Libri (e divagazioni) del 2013

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A fine anno si usa fare classifiche di tutti i generi, vero? E allora ecco qui una specie di classifica dei migliori libri che ho letto nel 2013. Primo avviso: è una classifica approssimativa, non una classifica reale. Gli autori sono indicati in ordine alfabetico e non di merito. Secondo avviso: non ho considerato le riletture, e ce ne sono state anche importanti.

Dopo aver fatto l’elenco mi sono resa conto di aver scritto 13 titoli. Di solito le classifiche sono fatte su cifre tonde, 10, 15 o anche 20. Non importa, questi sono i titoli che ho sentito l’impulso di annotare quando li ho letti dalla mia libreria di anobii, e non ho intenzione di aggiungerne qualcun altro per fare cifra tonda. Dopo la lista aggiungo qualche commento.

Saladin Ahmed, Throne of the Crescent Moon

Kurt Browning, Kurt. Forcing the Edge

Silvana De Mari, Io mi chiamo Yorsh, Fanucci

Silvana De Mari, L’ultima profezia del mondo degli uomini. L’epilogo, Fanucci

Robert Jordan e Brandon Sanderson, Memoria di luce, Fanucci

Nancy Kress, Dopo la caduta, Delos Books

George R.R. Martin, Armageddon Rag, Gargoyle Books

George R.R. Martin, Il viaggio di Tuf, Mondadori

George R.R. Martin, Wild Cards 3: L’assalto, Mondadori

Steve Milton, Figure Skating’s Greatest Stars

Brandon Sanderson, Mistborn. La legge delle lande, Fanucci

Brandon Sanderson, Elantris, Fanucci

Jo Walton, Un altro mondo, Gargoyle Books

Alcuni autori sono presenti con più titoli. Evidentemente mi piacciono. Se dovessi scegliere un solo volume di Martin fra questi tre sarebbe Armageddon Rag, ma chi dice che devo scegliere per forza? George mi piace sempre e comunque, queste tre sono semplicemente le novità dell’anno. Potrei fare lo stesso discorso con Sanderson e la De Mari.

I libri della De Mari non sono nuovissimi, lo so. Ho scoperto le sue opere quando già ne aveva pubblicate un bel po’, così nell’ultimo paio d’anni ho dovuto recuperare il tempo perduto.

Ho segnalato il libro di Ahmed in inglese perché è in quella lingua che l’ho letto, ma in marzo sarà tradotto da Fanucci con il titolo Il trono della luna crescente. Ovvio che io ne consigli la lettura. Ho optato per la segnalazione di Memoria di luce nella nostra lingua anche se ho letto il libro firmato da Jordan e Sanderson prima in inglese e poi in italiano perché suppongo che la maggior parte dei miei lettori preferisca laggere in italiano piuttosto che in inglese.

Mi spiace non vedere nel mio elenco romanzi storici, evedentemente è un po troppo tempo che non ne leggo, e non compaiono neppure saggi. Uno sono stata sul punto di metterlo ma ci ho pensato troppo prima di farlo, e io volevo che questa fosse una classifica di sensazioni e quindi d’istinto. E quel saggio non è stato l’unico libro che ho escluso per lo stesso motivo.

Noto che ci sono ben tre libri in inglese, e questo mi stupisce. Ho studiato inglese da autodidatta qualcosa come 11 anni fa. Pensavo che avrei sempre odiato la lettura in lingua, e invece più è passato il tempo e più mi è diventata familiare. E ci sono cose che o leggo in lingua o non leggo affatto, che è il motivo per cui ho iniziato i miei studi tanto tempo fa. Nonostante la fatica iniziale non me ne sono mai pentita.

Al di là di quello di Ahmed avete notato quali libri ho letto in inglese, vero? Sono gli unici non di fantasy o fantascienza. Caso mai non lo aveste notato sono sul pattinaggio. Kurt. Forcing the Edge è un’autobiografia che Browning aveva scritto prima delle Olimpiadi del 1992, nel tentativo di farsi conoscere meglio da pubblico e giudici. Aveva vinto gli ultimi tre Campionati del Mondo, ma nel pattinaggio artistico la reputazione è importante, e lui aveva deciso di farsi conoscere meglio. Ora che ho letto il libro so che è completamente folle (in senso buono), e mi spiego meglio tante cose che ha fatto. Un uomo nato per pattinare, davvero. Che poi le Olimpiadi gli siano sempre sfuggite… sono le Olimpiadi ad averci rimesso per non essere state vinte da lui, lui è al di là di ogni definizione. Un successo in più o in meno non cambia nulla.

