Licia Vignotto e Giuseppe Malaspina: C’è un tremore

 

Avevo letto un breve testo sul terremoto in Emilia firmato da Barbara Baraldi. Lei vive in quelle terre che il 20 maggio del 2012 sono state scosse da un sisma che in teoria non si sarebbe dovuto verificare. Non era ritenuta una zona antisismica quella? A quanto pare le nostre certezze non sempre sono così solide, come quella notte molti, troppi edifici si sono dimostrati non sufficientemente solidi.

Abbiamo letto le cronache del giornali, siamo stati giustamente sconvolti per quanto avvenuto, chi ha potuto ha dato il suo contributo per aiutare quelle persone e poi ce ne siamo dimenticati, presi da altri impegni. È sempre così, ed è inevitabile. Quando la cosa non tocca a noi direttamente dopo un po’ la mente pensa ad altro. Non potremmo andare avanti se avessimo sempre in mente tutte le disgrazie grandi e piccole che ci circondano. In fondo quello non è stato né l’unico terremoto degli ultimi anni né il più disastroso, e purtroppo non ci sono solo i terremoti.

Barbara Baraldi ha raccontato cosa ha significato per lei essere svagliata nel cuore della notte e catapultarsi in strada, senza sapere cosa sarebbe accaduto un attimo dopo a lei, a quel piccolo mondo che la circondava in quell’istante, e cosa stava accadendo alle persone a cui voleva bene. Il suo è un racconto teso, angosciante, perché angoscia è ciò che ha provato. Non sono riuscita a ritrovare quel testo, altrimenti avrei inserito il link. L’ho letto perché l’ha scritto lei, un’autrice che fra le altre cose ha scritto anche di fantastico e che avevo conosciuto un anno prima, anche se lei non si ricorda di me.

Ora ho letto un altro testo relativo a quegli eventi, C’è un tremore, firmato da Licia Vignotto e Giuseppe Malaspina. I due autori non hanno la stessa forza espressiva della Baraldi, ma il loro lavoro è comunque interessante. Sono testi brevi, potrebbero essere racconti se non fosse che si tratta della realtà. Frammenti di vita, colti prima di quel tremore che non è possibile prevedere che arriverà, o durante, quando il mondo si ribalta all’improvviso, o ancora dopo, quando la terra non trema più ma le cose non sono nemmeno più come erano prima.

Per chi assiste agli eventi da lontano è facile dimenticarli. In queste pagine sono vivi. I momenti sono diversissimi fra loro come lo è la vita. Si va da chi non si è quasi accorto di quanto accaduto a chi ha dovuto affrontare una corsa affannosa giù per le scale solo per trovare il portone bloccato e impossibile da aprire. Sono vite cambiate, con la perdita delle cose, la routine sconvolta, e a volte anche la perdita della serenità. Ma ci sono anche momenti di unione imprevisti in queste pagine, e una necessità di andare avanti anche per chi non può dimenticare.

Il testo è corredato da fotografie, spesso dettagli che alla pagina dopo si allargano a mostrare uno scenario più vasto, costringendoci a riconsiderare quanto abbiamo appena visto.

Il ricavato della vendita del libro, si legge nella quarta di copertina, sarà destinato al ripristino della biblioteca comunale di Cento, paese che prima per me era solo il luogo dove era nato il pittore Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino. Davvero, a volte i luoghi reali sembrano così lontani, li vediamo filtrati da una distanza spaziale e magari anche temporale che sembra renderli meno concreti. Ma la vita a Cento non si è certo fermata qualche secolo fa, e fra le altre cose ha bisogno di un luogo che possa conservare la memoria e contribuire a formare le persone di domani. Al di là di qualsiasi tremore, e oltre agli edifici che sono crollati e hanno bisogno di essere ricostruiti.

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