppo spesso dopo essere stato capace di trovarle non sa più come metterle via, come se improvvisamente l’ordine alfabetico della parete fosse cambiato, e le abbandona in giro, a volte tutte insieme, a volte sparse qua e là. Rimettere a posto la parete delle guide turistiche la domenica sera, anche se si è passati a sistemarla più volte in giornata, richiede sempre 10-15 minuti. E con il reparto bambini va anche peggio.
I clienti stronzi sono quelli che nascondono i libri. Li nascondono davvero, li mettono sotto altri libri o a scaffale al di fuori del loro reparto, in modo che noi ci accorgiamo che sono lì solo quando un cliente ci chiede un libro che sta accanto a quello che lo stronzo in questione ha messo al posto sbagliato o quando andiamo a sistemare un libro appena arrivato con i rifornimenti proprio in quel punto. Chiariamo una cosa: a noi importa poco se i clienti acquistano i libri. Siamo dipendenti, la nostra busta paga non cambia se un giorno vendiamo dieci libri in più o in meno. Purché ci siano abbastanza persone a fare acquisti da far stare in piedi il negozio la cosa ci tocca poco, anche se ci dà soddisfazione vedere un cliente che torna e ci ringrazia per il bellissimo consiglio. Perciò quando do un libro a qualcuno non ho mai la pretesa che lo acquisti, può restituirmelo tranquillamente e io lo ringrazio per la restituzione. Quando lo trovo abbandonato su un tavolo sono infastidita perché penso che come mi ha chiesto il libro la persona in questione avrebbe pure potuto restituirmelo. Ha paura che io mi arrabbi perché non lo compra? Non lo farei mai, e neppure i miei colleghi, ma visto che magari non ne è sicuro può lasciare il libro non sui tavoli di vendita, in disordine, ma sulle nostre postazioni di computer senza dirci nulla. Io o qualche collega lo troveremo lì entro breve e lo rimetteremo subito a posto, e se qualcuno dovesse chiedercelo di nuovo noi avremmo un’altra possibilità di vendere quel libro. Non so quante volte ci è capitato di non trovare un libro lì dove avrebbe dovuto essere, perdere la vendita, e ritrovarlo abbandonato da qualche parte poco dopo che il cliente se n’è andato. Un libro abbandonato in giro ci infastidisce molto, un libro nascosto ci fa lanciare abbondanti insulti allo Stronzo Misterioso. I negozi virtuali non hanno questi problemi, non perdono vendite per libri fuori posto e i loro dipendenti non perdono tempo a sistemare, magari anche più volte al giorno, gli stessi libri sugli scaffali.

Poi ci sono i danni. Siete mai entrati in libreria con il gelato? Se lo fate sappiate che io vi guardo storto. Anche qui, ci sono persone ben educate che fanno attenzione a quello che fanno e che se inavvertitamente fanno un danno si adoperano per rimediare, e c’è chi se ne frega. Se vi cade del gelato su un libro voi cosa fate? Se usate il cervello e non ve ne infischiate prendete un fazzolettino e asciugate, molte copertine sopportano benissimo il trattamento purché il gelato sia poco e venga asciugato in fretta. Se ve ne cade tanto e voi ve ne andate, magari il gelato cola e io devo eliminare un’intera pila di sette libri terribilmente sbrodolati, e sappiate che questo non è un esempio ipotetico. Mi è successo davvero. Ci sono anche i simpaticoni che, troppo timidi per chiedere, e troppo orbi per vedere la quindicina di cestini presenti in negozio, o forse solo troppo scarsi di cervello, abbandonano il fondo del cono o le loro coppette vuote direttamente sui libri. Non vi dico cosa vorrei fare io quando faccio ritrovamente come questi, o quando trovo l’ennesimo libro sulla cui copertina qualcuno ha appicicato un chewing gum, potrebbe imbattersi nel mio blog qualche minorenne e non voglio turbare animi delicati.

