Morgan Rhodes: La caduta dei tre regni

Anche se all’esterno del libro non c’è nulla che lo indichi, La caduta dei tre regni di Morgan Rhodes è un romanzo per ragazzi.

Con queste parole un paio di mesi fa avevo iniziato la mia recensione per FantasyMagazine. La premessa è necessaria: a volte le immagini di copertina sono chiaramente rivolte ai ragazzi (e c’è da chiedersi perché a volte chi le realizza sembri pensare che i ragazzi vadano matti per le immagini brutte purché appariscenti o volutamente emotive, ma finirei per perdermi in discorsi che nulla c’entrano con il romanzo in questione), ma non è questo il caso. E nemmeno la quarta di copertina dice alcunché. Io ho sentito il bisogno di dirlo per un motivo semplicissimo: in genere non amo i libri per adolescenti, e questo non fa eccezione. Lasciamo perdere la mappa, che è brutta e se dovevamo avere un disegno così allora potevamo pure fare a meno di averlo. No, è la storia che non è adatta a me, e questo mi ha messa in difficoltà: come giudicare il romanzo? Sulla base del divertimento mio avrei dovuto assegnare due stelle, invece delle tre che ho dato. Ma se lo avessi letto a quindici anni, quando non avevo ancora letto tutto quel che ho letto in seguito, come lo avrei giudicato? Il voto si è alzato solo a livello intellettuale, come conseguenza di riflessioni su cosa poteva piacermi tanti anni fa.

Ho letto commenti che hanno paragonato questo libro a Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, solo più adatto ai ragazzi. Non scherziamo, le due opere non hanno nulla in comune se non il fatto che il clima fa schifo, che qualcuno ha pensieri incestuosi – ma dal pensiero all’azione c’è una bella distanza – e che non sempre è facile distinguere giusto e sbagliato, bene e male. Però, e qui riprendo la mia recensione, che La caduta dei tre regni sia rivolto agli adolescenti si sente chiaramente nella lettura della storia, i cui giovani protagonisti si possono facilmente immaginare come coetanei del lettore ideale. I loro dubbi, i sensi di colpa per errori reali o solo immaginati ma anche la loro ingenuità di fronte a situazioni che li sorprendono e che non sanno controllare sono convincenti ed emotivamente coinvolgenti. E il fatto che si trovino su fronti contrapposti rende l’immedesimazione problematica, visto che il lettore si trova di volta in volta a simpatizzare per i loro problemi o a deprecare determinati errori. Per contro i personaggi che li circondano sembrano per lo più delle macchiette, dotate di un unico carattere esasperato fino all’eccesso. Gaius Damora, soprannominato Re del Sangue, è crudele come solo i personaggi più cattivi delle fiabe sanno essere, ma il fatto che questa non sia una fiaba finisce per renderlo poco convincente. E, come lui, sono parecchie le figure caratterizzate in modo talmente rigido da apparire a volte caricaturale. Il loro ruolo si definisce semplicemente in rapporto alle figure di Cleo, Jonas e Magnus, aiutandoli o contrapponendosi a loro in modo da enfatizzarne le caratteristiche, far sorgere nuovi dubbi o fungere da punto fermo intorno a cui far ruotare le loro azioni.

Ecco, e qui torno fuori dalla recensione. Alcuni personaggi sono macchiette. Il lettore meno esperto può non percepirlo e lasciarsi trasportare dagli eventi a volte anche drammatici che vengono narrati – in fondo ci sono diverse uccisioni – ma un lettore esperto non può che ritrovarsi a pensare “ma per favore!…”

Il libro intreccia quattro trame diverse. La principessa Cleo, che all’inizio appare come una giovane viziata incapace di fronteggiare le difficoltà, si trova di fronte a problemi che sembrano più grandi di lei. Jonas, un contadino, vuole vendetta per il fratello assassinato e giustizia per il suo popolo. Magnus, figlio del Re del Sangue, deve sopravvivere in un ambiente di corte infido e capire quale sia il suo posto. I loro capitoli sono alternati con un buon ritmo, e man mano si intrecciano in una storia più grande di loro. La quarta trama, che loro stessi non conoscono, è legata alla magia che pian piano va scomparendo dai regni e che ha contribuito a determinare l’attuale, precaria, situazione politica.

La presenza dei diversi punti di vista posti su fronti contrapposti rende difficile al lettore scegliere lo schieramento per cui tifare. La sensazione è anche che manchi qualche informazione fondamentale per il destino dei Tre Regni.

Se il procedere della storia è ben equilibrato, non tutti gli elementi della trama sono sviluppati in modo convincente. Gli spostamenti fra i regni, all’inizio presentati come molto complicati, alla prova dei fatti si rivelano invece troppo facili. Alcune azioni vengono semplicemente descritte in una riga, come se fossero la cosa più semplice del mondo e non ponessero invece parecchi problemi se davvero fossero compiute come viene accennato. E qui, ed esco un’altra volta dalla recensione, mi viene in mente il viaggio da clandestina di Arcady Darrell in L’altra faccia della spirale di Isaac Asimov, e il modo in cui lei è stata scoperta. Va bene l’inesperienza del lettore, ma non esageriamo. Invece, come ho sottolineato, quello che conta per la Rhodes è l’intenzione del personaggio, non la modalità con cui l’azione è resa materialmente possibile. Se da un lato questo può rendere il ritmo più vivace evitando alcune spiegazioni che avrebbero inevitabilmente rallentato la trama, dall’altro spinge i lettori più esperti a porsi dubbi sulla solidità della costruzione.

Dubbi simili ci sono anche sulla costruzione del mondo. Gli scenari che si vedono sono molto limitati. Non c’è una reale costruzione sociale né sono descritti ambienti, usi e costumi, atmosfere che possano rendere lo spazio in cui si muovono i personaggi qualcosa di solido. La leggenda relativa a dee e guardiani è interessante ma è trattata in modo un po’ troppo affrettato, anche se forse questo è solo un primo accenno che verrà sviluppato in futuro, e questo è il punto in cui io ero più interessata.

Il finale presenta un’accelerazione così improvvisa da farlo apparire quasi affrettato. Diversi colpi di scena si legano perfettamente a eventi anche drammatici delle pagine precedenti e portano a una notevole svolta rispetto alla situazione iniziale, ma alcuni capovolgimenti di situazione sembrano troppo repentini. Nel complesso si tratta di un romanzo d’esordio con alcuni spunti interessanti ma in cui si vede che l’autrice ha ancora bisogno di tempo per maturare. Il secondo libro, La stirpe dei ribelli, sarà pubblicato questa primavera ma dubito che lo leggerò.

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2 risposte a Morgan Rhodes: La caduta dei tre regni

  1. Marco P. ha detto:

    Depennato seduta stante dai miei “to read”. Grazie.

    • Prego. Secondo me gli editori dovrebbero sempre senalare se il libro è per ragazzi, altrimenti chi cerca qualcosa di più complesso inevitabilmente esce dalla lettura deluso. Certo, ormai i soldi per quel libro li ha spesi, ma magari un’altra volta ci penserà un po’ prima di comprare un altro libro dello stesso editore.

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