Guy Delisle: Diario del cattivo papà

Curioso che in un paio di giorni io abbia preso in mano due libri molto diversi incentrati sui papà. Uno, di cui parlerò spero in settimana, è L’esilarante mistero del papà scomparso di Neil Gaiman, libro che poi mi ha portato a leggerne un altro… ma questo è argomento per un altro articolo. L’altro è il Diario del cattivo papà di Guy Delisle.

Delisle è più famoso come autore di graphic novel “impegnate” ma anche ironiche quali Shenzhen, Pyongyang, le Cronache birmane e le Cronache di Gerusalemme. Io non le ho lette, e quanto prima dovrò rimediare.

Delisle, ho appena scoperto, è canadese. Non devo ricominciare con i canadesi, vero? Comunque volendo posso anche commentare il fatto che è del 19 gennaio del 1966, proprio come Stefan Edberg. Hanno appena festeggiato il compleanno, peccato che io non mi sia messa a indagare qualche giorno fa altrimenti questo articolo avrebbe avuto un’altra data. Il compleanno di Stefan non l’ho certo mancato, quello lo conosco da anni. E ho in mente anche un altro canadese del 1966…

La moglie di Delisle lavora per Medici senza frontiere e con lei lui ha girato il mondo scoprendo in prima persona la realtà di quei luoghi che poi ha raccontato nelle sue storie. Il Diario del cattivo papà invece è molto più vicino a noi. Questa è la quarta di copertina:

Dimenticarsi della visita del topino dei denti, traumatizzare la propria figlioletta con la spaventosa storia di un albero che cresce nel suo pancino, elargire consigli poco oculati per insegnare l’antica arte della boxe al maschietto di casa, esortandolo a immaginarsi di picchiare la sorella… Per Delisle, stavolta, è la prole a stuzzicare quell’acuto senso dell’osservazione che l’ha reso celebre, e a fornirgli l’ispirazione per una divertente guida alla paternità. Con un’irresistibile e abbondante dose di autoironia, Guy scherza sulle classiche scene di vita quotidiana in cui tutti i papà potranno riconoscersi e, senza rinunciare al suo originale umorismo, ci regala un tenero sguardo sull’universo semplificato dell’infanzia.

Il cattivo papà potrebbe essere mio marito, ed è per questo che l’ho letto, ma potrei anche essere io. In fondo siamo tutti cattivi genitori. E visto che non so proprio parlare senza tirare fuori altri libri questa volta riporto una frase dei ringraziamenti di Bruno Bettelheim nel suo Un genitore quasi perfetto:

per una buona educazione dei propri figli, non bisogna cercare di essere dei genitori perfetti, né tanto meno aspettarsi che lo siano, o che lo diventino, i nostri figli. La perfezione non è alla portata del normale essere umano

(pag. 9)

Grazie. Grazie per avermi aiutata a uccidere prima ancora che nascessero eventuali sensi di colpa inutili. Poi si fa lo stesso del proprio meglio ma almeno non ci si sente in colpa quando si scaricano i nervi leggendo libri come Confessioni di una mamma pigra di Muffy Mead-Ferro, Come sopravvivere ai bebè di Roberto Bonistalli, Mia figlia è una iena di Francesca Del Rosso e Sono una cattiva mamma di Ayelet Waldman. Come sopravvivere ai bebè è un libro di vignette. L’ho letto quando ho visto in una vignetta un ritratto incredibilmente preciso di mio marito intento a nutrire nostra figlia. Davvero lui è a quel modo, anche se con gli anni è lievemente migliorato. Ma nessuno è perfetto, non lui e nemmeno io. Quello che Delisle raffigura è un uomo, ma provate a disegnargli i capelli più lunghi, ad aggiungergli gli occhiali e a sostituire la televisione (o il giornale di altre vignette) con un libro e scoprirete che spesso quello è il mio ritratto. Se volete quello di mio marito basta che non gli allunghiate i capelli.

Sto scherzando, ma Delisle ha colto nel segno. Non siamo perfetti. Ci dimentichiamo della visita del topino dei denti, e per fortuna che ha provveduto la nonna a fare un regalino, e siamo protagonisti di un bel po’ di scene assurde che tutti i genitori ben conoscono. Quello dell’albero che cresce nel pancino però è assolutamente mio marito, io non vado a inventarmi storie assurde e spaventose per il gusto di sentire la mia voce e guardare le loro espressioni preoccupate. Posso distrarmi con un libro o con il computer (solo da alcuni mesi a questa parte, prima ero molto più focalizzata delle bambine e quindi molto più stressata, anche se c’è da dire che la stanchezza si accumula e per eliminarla servirebbe una bella vacanza lontana da loro), o essere sempre in ritardo, fare le cose in modo un po’ pasticciato, ma in fondo le cose essenziali le faccio sempre e più o meno nel tempo giusto. Il resto sono aggiustamenti della vita, perché nessun essere umano è perfetto. Basta solo non esagerare. Lo avete guardato bene il disegno della copertina, vero?

Il libro si legge in un soffio, ma non per questo il suo contenuto è meno importante. Ci insegna a ridere di noi stessi e a mettere le cose nella giusta prospettiva, cosa che a volte in questo mondo troppo serio ci dimentichiamo di fare. I disegni sono semplici ma va bene così, assolvono perfettamente allo scopo. Delise è certamente un autore che leggerò ancora. Intanto vi lascio con un link alla pagina dell’editore dove è possibile leggere parte del primo episodio, quello relativo a un dentino caduto…

http://www.rizzoli-lizard.com/diario-del-cattivo-papa-guy-delisle/.

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2 risposte a Guy Delisle: Diario del cattivo papà

  1. emanuele ha detto:

    Per me Pyongyang e le Cronache di Gerusalemme sono i suoi lavori migliori, ti consiglio di partire da questi due, in particolare il secondo che è praticamente il suo “capolavoro”. Cronache birmane invece mi ha un po’ deluso, è forse il suo lavoro più “debole”, mentre Shenzhen in italiano è introvabile, sto ancora aspettando la ristampa…

    "Mi piace"

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