Su Come finisce il libro di Alessandro Gazoia (Jumpinshark)

Alessandro Gazoia, lo Jumpinshark di internet, inizia il suo Come finisce il libro interrogando i lettori. Dove ho notato il suo libro, mi chiede, conscio che nella grande distribuzione non lo si può trovare e indicando come possibili luoghi di acquisto una piccola libreria indipendente o un grande multicenter di catena. O ancora, parla di social network o di siti specializzati come possibile fonte d’informazione sulla mera esistenza del suo libro.
Io lavoro in un multicenter di catena, e di solito i libri li vedo lì. Come finisce il libro nel nostro multicenter non c’era. Il mio responsabile non lo aveva ordinato, probabilmente ritenendo che non interessasse a nessuno. È così che funziona, per chi scrive il libro la cosa è spiacevole ma per noi è normale: se chi fa gli ordini ritiene che il libro non venderà non lo ordina. Avrei potuto non sapere neppure della sua esistenza, se non mi fossi imbattuta in una segnalazione di FantasyMagazine: http://www.fantasymagazine.it/notizie/21306/come-finisce-il-libro/.
Notizia breve, anche al di fuori degli argomenti di cui ci occupiamo abitualmente, ma sufficiente per incuriosirmi. Naturalmente sono andata a leggere quell’estratto in pdf (http://www.minimumfax.com/upload/files/indi/33_jumpinshark.pdf), e il ritrovare una citazione del Pendolo di Foucault di Umberto Eco che ho già usato anch’io per spiegare il concetto di editore a pagamento e l’opinione che ne ho mi ha reso il libro immediatamente molto simpatico. Ammesso che un libro possa starci simpatico, ma credo abbiate capito il concetto. E, tanto per gradire, ho pure letto l’intervento di Jumpinshark su Minima et moralia, il blog di Minimum Fax che dovrei degnarmi di leggere più spesso visto che ogni volta che qualcuno mi ha segnalato un suo articolo l’ho trovato molto interessante: http://www.minimaetmoralia.it/wp/dati-sulla-lettura/.

La lettura, dell’intervento di Jumpinshark su Minima et moralia e di Come finisce il libro di Gazoia (lo so, sono la stessa persona, ma le firme sono diverse), è vivamente consigliata, io mi limito a riportare un passo:

Soprattutto si cade nell’errore di considerare lettori entusiasti e voraci, come sono molto quelli di genere, dei sempliciotti ai quali può essere propinata qualsiasi cosa. In queste comunità vi sono, invece, preferenze diverse, all’interno dell’ampio macrogenere di partenza, chiare opinioni sui valori e molto amore per la scrittura e le storie. Considerare e trattare da “sublettore” un amante del fantasy, che saprebbe parlare per ore delle differenze tra un Gene Wolfe e una Licia Troisi o tra un Neil Gaiman e un Robert Jordan, è stupidamente offensivo e garantisce quasi sicuramente il suo non avvicinamento a Dostoevskij e Bellow.

