Sarah Ash: Il signore della neve e delle ombre

Suppongo che dovrei degnarmi di scrivere una vera recensione per Il signore della neve e delle ombre di Sarah Ash, ma in questo momento confesso di non averne molta voglia. La recensione è un testo difficile e ultimamente ne ho scritto un buon numero. In dicembre ne ho pubblicate tre di libri e una di un fumetto, in novembre altre due, quando nei cinque mesi precedenti ne avevo pubblicata solo una. Stavolta vince la pigrizia, anche perché le vacanze di qualsiasi tipo significano automaticamente figlie a casa da scuola e meno tempo per scrivere.

Confesso di aver deciso di leggere il libro dopo essermi divertita molto con Un altro mondo di Jo Walton. I maligni potrebber pensare che la redazione di FantasyMagazine sia stranamente troppo gentile con Gargoyle Books, ma la verità è che ci piacciono i libri che pubblica. Emanuele Manco ha apprezzato così tanto Sopravvissuti di Richard K. Morgan da assegnargli cinque stelle (http://www.fantasymagazine.it/libri/16912/sopravvissuti/). La casa editrice è stata fortunata: se quella recensione l’avessi scritta io le stelle sarebbero state solo tre, a dimostrazione di quanto siano soggettivi i gusti. La struttura del libro è solida, su questo non si discute, e la caratterizzazione dei personaggi è buona, ma su altri aspetti il mio giudizio diverge nettamente da quello di Emanuele.

Cristina Donati ha assegnato quattro stelle a The Heroes di Joe Abercrombie (http://www.fantasymagazine.it/libri/17990/the-heroes/). In questo caso concordo sulla valutazione, ma nonostante l’impressione positiva su capacità di scrittura, caratterizzazione e solidità della storia, non sono interessata a leggere altri romanzi di Abercrombie. Quel libro mi ha disturbata, ed essere disturbata a quel modo non è il motivo per cui leggo narrativa. Non dico che non si debba pensare, anzi. Pensare fa bene, trovare cose che non vanno in una storia e riflettere su come quegli elementi che non ci piacciono in quanto abbiamo letto siano presenti anche nella nostra realtà va benissimo. Quello che non mi piace è il fastidio unito all’inevitabilità, e certe sofferenze troppo insistite quando ormai ho afferrato il concetto. È una sensazione e come tale difficile da definire, ma per me molto concreta. La stessa Cristina ha recensito pure Il richiamo delle spade, mantenendosi sempre su quattro stelle (http://www.fantasymagazine.it/libri/18626/il-richiamo-delle-spade/). In questo caso non posso dare una mia impressione perché il libro non l’ho letto.

Tornando a Emanuele recentemente ha recensito Wanted di Lavie Tidhar, e anche qui sono arrivate quattro stelle (http://www.fantasymagazine.it/libri/20174/wanted/). Non ho letto il libro, ma questa recensione è un bell’incoraggiamento per una futura lettura. In fondo mica leggo solo fantasy, La svastica sul sole di Philip K. Dick, citata da Emanuele nella recensione, l’ho letto due volte. Certo, non sempre la pensiamo allo stesso modo sui libri, ma uno sguardo più attento a questo volume male non può farmi.

E io? Io ho dato quattro stelle ad Armageddon Rag di George R.R. Martin (testo che ho ripreso qui https://librolandia.wordpress.com/2013/06/09/george-r-r-martin-armageddon-rag/) e altrettante a Un altro mondo di Jo Walton (testo che prima o poi riproporrò nel blog e che per ora si trova solo qui: http://www.fantasymagazine.it/libri/20155/un-altro-mondo/).

Con Martin sono di parte, è risaputo. Non mi lamento per le lunghe attese fra un libro e l’altro e amo tutto ciò che scrive, quindi qualcuno potrebbe ritenermi poco attendibile. In realtà credo che Armageddon Rag sia il testo di Martin che più mi è piaciuto al di là delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, e questo è significativo. Mi è piaciuto più di opere come Il pianeta dei venti – che dovrei comunque rileggere visto che sono passati anni dalla mia unica lettura – Il battello del delirio e In fondo il buio (o La luce morente, se preferite il titolo giusto). Il viaggio di Tuf è una raccolta di racconti. Mi sono divertita molto, ma se mettiamo di mezzo pure i racconti – li amo quasi tutti – non ne veniamo più fuori.

