Guy Gavriel Kay: Sailing to Sarantium

Guerrieri e soldati, re e principi, maghi, viaggiatori, eroi dalle origini oscure, persino ladri… Quante volte abbiamo incontrato personaggi così nella narrativa fantasy? Non che io abbia nulla contro di loro per principio, ho letto numerosi libri straordinari che hanno una di queste figure, a volte anche più di una, come protagonista. È bello però vedere che si possono scrivere storie anche su personaggi meno eroici, o forse il cui eroismo è meno appariscente, e che quelle storie possono arrivare ugualmente a toccarci nel profondo.
Caius Crispus, Crispin per gli amici, è un mosaicista. Il mio avatar, da sempre, è il San Giorgio e il drago di Paolo Uccello nella versione più famosa, quella della National Gallery di Londra. Adoro il tono fiabesco di quell’immagine nonostante la prospettiva rigorosissima costruita dall’artista. Non ho mai fatto un mistero di quanto io ami l’arte, né del fatto che di tanto in tanto io legga saggi di arte, biografie di artisti o anche romanzi che hanno un artista – vero o fittizio – come protagonista. E per quanto riguarda i mosaici, la mia prima gita scolastica da quando ho iniziato a studiare al Liceo storia dell’arte è stata a Ravenna. Ci siete mai andati? Se non lo avete ancora fatto fatevi un favore e organizzate una gita anche voi.

Abside della basilica di Sant’Apollinare in Classe, Ravenna

Il primo assaggio di cosa significhi ammirare un mosaico l’ho avuto nella Basilica di Sant’Apollinare in Classe. Poi ci sono stati San Vitale con, fra l’altro, i due gruppi imperiali di Giustiniano e Teodora, l’attiguo Mausoleo di Galla Placidia, Sant’Apollinare Nuovo e diversi altri edifici, compresi due battisteri legati a due diversi modi di interpretare la fede cristiana, il Battistero degli Ortodossi e il Battistero degli Ariani. L’arianesimo, per la chiesa cattolica, è un’eresia, ed è singolare che quello straordinario battistero sia giunto fino a noi.
Lo so, quella che campeggia in alto è la copertina di un libro, anche se ho deciso di accompagnare le mie parole con immagini dei mosaici di Ravenna, Venezia, Palermo e Monreale. Ma non si può parlare di un mosaicista in Italia senza pensare a quei mosaici, anche se Crispin più che all’Italia è legato a Bisanzio.

Una parte del cielo nella volta del Mausoleo di Galla Placidia, Ravenna

La parte superiore dell’interno del Mausoleo di Galla Placidia è interamente ricoperto di mosaici. Un cielo azzurro trapuntato di stelle, e ricordate che nell’arte c’è azzurro e azzurro a seconda delle disponibilità economiche del committente. Per intenderci negli affreschi l’azzurro più prezioso è ricavato dai lapislazzuli. Non so quali materiali siano stati usati qui, ma certo non sono di qualità inferiore, e le lastre di alabastro che filtrano la luce che entra dalle piccole finestre contribuiscono a donare al piccolo ambiente un’atmosfera magica. Accanto, come ho detto, c’è San Vitale.

L’imperatore Giustiniano e la sua corte, Basilica di San Vitale, Ravenna

Siamo in una basilica, sull’abside campeggia il Cristo Pantocratore, e i simboli cristiani non mancano, ma le immagini che ricordo meglio sono quelle di quei due gruppi profani, guidati dall’imperatore da un lato e da sua moglie dall’altro.
Non so voi, ma io alle lezioni di storia a scuola ero piuttosto distratta. Sapere che tanto la professoressa non interrogherà mai non è un buon incentivo per l’attenzione. È stato solo dopo, quando ho iniziato a leggere i romanzi storici, che mi sono chiesta quanto di quello che i romanzieri mi stavano narrando fosse accaduto davvero e quanto invece fosse una loro invenzione. La mia conoscenza storica è frammentaria, legata ai periodi in cui sono ambientati i romanzi che ho letto ma basata su saggi seri cercati e letti dopo aver amato i romanzi. Sailing to Sarantium non è neppure un romanzo storico. Guy Gavriel Kay non scrive romanzi storici, preferisce allontanarsi dai personaggi che sono vissuti davvero sia perché in questo modo ha maggiore libertà creativa perché non deve attenersi ai fatti che sono realmente accaduti, sia perché preferisce non proiettare sé stesso e le sue idee su altre persone arrogandosi la presunzione di dire quel che loro provavano anche se non può saperlo davvero. Lo so, la frase è lunga è contorta, se volete una spiegazione più chiara ne ho già parlato qui: https://librolandia.wordpress.com/2012/07/18/guy-gavriel-kay-e-la-fantasy-storica/.