Bellow non l’ho mai letto ma due libri di Dostoevskij sì, e pure qualche altro classico, diversi saggi di arte, psicologia, critica letteraria, attualità, editoria e altro ancora, ma tendenzialmente quel che mi piace leggere di più è fantasy. Suppongo che ve ne siate accorti da soli, ma in caso di dubbio lo dico esplicitamente e non me ne vergogno, come secondo tanti snob dovrei fare. Ecco, è bello vedere una persona intelligente che non ci snobba per il solo fatto che leggiamo fantasy. A questo punto dell’articolo avevo deciso senza ombra di dubbio che avrei comprato Come finisce il libro. Noto solo un ultimo dettaglio: è da questo articolo che ho trovato il link al post dell’atelier dei libri che, insieme ad altre cose, mi ha spinta a scrivere questo testo: https://librolandia.wordpress.com/2014/06/11/sulle-saghe-interrotte-e-i-libri-mai-tradotti/.
Torniamo a noi, e alla risposta alla domanda iniziale. Ho comprato il libro in un multicenter semplicemente perché ero comoda a comprarlo lì, ma per farlo ho dovuto ordinarlo appositamente perché non c’era, il che è già un’indicazione di quanto poco venderà questo libro se non gli facciamo un po’ di pubblicità. Perché lo scrivo? Perché io l’ho comprato grazie a una pubblicità – tecnicamente era un articolo di giornale on line – il che è la dimostrazione che o ne parliamo, o facciamo sapere agli altri che il libro esiste, o quasi nessuno lo comprerà. E sarebbe un peccato perché secondo me si tratta di un libro molto interessante.
Altro dettaglio: se potete fate i vostri acquisti nelle piccole librerie e non nei multicenter. Quando l’informazione e la cultura saranno monopolio dei colossi sarà un giorno molto triste, ed è nel nostro interesse far sì che questo non accada. Quanto a internet va usato come ultima ratio se il libro non è reperibile altrove perché fuori catalogo (ho comprato libri così), perché particolarmente complicato (non tutti gli editori hanno una distribuzione valida) o perché vivete in un paese sprovvisto di librerie e sarebbe complicato andare nella libreria di un altro paese. Io ho vissuto per oltre vent’anni a Settimo Milanese, paese sprovvisto di librerie, ma ho studiato a Milano, e in città di librerie ce ne sono. All’epoca i grandi negozi on line non c’erano o erano appena agli inizi, ma vivere in posti come Settimo e spostarsi per studio o lavoro in posti come Milano non è una buona scusa per dire che la libreria non c’è. Sul perché i prezzi di internet sono più bassi parlerò in un’altra occasione altrimenti non ne vengo più fuori, Gazoia cita alcuni elementi ma non tutti. Anche lui ha dovuto scegliere come portare avanti il suo discorso.
Seconda domanda: ho scelto la versione cartacea del libro e non l’ebook, anche se l’ebook costa meno. Io ho un lettore ebook, mi è stato regalato per Natale – un Sony, e dopo questa lettura sono contenta che non sia un Kindle – ma preferisco la carta. Spesso scrivo sui libri, Come finisce il libro è interamente sottolineato, e la pennina del lettore non mi dà la stessa soddisfazione della mia matita 2B. O della 0,5 HB, quando devo scrivere in piccolo. Ho fatto il Liceo Artistico, la sensazione tattile dello strumento con cui scrivo per me è molto importante. E poi voglio sfogliare la carta, sentire che il volume delle pagine che ho a destra diventa via via più piccolo mentre cresce quello delle pagine che ho a sinistra. Ho bisogno di un’immagine del libro, di ciò su cui sto posando gli occhi, che è diversa dalla visione di uno schermo. Davanti a uno schermo scrivo, faccio troppi rimandi e frecce quando scrivo su carta per considerarla un’opzione valida, ma per leggere voglio altro. Ho letto qualche ebook, ne leggerò ancora, ma per me non è la stessa cosa, e non solo perché gli ebook sono un serio attacco al mio posto di lavoro.
La mia recensione del libro per FantasyMagazine: http://www.fantasymagazine.it/libri/21459/come-finisce-il-libro/.

Già che ci sono vi segnalo un altro testo di Gazoia, un estratto del suo Il web e l’arte della manutenzione della notizia: http://www.minimaetmoralia.it/wp/il-web-e-larte-della-manutenzione-della-notizia/. Mi sa che a breve leggerò pure questo testo.

Questa settimana Gazoia ha in programma due incontri con i lettori:
– giovedì 3 alle 21 alla Libreria Marco Polo di Venezia (Cannaregio 58-86/A) con Nicola Lagioia;
– venerdì 4 alle 19.30 da Gogol & Company a Milano (via Savona 101) con Giuseppe Genna.
Io conto di andare all’appuntamento di Milano.

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2 risposte a Su Come finisce il libro di Alessandro Gazoia (Jumpinshark)

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