La Walton è stata una sorpresa. Ha vinto un bel po’ di premi importanti, ok, ma mica sempre sono d’accordo con i premi, anche se quei successi sono bastati a incuriosimi. Si tratta di una storia di crescita in forma di diario, qualcosa che in genere non reputo adatto a me. Eppure la lettura mi è piaciuta parecchio.

Subito dopo sono passata a Sarah Ash. In fondo Gargoyle sta facendo cose interessanti, e John Scalzi (http://www.fantascienza.com/magazine/libri/17254/morire-per-vivere/, nell’ennesima recensione di Emanuele stavolta per un’altra testata Delos) è da tempo nell’elenco degli autori che dovrei proprio provare a leggere. La copertina mi incuriosiva, e poi volevo capire quella frase di Booklist: “Un appassionante fantasy sul fascino del male dalle atmosfere cupe e dal ritmo serrato”.

Va bene, ora l’ho capita e ho deciso che il libro non fa per me. Intendiamoci, è scritto bene e la trama è solida e originale. Credevo fosse un romanzo autoconclusivo, ma quando sono arrivata all’ultima pagina e ho visto un bel po di fili lasciati incompiuti sono andata a fare qualche ricerca e ho scoperto che la trilogia Tears of Artamon prosegue con Prisoner of Ironsea Tower e Children of the Serpent Gate. Non li leggerò, ne ho avuto abbastanza delle tanto decantate atmosfere cupe.

Questa la presentazione dell’editore nel risvolto di copertina:

Allevato da una madre protettiva al confortante calore del Sud, Gavril Andar non sa nulla del padre o della terribile eredità che questi gli ha lasciato. Ma non dovrà attendere molto prima che il destino lo travolga. Quando il signore del gelido regno di Azhkendir, un uomo nelle cui vene scorre il sangue ardente del guerriero-dragone conosciuto col nome di Drakhoul, viene assassinato, i suoi soldati decidono di rapirne il figlio, Gavril, perché compia la vendetta che bramano. Il giovane imparerà presto che diventare un Drakhaon non significa solo salire al trono di Azhkendir, ma anche trasformarsi in un essere di straordinaria forza e potenza, una creatura che ha bisogno del sangue di innocenti per poter sopravvivere. Avrà allora inizio la battaglia di Gavril per la sua anima umana, mentre la sua vita e il suo regno sono minacciati da temibili forze in agguato ormai da lungo tempo.

Partiamo dall’inizio. Il regno di Azkendir è un regno gelido e cupo. Va bene la difficoltà della vita nel Medioevo, ma qui c’è da sentirsi oppressi a ogni pagina. Questo per la verità non è davvero Medioevo, qualcuno ha armi da fuoco perciò una collocazione storica precisa non è possibile. Funziona la tecnologia, anche se per i nostri standard è piuttosto arretrata e non tutti la conoscono, e funziona la magia, anche se è una magia molto particolare e con parecchie limitazioni. Ho già trovato armi da fuoco nelle opere fantasy ma in genere non le amo. Con la magia, almeno con quella dei guslayer, le cose vanno meglio. Quella del Drakhaon è tutt’altra cosa e non mi piace, anche se ha le sue radici in antiche fiabe e pure questa non è una cosa nuova: vedere fiabe rivisitate dal genere fantasy.

Il già citato George R.R. Martin ammazza senza problemi i suoi personaggi, e anche chi non viene ammazzato a volte si trova in situazioni terribili. Un esempio per tutti è Reek, di cui ho appena riletto il primo capitolo nei Guerrieri del ghiaccio. Blah, che schifo! E l’inverno sta arrivando, e non mi riferisco a quello terrestre. Però quella non è la condizione normale. Noi abbiamo avuto un assaggio d’estate, sappiamo che la vita può essere dolce. L’Azkendir invece è un luogo tetro, dal quale è sempre bene stare alla larga. E neanche i regni vicini sono tanto tranquilli visto che ci sono persone di cui è meglio non fidarsi. Martin è capace di scrivere scene terribili, di tenere davvero con il fiato sospeso per i suoi personaggi (e tenere il fiato sospeso per anni non è molto semplice) ma non mi angoscia. Con la Ash ho spesso provato una sensazione claustrofobica, volevo uscire, allontanarmi dal suo mondo. Perciò per quanto lei sappia scrivere, per quanto la storia sia originale, io ho deciso di uscirne e andare a leggere altro, magari qualcosa di più leggero.

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