Lavie Tidhar: Wanted

Ho letto Wanted di Lavie Tidhar perché è piaciuto a Emanuele Manco. Se voi lo leggete perché è piaciuto a me e invece non vi piace non prendetevela con me che sono solo un innocente intermediario, andate direttamente alla fonte e prendetevela con lui.

Bello, vero? Commento scaricando la responsabilità dei miei commenti su un altro. Magari è la volta buona che faccio fuori il direttore di FantasyMagazine e prendo il suo posto.

Scherzo, non mi interessa prendermi un impegno grosso come quello che si è preso lui, sono già abbastanza incasinata così senza aggiungermi altri impegni. Però è vero che ho letto Wanted perché è piaciuto a Emanuele, la sua recensione la trovate qui: http://www.fantasymagazine.it/libri/20174/wanted/.

Emanuele cita La svastica sul sole di Philip K. Dick, e la cosa è inevitabile.

La storia alternativa, almeno quella arrivata da noi, si concentra principalmente sui vari cosa sarebbe successo se… ipotizzabili nel periodo della Seconda Guerra Mondiale o dell’ascesa al potere di Hitler. Io ne ho letto un certo numero, oltra alla Svastica sul sole anche Fatherland di Robert Harris, Occidente di Mario Farneti (ho però ignorato i seguiti Attacco all’Occidente e Nuovo impero d’Occidente), In presenza del nemico di Harry Turtledove e Il complotto contro l’America di Philip Roth. Lo stesso periodo viene trattato anche nel Signore della svastica di Norman Spinrad, La grande spia di Len Deighton, La parte dell’altro di Eric-Emmanuel Schmitt, L’inattesa piega degli eventi e La nostra guerra di Enrico Brizzi, opere che invece non ho letto ma di cui conosco l’esistenza, e in chissà quante altre che sto dimenticando. Tutte concentrate su un unico periodo, mentre gli altri momenti della storia rimangono per lo più ignorati.

Una decina di anni fa Nord aveva tradotto Per il trono d’Inghilterra di Turtledove, opera nella quale si ipotizzava che l’Invencible Armada fosse riuscita nel suo scopo di portare uomini sul territorio inglese cambiando completamente l’equilibrio dei poteri rispetto a quello che conosciamo noi. Il libro, come quasi tutti quelli di Turtledove, in Italia è diventato introvabile. Turtledove, storico per formazione, si diverte a scrivere storie alternative, ma la quasi totalità di queste opere in Italia non è mai arrivata. Perché? Perché evidentemente gli editori italiani non lo reputano più un autore importante, e secondo me è un peccato, ma probabilmente anche perché pensano che romanzi su una storia alternativa degli Stati Uniti nella seconda metà dell’800 o nella prima metà del ‘900 (ha scritto diversi libri su questi periodi) non interesserebbero ai lettori italiani. Credo abbiano ragione. Io comprerei comunque tutti i libri di Turtledove che venissero tradotti, ma quanti altri lo farebbero?

Se la mia stima è corretta i volumi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin vendono circa 40-60 volte di più di quanto non vendano le altre sue opere, In fondo il buio, Il battello del delirio, Armageddon Rag, Il viaggio di Tuf, Il pianeta dei venti o la serie delle Wild Cards. La filosofia del Trono di spade, un saggio filosofico sulla saga di Martin, ha venduto di più delle opere narrative che ho citato qui sopra. Io non capisco. Cioè, capisco ma non mi capacito. Se ti è piaciuta una saga di un autore, perché non provare un altro libro suo? Magari ti piace pure quello. Magari quello che ti piace è lo stile dello scrittore, il suo modo di narrare la storia, non necessariamente solo quella particolare storia. Io la penso così, ma evidentemente sono in minoranza.

Per questo concordo con dispiacere sulla valutazione degli editori che libri su una versione alternativa della Guerra di Secessione americana da noi venderebbero talmente poco da rivelarsi un fiasco. Quello di Turtledove comunque è un caso particolare, nella maggior part dei casi la storia alternativa riguarda il periodo che ho citato.

Perché? Evidentemente perché si tratta di un periodo ben vivo nelle nostre coscienze e che ci tocca molto da vicino. La maggior parte di noi inorridisce pensando a cosa il genere umano è stato capace di fare. E proprio questo sentimento così forte, tenuto vivo dal fatto che in molti hanno conosciuto persone che hanno vissuto sulla loro pelle gli orrori dei campi di sterminio, che è possibile vedere filmati d’epoca, leggere resoconti agghiaccianti proprio perché narrano ciò che è stato, porta gli scrittori a continuare a scrivere queste storie e noi a continuare a leggerle.

Tidhar ci fa vedere come c’è un’altra realtà molto importante per noi, e ancora più vicina. Gli attentati ci fanno rabbirividire. Vediamo le immagini, ormai anche di elevata qualità, proviamo pietà per le vittime e una parte di noi è felice del fatto che non sia toccato a noi. Ecco, Tidhar narra di questo. All’inizio ho citato Dick perché, fra tutti i romanzi ucronici che ho letto, è quello più vicino allo spirito di Wanted.

Nella svastica sul sole la Seconda Guerra Mondiale è stata vinta dall’Asse e gli Stati Uniti sono dominati dalle potenze tedesca e giapponese. L’unica speranza in un mondo oppressivo sembra essere racchiusa nelle pagine di un libro, La cavalletta non si alzerà più, che descrive un mondo simile al nostro, anche se alcuni particolari fanno capire che non è davvero il nostro ma un terzo mondo intermedio fra quello che conosciamo noi e quello della Svastica sul sole. Il confine fra reale e irreale è incerto, in questa come in altre opere di Dick, ma qui davvero ci si domanda cosa sappiamo della storia, quanto sia una nostra ricostruzione e quanto siano vicini i mondi paralleli che si sfiorano e si toccano solo nella narrativa. Tidhar fa lo stesso, con il suo protagonista che cerca lo scrittore autore dei romanzi della serie Osama Bin Laden Vigilante. Quei romanzi ovviamente narrano il nostro mondo, con attentati che il detective di Tidhar non riesce a comprendere. Ma noi quanto li comprendiamo davvero? E che cosa scoprirà il protagonista con le sue indagini?

Lo spunto di partenza è dickiano, ma ogni tanto mi tornava in mente pure Fatherland. In entrambi i casi la trama è animata da un’indagine investigativa, anche se Harris è molto più concreto nel suo immaginare l’esistenza di un solo mondo, quello in cui la Germania ha vinto la guerra. Però in alcuni punti il modo di fare dei due personaggi è lo stesso.

Tidhar scrive bene. Ha un buon senso del ritmo, i dialoghi sono efficaci e la storia, probabilmente aiutata anche dai capitoli brevi, scorre con rapidità. Affascinata dal libro ho letto anche un’intervista allo scrittore, realizzata da Emanuele proprio perché il libro è piaciuto pure a lui. Eccola: http://www.fantasymagazine.it/interviste/20420/osama-secondo-lavie-tidhar/. Qui invece ci sono le prime pagine di Wanted: http://www.fantasymagazine.it/anteprime/20169/wanted/. Un libro bello e capace di far pensare. Gargoyle Books ha colpito nel segno un’altra volta.

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3 risposte a Lavie Tidhar: Wanted

  1. emanuele ha detto:

    Eh già, peccato che Turtledove sia così snobbato, adoro le ucronie e mi piacerebbe molto leggere i libri di timeline 191…
    Comunque grazie per il consiglio, aggiungo al carrello.

    Mi piace

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