In più ci sono genitori che ci scambiano per un parco giochi consentendo ai loro bimbi di attaccare gli adesivi dei libri con adesivi, o di smontare e sparpagliare in giro tutti i pezzi dei libri-puzzle, ma trascurando il dettaglio di pagarli, tanto mica li portano via. Che poi noi non li possiamo più vendere non è un problema loro. Se poi noi sogniamo di spingere qualcuno giù dalle scale…
Ecco, tutti questi clienti sono un danno, un danno che il negozio in internet non ha. Poi per forza su internet si trovano prezzi più bassi.
Torniamo al punto di partenza. Avremmo meno problemi se i clienti fossero più educati – la maggior parte lo sono, ma comunque i maleducati sono un numero sufficientemente alto da creare problemi – ma il fatto di avere uno sconto massimo bloccato almeno non ci pone troppo in svantaggio rispetto alla concorrenza on-line. L’ebook è per noi un altro concorrente pericolosissimo proprio perché costa meno.

Gazoia fa discorsi interessantissimi sul rapporto fra testi di qualità e testi che aiutano gli editori a stare in piedi (La vita letteraria e l’autore autorizzato) e sulla bolla editoriale (da pag. 56), sull’editing dei libri autopubblicati (Il libro che i lettori vogliono), con una frase – il risultato finale è un’operazione esplicitamente volta a compiacere i lettori – che fa venire i brividi a me, e che mi fa pensare a quanto si stia facendo sempre più difficile il percorso per scrittori veri come Filippo Tuena, con il quale ho chiacchierato recentemente, ma anche sulle Fan fiction e su tutta una serie di realtà che si stanno modificando – spesso in peggio – in quest’ultimo periodo e in cui anch’io in qualche modo sto facendo la mia parte. Del resto se do pareri sui libri sul lavoro, e sono pagata per farlo, li do anche qui, e lo faccio gratis, il che da un lato implica una certa generosità da parte mia (forse è solo che sento il bisogno irrinunciabile di scrivere e che qui ho trovato la mia valvola di sfogo) ma che dall’altro può mettere in difficoltà chi i consigli li dà a pagamento, ed è ciò che gli consente di vivere.
Fra le cose di cui parla Gazioia c’è anche la tariffa pagata per gli ebook del kindle store, e visto che mi sono imbattuta in un articolo interessante vi segnalo il link: http://www.quintadicopertina.com/index.php?option=com_content&view=article&id=313:la-retorica-di-amazon&catid=56:editoria-digitale&Itemid=83.
Avrei voluto parlare dell’altro libro di Gazoia, l’ebook Il web e l’arte della manutenzione della notizia, che ho letto in vacanza, ma mi sono imbattuta in quell’articolo, mi sono dilungata fin troppo e per ora mi fermo qui.

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7 risposte a Ancora su Amazon, sui prezzi dei libri e su un libro di Alessandro Gazoia

  1. transalcolico ha detto:

    Sicuramente il tuo è un articolo, una discussione, un post SENTITO.
    Io non avevo mai fatto acquisti on-line, mi è sempre piaciuto entrare nelle librerie, girare tra gli scaffali, guardare i libri, annusarli, toccarli.
    Spesso entro senza sapere cosa comprerò ed esco con 1 o 2 libri, altre volte cerco esattamente il libro che voglio, lo prendo subito e poi giro comunque a curiosare tra i vari scaffali.
    Mi piacciono i libri e li tratto bene.
    L’unico inconveniente che potrebbe farti incazzare nel mio essere “cliente” è che a volte quando vedo un libro che mi è particolarmente piaciuto, relegato in un angolo nascosto posizionato in “costa”… Lo prendo e lo metto in una posizione più visibile, con la copertina in bella vista… Cerco solo di dargli qualche possibilità in più di essere letto (Se mi vedessi estrarresti Ghiaccio e mi mozzeresti la testa?).
    L’altro giorno però complice del sito librerieuniversitarie, ho acquistato 10 libri online, pagandoli con contrassegno alla ricevuta. Andava contro ogni mio principio, ma 8 libri rilegati al prezzo di €1,99 mi hanno sedotto e spinto al peccato… Sono pur sempre di carne e sangue anche io.
    La legge sulla limitazione allo sconto è giusta ma è arrivata troppo in ritardo, le librerie dove mi fornivo io hanno già chiuso tutto e tre!
    Inoltre sempre più spesso il mio “sport” preferito è quello ci setacciare i cesti dei fuori catalogo a pochi euro per vedere se dentro c’è qualcosa di interessante.
    Se poi voglio un libro appena uscito, vado diretto alla Bennet dove lo trovo subito e lo pago il 15% in meno.
    Peccatore? Adesso si! Ma tanto ormai. Il futuro è adesso e non è bello.
    Io comunque preferisco sicuramente l’acquisto in libreria, e facendo un LAVORO SIMILE, ceco sempre di rispettare il lavoro degli altri.