Un dettaglio del mosaico raffigurante l’imperatrice Teodora nella Basilica di San Vitale a Ravenna

Bene, in San Vitale troviamo Giustiniano e Teodora, ed è curioso che io sia arrivata a pormi delle domande su di loro non dopo averli ammirati nei mosaici ma dopo aver letto un fantasy in cui compaiono dei personaggi ispirati a loro. L’abbinamento è piuttosto semplice, non solo quello fra la coppia imperiale reale e quella immaginata da Kay, ma anche con altri personaggi quali Belisario o Procopio di Cesarea. Eppure i personaggi di Kay hanno altri nomi, vivono a Sarantium e non a Byzantium, e cercare di ritrovare gli uni negli altri sarebbe un errore, anche se le caratteristiche comuni sono parecchie. Certo, quando ho scoperto che la rivolta scoppiata durante i giochi che si svolgevano all’ippodromo, nella quale le due fazioni dei Verdi e degli Azzurri hanno combattuto l’una al fianco dell’altra, c’era stata davvero, ho sentito un brivido. Non più grosso però di quello provato da Crispin in un certo giorno davanti a un certo mosaico.
Avete notato che fra le città che ho elencato ci sono anche Palermo e Monreale? Sono stata anche lì, anch’io ho alzato gli occhi verso quella straordinaria immagine di Jad che si estende per l’intero catino absidale. Come? In Sicilia non c’è Jad ma Cristo? Si tratta solo di dettagli, lo sapete anche voi.

Il Cristo Pantocratore nel catino absidale della cattedrale di Monreale

Possiamo chiamare Dio come vogliamo, già duemila e cinquecento anni fa Eraclito di Efeso spiegava che L’uno, l’unico saggio, vuole e non vuole essere chiamato Zeus. Jad non è Cristo, o Dio, visto che Kay parla anche di suo figlio Heladikos, quella cappella lungo la strada non è nessuna delle basiliche o cattedrali che ho visitato e la cattedrale di Sarantium non è Santa Sofia di Costantinopoli, il motivo principale per cui io forse, e sottolineo il forse, potrei mai decidere di mettere piede in un paese musulmano. A proposito, per me quella città è Bisanzio o Costantinopoli, il nome attuale è un caso dovuto a eventi storici che non potranno cancellare il ricordo di quel centro di potere e di cultura che è stato fondamentale per il nostro Paese tanti secoli fa.

Vedo che non mi smentisco mai, scrivo e scrivo e ancora non ho detto quasi nulla del libro a cui in teoria sarebbe dedicato questo testo. C’è un motivo però perché l’ho fatto: per me il fatto che Crispin sia un mosaicista è un elemento tutt’altro che marginale. Amo i mosaici e conosco la loro forza. Quando Crispin parla del posizionamento delle tessere, si lamenta per i materiali inadatti o rimane estasiato dai materiali migliori, lo capisco. Non solo. Guardate quest’immagine.

Cupola della Creazione, Basilica di San Marco, Venezia (immagine terribilmente deformata dal mio blog, e non so perché o come risolvere il problema…)

Si tratta della prima cupola sulla destra del nartece della Basilica di San Marco a Venezia. La cupola è dedicata alla Creazione. Dall’alto possiamo vedere lo Spirito di Dio che aleggia sulle acque, la creazione del Sole e della Luna e la suddivisione delle acque che stanno sopra la terra da quelle che stanno sotto la terra. Tutti quei tizi in bianco sono angeli che accompagnano Dio durante la creazione. Mi spiace ma gli appunti del corso del professor Miklós Boskovits che ho seguito oltre vent’anni fa sono ancora in solaio, non riesco a spiegare tutti i dettagli. Con lui ero stata nel sottotetto di San Marco! Ma di Boskovits parlerò un’altra volta.

