Nancy Kress: Dopo la caduta

 

Di storie apocalittiche o post apocalittiche il genere fantastico è pieno. Sono principalmente opere di fantascienza, con alieni che invadono la Terra, il genere umano che si autodistrugge in un gigantesco conflitto nucleare o anche solo con la natura che si ribella a tutti gli abusi a cui la stiamo sottoponendo. Nella fantasy l’argomento è stato trattato meno ma è comunque presente.

Se pensiamo a cosa sta facendo ora Terry Brooks con Shannara la cosa è evidente. Si trovano tracce nella Ruota del Tempo di Robert Jordan. Al di là dell’apocalisse provocata da Lews Therin Telamon e dai Cento Compagni quando sono impazziti, c’è anche un discorso su quale sia il mondo di cui Jordan ha narrato le vicende che ho affrontato nel sesto numero di Effemme. Ricordo Il potere degli elementi di Morgan Llywellyn che ho recensito qui (https://librolandia.wordpress.com/2011/07/16/il-potere-degli-elementi-di-morgan-llywelyn/), ma forse la saga che mi è piaciuta di più appartenente a questo particolare sottogenere è quella di Jon Shannow del compianto David Gemmell.

Va bene, ho deviato verso il fantasy – genere che conosco senza dubbio di più – anche se sono partita da un’opera di fantascienza. Mi sa che ho scoperto Nancy Kress un po’ tardi visto che opere come La città della luce, Incubo genetico, Miracoli e giuramenti e Contagio, editi anni fa da Nord o Fanucci, sono tutti fuori catalogo. Per fortuna c’è Delos Books che sta proponendo con una certa regolarità i suoi romanzi brevi. Dopo Atto primo, Mendicanti in Spagna, Il trattamento «D» e La connessione Erdmann (questo è stato il mio ordine di lettura, non quello di pubblicazione), sono finalmente arrivata anche a Dopo la caduta.

La storia è stata molto apprezzata in patria, tanto è vero che è stata finalista al premio Hugo – sconfitta da Emperor’s Soul di Brandon Sanderson, che spero prima o poi di poter leggere in italiano – e ha vinto i premi Nebula e Locus. Un bel biglietto da visita, e le alte aspettative non sono state deluse.

Il titolo originale è After the Fall, Before the Fall, During the Fall. Dopo, prima e durante la caduta. Suppongo che la scelta di un titolo italiano molto più corto sia stata dovuta alla volontà di non oscurare l’immagine di copertina da una scritta troppo lunga, ma qualcosa si perde. Meno rispetto a tanti titoli fantasiosi che poco o nulla hanno a che vedere con quelli originali, comunque…

Dopo della caduta. Infatti la storia inizia con Pete, che anche se si sta muovendo nel novembre del 2013 proviene da un tempo futuro. Prima della caduta, anche se il marzo del 2014 è successivo al tempo già visitato e per Julie è ancora il futuro. Durante la caduta, anche se nel novembre del 2013, quando Julie indaga su cosa sia davvero avvenuto quando Pete ha fatto quel che ha fatto, non c’è nessun sospetto che possa esserci una caduta. Ma ce ne rendiamo conto pian piano, o forse lo abbiamo sempre saputo ma non lo volevamo ammettere: se per Pete la caduta c’è già stata significa che per Julie dovrà arrivare per forza. Quello che c’è di mezzo però è capace di colpire il lettore con forza dirompente.

Quante volte abbiamo visto la caduta durante il suo svolgimento, con la disperata lotta per sopravvivere dei protagonisti? E quante volte abbiamo visto la storia dei sopravvissuti alla caduta, impegnati nella ricostruzione di una nuova civiltà? Tante, anche se un autore valido può sempre trovare il modo di rendere interessanti elementi già usati. Quella della Kress però è una strada diversa, ed è capace di catturare per la sua intensità. Perché non si può non appassionarsi alle vicende di Julie, anche se si ha già una vaga idea di quel che avverrrà. Vaga, perché la consapevolezza della realtà della caduta, della sua inevitabilità, non può sminuire l’importanza del suo persorso, né anticipare tutte le svolte della sua trama. E poi c’è Pete, così lontano da lei nel tempo e nell’esperienza, ma la cui vicenda funge da perfetto contraltare alla sua. I balzi temporali, che se mal gestiti potrebbero disorientare, arricchiscono invece la vicenda infondendole di volta in volta sentimenti d’angoscia o di speranza. La struttura è insolita, a tratti disorientante non per limiti della narrazione ma perché il lettore stesso sa di volersi aggrappare a speranze prive di fondamento, o si ritrova suo malgrado a costruirsi speculazioni poggiate su basi terribilmente fragili.

Bello, senza dubbio. E, come tutta la migliore fantascienza, capace di porre le domande giuste, e di lasciare il lettore in loro compagnia.

Le prime pagine del libro: http://www.fantasymagazine.it/anteprime/19698/dopo-la-caduta/.

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