    • Degli sconti avevo già parlato in passato ma visto che sento tante lamentele, a volte corredate da sciocchezze dette in perfetta buona fede perché la persona che sta parlando non ha idea di come funzionino le cose, l’ho ritirato in ballo per fa capire come non sia avidità o cattiveria gratuita da parte dei negozi a far scegliere di non applicare sconti sui libri.
      C’è di mezzo tutto il discorso economico, che favorisce sempr la grande discribuzione e svantaggia il piccolo. e ci sono gli altri due problemi legati a dipendenti e clienti.
      Se si riducono i dipendenti perché si fa in modo che faccia tutto il cliente il negozio ha spese più basse e può tenere prezzi più bassi. Il problema però è che se riduciamo troppo i dipendenti alla fine ci ritroveremo tutti disoccupati. Per questo quando vado al supermercato non vado mai alla cassa automatica ma sempr a quella con il cassiere, anche se magari la fila è lunga il doppio. è il mio modo per dire che voglio che quel posto di lavoro venga conservato. E ci sono posti, panetteria, cartoleria, bancarelle dei formaggi e salumi e della verdura al mercato, in cui preferisco dare i miei soldi al piccolo piuttosto che al grosso, anche se è ovvio che almeno una volta alla settimana devo andare a prendere il prosciutto al supermercato se lo voglio sempre fresco.
      Quanto ai clienti si dividono in tre gruppi. Il più numeroso è quello del cliente a cui si dà (o non si dà se non lo abbiamo) il libro richiesto e la cosa finisce lì. Buongiorno, buonasera, grazie, prego, punto. Il gruppo dei clienti simpatici, a volte mi sono fatta chiacchierate anche di mezz’ora con clienti così, quando loro non avevano fretta e io non ero sommersa di cose da fare. Uno di questi clienti è diventato un’amica che vedo anche fuori dal lavoro, un altro per un paio di mesi è stato il mio ragazzo. L’ultimo gruppo è quello che fa danni, ma danni veri, rovina i libri infischiandosene di tutto tanto chi ci rimette siamo noi, non lui. Io ho fatto qualche esempio ma ce ne potrebbero essere altri. Magari prima o poi ne parlerò, chi non lavora in un negozio non ha idea di cosa possano arrivare a fare molte persone così come io non ho idea delle situazioni assudre in cui possano trovarsi persone che fanno lavori che io non conosco.
      Mettere in evidenza un libro perché ti è piaciuto non è un problema se non lo metti al posto sbagliato. Cioè, se ami La Ruota del Tempo non puoi mettere i romanzi di Robert Jordan sul tavolo delle novità gialli solo perché è guardato da molte più persone che non il reparto fantasy, perché poi noi non troviamo il libro fino a quando non lo vediamo fuori posto. Se però lo vedi di costa a scaffale, c’è spazio e lo puoi girare di faccia per farlo vedere di più non è un problema. Noi abbiamo delle targhette con scritto “consigliato”, che mettiamo a nostra totale discrezione sui libri per consigliarli anche quando non siamo presenti in reparto. Io mi sono resa conto che ne ho sempre più della metà sui libri Fanucci, di solito l’unico Mondadori che consiglio – e lavoro in una libreria Mondadori – è Martin. Ogni tanto qualcuno me le sposta, se approvo il consiglio che dà lascio stare, altrimenti riporto la targhetta dove si trovava prima. L’importante è anche non fare vero sabotaggio.
      Anni fa abbiamo avuto come ospite Gigi d’Alessio. Per me è stata una tortura, per giorni ci hanno martellati con le sue canzoni. Ovviamente avevamo un bel po’ di copie di libri suoi, e io all’epoca mi occupavo del reparto spettacoli. Per più di un mese ogni pochi giorni veniva qualcuno – non ho mai visto chi fosse – che sistematicamente copriva tutte le copie del libro di Gigi d’Alessio (ed era esposto in parecchi punti proprio perché è venuto da noi) con il libro Mozart a Milano. Va bene, io non discuto il valore dei due personaggi, d’Alessio non vale un’unghia di Mozart, ma perché l’antipatia personale di qualcuno costringeva sistematicamente me a perdere un bel po’ di tempo per rimettere in ordine il reparto?