Cupola della Creazione, particolare. Basilica di San Marco, Venezia

Sotto ci sono certamente Creazione di pesci e uccelli e Creazione degli animali, e visto che a Crispin l’idea di inserire animali in un mosaico di soggetto sacro non dispiace affatto vi piazzo un dettaglio della creazione dei pesci e degli uccelli. Tanto per capire cosa si può fare in un mosaico. Nel registro inferiore, il cerchio più grande, ci sono Adamo che dona un nome agli animali, Adamo dormiente mentre Dio prende la costola, la Creazione di Eva, Adamo che dona il nome a Eva, Adamo ed Eva nel Giardino, il Peccato originale, il colloquio con Dio… e poi non si si capisce più cosa è raffigurato nei vari riquadri.
Non ho scelto a caso quest’immagine, altrimenti l’avrei sostituita con una che il mio blog non deforma. Se guardate la figura di Adamo che c’è al centro, quella in cui assegna il nome a Eva, vedete che è circondata da una sottile linea rossa. C’è qualche altra linea analoga nel mosaico, ma questa è la più evidente. Non è un difetto della fotografia. Tempo fa – non chiedetemi quanto, come detto non ho gli appunti sotto mano – questi mosaici si sono rovinati. Sono cadute delle tessere. Parte di quel che vediamo non è l’opera originaria creata dai mosaicisti tanti secoli fa ma un restauro successivo, in cui le tessere sono state rimesse al loro posto cercando di rimanere il più fedeli possibile al disegno originario. I restauratori dell’epoca, però, hanno scelto di farci sapere cosa avevano ricostruito, e le parti restaurate sono proprio quelle circondate dalla linea rossa. Sottile, in modo che non dia davvero fastidio, ma visibile, in modo che tutti sappiamo cosa è originale e cosa non lo è. Ecco, quando Kay parla di un certo mosaico che si sta rovinando, le cui tessere stanno lentamente cadendo a terra, sa benissimo di cosa parla, e io non posso non pensare a San Marco.

Santa Sofia a Costantinopoli

I libri parlano a noi, al nostro animo e pure alle nostre conoscenze, al nostro passato. Potevo sapere ben poco di Giustiniano e Teodora quando ho letto per la prima volta Sailing to Sarantium, al di là del ricordo dei loro volti così come sono rappresentati a Ravenna, ma ho sempre avuto bene in mente i mosaici a cui Kay si è ispirato. E con questa breve premessa ho ridotto i miei lettori della metà…

Questa è la copertina della mia copia del libro

I mosaici sono parte integrante del romanzo, certo. Così come lo sono le corse con i carri, il conflitto fra l’Est e l’Ovest (avete presente l’Impero Romano d’Oriente e l’Impero Romano d’Occidente, vero?), le eresie – che poi si parli di Ario o di Heladikos poco importa – la lotta per il potere e il valore della memoria. Ma la prima cosa che conta, sempre, sono i personaggi.
Il prologo è ambientato dodici anni prima rispetto al resto della storia e ci mostra quanto può essere difficile, e spietata, la lotta per il potere. Tenete a mente anche il giovane conducente di carri, Scortius. È solo un prsonaggio maginale, ma è un tizio molto in gamba. Fa quello che ama fare, e lo fa molto bene, ma non si limita a quello. A un certo punto, siamo ben oltre la metà del romanzo, Kay è stato capace di scrivere:

Some situations required a sense of self-preservation.
He was, alas, deficient in this regard.