Kurt Browning

Naturalmente dopo un’immersione totale in quanto fatto da Browning ho deciso di conoscere meglio il pattinaggio, non quello degli ultimi ventiquattro anni, che bene o male ho seguito, ma quello più vecchio, e così ho iniziato a leggere altri libri. Uno l’ho segnalato pure qui. Ma siccome quando io mi appassiono a qualcosa mi appassiono sul serio ho aperto un altro blog.

Lo so, è stata una cosa inutile e completamente folle. Che senso c’è? Potevo annoiarvi qui senza andare a scrivere pure da un’altra parte e perdere altro tempo. Non che a sportlandia abbia dedicato davvero tanto tempo.

In realtà il blog si chiama sportlandiamartina perché il semplice sportlandia era già occupato, ma non è che io lo abbia preso molto sul serio. In 80 giorni ho pubblicato 26 pezzi, nello stesso arco di tempo su sportlandia ne avevo pubblicati 80, per una media di uno al giorno anche se alcuni giorni ne avevo pubblicati due e altri nessuno. Meno di un terzo. O, se il confronto lo vogliamo fare non sul periodo iniziale dei due blog ma sugli stessi giorni del 2013, su librolandia ho pubblicato 64 pezzi, compreso questo. Più del doppio. Sì, sono fissata con le statistiche. E se ho fatto poco per pubblicizzare librolandia, non ho mai cercato di pubblicizzare sportlandia. Non ha nemmeno l’aggancio automatico dei link con Facebook, Twitter e Linkedin. Al terzo social network non lo avevo mai messo, ai primi due sì, oltre un mese dopo aver creato il blog, e dopo due soli articoli l’ho tolto. Su sportlandia parlo fra me e me delle mie passioni sportive, anche se faccio finta di rivolgermi a lettori praticamente inesistenti, perciò non ho bisogno di farmi pubblicità. Le sole prime due settimane di librolandia hanno totalizzato più lettori di quanti ne abbia avuti fino a ora sportlandia, in quasi tre mesi. O, visto che ogni blog all’inizio ha pochi accessi che, se ci si impegna, crescono nel tempo, nei suoi primi 80 giorni librolandia ha avuto quasi 300 volte il numero di visitatori avuti invece da sportlandia. Capito perché qualche volta ho scritto che i contatti non sono la cosa più importante? Se lo fossero stati mi sarei comportata in tutt’altro modo, anche se ora un po’ di pubblicità me la sto facendo. Giusto perché magari a qualcuno interessa, poi non rompo più. Forse.

Su sportlandia parlo di sport ovviamente, principalmente pattinaggio artistico e danza sul ghiaccio, ginnastica artistica e tennis, con una maggiore attenzione ai miei atleti preferiti. E parlo anche (non solo) di libri sportivi, di cui probabilmente non parlerò più qui, anche se devo ricordarmi che è meglio non dire mai mai.

Questi sono i libri di cui ho parlato lì:

Sonia Bianchetti Garbato, Crepe nel ghiaccio: http://sportlandiamartina.wordpress.com/2013/11/11/sonia-bianchetti-garbato-crepe-nel-ghiaccio-dietro-le-quinte-del-pattinaggio-artistico/

http://sportlandiamartina.wordpress.com/2013/12/12/james-hines-figure-skating-a-history/

http://sportlandiamartina.wordpress.com/2013/12/28/il-pattinaggio-artistico-il-60-e-il-nuovo-codice-dei-punteggi/

Gianni Clerici, Wimbledon. Sessant’anni di storia del torneo più importante del mondo: http://sportlandiamartina.wordpress.com/2013/11/25/gianni-clerici-wimbledon-sessantanni-di-storia-del-torneo-piu-importante-del-mondo/

Carlotta Ferlito, Cosa penso mentre volo: http://sportlandiamartina.wordpress.com/2013/10/27/carlotta-ferlito-cosa-penso-mentre-volo/

James Hines, Figure Skating. A History: http://sportlandiamartina.wordpress.com/2013/12/12/james-hines-figure-skating-a-history/

Steve Milton, Figure Skating’s Greatest Stars: http://sportlandiamartina.wordpress.com/2013/11/05/steve-milton-figure-skatings-greatest-stars/

http://sportlandiamartina.wordpress.com/2013/12/28/il-pattinaggio-artistico-il-60-e-il-nuovo-codice-dei-punteggi/

Monica Seles, Ho ripreso il controllo (recensione in realtà ripresa da librolandia): http://sportlandiamartina.wordpress.com/2013/12/14/monica-seles-ho-ripreso-il-controllo/

E, già che c’ero, sono pure riuscita a parlare di Guy Gavriel Kay, Brandon Sanderson e Marion Zimmer Bradley. Credevate davvero che potessi riuscire a separare nettamente fra loro le cose che mi piacciono? In fin dei conti io sono una persona sola, anche se i miei interessi sono molteplici.

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