      Quando trovi un’offerta di libri che ti interessano ne devi approfittare. Da anni io guardo sempre tutte le bancarelle di libri usati, non si sa mai, a volte ho trovato cose davvero interessanti. Un conto è l’abitudine, comprare sempre il libro online piuttosto che in un negozio, un conto è il caso particolare. L’ho scritto, qualche fuori catalogo l’ho preso anch’io, e pure qualche libro in inglese, oltre al terzo numero del fumetto delle Cronache che ho provato a ordinare dal negozio ma che non è mai arrivato. Il libro complicato, o l’acquisto sporadico, sono un conto, l’acquisto regolare un altro. Nel libro di Gazoia ci sono un bel po’ di cose interessanti, alcune che io da addetta ai lavori conoscevo, spiegate in modo chiaro, altre che non conoscevo, ed è stato interessante rifletterci su.

      Fai un lavoro simile? Lavori in un negozio anche tu?

  2. transalcolico ha detto:

    No non in un negozio, ma anche io ho a che fare con la gente e vendo, anzi no io DEVO VENDERE…E la cosa è decisamente stressante. Tutt’altro comunque.
    Sono contento comunque che la mia testa sia salva e che Ghiaccio rimanga nel fodero, anche se credo che un paio di falangi tipo Davos me le taglieresti…
    Per quello che riguarda il limite sugli sconti dei libri in catalogo, ribadisco che sono assolutamente in accordo, ma ribadisco anche che la legge è arrivata troppo tardi. In passato andavo in due splendide librerie “autonome” con il proprietario nel negozio a vendere libri, e ogni volta mi stupiva perchè sembrava davvero conoscere OGNI cosa che gli chiedevo!!! Ogni singolo libro… Hanno chiuso entrambi: Peccato davvero, uno spreco di esperienza e di valore umano.
    Ciao e complimenti di nuovo!

    • Sì, la legge è arrivata tardi. Io lavoro in libreria dal 2001, prima sapevo ben poco di editoria, e fin da subito ho iniziato a sentir dire che piccoli editori e piccole librerie chiedevano la promulgazione di una legge che fissasse al 10% lo sconto massimo possibile sui libri. 10%, non 15% come dice la legge attuale, e le loro richieste risalivano a oltre dieci anni fa. Per un breve periodo erano quasi stati ascoltati, per un anno un decreto legge aveva fissato al 15% il tetto massimo degli sconti, poi il decreto era scaduto ed era ritornata la precedente anarchia, almeno fino all’arrivo di Amazon. Sono in molti a sospettare che la legge sia stata fatta per contrastare Amazon, i tempi sono troppo ravvicinati per non avere almeno qualche dubbio in proposito.
      La legge è arrivata tardi, ha imposto limiti più alti rispetto a quel che avrebbero voluto piccole librerie e piccoli editori, sotto certi aspetti è aggirabile, ma è comunque qualcosa. Certo non si devono fermare a questo, o chiuderemo tutti uno dopo l’altro. La libreria dove lavoro io dopo perché è grande, ma arriverà anche il nostro turno.