Alas, davvero! Come si può non amare Scortius in un momento come quello? E come si può non amare uno scrittore capace di scrivere queste parole? E dopo che Scortius aveva fatto quello che aveva fatto – due volte – nella gara principale di quella giornata. Mai importato nulla delle corse di carri, ma con descrizioni come quelle di Kay si potrebbe persino diventare tifosi, se solo i personaggi fossero reali.
Scortius comunque non è il protagonista della storia, anche se Kay trova il modo di rendere vivi e affascinanti tutti i suoi personaggi. E non lo è nemmeno Petrus, per quanto non si possa non restare ammirati per ciò che riesce a fare. In gamba, certo, ma quando occorre terribilmente spietato. Chi naviga verso Sarantium – o meglio cammina, per colpa di un corriere arrivato in ritardo, è Crispin, che non è neppure il primo personaggio incontrato nella prima parte, o colui che sarebbe dovuto andare a Sarantium. Pronobius Tilliticus, il corriere, si vede poco, ma anche lui è fondamentale nel far sì che la storia sia quella che è. Viene da chiedersi quanti cambiamenti piccoli, a volte impercettibili, avvengano a delineare le nostre vite senza che noi neppure lo sappiamo. Se io avessi traslocato la bici solo qualche giorno prima non avrei mai conosciuto mio marito, sapete? Ci siamo conosciuto solo perché io stavo tornando alla mia nuova casa dal lavoro a piedi, perché la bici ancora per una decina di giorni sarebbe stata a casa dei miei genitori, e mi trovavo in un particolare incrocio in un preciso momento. Se fossi stata in bici sarei passata di lì cinque minuti prima, Claudia, un’amica che avevo perso di vista da anni, non mi avrebbe vista, e io non avrei mai conosciuto Ernesto a casa sua. Quanto può, o avrebbe potuto, essere diversa la nostra vita per cose apparentemente banali?
Pronobius è in ritardo, Martinian non lo sopporta e poi si sente troppo vecchio per viaggiare, e il compito ricade su Crispin. Il quale tutto vorrebbe tranne che vivere, visto che la recente epidemia gli ha strappato la moglie e due figlie. No, non intendo raccontarvi tutta la trama, altrimenti che gusto ci sarebbe a leggere? Queste sono le premesse. Crispin, amareggiato, svuotato da tutto ciò che gli dava gioia, parte per Sarantium sotto falsa identità, con un incarico palese, una missione segreta e un segreto ancor più inquietante che viaggia con lui. E quando gli esseri umani si trovano di fronte a poteri che vanno al di là della loro comprensione non si può mai dire quando, o come, questi poteri presenteranno il conto.
Quando qualcuno compie un viaggio verso Sarantium, si dice, la sua vita cambia. Certo, la vita di Crispin, e non solo la sua, cambia molto più di quel che lui avrebbe potuto prevedere. La storia parla di questo, del suo cambiamento, delle persone che incontra e che cambiano con lui, della vita, dell’arte, della memoria, anche se su questo tema è meglio che mi soffermi quando commenterò Lord of Emperors. Questo libro fa parte di una duologia, una delle pochissime volte in cui Kay non ha scritto un romanzo autoconclusivo. Non che la storia non sia perfetta così com’è, volendo ci si potrebbe fermare anche dopo questo romanzo, solo che per me è stato impossibile farlo perché volevo leggere ancora di questi personaggi e visto che lo scrittore me ne aveva offerta la possibilità ne ho approfittato.
Sailing to Sarantium è la storia di un viaggio, di alcune vite che cambiano, di ferite che non svaniranno mai nemmeno quando colui che le ha subite troverà un motivo per andare avanti, delle scelte dolorose che a volte si è costretti a compiere, di ambizione, degli intrighi e della spietatezza necessari per raggiungere il potere e per mantenerlo, o semplicemente per sopravvivere se lo si detiene già, della passione per l’arte come per lo sport, dei contrasti di vario genere in cui ci si trova a vivere. Della vita, in tutta la sua ricchezza di gioie e di dolori.
Il sito autorizzato di Kay ha pubblicato un breve testo in cui lo scrittore parla brevemente della nascita di questo romanzo: http://www.brightweavings.com/ggkswords/earthlight.htm. Per lui scrivere fantasy non significa costruire elaborati sistemi magici con cui far duellare potentissimi maghi, escogitare nuove versioni di un anello incantato o sbizzarrirsi nell’uso di trattini e apostrofi all’interno dei nomi. La miglior fantasy consente di universalizzare le storie –Valerius II, ricordo, non è Giustiniano come Alixana non è Teodora – di evocare meraviglie senza tempo e allo stesso tempo di illuminare il nostro passato, concentrarsi sul presente e cercare di gettare uno sguardo verso il futuro. Perché se Crispin compie un lungo viaggio, è anche vero che noi lo compiamo insieme a lui.

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5 risposte a Guy Gavriel Kay: Sailing to Sarantium

  1. Cirdan Navigatore ha detto:

    Martina, fammi dire che oggi in questo articolo hai superato te stessa. Forse sarà che da persona che ha fatto studi storici e che apprezza in particolare il periodo dei Bizantini hai toccato un mio tasto preferito ma questo pezzo andrebbe messo negli annali. Cavolo ma possibile che di Guy nessun editore italiano provi a pubblicare i suoi libri? Scandaloso, escono tanti autori francamente mediocri e un pezzo da novanta così viene trascurato.

    • Grazie. Spesso sono indecisa su quanto allontanarmi da quello che in teoria sarebbe l’argomento dell’articolo, perciò mi fa sempre piacere vedere che quel che ho scritto è stato apprezzato e non sono solo chiacciere senza senso fra me e me. Su FantasyMagazine ho un approccio rigoroso, da giornalista, questo è un blog e spesso parto per sentieri strani, sperando di non stancare i lettori più fedeli.
      Io ho scoperto, scoperto davvero, la nostra arte in prima superiore, complice una bravissima insegnante che purtroppo ho avuto solo per quell’anno. Prima non sapevo niente, e le sue lezioni per me sono state una rivelazione. L’anno successivo abbiamo fatto una gita a Ravenna, ed è stata la prima volta che ho scoperto la forza dell’arte. Le foto, per quanto belle, non sono mai paragonabili al vedere davvero quei luoghi. Ho amato anche gli altri edifici che ho visitato, ma quello che mi ha lasciata senza fiato è stato il Mausoleo di Galla Placidia. Non potevo non parlarne, e non potevo non citare Teodora e Giustiniano. Anni dopo, in Università, ho seguito un corso del professor Boskovits sui mosaici di Venezia e su quelli siciliani. Davvero, il ricordo di quando sono stata – con un’altra cinquantina di allievi – nei sottotetti di San Marco, che ho visto quei mosaici davvero da vicino, ha il potere di farmi sorridere sempre. E a Palermo e Monreale sono andata apposta per vedere quei mosaici. Non potevo parlare di un mosaicista immaginario senza rievocare i mosaici reali che abbiamo a portata di mano.
      Quanto alle capacità di scrittore di Kay, non è la prima volta che scrivo quel che penso di lui e non sarà neppure l’ultima. Ora ovviamente sto leggendo Lord of Emperors, ma la prossima settimana mi arriverà River of Stars, che mi sono finalmente decisa a ordinare.
      Io ho fatto il nome di Kay a quattro editori: Fanucci (e penso che abbiano pubblicato La rinascita di Shen Tai perché io ho scritto quella mail e ho portato la loro attenzione su di lui, anche se ovviamente non ne avrò mai la certezza), Gargoyle, Mondadori e Bur, ma a quanto pare nessuno di loro lo ha pubblicato.
      Recentemente ho detto a Kay qualcosa sul mercato editoriale italiano, e so che lui ha cambiato agente, ma al momento non credo ci siano speranze per una traduzione e non sono molto ottimista sul fatto che le cose possano cambiare. Ci vorrebbe un film tratto da uno dei suoi romanzi, ma per ora anche su questo fronte non ci sono novità.
      Il problema è che i suoi libri sono molto particolari. Al di là dei primi quattro possono essere davvero poco fantasy per gli amanti del fantasy, di fatto non ci sono stregoni o magie visibili e l’aspetto fantasy è sempre molto sottile e delicato. Per certi versi potrebbero essere romanzi storici, ma non sono romanzi storici. Così gli editori di fantasy lo reputano troppo poco fantasy, e gli editori non di genere lo reputano troppo fantasy.
      Dal canto mio conto di continuare a pubblicizzare i romanzi di Kay ogni volta che mi sarà possibile, e di parlarne con le varie case editrici quando se ne presenterà l’opportunità. L’idea è di incuriosire e appassionare il maggior numero di lettori possibile, sperando che a loro volta scrivano agli editori chiedendo la pubblicazione di Kay. Forse, se il nostro numero sarà abbastanza grande, qualcuno deciderà di ascoltarci e proverà ancora a tradurre i suoi romanzi.

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