      Come puoi immaginare conoscere ogni libro è impossibile perché sono troppi, ma se uno è un lettore, ha la passione e anche gli strumenti necessari…
      Per dieci mesi nel mio negozio (uso quest’espressione per comodità di espressione anche se il negozio non è certo mio) siamo stati senza il responsabile della libreria. Secondo me l’anarchia ce la siamo gestita bene, non ci sono mai stati problemi di mancate coperture dell’orario e ci siamo occupati anche di tutti i compiti del responsabile, tranne prendere in mano le chiavi del negozio per aprirlo o chiuderlo. Visto che non avevamo un respnsabile eravamo noi a ordinare le novità, a parlare con i rappresentanti, che ovviamente per vendere più copie del loro prodotto lo devono conoscere bene e devono presentarlo ai loro clienti nel migliore dei modi, e anche a essere invitati agli incontri di presentazione delle cedole delle novità. Non ho mai conosciuto bene i libri, anche non del mio reparto, come in quel periodo. Quando le informazioni che ci arrivano sono poche invece la situazione si fa più complicata. In più ci sono cose exta come la lettura delle recensioni dai giornali, cose che si fanno nel tempo libero ma che si fanno solo se questo tempo libero c’è (la nascita di due figlie ne riduce drasticamente la quantità) e se se ne ha voglia, e per averne voglia bisogna tenere al negozio o avere dei responsabili capaci di motivare i dipendenti.

      Grazie per i complimenti. 🙂

  3. Giuseppe ha detto:

    Non voglio assolutamente scatenare “flame” ma, temo, tu stia combattendo una battaglia di retroguardia vagamente luddista: quando sono arrivate le lampadine elettriche chi vendeva candele di cera o cambiava lavoro o moriva di fame….. E lamentarsi non serviva a niente.
    E lo dice un “appassionato” di LIBRI (sf, principalmente, ma in casa mia grazie anche a moglie e figlia ne abbiamo circa 3000, il secondo piano è in pratica un deposito…..) che, comunque, lavorando nel settore dell’istruzione DEVE virare verso il digitale. Volente o nolente.
    Anche le librerie DOVRANNO o cambiare o morire, prima o poi.
    Il discorso sulle cassiere mi sembra luddista al 100% e, nei fatti, poco corretto: il nostro tenore di vita (molto alto!) è dovuto ANCHE al costo del lavoro che grazie alla meccanizzazione e alla specializzazione permette di avere “oggetti” a prezzi estremamente più bassi di quanto erano 50 anni fa. E il processo continuerà, stanne certa.
    Grazie.

    • Sono luddista? Me ne farò una ragione. Ci sono cose peggiori che essere luddisti. Per la cronaca non vado neppure nei negozi di domenica, ma ti assicuro che non ho intenzione di rompere nessun telaio. Comunque per quanto possiamo abbassare i prezzi della merce, quando saremo tutti disoccupati e senza soldi non ce ne faremo granché dei prezzi bassi. Bisogna trovare un equilibrio, ma se non ci riescono gli economisti io non ho nessuna speranza di poterlo fare.
      Le librerie moriranno, ne sono ragionevolmente convinta. Quando dovrò adeguarmi cercando un altro lavoro mi adeguerò, al momento vado avanti per la mia strada. Mi preoccupa di più il discorso sull’impoverimento della letteratura legato alla ricerca del bestsellers, all’autopubblicazione e alle fan fiction, spiegato bene da Gazoia e che io non ho ripreso nel modo migliore perché il doscorso sarebbe stato davvero troppo lungo.

      • Giuseppe ha detto:

        Luddista (oggi) non è una offesa ma indica semplicemente una forma di “resistenza” ai mutamenti tecnologici che, apparentemente, producono una diminuzione del “lavoro”. La storia ci dice che, finora, il numero complessivo di lavoratori NON è diminuito (ovvia eccezione sono coloro occupati in settori a bassa/bassissima specializzazione).
        Sugli economisti ho poi un’idea precisa: ottimi nel comprendere DOPO quello che è successo PRIMA……
        Sull’impoverimento della letteratura “colta” sono d’accordo ma, attenzione, le persone che “leggono” non sono mai state numerose come oggi; certo non tanti leggono libri ma usano comunque altre forme come Internet (per esempio i blog, taluni -come il tuo- eccellenti…), quotidiani (sempre meno), periodici, fumetti, ecc.
        Grazie.

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